agosto 31, 2009

Non sta bene, eh?!

Dunque, non vorrei turbare proprio nessuno.
Quindi sappiate che se la mia anima arderà all'inferno sono proprio affari che non vi riguardano e prendete i provvedimenti che ritenete più opportuni, tipo dissociarvi da questo satanico e disdicevole blog.

Ieri la badante slava del piano di sotto è rimasta disoccupata.
Lei è quella che, dopo neanche dieci giorni che abitavo in casa mia, venne a suonare il campanello e, senza neanche presentarsi, a urlare alla mia porta, lamentandosi che avevo parlato (!!) con la mia amica fino all'una di notte e poi aveva sentito dei rumori (probabilmente il divano-letto).
"All'una non si parla, si dorme! E non ci si muove!", strepitava nel suo italiano di chiara matrice zingara.
Ah bella, cazzo, io invece all'una di notte preferirei trombare, vedi tu...

Il problema è che la badante dorme in salotto: e saranno cazzi tuoi se dormi in salotto, tesoro, io in salotto ci guardo la TV, ci chiacchiero, ci rido, ci mangio... E' il concetto delle colonnine nei condomini: in camerina si dorme, nel salottino si fa salotto in totale civiltà.

L'episodio mi turbò non poco: non che mi attendessi la banda sotto casa per darmi il benvenuto in condominio, ma ricevere inutili rimostranze, per di più con quel modo di fare violento, spropositato, squilibrato, mi rovinò non poco le prime settimane nella Rumi House.

Poi ci sono stati altri fattacci: la sfiga (della badante) ha voluto che, tutte le volte che ha deciso di venire a rompere i coglioni, fosse presente qualcuno in casa mia.
La prima volta c'era la A. C'erano L. e S. quando lui ha fatto tre-metri-tre con i tacchi per raggiungere il letto in salotto dalla porta dell'ingresso. C'era una decina di persone alle undici e mezza di sera, la sera di Lady Gaga.
Sempre maleducata, esagerata, snervata, pronta a cadere dalla parte del torto quando forse (in da Gaga Night) un po' di ragione poteva anche averla.

Beh, se voi che c'eravate l'avete un po' odiata quanto me, sappiate che, pace all'anima della vecchina di 87 anni cui badava e che avrà vissuto la sua onesta vita, da ieri la slava è senza lavoro e probabilmente* senza casa.

La signora Giuseppina non l'ho mai conosciuta: a dir la verità avevo pure pensato di andarla a salutare poco dopo il mio insediamento, ma l'atmosfera antipatica creatasi dopo pochi giorni, mi ha fatto desistere. Del resto anche i vicini mi han lasciato intendere che la badante fosse un po' ostile anche con loro e non fosse molto disposta ad accogliere visite in casa.

Ora fatemi rientrare nell'ordine di idee che è arrivato settembre, la socialità (male incurabile della società) deve riprendere, e che si possono fare tanti party *su tutta la superficie di casa*, camera da letto inclusa :D

Attendiamo notizie per quanto riguarda i prossimi sottovicini, mi auguro gente giovane, che il palazzo ha bisogno di una svecchiata e di gaypride. Mi piacerebbe avere una coppia gay, al piano di sotto.

*Con onesto lavoro di intelligence ho scoperto che l'appartamento non era di proprietà della de cuius, ma dei nipoti. Non c'è quindi rischio -mi auguro- che si configuri il peggiore degli scenari.

agosto 30, 2009

In cucina con la RuMi e la ricetta della Tzaziki


Io non ho un romanzo nel cassetto: io ho un trattato di cucina :) Mi piacerebbe, sul serio.
In casa a Verona avevamo la Gavotti, libro di ricette serio e preciso, poi un giorno, dalla libreria del nonno spuntò una Artusi. L'Artusi è un libro la cui prima edizione risale al 1881 (Darwin L'evoluzione della specie 1858 - Unità d'Italia 1861 - Proclamazione de la Troisième Republique Française 1870).

I diritti dell'opera sono scaduti nel 1961, quindi la si trova figherrima on-line sull'immancabile www.pellegrinoartusi.it. Vedrete che è scritta in modo quantomeno pomposo e ottocentesco, con numerose osservazioni che esulano dalla tecnica in senso stretto (un po' come dovrebbe essere il blog hardware di Quedex, "pomposo e ottocentesco" a parte).

556. BISTECCA ALLA FIORENTINA

Da beef-steak parola inglese che vale costola di bue, è derivato il nome della nostra bistecca, la quale non è altro che una braciuola col suo osso, grossa un dito o un dito e mezzo, tagliata dalla lombata di vitella. I macellari di Firenze chiamano vitella il sopranno non che le altre bestie bovine di due anni all'incirca; ma, se potessero parlare, molte di esse vi direbbero non soltanto che non sono più fanciulle, ma che hanno avuto marito e qualche figliuolo.

L'uso di questo piatto eccellente, perché sano, gustoso e ricostituente, non si è ancora generalizzato in Italia, forse a motivo che in molte delle sue provincie si macellano quasi esclusivamente bestie vecchie e da lavoro. In tal caso colà si servono del filetto, che è la parte più tenera, ed impropriamente chiamano bistecca una rotella del medesimo cotta in gratella.

Venendo dunque al merito della vera bistecca fiorentina, mettetela in gratella a fuoco ardente di carbone, così naturale come viene dalla bestia o tutt'al più lavandola e asciugandola; rivoltatela più volte, conditela con sale e pepe quando è cotta, e mandatela in tavola con un pezzetto di burro sopra. Non deve essere troppo cotta perché il suo bello è che, tagliandola, getti abbondante sugo nel piatto. Se la salate prima di cuocere, il fuoco la risecchisce, e se la condite avanti con olio o altro, come molti usano, saprà di moccolaia e sarà nauseante.


Curioso scoprire su Wikipedia che proprio un professore del Liceo Classico Scipione Maffei di Verona ebbe a che dire "Questo è un libro che avrà poco esito". Stronzi e ingessatissimi, come al solito :D (questa frecciatina è per mia madre).

Beh, sticazzi.
Ieri mi sono fatta la Salsa Tzaziki, quella greca. L'ho preparata in verità a intuito... una volta la feci (è il passato remoto del verbo "fare") seguendo una ricetta, ma non ho più quel libro quindi mi son lasciata andare a quei momenti di cucina istintiva che tanto mi fanno star bene.
Chiunque può preparare la tzaziki, basta buona volontà. Si sporcano una ciotola, un pelapatate, una grattugia e un coltello.

