luglio 09, 2012

Lì, ai bordi del ka-boom


Arrivo all'età che ho non tanto con il cruccio che la sera la mia pelle sia stanca e che la mattina il segno delle pieghe del cuscino faccia fatica a scomparire dalla faccia. Che il mio scollo sia un po' rugoso o che io abbia dei capelli bianchi. No. 
E' che all'età che ho, difficilmente saltano i freni. E quindi anche se d'istinto vorrei solo gettarmi lì nel ka-boom, il centro del cratere dove è esplosa la bomba, luogo fisico che posizionerei geograficamente e senza esitazioni all'intersezione tra le duetue sode braccia maschie e il mio corpicciuolo, io ormai ho il pilota automatico e freno il trenino lì, ai bordi del ka-boom.
E' come quando vai a visitare il Grand Canyon. C'è un paesaggio maestoso, l'aria è calda e secca, il sole brucia. Lo hai già visto centomila volte nei film e nei documentari, tu lo sai cosa comecosacazzo è il Grand Canyon, e poi quando arrivi lì pensi "Sono al Grand Canyon, fico". Però ti senti strano, perché ormai questo belvedere l'hai già visto da tutte le inquadrature possibili e ti hanno rubato lo stupore.
Qui le opzioni sono due: o giri i tacchi e te ne vai, e tornerai a casa dicendo con sufficienza "Il Grand Canyon è come nei film, e poi fa caldo, una faticaccia arrivarci". Oppure ti siedi lì, e aspetti il momento (perché prima o poi il momento arriva, se porti pazienza e non ti fai pigliare dalla foga del turista, dalla fretta di dover andare a visitare un altro luogo indimenticabile su cui sputare il tuo giudizio affrettato) in cui ti devi per forza rendere conto che quello è il-cazzo-di-vero-Grand-Canyon, un prodigio, e tu non lo stai guardando da lontano, dallo schermo, dal monitor, da dietro la fotocamera. Ci sei dentro.
Quindi, ora che son qui, mi fermo un attimo di più: ché non capita tutti i giorni, a queste latitudini, di esserci anche solo ai bordi, di questo ka-boom.
Godi di questa partecipazione, PER DIO.

luglio 07, 2012

Comoda


Volevo ricordare ai lettori di questo blog abbandonato che esiste un tag chiamato culo_di_marmo dettato dal fatto che a settembre ho deciso che avrei lavorato per avere un culo di marmo.
A fine giugno il corso di pedalò in piscina è terminato.
Non lo so se Mister Culo sia diventato di marmo, però sono stata brava e sono andata a praticamente tutte le lezioni di pedalò. Tranne che all'ultima. Dicono.


Il Rui Blas

Nella casa al lago c'era una libreria, non una di quelle librerie enormi con i libri di tutta una vita, ma la libreria di una persona che aveva viaggiato molto e aveva vissuto in tante case. In quella bassa libreria di ciliegio massello erano rimasti pochi libri, probabilmente un centinaio, a pensarci probabilmente erano i più cari e i più recenti. C'era anche un Rui Blas in francese, con dedica.
alla mia Paola
mamma
192x
Non ricordo neanche se la dedica fosse in francese. Era un libro al massimo degli anni Venti, regalato a una ragazzina di meno di vent'anni. E a me il Rui Blas non piaceva particolarmente, l'avevo studiato e no, non ti può piacere un testo che hai studiato a scuola, al massimo puoi studiare con entusiasmo un libro che hai già letto, così in classe fai la saputa (mi piace la parola "saputa" volevo usarla), l'entusiasta e poi lo porti all'esame di maturità, come il Rosso e il Nero, per esempio (juliensorel, la mia prima password per la posta elettronica).
Ero affascinata da quel libro, era una suggestione forte, per me, pensare a una madre che aveva regalato a sua figlia il Rui Blas negli anni Venti, e che negli anni Novanta il libro fosse ancora lì, solo un po' ingiallito e odoroso di polvere, con la dedica, mentre le persone erano morte tutte. Non volevo neanche portarmelo via, perché il libro apparteneva a quella libreria in ciliegio, in quel corridoio, in quella casa, in quel giardino, in cima a quella salita, ai bordi del Lago di Garda.
Poi sono arrivate le ruspe.

"Ma i libri?"
"Buttati via tutti".

E del Rui Blas non gliel'ho detto, anche se la domanda era "E il Rui Blas?". Che neanche l'avrebbe capito, se gli avessi chiesto del Rui Blas.

"E la cucina turchese?"
"Buttata via, era vecchia".

Come era bella quella cucina. L'avrei voluta io per la mia casa, a vent'anni sognavo una cucina come quella. Buttata via. Senza chiedere.

E quindi niente, il Rui Blas non c'è più.
Non c'è neanche più la cucina.
Non c'è più il nascondiglio del partigiano.
L'ulivo che entra nel terrazzo.
Non ci sono più neanche il fantasma.
L'acero.
Le rose.
Il pozzo.

E non sono state le ruspe a devastare i ricordi. Non sono mai le  ruspe.

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