gennaio 27, 2010

La Rumi delle piccole cose

Mi manca tanto il mio cappello rosa, quello che ho perso l'anno scorso in metropolitana. Mi manca non solo perché ho freddo alla testa, ma perché era bello. E non mi prendo altri cappelli, perlomeno finché non ne trovo uno che mi piace sul serio. Lo so, sono demente, magari questo inverno è pure più rigido degli anni scorsi solo perché mi rifiuto di acquistare un cappello nuovo, ma che ci posso fare.
Del resto, tuttavia, solo oggi ho pensato a quelle meravigliose scarpe che non sono riuscita ad acquistare lo scorso ottobre per un attimo di esitazione. Erano bellissime, un lusso di quelli che possono essere sfoggiati ogni giorno. Sembrava non potessi vivere senza, eppur mi son scordata di loro fino a oggi, e ho vissuto benissimo ugualmente.
E' apparsa a Verona la crema che non trovavo più. Non credo di averla mai dimenticata là: credo sia rotolata da sola verso casa.

Ogni tanto guardo il mio corridoio e mi domando se contiene oggetti, se contiene la me di adesso, se è un ricordo della me passata, o di un qualcosa che deve riemergere. Sicuramente troverò una sintesi tra il passato e il presente. Non rinuncerei mai alle mie Momoko per esempio, perché non sono solo dei begli oggetti: sono anche il mio modo di percepire un mondo, un settore (quello del collezionismo di bambole), la dimostrazione tangibile che lì, in quel campo, io so vedere "in là". E' un merito che mi prendo, che mi è stato riconosciuto da più persone non solo a parole ma anche con i fatti.
Ecco, allora così sì, il mio corridoio ha senso, anche io ho più senso, perché trovo in quegli oggetti un po' impolverati e dimenticati, il mio gusto, il mio occhio, la mia capacità di capire.
Penso proprio che ripartirò dal mio corridoio, ci vedo delle piccole cose molto belle che non sono degli oggetti.

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gennaio 26, 2010

Slogan del piffero



Come probabilmente altri cuoricini intrepidi e modaioli, mi sento un po' perseguitata dalla macchia gialla (non si vede dalla foto, ma i caratteri sono gialli) di questo slogan Diesel. Li avvisto a distanza, rischio di schiantarmi per leggerli e poi riprendo il volante con in testa un grande quesito: che sono io? Sono smart o stupid? Sono forse, invece, crasi, una start?
Ah quanto odio gli aforismi, li ho sempre odiati, quanto non sopporto queste frasi apodittiche che dovrebbero farti pensare e invece ti mettono in bocca una risposta che dovrebbe pure appianare tutto, volemose bene, ué ué.
Io sono smart e pure stooooopid, fanculo. Mi distinguo egregiamente in entrambe le discipline, ho testimoni a riguardo. E ora che ho dimostrato a me stessa che sono una creatura perfetta can I has my cheezburgher?


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gennaio 23, 2010

Fotogramma chiave

From Dusk till Dawn

Pur non amando George Clooney, né provando particolare attrazione per i tatuaggi, ho sempre considerato meraviglioso questo fotogramma.
Stasera mi ci è caduto sopra l'occhio, e una bella foto in modalità cam immortala l'attimo in cui lui, dopo aver fatto mattanza sempre in giacca, se la toglie e finalmente rivela l'estensione di quel coso nero lì, di cui si era intravisto solo l'accenno spuntar dal collo della canotta.

Ricordo il senso di liberazione, la prima volta. Inconsciamente avevo guardato metà film con la voglia di sapere che c'era sotto la giacca.
Sensazione non ripetibile alla seconda, terza, quarta visione del film... solo il compiacimento nel ricordare quel bel momento.
La vita reale, invero, è piena di fotogrammi chiave del genere. Il bello sta nello scovarli.

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gennaio 22, 2010

Moment magic

La mia magica Gata Desnuda è capace di sdraiarsi sul netbook (aka Galspanic) e di inviare via Skype messaggi di senso compiuto

Allora.
In questo momento ho l'agibilità del polso destro bloccata perché Miss Suzie Superbonbon ci sta dolcemente adagiata sopra. Scrivo un po' come viene, correggendo tutte le inevitabili typo per colpa della manina che non riesce aad arrivare, ch e vbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb2

ecco, la gatta si è spostata e ha iniziato a passeggiare sulla tastiera.