Servono di ingredienti due confezioni di Yogurt greco Total (non prendete il Light, se lo fate siete perdenti, merda, rigetti del buongusto), due cetrioli di media grandezza, meglio se freschi e croccanti, ma io all'Ipercoop ne ho trovati solo di mezzomosci, erbetta finocchietta (si trova fresca nei supermercati al banco frigo dove ci sono anche le vaschette di rosmarino, basilico, aneto, timo ecc), sale, pepe, forse mezzo spicchio d'aglio se vi va.

Con un coltello o un pelapatate pelate i cetrioli dopo averne tagliato le estremità.
Se avete una grattugia a più tagli, di cui uno per fare i trucioli di grana, riducete a truciolini i cetrioli, altrimenti prendete un coltello e tagliateli a striscioline sottili quasi trasparenti (sbatta inverosimile con rischio taglio falange. Meglio acquistare grattugia a più tagli).
Mettete il truciolare in una ciotola di vetro con due pizzichi di sale e aspettate cinque minuti: inizieranno a buttar fuori acqua cetriolosa. Non aspettate di più, altrimenti si prosciugano. Scolate l'acqua, strizzate sommariamente i cetrioli.
Sciacquate l'erbetta finocchietta, sminuzzatela un po' e buttatela nella ciotola col cetriolo. Sbatteteci dentro lo yogurt greco e mescolate, verrà fuori una pappina deliziosa dove aggiungerete una grattugiata volante di pepe fresco, del sale se serve ancora e, se volete, mezzo spicchio d'aglio sminuzzato (io non l'ho fatto, viene troppo forte, ma è molto mediterraneo).

Va mangiata subito, accompagnata a del pane e, se avanza, conservata coperta in frigo. Il giorno dopo affiorerà sicuramente del liquido. E' acqua di cetriolo, unita al siero dello yogurt: non vi preoccupate, non sta morendo nulla, basta dare una mescolata col cucchiaio e fine. Si conserva un paio di giorni, è un alimento sano, equilibrato, estivo, ottimo per aperitivi e picnic in salotto.

Poi è figo poter dire "so fare la Tzaziki".

Metti che ci provate, poi mi dite il risultato?

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agosto 29, 2009

Vorrei essere una lontra

http://dailyotter.org


Ci risentiamo tra qualche giorno, quando gira meglio. Deflagrante sindrome combinata con il clima ingeneroso. Anche i meglio intenzionati soccomberebbero, figuriamoci una schiappa come me.
Non c'ho il fisico, però ho scoperto che l'abbronzatura presa bene tiene.
Ora mi vesto, qualche commissione e un salto in farmacia.
E' ora di passare alle maniere forti e reintegrare di sali questo corpo distrutto.


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agosto 26, 2009

Banalia, bloggheria, allegria

*Che balle, ho dimenticato l'iPod a casa, ora come sopravvivo?
*Arrivato pacco di Asos: felpa asimmetrica taglia OK, maglia per autunno very hot OK.
*Fatto sogno molto bello stamattina, roba che sono di umore ottimo da quasi quattro ore.
*Di conseguenza oggi mi è venuta voglia di mettermi una maglina carina, quindi l'ho fatto.
*Oggi ho iniziato "La concessione del telefono" di Camilleri.
*Ah, che cretina: ho dimenticato sull'aereo "Milano 9" di Scerbanenco -_-
*"Non lo so, c'era buio".
*Ho bisogno urgente di ascoltare la mia musica.
*Altre cose.
*Antonia, rispondimi, ho bisogno di supporto astrologico.

Con Mercurio nel segno e Venere da oggi favorevole, il giorno è medio tendete al positivo perché Marte è in quadratura. È utile per chiarirti le idee, per farti le pubbliche relazioni, per organizzare meglio il lavoro. Sei particolarmente abile nell’allacciare rapporti e hai la mano felice nello scegliere proprio le persone che fanno al caso tuo, che possono essere utili oltre che divertenti.

*Urgente, improvvisa voglia di Asakusa, ho voglia di quella sensazione là, la voglio per favore. La voglio. Adesso. Voglio fame, freddo, serenità, esplorazione, ansia. Non importa se là, qui, con chi, da sola. Ma che sia come ad Asakusa, ah Asakusa.


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agosto 25, 2009

Dedicato a quelle che...

... quando ti dicono che hanno visto un bel ragazzo ti descrivono come è vestito.

che si permettono di dire "... ma non ci si può vestire così, dai!"

Trottate, su, andate dalle vostre mezze seghe in completo acrilico puzzolente


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agosto 24, 2009

Momenti musicali, no retreat, no surrender

Condivido con il F. questo momento musicale.


Well, we bursted out of class
Had to get away from those fools
We learned more from a 3-minute record, baby
Than we ever learned in school
Tonight I hear the neighborhood drummer sound
I can feel my heart begin to pound
You say you're tired and you just want to close your eyes
And follow your dreams down

Well, we made a promise we swore we'd always remember
No retreat, baby, no surrender
Like soldiers in the winter's night
With a vow to defend
No retreat, baby, no surrender

Well, now young faces grow sad and old
And hearts of fire grow cold
We swore blood brothers against the wind
Now I'm ready to grow young again
And hear your sister's voice calling us home
Across the open yards
Well maybe we'll cut someplace of own
With these drums and these guitars

'Cause we made a promise we swore we'd always remember
No retreat, baby, no surrender
Blood brothers in the stormy night
With a vow to defend
No retreat, baby, no surrender

Now on the street tonight the lights grow dim
The walls of my room are closing in
There's a war outside still raging
You say it ain't ours anymore to win
I want to sleep beneath
Peaceful skies in my lover's bed
With a wide open country in my eyes
And these romantic dreams in my head

Once we made a promise we swore we'd always remember
No retreat, baby, no surrender
Blood brothers in a stormy night
With a vow to defend
No retreat, baby, no surrender


