luglio 24, 2011

Ah l'Azur, l'opale, la Cote

Succede che, quando non hai un cazzo da scrivere, ti improvvisi una blogger di quelli raccontano quel che viaggiano a cazzo di cane [questa frase introduttiva sconclusionata ne è un esempio pratico et formale], solo che il viaggio te lo paghi tu.

Succede che quando non sai cosa fare, e l'idea del weekend in casa ti fa paiura vera e non ci hai voglia di aspettare fino a lunedì, decidi estemporaneamente di andare al mare.
Quindi succede che fai la triangolazione sui luoghi di mare più prossimi in Italia e decidi di andare in Francia, che tanto altrove ci vai la settimana prossima aggiro di Sergio Rossi, Baldinini, Pollini (vi faremo sapere).

Poi, perché io sia finita parlare di me in seconda persona, solo il mio ES lo sa.

Comunque, ecco, sono andata in Costa Azzurra perché avevo voglia di mare, mare che non avevo mai visto (no, non ci ero mai stata), ed ecco il mare che ho visto.

Di fronte a tale magnificenza opalescente (c'erano davvero dei riflessi iridescenti, è il mare di stamattina, domenica a Nizza) voi penserete che ci sia un trucco. Il trucco è questo.

C'è la gente! TANTA! E ci sono i SASSI. Io poi ero in spiaggia libera. Non in quella con i lettini scomodi. Io stavo fieramente comoda su una serie di ciottoli piatti.
Ma questo accadeva domenica mattina. Torniamo a venerdì.

Sono partita da Milano venerdì pomeriggio ed entrata in Francia alle ore 19e19, ché a me, i numeri primi e la solitudine solleticano il clito. Destinazione... VENCE.

Che cazzo è Vence (detta VENZA, amica della PANZA, seguace della LONZA)? Un paesotto sulle colline sopra CAGNE sur MER, con annesso BORGHETTO MEDIEVALE.

Il borghetto medievale di VENZA è molto caruccio, ma non posso visitarlo tutto perché la piazza principale è OKKUPATA da una serie di concerti di musica finemente selezionata che vanno avanti da inizio luglio.
"Oh, ma che figata" penso, "Ora vado a spararmi le pose JAZZ nel villaggetto medievale della Costazzurra". Salvo che, diobono, mi chiedono venti ORO' (se siete dei fini umoristi capite che sono gli euro pronunciati alla francese) per ascoltare dal vivo gli ISREAL VIBRATION (gruppo reggae rastafariano).
Sorrido, rinuncio al concerto e me ne vado via, non sapendo ancora che presto morirà di overdose Amy Winehouse. Ciao Amy, ciao angelo, ciao.

Decido quindi di darmi al becero turismo esplorativo, cercando di fare delle foto bellissime.

Foto bellissima

Poi siccome non c'è un cazzo di anima viva in giro (tutti al concerto? mah...) mi affretto ad andare a mangiare e mi vado a infilare in un ristorante franco-vietnamita dove sostanzialmente mangio bene. Il ristorante, per la gioia dei miei colleghi, si chiama Fleurs d'acacias.

Qui dovrei recensire il ristorante dando un voto e scrivendo un commento, ma CHECCAZZO PENSATE DI ESSERE SU TRIPADVISOR? Sulla Guida Michelin? Sul BEDECHER (il link è per gli indolenti)? Io ho mangiato bene. Fine.

Poi, siccome in Costazzurra c'è sta storia delle gallerie d'arte, si credon tutti artisti, e invece di vender cartoline, cappelli, posacenere, palle di vetro con la neve, dipingono croste e sono artisti, scrivono cose e sono artisti, scolpiscono e sono artisti... sulla via di ritorno all'albergo trovo appesa alla porta di un laboratorio d'arte (chiuso, perché i laboratori d'arte stanno sempre CHIUSI) la seguente tipica tumblerata all'italiana, misantropa, nichilista, in salsa io-soffro-tanto-tu-non-mi-capisci, e che mi sento in verità di condividere col cuore e con voi.