Dicevo :)
si è riseduta, stavolta sull'avambraccio, ed è davvero molto interessata al monitor, la mia Suzie Von Teese. Profuma di talco, la Miss.
Sculetta.
Stanotte c'era un freddo bestiale, e deve essersene accorta pure lei, perché è venuta da sola tra le mie braccia, cosa che non fa mai, perché di solito è molto rispettosa dei miei spazi. Mi ha destato il solletico dei baffi, tanto che ho inziato a ridere come una bambina. E a stritolarla, ma lei non ha capito che volevo solo manifestarle simpatia e se ne è andata. Succede sempre così.

Comunque il titolo è per l'antidolorifico, che purtroppo fa poco.
Dio sto malissimo -_-, spero faccia effetto presto e poi muoio nell'oblio dell'ibuprofene.

Domani in forma, che vengono il Freddie e Bart a trovare il loro migliore amico maschio.
Mi piacciono queste delegazioni veronesi che se Maometto non va alla montagna...
(non torno a VR da... luglio -_-)

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gennaio 18, 2010

Cinenightmare

OK c'è la nebbia, la nebbia volumetrica, quella in 3D senza gli occhialetti, sicuramente a banchi da qui a Melzo, ma io ci sarò. E non "con tutto il mio entusiasmo" di pelùsa memoria e neanche con quel poco di fregola che mi era venuta due settimane fa a vedere la featurette di Avatar su Sky.
Perché che senso ha pure farsi venire la fregola per un film, succedàneo maiale, se poi sei al posto 18 fila 9. E non perché sei sola. Che in effetti non lo sei, perché gli amici sono seduti all'incirca davanti, quindi è bello lo stesso.
E' che il film durerà due ore e quaranta o forse più. E in queste due ore e quaranta può davvero succedere di tutto. Che io pianga, per esempio. Che abbia voglia di alzarmi e andarmene. Che voglia fare un commento e... no, non posso. Che mi addormenti. Che inizi a svagare coi pensieri non seguendo più il film. Ecco come succede che andare al cinema, proposito 2010 "andare di più al cinema", diventa immediatamente motivo di preoccupazione, ansia, di brividi dentro lo stomaco, turbe rimpiazzabili solo con paturnie equipollenti, a mo' di metadone.

Voglio sedermi in macchina, andare al cinema e non aver paura dello schermo grande. Voglio scrivere le recensioni prima di vedere i film. Voglio un po' di gioia spicciola fuori dal cinema e non tirare un respiro di sollievo "OK, sono sopravvissuta a me stessa e ai loschi meandri della mia mente anche stavolta".
Tornerò a far post allegri quando sarò di umore migliore.

Nota postuma (mi tocco le balle, sono ancora viva, "postuma dopo il cinema", intendevo...)
E' andato tutto bene. Non mi sono addormentata, ho riso quando dovevo, mi sono esaltata quando era comandato, mai avuto voglia di uscire, pianto due volte di commozione ma perché sono in sindrome e piangerei anche su una goccia di latte versato. Addirittura ho provato un po' di insoddisfazione, ma poi è iniziata la guerra e io lì mi esalto con niente.
La rece in un altro frangente, forse, chi lo sa.
Comunque bel film, magnificente.


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gennaio 12, 2010

Knitting RuMi

Noro Silk Garden
45% seta, 45% kid mohair, 10% lamb's wool
www.eisakunoro.com

Finalmente sono arrivati i quattro gomitoli di Noro Silk Garden, un filato decisamente di pregio (sto neanche a dire quanto l'ho pagato) con cui mi farò una Noro Scarf. Sostanzialmente una sciarpa colorata. Fatta da me, per me, tutta bella morbidosa. Che più morbida non si può.
Lo scopo è ultimarla entro fine gennaio, stare meno al computer la sera (anche se rimane sempre un punto fermo salvare il mondo dall'invasione zombie), ritornare a coltivare i miei progettini fai-da-te, i lavoretti femminili tipo lavorare a maglia (sì, lo so fare, dannazione)... quelle cose che fanno tanto "Nonna RuMi" assieme alla cucina amorevole, l'elettrotecnica sballata e le riflessioni sulle donne, i cavalieri, l'armi e gli amori.


