gennaio 20, 2013
Elojango
[non è che ci sono spoiler sul film, sono spoiler sull'essenziale, tipo che si muore]
Vado al cine a vedere il film di Tarantino e tutto comincia più o meno con uno che spara in testa a un cavallo. Poi mi domando quel film lì chissà com'è in lingua originale.
E dire che mi sono appena calmata dall'incazzatura presa nel parcheggio, dove i furbini imboccano in contromano gli accessi sperando di far prima del resto del mondo e invece causano un ingorgo. Odio.Questi.Imbecilli.Del.Sabato.Sera.
Poi però passa tutto perché vorrei essere lì con questi due pazzi scatenati, non limitarmi ad ascoltare le loro adorabili chiacchiere in una sala piena di stronzi che all'intervallo si alzano per prendere i pop-corn e svuotare la vescica. Vorrei esser lì con loro e chiedere a Schultz "Senti ma perché sei venuto in America? E perché proprio in Texas?" e a Django "Ma com'è stata la cerimonia del tuo matrimonio?". Avrei voluto vedere il sarto che gli prendeva le misure per il vestito turchese, me lo immagino abbastanza disgustato ma ammansito da un malloppetto di dollari. Birra. Avrei voluto essere in quel saloon a bere la birra spillata dal dottore (Tarantino, solo tu sai fottertene di tutto pur di fare spettacolo, ti amo). Chissà invece com'era quella in bottiglia al Cleopatra Club. Volevo esser là, in quella Tara insanguinata, a tirare un calcio al bastone di Stephen, azzopparlo anche io. E magari permettermi di dire rivolta in camera "Quello di Per Elisa è un anacronismo, ma Johnny Cash ci sta bene come un bigné alla crema, sì".
Quel che ha fatto Tarantino negli ultimi vent'anni è stato portare il Far West in altri generi e in ambientazioni che non centravano nulla. Ora che finalmente ha fatto un film western, si è sublimato a genere, ed entra ufficialmente nell'empireo degli uomini con cui andrei volentieri al supermercato a fare la spesa.
Oh Quentin, sono italiana! Cagami!
Ubicazione:
Chattanooga, TN, USA
gennaio 08, 2013
Una nuova sciarpetta
Durante le vacanze di Natale ho lavorato molto a maglia e, tra le altre cose, ho fatto questa sciarpa con un gomitolo di Kauni Effectyarn, un filato danese in lana 100% e molto ruvido (ma già più morbido dopo il primo lavaggio, al prossimo gli do anche una passata col balsamo Fructis...). I colori sono autunnali, il modello è l'Hitchhiker di Martina Behm.
Come tutti i capi che mirano a esaltare il filato, è una noia mortale da lavorare, ma alla fine è talmente bello vedere i colori sfumare progressivamente che lo sforzo lo puoi fare.
gennaio 03, 2013
Magari la soluzione l'hai già trovata ma non lo sai
Le lampade in una casa sono fondamentali tanto quanto gli armadi e le librerie. Sono oggetti d'arredo che ho sempre scelto secondo il mio gusto e non seguendo la sola esigenza di praticità. Odio le plafoniere e i faretti e per questo non ne vedrete mai in casa mia.
In casa ho pochi punti luce, ma tutti molto belli o, perlomeno, scelti con cura e gusto mio. Se ho fatto un errore è stato di praticità: non rimetterei in cucina la Fly della Kartell, perché è una lampada in plastica davvero troppo delicata per stare in una stanza in cui, pur con tutte le cure del mondo, circola più unto che altrove. In cucina, se potete, prediligete lampade in vetro.
Da quattro anni, in camera da letto, non avevo un lampadario, ma l'infame porta-lampadina, quello che tutti, in una stanza di casa, abbiamo. E' quella lampada di emergenza che si infila appena si è finito il trasloco, pensando "Più avanti la tolgo" e che invece rimane appesa triste per anni a monito di trascuratezza, mancanza di tempo o incapacità di trovare un vero lampadario.