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agosto 23, 2009

La vita è squallida, al 10.7

Sembra bello. Invece è tutto sbagliato

Credo che il picco di tristo squallore della mia vacanza a Figaintera sia stato toccato al chilometro 10.7 dove, signore e signori, gli italiani possono gustare fetenti aperitivi con la (invero) giusta dose di alcool alla Terrazza Patrizia Pepe.
Perché squallore? Beh, insomma, dai, già il nome del locale è tutto un programma... una sponsorizzazione "Patrizia Pepe Firenze" in un'isola delle Baleari non può che essere insulsa e fine se stessa quanto gli abiti del marchio.
Se chiami un locale col tuo brand, significa che vuoi trasmettermi un'idea, un life-style, un trend, un cazzo, un mazzo, qualsiasi termine di marketing fighino vogliate usare... beh io quest'idea già ce l'avevo, grazie: Patrizia Pepe Firenze proprio non mi è mai garbata.
Ma è il concetto di sponsorizzazione in sé che è il trionfo dell'anonimato, nel tentativo molto dozzinale di dare personalità a un locale. Se esiste una sponsorship di un certo gusto fatemelo sapere: è più probabile che esista una "Issey Miyake Terrace" oppure un "Carpisa Lounge Bar" con annesso il "Calzedonia Sushi Conveyor Belt"?
Credo che il senso del 10.7 (secondo nome della TPP) sia ben riassumibile in quanto detto con apprezzata (da me) ironia (la poca avvertita durante le ferie) da N., uno dei due ragazzi romani che si è accompagnato a noi 3carine + Sienna Miller nella seconda parte delle ferie: "C'ho il culo tutto tatuato di PatriziaPepeFirenze".

Immaginate un'isola bellissima e selvaggia (OK, a questo punto dovrebbe esservi arrivato il messaggio che Formentera per me è il paradiso terrestre). Immaginate una spiaggia fatta di calette e scogli, dominata da un edificio in calce viva, edilizia tipica mediterranea, con tetto piatto. Qui a pranzo vengono cucinati raffinati piatti tipo "Caprese" (tre quarti di pomodoro e mozzarella), "Wok di verdure grigliate con riso basmati", "Pata negra e melone", sushi misto e fighetterie similari.
La sera si può fare l'aperitivo sulla balconata oppure, se si prenota il tavolo, sulla terrazza, per godere in pole position del meraviglioso tramonto, seduti su enormi cuscinoni firmati "PatriziaPepeFirenze" (da qui il culo tatuato).

Al 10.7 ci siam stati due volte. La prima perché bisogna, la seconda perché avevamo il tavolo. Io, purtroppo, la seconda sera (quella di questa foto e di quelle del post precedente) ci sono arrivata emotivamente distrutta per svariate ragioni che riassumo così: avevo le lacrime agli occhi, perché Formentera l'avrei vissuta diversamente, senza correre tra un locale e l'altro, senza programmare ogni santo giorno la spiaggia, il pranzo, l'aperitivo, la cena, il dopocena, senza avere tabelle di marcia, senza affanno, con... amore. Amore per l'isola, amore per qualcuno che avrebbe di sicuro apprezzato l'insieme, adagiandosi su bioritmi più umani, più veri, magari con una chiacchiera inconsistente in meno e un silenzio in più.

Così, un po' triste e un po' in lacrime, vestita da estremista di Hamas molto spettinata, kefia rosa, canotta indianeggiante, shorts (e il passamontagna sarebbe pure servito, con tutta quella polvere respirata e mangiata per gli sterrati, l'AK-47 meglio non averlo avuto...), mi son rifiutata di correre in cima alla terrazza, dove gli italiani attendevano il rito del tramonto del sole tracannando mojiti e sangrie con cannucce lunghe un metro. Mi sono andata a rifugiare su uno scoglio un po' in disparte, sperando di godermi della meritata solitudine per ricomporre i miei pezzi di RuMiKa.

Qui arriva il bello.

Stavo bene. Avevo trovato il modo di sfuggire ai pensieri cattivi, ne ho tanti di belli da raccogliere e tenermi stretti quando passo i miei momenti no, è una specie di training autogeno. Poi, a circa tre minuti dal tramonto, i miei coglioni rotolano in mare. E chi li biasima.

Dalla Terrazza Patrizia Pepe, a tutto volume, per tutta l'area, si diffondono le note del tema principale di "C'era una volta in America", quello famoso col piffero, sì. Quello che segna i momenti più toccanti del film. Fino alla scomparsa del sole, le note di Morricone accompagneranno degli istanti che non avevano bisogno di colonna sonora.
Io credo che questo sia stato il momento più triste della mia vacanza, perché privo di tatto, gusto e rispetto.

Tramontato il sole, espresso il mio sciocco desiderio di serenità fino allo scomparire dell'ultimo spicchio di luce diretta, mi avvio verso la terrazza per raggiungere gli altri: devo salire, ma ai piedi della scala una bodyguard mi blocca, tenendo ben tesa la corda che limita l'accesso ai piani alti. "Ho gli amici su", gli dico. "Ha gli amici su", dice lui, aprendomi le porte del vero inferno, rivolgendosi a chi è in coda per salire e godere del nulla cosmico.



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For men terra




Mi piace l'idea che guardiate queste foto ascoltando Surrender dei Cheap Trick.

N. mi ha inviato con l'iPhone le fotine che mi ha scattato al 10.7 (il post sul locale è in via di scrittura :P), poco dopo che mi ero ripresa da... momento difficile.


Questa mi piace molto, ha un che delle foto di Man Ray, solo che dovrebbe essere in bianco e nero e io nuda :D Insomma, su, fantasia!

Surrender, surrender, but don't give yourself away, ay, ay, ay


Dress code borderline

"Ele & lakefiarosa scorrazzano la Nico in motorino"


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Foto generiche di mare molto bello

Delle foto di Formensgnàus le ho fatte, ma solo col cellulofono a mezzo pixel. Che la fotocamera bella non meritava il rischio disfunzione solo per immortalare il mare spettacolare o momenti pseudoindimenticabili. Insomma, scuse per mascherare la poca ispirazione.
Appariranno comunque altre foto fatte da N. con stacco di coscia secca e kefia rosa (rosa, sì, cazzo volete?).


Mare mosso, i primi due giorni c'è stato brutto tempo ("Era da cinque mesi che non pioveva...")