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gennaio 10, 2010

Amore mio dove sei?

Stiro un paio di jeans taglia 30. Poi un altro taglia 29. Quelli della 28 sono nell'armadio. Poi stiro i 27. E infine smetto, stacco infastidita il ferro dalla presa shuko, perché stirare la storia dei miei jeans non si è rivelata un'idea geniale, anche se il guardaroba necessitava di una sistemata generale. Mi domando dove sia finita quella parte di me che non c'è più, riassumibile in "tre taglie di meno". Probabilmente fluita nelle fogne milanesi.

Accennavo a Willy Wonka, nel mio post di fine anno, e mi sono resa conto che qui, di amore, non se ne parla. Non ne parlo mai. E il problema (oltre al pudore che mi assale) è che sono anni che non mi innamoro di una persona. Diciamo, con buona approssimazione, una decina d'anni. In questo lungo periodo sono stata semplicemente molto innamorata della persona con cui avevo una relazione stabile.
Amare per tanti anni significa vivere a contatto con questo sentimento e darlo quasi per scontato nella propria vita. Non mi sto riferendo alla vita di coppia, ma alla dimensione strettamente personale, privata e interiore. L'amore c'è, lo provo, è bello, vivo meglio con me stessa. E' nella mia natura, mi piace amare, mi piace l'amore, non lo sfuggirei mai.


Finora ho usato più volte le parole amore, innamorare, immamorata e già mi sento in affanno, mi vergogno, e non so bene come procedere.


Poi l'amore, PUFF, non c'è stato più, me ne sono dovuta distaccare fisicamente all'improvviso, controvoglia, e non è stato facile. Emotivamente, poi, è stato ancora peggio. Ho affrontato da sola la negazione e la distruzione di uno degli aspetti più fondamentali della mia vita. Una tortura inenarrabile che non auguro a nessuno.

Arrivata in fondo al tunnel ho trovato l'equilibrio necessario per non finire in manicomio e dare eccessive preoccupazioni ai miei cari, ma anche un gelo che non mi piace neanche per un cazzo.

Le ultime dieci parole vanno interpretate nel senso più letterale che si può loro dare.

Sarà un'altra fase di transizione, quella che sto vivendo adesso, ma il punto della domanda "Amore mio dove sei?" è proprio questa. Mettendo a gran fatica le parole in fila, questo non significa che cerco un compagno, quello sarebbe solo una conseguenza. Io cerco il MIO amore, la droghina autoprodotta che mi fa star bene. Ciascuno ha la propria via verso il benessere, io ho sta croce che se non amo mi sento un pelino monca e sprecata. Ed è da parecchio che qui di amore nisba, nix, niet, chiusi i boccaporti, la serranda, chiusura stagna, combinazione. Temo che sia perché io stessa, per sopravvivere a un momento di crisi assoluta, ho dovuto assassinare una delle cose che mi divertiva di più: amare.

Ecco perché penso che sia una questione personale, intima e interiore, e non "di coppia".

E non è facile da spiegare, ma mi si stringe 'sto povero cuore quando mi dicono "Non è meglio che abbassi il tiro?". Il tiro di che? Non sto cercando una persona, non ho un tabellino da compilare, tu sì, tu no, tu forse. Lo so, parrà strano e tremendamente ingenuo in 'sto mondo in cui c'è parecchia gente che cerca sempre d'accoppiarsi o di sistemarsi fino alla prossima separazione, ma io quando vado in giro non penso di fare 'sti grandi incontri epocali, cerco solo un po' di serenità, un sorriso, 'na risata, un motivo per tirarmi su di morale se son giù, offrire nel caso il mio buonumore se a qualcuno serve, e quelle cazzate lì. Ma non è che vada in giro un mirino da alzare o abbassare, target engaged, locked, fire.

Anzi, orribile da concepire, ora penserete sia un mostro, ma a volte sono pure terrorizzata all'idea "Ma questo non vorrà mica provarci, eh no eh, che due maroni".

Non penso di aver bisogno di qualcuno accanto per uscire, per gestire me, la mia vita, i miei affari, né lo considero un requisito essenziale per il mio futuro.