Per anni ne ho cercato uno per la mia camera, ma nulla mi soddisfaceva. Poi un giorno ero a Verona nella mia cameretta e mi son resa conto conto che il lampadario ideale per il mio buduoir di Milano era quello che avevo scelto a diciannove anni in occasione della ristrutturazione dell'antro che fino allora mi aveva ospitata. Qualche giorno fa, armata di forbice e cacciavite, ho staccato il lampadario e me lo sono portato a Milano. Stamattina, in meno di dieci minuti, l'ho attaccato al soffitto. E finalmente, dopo quattro anni, la mia camera da letto ha un lampadario.
dicembre 30, 2012
Un augurio per il 2013
Ci terrei a concludere questo inutile, incasinato e schifosissimo anno con un enorme BOOOOH?!! nella speranza che per me e per tutte le persone che hanno sinceramente voglia di vivere bene, il 2013 porti serenità e felicità. Un pensiero anche a chi è capace solo di blaterare e non ha il coraggio di vivere la propria vita: ce la farete anche voi, piccolini. Ma alla larga da me, per favore.
dicembre 08, 2012
Immacolata
(era: pensavi che la neve rimanesse bianca?)
Lo stato di quiete dell'anima si registra in due situazioni
1- Ti svegli la mattina, c'è questo spettacolo fuori dalla finestra, e accanto hai una persona che ti vede sorridere.
2- Ti svegli la mattina, c'è questo spettacolo fuori dalla finestra, e non c'è nessuno che desidereresti avere accanto a vederti sorridere.
Il problema in effetti è del resto del mondo, che non mi vede sorridere.
dicembre 04, 2012
Sotto vacci tu
Per molte persone flirtare è un’attività consueta e necessaria per la sopravvivenza. Tuttavia questo bisogno non sempre corrisponde alla capacità di amministrarlo con il dovuto savoir faire o, con un termine a me molto caro in questo settore, con la necessaria *professionalità*. Questi requisiti sono fondamentali perché quando si flirta si coinvolgono altre persone che potrebbero interpretare le ripetute attenzioni come una forma di interesse personale, e non come un (più che lecito, preciso) esercizio per l’ego. Dubito esista il flirting a scopo filantropico, ma se fosse deducibile dalle tasse scommetto che avrebbe il suo seguito pure quello.
La verità è che al mondo c’è una gran quantità di impiastri, incapaci ed edonisti che, a suon di “io non volevo”, “io non pensavo”, “io no”, ingaggiano tenzoni per poi seminare il caos nelle persone pacifiche che vengono coinvolte e la gran parte delle volte ci rimangono sotto.
E quel rimanerci sotto non è un segno di debolezza o di stupidità. Il coinvolgimento emotivo e sentimentale non è stupido: è umano e molto piacevole, soprattutto se condiviso. Debole è chi prende di mira una persona sapendo già che la ridurrà a pezzetti e la obbligherà a battere la ritirata. Sciocco è chi gioca in modo scorretto a suon di “te l’avevo detto che”, perché invece di cercare di migliorare se stesso e diventare un po’ più *professionista del flirt*, addossa a questo e pure a quell’altro la colpa di aver creduto che ci fosse qualcosa di più. Dilettante è chi nasconde la testa sotto la sabbia, chi mette sempre le mani avanti, illudendosi che un qualsiasi suo comportamento non abbia delle ricadute emotive sull’altro. Di rado questi serial flirter ammettono “ho sbagliato”: la tecnica è far credere che abbia sbagliato l’altro. E sì, l’altro ha sbagliato a dar corda a un dilettante del flirt, ma per il resto… non c’è errore nel lasciarsi coinvolgere sentimentalmente. Al massimo dice la sfiga.