Per tutti i cazzoni ignoranti che non capiscono quel che c'è scritto, usate l'immaginazione inventandovi una frase tristo-decadente-tanto-ma-tanto-vera.

Poi vado a letto (l'albergo si chiama FLOREAL, perché in Costazzurra oltre agli artisti rastafariani, ai tumbleroni e ai crostoni, ci starebbero anchepure, forse per il clima mite, I FIORI). Al risveglio la la mia camera offre la seguente vista.

Mica cazzi

Decido di trascorrere la giornata ad Antibes perché mi piace il nome, suona esotico e fa molto "Vado in Riviera con la fascia a pois tra i capelli, la borsa di vimini e gli occhialoni a padella che coprono mezza faccia". La cronaca vuole che la sottoscritta approdi alla Plage De La Galoupe di Cap D'Antibes alle ore 11 indossando: costume bikini a triangolo e laccetti acquistato nel 2009 (il racconto dell'avventuroso acquisto in questo storico post che se non avete mai letto morirete tra sette giorni), abitino fiorelloso Fioruccioso, sandalino Jil Sander, niente occhiali da sole (rotti), cappellone di paglia, borsa di stoffa presa da un cinese a Formentera. Un mix tra il sacro e il profano. Mi accomodo sulla sabbia e muoio all'incirca fino alle 16 quando vengo disturbata da della gente con dei bambini chiassosi italiani.
Non vi racconto del pasto, del bagno che non ho fatto perché "Il ya les meduses" e delle ustioni a macchia di leopardo sul lato interno della caviglia e sulla schiena (quest'ultima ribattezzata "L'ustione del lupo solitario", tipica di chi non ha nessuno che gli metta la crema sulla spina dorsale e le contorsioni NO, TROPPA FATICA).
Andrà comunque tutto bene nonostante io abbia questa propensione a narrare tutto in chiave drammatica, grottesca, a tratti sarcastica.


Figo, neh?

Ciao, siamo gli 8 + 8 chilometri di coscia di Elena. Vieni a giocare con noi?

Poi , dopo le 16 vado in centro ad Antibes dove fotografo cose che mi divertono, non fotografo la robba d'arte perché ho capito che la Costazzurra sta alle robe d'arte come Venezia alle gondole in plastica, MA SOPRATTUTTO acquisto delle belizime cartoline per decorare la testiera del letto in modo molto romantico, così che nessun uomo, dopo averle viste, possa anche lontanamente pensare di fermarsi più del dovuto. [seguono foto di cose che mi divertono e di cartoline romantiche scacciacazzi].

Gatto

Un premio alla prima persona che mi dice PERCHE' ho fotografato questa cosa qui

L'uomo impeccabile (negozio di vestiti)

Romantiche cartoline scacciacazzi

Timewarp. Albergo, doccia. Serata a Saint Paul de Vence, altro borghetto medievale che dicono essere fighissimo. Lì ci sarà vita. Vaccadé. LA MORTE CIVILE. Bello eh. BEL-LO. Questi bei vicoli di pietra. Pieni di negozietti. D'arte (e di cosa altro sennò). Chiusi (embé, li vuoi tenere aperti?).
Vado ad affogare la mia disperazione in un pub denominato Chez Andrea, l'unico locale avvicinabile da una donna sola (il resto sono ristorantini terrazzati romantici vista mare ed eco-mostro più sotto documentato).
Da Chez Andrea chiedo una birra, me la propongono piccola, chiedo mezzo litro, voglio morire, finisco di leggere Benito Cereno, sono a stomaco vuoto, un po' ebbra, sommariamente felice, un settantenne ci prova con me. Gli dico che ha un bel cane. Torno al Floreal.
Seguono foto su Saint Paul de Vence (bello eh, BEL-LO. Un po' isolato).

Cerco di fare foto belle senza riuscirci 1

Cerco di fare foto belle senza riuscirci 2

Orecchini in corallo e rubini che mi piacciono molto, non capisco se costino 1300 euro o 13mila. Mah.