Temo, invece, purtroppo, aiuto, aiuto, aiuto, che mi serva qualcuno da amare.

Nell'attesa, vado a cucinare, che l'ora di pranzo altrimenti mi sfugge via.

[scritto e pubblicato d'impulso in data binaria, se per caso poi lo cancello o modifico in corsa non venitemi a chiedere spiegazioni]

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gennaio 06, 2010

Auguri alla Rumi House

Volevo fare una foto dal magnifico rovere, il simbolo della mia casina, che oggi compie un anno. E per caso la Suzie si è affacciata dalla porta del bagno, donanomi questa istantanea che, nei particolari, rappresenta proprio e nient'altro che la mia casa. E' un traguardo bello, lo festeggio qui. Oggi c'è il sole, l'anno scorso nevicava tantissimo.

gennaio 04, 2010

Mi do alla science fiction

Non guardate questo film su IMDB

OK, vediamo un film indie.
OK, vediamo un film con la Zooey Deschanel.
OK è ora di smettere di guardare film che trasudano falsità e pose da un chilometro di distanza: i detector "vaccata indie" funzionano, perché non dare loro retta?
E' un modo di far cinema che non mi piace, non mi coinvolge, mi fa venire l'orticaria.
Gli ingredienti, come il solito sono:
1 - Due protagonisti carini, smorfiosetti.
2 - Alcuni comprimari macchietta meno carini, ma tanto belli dentro, capaci di tollerare le smorfie dei protagonisti e accondiscendere.
3 - Dialoghi intimisti, brevi, secchi, a tratti rivelatori. Che ormai su Twitter trovi perle migliori.
4 -Estetica curata nel minimo dettaglio, magari qualche colpo di scena immaginifico.
5 - Colonna sonora con gruppi famosi ma non troppo, taggati indie pure loro, che esprimono in modo strambo, stralunato e dolce concetti come "Ho fatto colazione con una ciambella e un litro di caffé e penso a te" o "Che pezzo di figa, mi ti scoperei".

Ecco, bon. Qualsiasi sia il titolo di film prodotti con questa formula, io ho chiuso - CHIUSO - con l'ipocrisia cinematografica indie.
Datemi palazzi che crollano, e non un incapace che non ha il coraggio di costruirli, datemi una zoccola che balla la pole dance, non una pseudo-fatina smorfiosa in abiti azzurri, ingannatrice peggio dell'ultima delle sciampiste indie.
Datemi qualcosa di vistosamente finto, e non qualcosa che darà a migliaia di donne l'occasione di dire "Ah sì, io sono proprio come la protagonista del film". A morte.

Forse nel progetto "Nel 2010 voglio tornare a vedere più film", mi dovrò orientare verso la science fiction.


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Sherlock Holmes

Deduci tutto dall'IMDB
Guy Ritchie è un bravo regista (furbo e fortunato) che, con Sherlock Holmes, ha svolto un compitino ben remunerativo. Ha ridisegnato due personaggi classici, li ha mescolati con effetti speciali, scene d'azione, bei costumi, scenografie ombrose, ottenendo un tortino al cioccolato della Buitoni: lievitato bene ma dal gusto standardizzato. Di certo il film sarebbe davvero insipido senza le interpretazioni di RDJ e JL (meglio il primo del secondo). La coppia funziona, è addirittura troppo etero e maschia, poco ammiccante pur nella fighezza oggettiva di entrambi.
Quello che mi lascia perplessa è Guy Ritchie stesso che, dopo aver insisitito per almeno tre film a proporre la stessa (graziosa, ridondante, ma pur sempre piacevole almeno cinematograficamente) zuppa, ci propina un film che avrebbe potuto girare un fortunato Signor Nessuno sdoganato dal mondo della pubblicità o dei videoclip.
In clima di beceri cine-panettoni, Sherlock Holmes senza dubbio non è volgare, è sufficientemente brillante, piacevole da vedere, ma tutto sommato ha poco mordente: che senso ha ravvivare e reinterpretare la coppia Sherlock e Watson per offrire il surrogato di un generico film d'azione in costume? Bisognava osare di più.
Portiamo in trionfo i due quarti di bue che lo interpretano e riescono a dar una parvenza di personalità a un film che ne è privo.

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