Mare calmo a Illetes. La linea dell'orizzonte in realtà, come suggerisce la parola, è orizzontale

beh questo non è mare, è il Blu Bar. Ci si divertiva pure, se ci si arrivava a un orario decente... cosa improbabile, quando si prenota il ristorante per la cena alle undici, undici e mezza, mezzanotte, mezzanotte e mezza, badabumcha-cha

agosto 20, 2009

Aperitivo a Formentera, dress code

Prima di partire L. ci dice che "Formentera è un'isola selvaggia, si fa l'aperitivo in spiaggia con pareo e infradito".
Io penso "Figata!", ma non mi rendo conto che col dress code vengo distratta dal quesito fondamentale che mi dovrei porre se fossi davvero attenta: perché su un'isola selvaggia si fa l'aperitivo? Avete mai visto Kate e Sawyer bersi una caraffa di Mojito della Dharma sulla spiaggia di Lost? No, al massimo qualche Dharma-birretta.

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La prima sera, ore 20, ci dirigiamo a bordo dei nostri scooter verso la spiaggia dove si trova El Tiburon, locale per l'"aperitivo sulla spiaggia".
Avvistiamo l'ingresso vicino ai parcheggi, ci avviamo, ma veniamo fermate: da qui si entra solo se si ha il tavolo prenotato...
OK, facciamo il giro dalla spiaggia e lo scenario è bellissimo: tramonto, barche e un'infinità di giovani seduti sulla sabbia in modalità relax con caraffe di sangria e mojito... non vedo l'ora di unirmi a loro, yuppiii! (eeeh sì, aspetta e spera :( rimarrà un cruccio del post-vacanza...)

Il bar del locale ha un affaccio sulla playa, quindi ordiniamo le nostre cose da giovani alcolizzate: il barman ci dice che però lì servono solo un tipo drink (presumo le caraffe, ma me ne disinteresso subito) e che per ordinare quel che ci pare dobbiamo entrare. Si entra solo con la prenotazione e c'è una bodyguard all'ingresso che regola gli accessi e controlla che certi furbini non superino la catena (anzi, una corda, una gomena! siamo al mare, del resto, non all'Hollywood, qualsiasi Hollywood di mia conoscenza sia).
Vabbé, non è questo un problema: quattro ragazze carine entrano senza problemi dappertutto (anzi, precisiamo... tre ragazze carine + Sienna Miller), e infatti dopo poco siamo nel clou dell'aperitivo mondano di Formentera, chiaramente con i piedi nella sabbia, con cocktail in mano.
Al Tiburon si beve, si balla e si incontrano vecchie facce nel giro di pochi minuti, già solo il primo giorno. Quindi non ti sentirai mai sola in terra straniera!

Il vero problema dell'"aperitivo sulla spiaggia in pareo e infradito" a Formentera, in un locale pieno di italiani, è che non è poi così sauvage, naif e nature come potresti figurartelo. Tenuto conto che si sta lì a ballare dalle 19 alle 22 e che ci si dovrebbe arrivare dopo un pomeriggio in spiaggia, è lecito immaginare di presentarsi spettinati, senza trucco, ma con quel bel colorito da "giornata al sole", ancora unti di crema, un po' puzzolenti di sudore, coi vestiti stropicciati.

NO cari, no. Non siamo in una piadineria sul lungomare di Riccione, non siamo allo stabilimento "Il Cavalluccio marino", qui non ti servono l'orzata o il gelatone.

La gente, qui, "arriva dalla spiaggia" ed è incredibilmente pulita, gli uomini hanno la camicia ben stirata e le poche donne che azzardano la fantomatica divisa "pareo e infradito" o sono Sienna Miller (quindi eleganti a prescindere) o sembrano delle casalinghe disperate in ciabatte. La parata è di caftani in lino, cinture, orecchini, collane, abitini tattici, shorts di jeans.

Provateci, voi, ad andare in spiaggia con gli shorts di jeans. Con la crema che si appiccica e unge tutto, il culo che suda dopo due passi perché sotto hai il costume di Lycra, il cavallo che sfrega sull'inguine dove è ancora rimasta della sabbia... PROVATECI, IN NOME DI TUTTA LA FAMIGLIA SOZZANI!

La verità, poi, è che io e N. ci facciamo tranquillamente trascinare nella spirale perversa, perché il Giralamoda è uno dei nostri giochi preferiti: le mattine dopo, nel prepararci e ungerci per la spiaggia, ricorderemo sempre di portare, in un sacchetto a parte, il make-up, infradito gioiello tempestati di Swarowsky e il cambio d'abiti per l'aperitivo, codificando lo stile "sì, devo sembrare appena arrivata dalla spiaggia però con un certo tocco nonsoché di raffinato".
Il giorno dopo acquisterò appositi "abiti da cocktail": degli shorts in jeans (ormai sono inseparabile da loro, almeno fino a fine ferie) e una camicia turchese tutta tagliata di sbieco che per sempre mi ricorderà il motivo per cui l'ho presa: "vado a farmi l'aperitivo a Formentera".



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Ci piace 2

e quindi l'abbiamo comprata (il noi è per me e la mia controparte femminile)


Donne, non attendete che l'ombrellaio e l'arrotino passino sotto casa: Asos.com risolve ogni problema, proponendo top di tutte le fogge. Questo chiaramente sarà essenziale per far trapassare un maschio (a caso, decideremo presto quale) di morte lenta e che ringrazi pure, prego, non c'è di che, seeya.
Per i leggings tagliati ai lati delle cosce ci penso un attimo: per indossarli dovrei essere di umore interstellare. Ma non escludo di arrivarci, presto.

baci, abbracci, saluti.

RuMi_fashionista


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agosto 19, 2009

agosto 18, 2009

Chi c'è di bello a Formentera

Formentera, isola selvaggia delle Baleari.
I love isola selvaggia!
Formentera, Spagna!
I love Spagna!
Formentera, si parla catalano... ci saranno i catalani!
I love i catalani!
Cavolo però, non so niente di spagnolo, per fortuna che N. lo sa, mi aiuterà lei...

Bene, la Formentera che ho conosciuto io, a prima vista potrebbe sembrare Little Italy. Ma non c'è il clima da immigrazione pizzamandolinomamma con Mino Reitano sparato a palla. No, perché Formentera è un po' la sede staccata estiva del Radetzky di Milano: ci va la gente italiana (non solo milanese, anzi...) "di un certo livello" con "certe frequentazioni" e "certe aspettative".