Pronto moda, saldi. Arte, troppa. Pretestuosa. A tratti bella, molta fuffa.

Quando dico che non c'era nessuno in giro, fanculo, non c'era in giro nessuno. Figo però.

Figa anche la vista all'imbrunire. Non fosse per l'eco-mostro che DETURPA l'intera costa. Lo vedete al centro, non vi sbagliate. E' lui. Il Gamera della costa. Si vede dal satellite (lo dice anche Google Maps), un po' come la Grande Muraglia.

Ecco l'eco-mostro ingrandito. Noi adesso visitiamo ammirati i borghi medievali. Magari tra seicento anni i nostri discendenti visiteranno l'ECOMOSTRO con la medesima curiosità (alla vostra destra una bottega Etam, alla vostra sinistra un Auchan)


Saint Paul de Vence la mattina dopo, la domenica, visto dalla strada, mentre scendo a Nizza per fare le foto di apertura.


A Nizza, poi, tutto bene. E il ritorno a casa pure.


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luglio 12, 2011

Questo non è un gatto

La mattina ti svegli e trovi la pelosa sul cuscino accanto a te, perfettamente in tinta con tutto ciò che la circonda. Allora le appoggi la testa vicino, e lei che fa? Ti dà due dignitosi, composti, inequivocabili bacini sulla guancia. Pensi di aver le traveggole, non è possibile che un gatto sia più empatico di alcuni esseri umani che dovrebbero avere più elementi per capire e magari tendere una mano.
Poi, fulmine, ci sono persone che ti ringraziano quando chiedi loro un favore.
Ecco. Io a persone così voglio bene a prescindere, come accade con i gatti siamesi sdraiati su un cuscino azzurro e lillà.
Perché non è poi così scontato voler bene a un gatto che ti bacia al momento giusto... è come dire un grazie intransitivo.

luglio 07, 2011

Meglio sola che single

Gli amici accoppiati ascoltano i miei racconti su "quello che c'è là fuori" con aria divertita. A me fa piacere allietarli con storielle sull'umana varietà che incontro, cercando di buttarla più sul cabaret che sul realistico-drammatico.

Gli amici accoppiati con cui magari non sono poi così tanto in confidenza da raccontare quel che mi accade, mi immaginano in un vortice di vita mondana, aperitivi, eventi, avventure amorose, incontri. Tra l'altro non credo neanche che, per la gran parte di loro, sia una convinzione basata sul ricordo (o il rimpianto) di un ipotetico passato da single, ma il frutto di una tristissima campagna di marketing di cui vedo le basi nel mai troppo (socialmente, non telefilmicamente) odiato Sex & the City.

Ora, ditemi: se siete amici, ma anche solo mi avete frequentata per un po'... mi conoscete. Quando mai mi avete vista in un vortice di vita mondana, aperitivi, eventi, avventure amorose, incontri? Mai. Certamente mi capitano anche queste cose, non vivo mica in una grotta, ma non si tratta proprio della linea guida con cui affronto la mia quotidianità (della serie "Dove vado stasera? Chi mi scopo domani? Dove dovevo essere per forza ieri?")

Lavoro, ho degli amici che sento e incontro regolarmente, sono prudente nella scelta di nuove amicizie (là fuori è davvero una gabbia di matti), non amo vivere di espedienti e avventure, non amo la promiscuità fisica con le persone, gli aperitivi li frequento poco perché odio quel cibo da mensa riscaldato e stantìo che purtroppo si trova un po' ovunque, non tollero molto "le mode del momento", dal corso di burlesque alla cena con delitto, dall'inaugurazione dell'ultimo locale radical chic al sushi all can you eat.

