aprile 21, 2008

Juno




Juno su Imdb

Mi sono davvero rotta il cazzo dei film indie. O meglio, della ricettina sicura e scontata proposta da certi film indie, e che, pur se declinata in tutte le salse, è sempre la stessa. Questa volta gli ingredienti sono: una ragazza caruccia che fa qualche battuta caustica ma intelligente, una matrigna simpatica e tanto comprensiva, una donna nevrotica e il di lei marito (forse il personaggio più normale del film) e infine un ragazzetto stordito, ma taaaanto sensibile.
Che parli di amore, di vita, o di una presa di coscienza cosmica nel contatto tra un pene e un pancione (due inquadrature due), Juno ha il solo pregio di mantenere ritmo e coerenza dall'inizio alla fine. E di avere dei dialoghi che vanno "oltre", ma che sanno fermarsi giusto prima che le gonadi dello spettatore tocchino terra, nello yo-yo scatenato dalla ricercata spontaneità di queste persone che appartengono a un simpatico mondo tutto loro.
E questo non è cinema esaltante, è solo aurea mediocritas, leggerezza indie, cliché.

aprile 20, 2008

In the land of women





Iniziare a vedere un film con Adam Brody senza sapere che c'è Adam Brody, è davvero una soddisfazione inattesa. Finirlo scoprendo che è prodotto da quel gran signore (lo zio che tutti vorremmo) di Lawrence Kasdan è ancora meglio, perché hai la conferma che In the land of women non ti è piaciuto solo per i begli occhioni e l'incantevole sorriso del moretto.

Questo è un bel film romantico, poco propenso a toccare i bassi istinti, quelli da lacrima facile. Piuttosto parla di un giovane ragazzo che, suo malgrado, si trova ad avere a che fare con donne diverse tra loro entrando in sintonia con tutte. Il personaggio è l'uomo dei sogni, quello che non esiste, quello che si ferma all'amore non consumato, quello che ti bacia all'improvviso perché è la cosa giusta da fare in quel momento, e che poi ti scrive una lettera d'amore senza dire nessuna sdolcinatezza scontata.

In the land of women è un film di buon gusto, senza troppi ammicamenti, e con dei dialoghi misurati, come dovrebbero essere quelli tra persone normali, e non tra freak del cazzo. Bravo Brody, brava la fighina di Into the wild. E bravo anche il regista, figlio del produttore. Meg Ryan, invece, l'abbiamo persa tra una siringa di botulino e l'altra.
 

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