Nelle spiagge belle ci sono un sacco di "modelline e modellini" (tra virgolette perché è una cit. da cit. di terza mano da SMS di amica di amica), una marea di tette finte, toraci depilati, tartarughe ninja addominali, culi, zigomi, denti, nasi rifatti, bocche siringate di botox e collagene. Un sacco di gente non biodegradabile o comunque altamente inquinante.

Giusto per dare nomi: avvistata nella spiagge di Illettes la Daniela Santanché (ormai uguale alla Cortellesi, e quindi per la proprietà transitiva a me...), al Tiburon* il fidanzato di Randi Ingerman, sul traghetto e al Tiburon quello della pubblicità del Viakal, uno dei Cesaroni a el Gaucho, mangiato al ristorante di Vieri, bevuto alla Terrazza PatriziaPepeFirenze, visto ragazze che pubblicizzavano la nuova stagione del Tocqueville (Milano).
Insomma, la classica gente normale e i locali tipici che incontri andando in giro all'estero :)

[al Tiburon, terza serata]

N. Vedi quello? E' il fidanzato di Randi Ingerman
R. (penso, non dico) Ammazza che faccia da culo...
R. (penso, non dico) Certo che alla Randi piacciono giovani...
R. (penso, non dico) Ma dove cazzo sono finita?
R. (finalmente mi esprimo) Cavolo è giovane, ma quanti anni avrà la Ingerman?
N. Mah forse è sui cinquanta.
R. Beh fa bene.

Spagnoli? Pochissimi, travolti dall'ondata italiana che ha colonizzato l'isola, acquistando case e aprendo locali fighetti. Certo, la settimana di Ferragosto è carnaio, ma a Formentera la selezione naturale viene dettata dai prezzi delle case in affitto e della vita in genere, per cui la maggioranza è rappresentata solo da una determinata fascia di persone: molti trentenni che non guadagnano mille euro al mese oppure che si fanno passare i soldi dai genitori.

Alcune ragazze di Barcellona conosciute da N. alla spiaggia di Cala Mijorn confermano l'assenza di locali e ci dicono che esistono le "spiagge degli italiani". Che quest'anno forse qualche spagnolo in più c'è, perché sta andando in onda in heavy rotation una pubblicità della Estrella Damm ambientata proprio a Formentera, con una canzone-tormentone che ogni sera mettono su al Blue Bar (incorporo video a puro scopo documentale).
A Illetes comunque si avvererà il mio sogno e conosceremo degli spagnoli, ma questo sarà oggetto di post bi-lingua nei prossimi giorni, quando la traduttrice ufficiale tornerà dalle ferie.




*Il Tiburon (anzi El Tiburon, ossia Lo Squalo) è un locale sulla spiaggia, celebre come altri per l'aperitivo. Sarà dedicato un post speciale agli aperitivi in spiaggia. Se non si fosse capito "spiaggia" e "aperitivo" sono parole chiave.

27 giugno Genova, al Gay Pride


Che cosa è il Gay Pride? È forse un ritrovo per uomini muscolosi e depilati che limonano in modo sfacciato palpandosi il sedere? Un sabba di lesbiche in canotta e capelli rasati a zero? Una passerella per drag queen vestite benissimo che posano per foto ricordo? Chiaro, mica possono mancare!
Poi... ci sono altri luoghi comuni da tirar fuori? Sì, il trans di una certa età che sviene, fa bloccare il corteo per un'ora e mezza con attorno le sue amiche in lacrime, l'ambulanza che arriva e se lo porta via tra gli applausi della gente e qualche inutile tensione.

É gay il collega dell'altro ufficio. É lesbica la ragazza seduta accanto in metropolitana. Si traveste quello del piano di sopra. Immaginate il mondo che vi circonda con questi occhiali dell'amore, col fish-eye tiratissimo. Pensate alla fatica di trovare una persona giusta da amare e che ricambi, all'avere un'intesa a letto e condividerla senza preoccupazioni, qualsiasi siano le intenzioni.

Attorno a noi vengono creati solo finti problemi e diversivi, la gran parte della gente rifiuta l'idea che si stia bene con qualcuno accanto, chiunque sia, comunque sia. E' un mondo che rigetta quello che accade nella vita privata delle persone perché probabilmente non riconosce la propria: figuriamoci se si mette a discutere sul serio il fatto che qualcuno voglia costruire un nucleo d'amore che non rientri nei ranghi di un ordine precostituito. Oppure che non lo voglia costruire affatto, godendosela con una parrucca addosso.

Ma senza andar troppo lontano: negli ultimi due mesi, due persone si sono prese la licenza di ammicare sessualmente con la sottoscritta. No, non ci hanno provato. Hanno però ammiccato con garbo e leggerezza. Questione di attimi in cui è stato chiaro che il punto non era far conversazione ma ormonare.
Uno era manifesto orgoglio gay, l'altra era una donna.
Entrambi mica male, tra le altre cose.
Non che mi sia sentita a disagio, ma che fare? :) Qui è già un problema gestire le avance etero, soprattutto quando, per carattere, preferisco scegliere piuttosto che essere scelta.

Ecco quindi che cosa è il Gay Pride, almeno per me.
Io e S. che veniamo fotografate mentre cantiamo “Don't want a short dick man” (sì, la canzone disco anni '90) e sembra che stiamo a una manifestazione anarco-insurrezionalista, perché agitiamo le mani per aria con fare convintissimo.
È un istante sereno in cui per qualche ora non ci sono problemi ad accettare il fatto che tutto è possibile e l'amore è multiverso. È omosessuale, gay, lesbica, trans, drag queen e anche eterosolidale. Tutto senza problemi, tutti sorridono, bimbi, nonne, genovesi in piazza, e poi a casa.

P.S. Al prossimo/a che si avvicina, gli chiedo di succhiarmi l'uccello. Vendo biglietti per i posti in prima fila. Si sa, la vita è dura e il voyerismo paga. Non è previsto il rimborso.

Uomini promiscui, Satana. E chissà chi c'è dietro le finestre, sono troppo felici

Sicuramente è una lesbica, non vedi come è maschia?


Coprite quella statua, è una vergogna!

Pentitevi, con tutto quel silicone addosso! Potreste essere mio padre!