Non si tratta di una sfilza di negatività, ma semplicemente ho uno stile di vita e dei gusti meno "prezzemolini" e più personali.
Se posso rimanere a casa una sera in più è meglio, se posso uscire con gli amici cari è meglio, se posso andare in un ristorante che conosco in cui so che mangerò bene è meglio, se posso stare con persone con cui le chiacchiere non si esauriscono dopo il "Di cosa ti occupi?" [trattasi, questa, della domanda più odiosa che chiunque mi possa fare per rompere il ghiaccio, anzi, divento una massa di pack polare artico] è meglio, se posso trascorrere una serata a un concerto è meglio, se posso andare a letto con un tipo perché, oltre che figo, è anche una persona dannatamente interessante è meglio, se posso evitare di riempirmi l'armadio di paia scarpe da cinquanta euro è meglio, piuttosto ne compro un paio da quattrocento e muoio felice. E questo vale anche per le borsette. Infine desidererei tantissimo riempirmi l'armadio di scarpe dai quattrocento euro in su.

Quindi sono arrivata alla conclusione che io non sono single. Al massimo sono libera. Meglio libera che in una fascia di mercato.

Essere liberi, tuttavia, è anche accettare di essere soli. Significa che se se una sera vuoi rimanere a casa a riposare, senza struccarti, lo puoi fare e nessuno ti romperà mai il cazzo.
D'altro canto se una sera hai voglia di uscire, di andare a vedere uno spettacolo o un concerto interessante, o inizi a chiamare in giro per sentire se qualcuno ha voglia di venire con te (la gente ti risponderà, mediamente, che deve andare a cena dai suoceri, andare ad assistere alla prima cagata solida del figlio dell'amico, che è stanca, che ha il turno dei figli, che ha una cena di lavoro, che è all'inaugurazione dell'ennesimo locale stipato di ricchioni eterosessuali, che è fuori col marito, col moroso, con la moglie, con l'amante) OPPURE VAI DA SOLA.

Prendi, alzi il culo, ALZI. IL. CULO. e vai da sola.

E ritorniamo quindi all'assunto iniziale, quello che dà il titolo a questo post. Meglio sola che su uno scaffale, presa come fascia di mercato, potenziale acquirente di prodotto, esca per insulsi, mangiatrice di nulla, contatto verso il vuoto, piena di polvere, imitatrice di schifo.

Fatte sempre salve, s'intende, le scarpe.
Dio salvi Sergio Rossi, lunga vita.

Mi dicono che sono una persona impegnativa.
Lasciamo credere loro che sia così.


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luglio 06, 2011

Albero di Natale

Si era sentita morire d'amore. E non quando lui l'aveva guardata dolcemente, né quando le aveva regalato un albero di Natale e le aveva promesso la fine del mondo.

Era stato quando lui se ne era andato via.
Non aveva più il fiato per respirare, né per sentire la fame. Non aveva più freddo. Si era abituata a tenere dei fazzoletti in borsa, anche se continuava ad asciugarsi il naso sul dorso delle mani, perché altrimenti il soffio le rimbombava nelle orecchie.
Non si accorgeva di quel che le succedeva attorno, non riconosceva più neanche il mondo.

Sempre più leggera perdeva pezzi. Sarebbe andata avanti così all'infinito, senza reale consunzione, senza attrito, senza una fine.

[22/09/2010]
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luglio 03, 2011

Anticipazioni di Google Latitude e Foursquare in Gustave Flaubert

E' un periodo in cui riesco a leggere solo fumetti (belli) e libri (brevi). Tra i libri cade a fagiuolo la collana "I grandi della Narrativa" che trovo ogni sabato allegati a D di Repubblica (il supplemento femminile, tra l'altro, ha un esilarante oroscopo settimanale a cui magari più tardi faccio una glossa, così sputo fuori un doppio puffetto di luglio per redimermi dal lungo silenzio...).

Oggi leggevo "Un cuore semplice" tratto da i "Tre racconti" di Flaubert e ci ho trovato un passaggio che mi ha fatto sorridere più di quanto abbia riso in modo supponente quel medio borghesucolo del Signor Bourais.
Lui sarà stato anche più colto ed elegante della domestica Felicita, ma non aveva, come lei, la visione del futuro da lì a centotrent'anni.
Leggete qua.




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