Un paio di settimane fa, grazie anche al cortese versamento dello stipendio di agosto, mi sono finalmente potuta permettere di ordinare dal Regno Unito un paio di filati per i lavori a maglia invernali. Ne esco ispirata per due post magliari che interesseranno giusto a chi inserirà in Google le parole chiave "4 ply", "bondage", "Jacob", "pecora".
La prima spedizione è arrivata in fretta: si tratta di un Rowan Cashsoft 4 ply di colore blu scuro. Il filato è un 57% Merino (da omonima pecora) 33% Microfiber (sintetico), 10% cashmere (da omonima capra).
Cosa cavolo significa 4 ply? Non vedete l'ora di saperlo, vero?
È una convenzione usata nel Regno Unito, in Nuova Zelanda e in Australia per indicare che (occhio alle ripetizioni) “il filato è stato filato con quattro fili” (filamentosi, filanti, filari, filotto, filomena, filzi, filippo). Sono quattro fili attorcigliati a spirale tra loro.
Spiegata così è un'unità di misura che, presa solo numericamente, è abbastanza relativa perché non dà l'idea dello spessore del filato (che, a rigor di logica dipenderebbe da quella dei quattro fili, che potrebbero essere fatti di fibre diverse, animali, vegetali, sintetiche... ma una volta era tutto più semplice: c’era praticamente solo la lana). Invece (TA-DAH, magia del Commonwhealth), 4 ply indica solo una categoria di filato sottile da lavorare con ferri dal diametro piccolo (dai 2,5 ai 3,25 millimetri).
Quindi non mettetevi ad attorcigliare quattro cavetti USB per poi esclamare soddisfatti "È un filato 4 ply". Non funziona così, perlomeno se volete lavorare a maglia e non trovare scuse per strane pratiche bondage.
Gli americani, più pragmatici, definiscono filati del genere col termine FINGERING, in una scala di undici pesi che parte dal Thread e arriva al Super Bulky (il Fingering è quinto in classifica). Se sapete l'inglese, si tratta di definizioni parecchio evocative: è un po’ come apostrofare Adele come “la cicciona” invece di definirla, col bilancino alla mano “una balena da 160 chili o poco più". *
Con la solita, rozza prosaicità che mi contraddistingue, aggiungerei una nuova forma di classificazione del 4 ply denominata DUECOGLIONI.
Sarà che ho deciso di farne un abitino carino corto da indossare con i leggings, sarà che il punto di partenza è un pizzo (neanche troppo elaborato, ma pur sempre un pizzo, quindi un motivo che porta via un po’ di tempo in fase di lavorazione perché richiede attenzione e la probabilità di sbagliare è alta), ma mi pare di lavorare alla tela di Penelope. E’ da quindici giorni che ho iniziato, e con ‘sto 4 ply avrò fatto un 10 cm x 45 cm di lavoro. 10 centimetri di altezza, 45 di larghezza. È vero che ho fatto degli errori nelle diminuzioni che mi hanno costretto a disfare tutto tre volte, ma ci sono dei momenti che mi metto lì, lavoro un’oretta e mezza, e mi pare di non esser andata avanti per nulla.
Nonostante il tono polemico di queste ultime considerazioni (fatte con la parte più razionale di me, quella del “ma chi me l’ha fatto fare?”), tutto procede in modo molto zen, tibetano, mandaloso. Par strano, ma l’insensatezza di mettersi a fare a mano un abitino che porterà via almeno tre mesi di lavoro è compensata dalla bellezza di star lì con questo filato soffice tra le dita e vederlo trasformarsi e prender forma con lentezza. Duecoglioni sì, ma che relax, signori.
Il Rowan Cashsoft, in particolare, è morbidissimo, mi tufferei in una vasca di questo filato e mi ci addormenterei. Inoltre una volta lavorato rende benissimo: la percentuale di microfibra dà lucentezza e stabilità al lavoro, quindi se si ha una buona manina regolare nel lavorare ai ferri, il risultato può addirittura sembrare perfetto, senza quell'aria un po' arruffata e artigianale (che in realtà a me piace molto) dei lavori fatti a mano. E poi non posso riempirmi di cappellini, io di cappelli non ne porto. E di sciarpe ne ho già tre. E i calzini si fanno con filati ancora più sottili del DUECOGLIONI.
[presto, magari domani, il prossimo post in cantiere sull’allegra maglieria della RuMi, parola chiave "Jacob"]
*Questa categorizzazione è molto usata per identificare il filato corretto per realizzare un lavoro a maglia. Dato un cartamodello su una rivista (il punto di partenza per la gran parte dei magliari) e l’indicazione del filato da usare, è possibile scegliere filati alternativi, magari di maggior gradimento, con poco margine di errore nello sviluppo delle dimensioni. A parità di “peso”, infatti, i correttivi possono essere apportati aumentando o diminuendo la dimensione del ferro di mezza misura (più facile) o intervenendo sulla tensione del filo quando si lavora (è molto complicato, bisogna avere molta padronanza delle mani). Per questo motivo è consigliato fare sempre un campione 10cmx10cm per capire la resa del filato con il ferro impiegato e con la tensione che ciascuno applica col proprio tocco magico. Nota di costume: io ho la mano abbastanza lasca.
1 commenti:
Come siamo messi con la mia, di sciarpa?
Baci
P.S. Si gradiscono anche cappelli "cool" per l'inverno, casomai avanzi filo
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