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Formentera - Prologo e nuovo tag

Mi dicono da più parti che ho una sensibilità particolare. Io a volte penso di essere solo un po' più disadattata della media, impermeabile e quindi difficilmente influenzabile da quei fattori che ritengo irrilevanti.


Detto altrimenti, quando una situazione non soddisfa il mio modo di vivere la socialità oppure mi mette a disagio, non ritengo opportuno impegnarmi per farmela piacere solo perché attorno a me la gente afferma convinta che sta filando tutto liscio.


Chiaramente non sono un animale sociale.


Esistono persone capaci di intavolare lunghe discussioni sul nulla cosmico per ingannare il tempo. Il tutto senza condimento, senza un briciolo di ironia o di spessore. In contesti del genere molti consumano energie per la propria messa in scena, concedendo poco spazio o interesse all'interlocutore. Anche io faccio la mia parte: mi trattengo dallo sbadigliare, sorrido ogni tanto, annuisco se è il caso, e, tocco di superbia, non do da intendere che per me tutto sia davvero moltissimo tantissimo fighissimo.


L'aspetto positivo è che, non facendomi risucchiare nella spirale della socialità superficiale, riesco a
osservare questa parte di mondo con un occhio più distaccato, meno coinvolto da interessi di varia natura.
Nel tentativo di "ottimizzare" il mio sentirmi spesso sbagliata nel posto sbagliato, l'unica cosa che posso fare è osservare, fare tesoro, ribaltare le carte in tavola, offrire una visione diversa, criticabile, ma diversa. E "diverso" per me è sempre un valore aggiunto, "uguale" è morbo, "replica" è morte.

Se potessi scegliere, se ce la facessi, vorrei essere come quelle persone
(ne conosco qualcuna) che sono in grado di adattarsi a qualsiasi situazione, comportarsi di conseguenza, a trarne il succo migliore e anche a dare qualcosa: ecco, queste persone, lo ammetto, le invidio tantissimo. Le considero intelligenze moderne.


Il fatto è che la mia vacanza a Formentera è stata meno esaltante di quanto sarebbe potuta essere, ma ricca di spunti che meritano di essere raccolti e trascritti con la dovuta ironia. Eviterei il post-polpettone lungo. Eviterei anche di affrontare l'argomento "per punti": è pragmatico ma poco coinvolgente, e tutto sommato fin troppo facile. Quindi ho scelto la via più insidiosa e soggetta a sbalzi umorali, inaugurando il tag [formentera] per raccontarvi la Formentera puffettosa, quella della RuMi. Non sarà facile, ci saranno alcuni omissis di convenienza. E non ci sono foto. No, non ne ho fatte.

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agosto 09, 2009

Una nuova speranza


E' così, vergognosamente in sordina, complici le vacanze, sperando che meno persone possibili se ne accorgano, che annuncio la fine del Pomodoro Reality per suicidio dell'unico, indimenticato protagonista.

Già durante la vacanza USA mi giungevano bollettini medici da prognosi riservata e pacca sulla spalla. Poi, al mio rientro, non c'è stato bisogno di aggiungere molto altro: Klein Tomato non ce l'ha fatta.

Lo salutano i fratelli, alti ormai più di un metro, lo zio V., lo zio M., gli zii U. e T., la nonna RuMi.

Ma non perdiamo la speranza, perché questa casa non è il Triangolo delle Bermude della natura.
Nel frattempo dei semi di melone si sono annidati in un pannetto Spontex di microfibra, germinando e regalandomi dei germogli.
No, non mi darò alla coltivazione diretta di meloni sul balcone (non ho voglia di andare a prendere il vaso, la terra è introvabile), quindi per ora niente "RuMi contadina reality" ma certamente questo è un segno.
E siccome per fare tutto ci vuole un fiore, e i fiori di solito crescono sulle piante e le piante stanno spesso in casa... al mio ritorno il verde cercherà di trionfare again contro il male, la terra cattiva, le sfighe genetiche, il maltempo.

So say we all.


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agosto 07, 2009

Friday, I'm In Love



Ma no, non sono innamorata, però vale come se lo fossi, OK? Poi è bello essere felici così, giusto perché per due settimane non si lavora, si va una settimana allo svacco con le iconcine di cocktail, birra, danze e sole su Skype, e poi al ritorno qualche ideuzza da mettere in piedi c'è, il balcone sarà sempre accogliente, le pappe sempre buone, la birra sempre fresca, e magari ci sarà pure un bel gattino ad aspettarmi dietro la porta. Ah, che bello essere ochette, ridere gaie, abbronzarsi, mettere vestitini, comprare cappelli di paglia, zeppe, andar dal parrucchiere.
Sì, dopo la primavera arriva l'estate!

"Elenuccia, creatura suprema dell'universo!"
"Bravo! Così si dice. Ora dobbiamo convincerlo, questo universo".



Catalunya, a me! [che poi mi fan notare che Formentera non è Catalunya, ma provincia delle Baleari... vabbè ci parlano il catalano e ci sono i catalani. Per me è sufficiente per catalunyare.... il sogno di una vita]

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agosto 06, 2009

Foto USA: info per i curiosi delle vacanze

Ho caricato su Flickr una parte delle foto della vacanza USA: tipiche fotografie turistiche, nulla di artistico. Solo posti, oggetti, aerei, missili, statue, balene, tombe, edifici, cantanti vecchi, attori fighissimi, io tra supereroi, i pupazzi che hanno ispirato l'autore di Winnie The Pooh... abbastanza yawn, ma insomma, se amate il genere "amateur pics vacanze altrui" direi che ci siamo.
Colonnina di destra, sezione col mosaichino di Flickr :D

Che sia un onesto augurio di buona notte.

Seguiranno Boston, NY by night, altra cultura, Princeton, qualcosa di Plymouth, mo mi son stufata di selezionare.

agosto 05, 2009

E' come l'amore

La Pineta di Tombolo di Grosseto non è naturalmente il Mato Grosso, ma si capisce che nel suo piccolo ha un grande desiderio di esserlo. Non ha l'estensione smisurata del Mato Grosso, non ha il clima caldo umido, non ha indios che si mangiano gli esploratori ma, pur con queste manchevolezze, è un modellino in scala ridotta del Mato Grosso. Se non camminate per i sentieri, dove essi non volevano camminare per non incontrare qualche guardia forestale, sentirete il bisogno, come nel Mato Grosso, di un'accetta per aprirvi la strada nel sottobosco in cui affondavano gli alti e fitti pini.
da "In pineta si uccide meglio", Milano Calibro 9, Giorgio Scerbanenco


Sono solo a un terzo dei racconti di Milano Calibro 9.
Chissà cosa mi riserverà domani questo libro.
Stamattina ho perso volontariamente la coincidenza della gialla a Duomo per leggerne di più.
E vado piano. Non commetto l'errore di esagerare.
Con pazienza centellino, gusto, arrivo ad apprezzare pezzi così, che estrapolati forse sembrano banali, ma nel crescendo e nella lettura concentrata sui mezzi hanno un sapore esclusivo.
I difetti non esistono, anche se sono macroscopici, ma sono parte integrante della prosa.

E' così, è come innamorarsi.
Prima tutto è normale, scorre. Poi c'è un breve momento di presa di coscienza a cui tendenzialmente segue l'inevitabile sbadabram.

Avete qualcos'altro di Scerbanenco da consigliarmi?
Ho questi quindici giorni di ferie che mi attendono e amore intransitivo da gestire. Ragazze di Acapulco? Milanesi ammazzano al sabato? Duca Lamberti tutto?

Intanto accettate questa mia mano sul fuoco, che non è mai troppo tardi.
Scerbanenco (Kiev 1911-Milano 1969).

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agosto 04, 2009

Bikini Quest

Calexico - Across the Wire


Found at skreemr.com

Per una lettura più serena del post, avviare la canzoncina

Ieri sera, dopo il lavoro, mi sono imposta di andare a caccia di costumi e abitini squinziosi da spiaggia per la mia settimana al mare che sta assumendo dei contorni a dir poco leggendari.

Da sola sono andata da Love Therapy, ché lì hanno delle cosine carine molto "patchwork y colore" che ben si attagliano con l'idea che ho di "RuMiKa su isola selvaggia che beve aperitivo a piedi nudi in spiaggia".

Poi mi sono incontrata con N. per la caccia al bikini.
Andiamo alla Rinascente di Piazza Duomo, quinto piano, reparto intimo, dove sono stati raggruppati tutti i costumi da mare in saldo.

Se si fosse trattato di acquistare mutande pizzose e reggiseni, per me sarebbe stata l'orgia vera (oh... c'é Agent Provocateur in saldo... NO, NON CEDERE. Lo scopo principale è di TROVARE-COSTUMI-PER-IL-MARE). Individuo un La Perla bellissimo da 198 euro che rimane lì perché la vita è breve e la vacanza ancor di più. Intercetto quindi due straccetti a triangolino sopra, slip accettabile sotto: uno è nero con dei decori in tinta, l'altro color mattone con dei sassetti sul fianco.

Mi rifugio in camerino e faccio in fretta, perché manca un quarto alle nove, e alle 21 la roccaforte littoria dello shopping milanese chiude.
Del bikini mattone provo subito lo slip che mi soddisfa, i sassetti sul fianco sono davvero chic.
Il pezzo di sopra mi crea qualche difficoltà inattesa: non capisco come vada indossato, è pieno di laccetti che non sono dove dovrebbero stare, mi ci attorciglio più volte. Immaginatevi un goffo bondage di Lycra all'interno di un camerino, e fa molto caldo. Alla fine mi disingarbuglio, capisco il senso della vita, mi garba, aggiudicato.

Il tempo stringe. Vai con la prova del costume nero.

Indosso il di sopra ed è very optimo, perché la Lycra è discreta, il taglio avvolgente, sostiene e valorizza anche le tette scarse. Il di sotto è... ma esiste? Ho il culo di fuori. Fuorissimo. Tutto. Chiappe al vento siderale. Non è una mutanda perizomata, è "alla brasiliana", mi dirà poi la N.
Ma cazzo, non posso andare col culo così di fuori, è indecente!!! Avessi una cubatura ridotta ci starebbe anche bene, ma ho dei dubbi... qui bisognerebbe fare un condono.

Mi rivesto pensando di chiedere consiglio a N.
Lei mi aspetta fuori dal camerino e la commessa ci ricorda gentilmente che "Rinascente sta per chiudere, si prega di avvicinarsi alla cassa là in fondo, iomenevadociaociao".

RuMi: Senti, il costume color mattone è fantastico, ma col nero ho qualche dubbio, ho il culo tutto di fuori... sono io antidiluviana oppure saranno tutte così quindi alla fine non mi devo preoccupare?

N.: Mah, la brasiliana va molto quest'anno, ce l'avranno tutte vedrai, ma anche io l'ho preso prima, oddio, mi fai venire i dubbi... (e tira fuori il suo slip appena acquistato).

Segue un Concilio di Trento durante il quale confrontiamo gli slip, ci chiediamo quanto pandoro scoprano, perché, per come... siamo due donne con in mano pochi centimetri quadri di Lycra e cerchiamo di trovare un senso in tutto ciò, ci sosteniamo a vicenda. Se lo slip ha taglio alto, basso, se slancia, se si infila troppo tra le chiapas, se copre lì, sì ma ma poi ci si mette un pareo, sì vabbé ma prendiamo il sole solo davanti, si ma poi vedrai S. che sederino fantastico che ha, che noi sprofondiamo, OK mi compro la kefià rosa e me la faccio scivolare sul dedré.
Insomma, quelle paranoie che giustamente ci si fa con in mano degli slip succinti, davanti a un camerino, mentre la Rinascente chiude. Mancavano solo thé e pasticcini.

Meglio avviarsi alla cassa, "Decido strada facendo", dico fatalista "magari in coda!".
Arrivo alla cassa e l'Arpia n.1 mi dice che è chiusa, forse al reparto bambini mi aiutano.
Al reparto bambini le Arpie n. 2, 3 e 4 mi impediscono di pagare il bikini mattone+sassetti e lo straccetto nero. -__-;
A questo punto chiedo se ai piani inferiori può forse esistere una cassa che mi faccia pagare -no è tutto chiuso, sono le 21e02- mentre mi si avvicina un bodyguard enorme di colore che vuole evidentemente strapparmi di mano i bikini dei miei sogni.
N. sfodera il suo piglio avvocatizio, cerca di convincere le Arpie a farmi pagare, mentre io mi allontano spaventata dall'uomo nero.
Falliamo entrambe. Le Arpie ci scoraggiano, devono tornare a casa a preparare la pastasciutta ai mariti. Di luogo comune in luogo comune, anche l'uomo nero ha fretta, perché dovrà sicuramente tornare dalla sua tribù dove lo attendono per danzare balli tribali con addosso costumi ancora più succinto dei miei. Li abbandono nelle sue mani e inizio a pensare che è un segno del destino, mi toccherà darmi al naturismo.

Scendiamo sconfortate, architettando un ritorno lampo in pausa pranzo il giorno dopo, finché al primo piano non scorgiamo una cassa ancora in funzione. Ci avventiamo addosso alla Fatina che la gestisce, le spieghiamo la situazione. Lei è sicuramente dei nostri, capisce all'istante la crisi in corso, quindi riusciamo a strapparle un'eccezione "Perché dovrei aver già chiuso, ma il signore qui doveva pagare [un indiano che ha pagato in contanti shiva-solo-sa quante camicie e poi voleva lasciare 100 euro di mancia alla Fatina]... però si sbrighi a recuperare i suoi costumi".

Mollo il sacchetto di Love Therapy in terra e mi avvio di corsa dal primo al quinto piano.

Problema 1: le scale mobili sono ormai state fermate, io ho i tacchi, borsa pesantissima piena di inutilities, i jeans aderenti. Diciamo che non sono propriamente in tenuta da corsetta (e neppure in forma). Ma mi avvio spedita dal primo al quinto piano sulle scale di acciaio Thyessen.

Problema 2: A ogni giro di piano incrocio una bodyguard che mi urla "Signora si fermi non può salire, il negozio è chiusoooo!". Ma io corro, corro, corro e non mi volto, perché non devo mostrare segni di esitazione, debolezza, non devo cedere alla forza bruta delle bodyguard! In cima ci sono i bikini! E poi non sono una signora.

Tre-bodyguard-tre
con gli auricolari si chiamano di piano in piano per intercettarmi, placcarmi e atterrarmi: schivo l'ultimo ansimando, raggiungo la cassa del reparto bambini dove ancora ci sono i bikini abbandonati, li impugno, li sollevo al cielo e VITTORIAAA, ho vinto, devo scendere!

Ritorno giù di corsa (N. mi dice che la scena ha dell'epico) mi presento alla cassa trafelata, pure con la battuta pronta, a far ridere la Fatina e altre due bodyguard. Uno dei due (il più carino, NdRuMi) prende in mano i costumini, li analizza per bene cercando di capire il motivo di tutto questo casino: guarda quello mattone e non dà segni di reazione. Prende in mano quello nero e la sua faccia risponde alle tante domande del cosmo.

OK. L'estate va così.
Compro tutto.
Fanculo anche il culo di fuori.
Eccheccazzo, dopo sta corsa avrò pur buttato giù un po' di chiappa, no?



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agosto 03, 2009

Basta sciampi

Comunque ho deciso di smetterla di fare post tipo l'ultimo "Balconeide", perché fa molto sciampista indie, molto "Io sono bella dentro sul serio è il mondo che non mi capisce", molto "Il blog intimista lo so fare solo io", molto "Ci manca solo che inizi a farmi sul serio gli autoscatto artistici come quella gran quantità di zoccolaide che bazzicano in Internet, neo-nerdine fintalternative, tutte uguali siete, c'avete il filtro di Photoshop giallo-verdino-azzurrino per tutto, tsk". Alla larga.

Io no.

E quindi riprendo con la dura cronaca della mia vita quotidiana reale, stop alle pippe mentali stop, introducendo questo dialogo dell'assurdo tra giovani donne un po'-romanzato-ma-non-troppo.

RuMi: Ehi, ehi, al Sephora fanno l'offerta dei LipFusion, sono i lucidalabbra rimpolpanti, quelli con un po' di collagene e peperoncino che fanno le labbra belle turgide e gonfie.

Ragazza_saggia: Sì, ma poi per i pompini come si fa?

RuMi_ingenuotta: Urca...

Ragazza_pragmatica
: Speriamo ci sia scritto sulla confezione.

RuMi_pragmatica: Dici che c'è scritto "Remove before oral sex"?

Ragazza_very_wise: Oppure tenerlo per pompini vendicativi...

Evil_RuMi: Mmmh!

Ragazza_saggia_madre_di_famiglia: Anche per un innocente bacetto potrebbe essere pericoloso...

RuMi_fatality
: Senti oh, prima si accalappia con le labbra turgide, poi si gestisce anche 'sta storia del peperoncino, eccheccazzo.

Ragazza_saggia
: Te credo che gonfi le labbra, col peperoncino...

RuMi_ultimo_stadio: Ma se me lo spalmo sulle tette che succede?


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agosto 02, 2009

Balconeide

Venticello porta la nuvoletta di fumo verso Ovest, probabilmente impestando la biancheria stesa. La luna è a Sud, liquida e languida come sempre ad agosto.
Il piede accarezza il vetro della bottiglia di birra, ancora fresca e umida di condensa, dando un po' di sollievo alla puntura di zanzara sulla pianta.
Alcuni ragazzi stanno facendo la via su e giù chiacchierando, è la seconda volta che passano. Ormai poche macchine e poca gente, qui a Milano. Ci siamo io e il cicaleccio.
Me stessa mi guarda e non è poi così scontenta, perché sa che quel che mi serve è assenza, momenti irrisolti per avere una visione giusta anche solo istantanea del da farsi.
E' da ieri che cerco un da farsi che mi ispiri e forse l'ho trovato solo adesso mentre sono qui col piede buttato di lì, la sigaretta è finita, la birra pure, la luna è sparita dietro le nuvole e tutte le macchine che dovevano allontanarsi da qui sotto alla fine l'hanno fatto.
[01/08/09]



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Al mare



... ebbene sì, presto andrò al mare.
Mi devo prendere dei costumi, dei teli mare, una borsa per la spiaggia, delle infradito, delle creme abbronzanti, dei prendisole. L'alcool presumo me lo porti qualcuno là, mentre perdo i sensi per il troppo sole, sorretta in gloria da maschi stranieri rigorosamente under 33.

Del resto me ne fotterei, sculettando in spiaggia da mane a sera.


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