L’unica cosa che possiamo augurarci, noi (dico noi, perché io sono dalla parte degli eterni sconfitti) è che una buona volta vadano sotto queste veline del flirt. Che esplorino il sottobosco dello schifo che hanno seminato negli anni, quella melma grigiastra e appiccicosa che cercano sempre di cagare lontano da sé. Capiterà prima o poi che se la spruzzino in faccia tra di loro.
Non vi vogliamo ingabbiare, non vi vogliamo sposare, cambiare, non vi vogliamo mettere lacci o chiedere promesse di amore eterno. Semplicemente giochiamo pulito.
novembre 23, 2012
Scova l'errore
Ho fatto un errore. Tuttavia ho deciso che, invece di correggerlo, me lo porterò addosso.
I più attenti hanno qualche elemento per capire dalla foto che non si tratterebbe di una correzione bensì di cercare pareggiare l'errore fatto: il pezzo sotto è il dietro del maglione ed è già terminato. L'unica cosa che potrei fare col pezzo davanti (quello appoggiato sopra), è quella di smontare due giri di rasata, e replicare l'errore.
Invece no.
Tanto di solito non se ne accorge nessuno.
E saperlo mi cambia poco nella vita.
Ho fatto errori ben peggiori, ma non due volte.
novembre 09, 2012
Blog da buttare
Premesso che l'interfaccia di Blogger fa cagare. Io credo che tutto sia felicemente riassumibile qui nella canzone degli Elii. E in quanto io stia bene, ora.
ottobre 19, 2012
ottobre 16, 2012
475 euro d'amore
Costa 475 euro
Si compra qui http://www.agentprovocateur.com/lingerie/corsets-and-basques/info/caisey-basque~black?cmp=EM2201484
(la 34B va bene, a mio modesto avviso.)
(la 34B va bene, a mio modesto avviso.)
Grazie.
(Lolò, questo va bene?)
(Lolò, questo va bene?)
ottobre 14, 2012
Sul perché a settembre ho dormito male e volevo essere felice
A fine agosto un uomo (per la precisione il signore che settimanalmente viene a consegnarmi frutta e verdura alla porta di casa) ha deciso di venire a fare un infarto a casa mia. In pratica, quando mi ha suonato il campanello con la cassetta in mano, era lì lì per star male, mi ha chiesto di ospitarlo un attimo, io l'ho fatto entrare, gli ho dato dell'acqua e zucchero (pensavo a un calo glicemico) e nel giro di cinque minuti era sul mio divano che sussultava, viola in faccia, senza sensi, con gli occhi fissi e il corpo esanime. Ho chiamato il 118 e se lo sono portato via dopo aver trasformato il mio salotto in una Emergency Room. Il signore, cinquant'anni, ora sta bene, ha uno sten nell'arteria che porta al cuore.
Il problema è che nonostante tutti mi dicano che sono stata brava, che ho avuto sangue freddo a non andar nel panico, che probabilmente gli ho salvato la vita perché, se non lo soccorrevo, lui sarebbe stato male sul furgone e si sarebbe schiantato, che sono una bella persona perché potevo dirgli "muori sul mio pianerottolo, non faccio entrare estranei in casa".... oh, nonostante dicano che sono stata eccezionale, io a settembre non ero molto allegra né particolarmente pronta a ricevere il premio Crocerossina del mese. Conto almeno tre notti in cui ho fatto incubi in salsa infartata (non li sto neanche a descrivere, non cose belle) con conseguente notte in bianco e pensieri cupi per la testa.
I pensieri cupi, i più semplici del mondo, nascono dalla paura che da un giorno all'altro potremmo non esserci più. Io. Le persone a me care. Chiunque. Basta un attimo e sei più morto che vivo sul divano di una perfetta
sconosciuta. A cinquant'anni. Tipo tra dodici anni, io. Tra quattordici tu. tra nove tu. Tra quattro tu.
Cosa mi tiene viva? mi domando. A parte la lucidità mentale di non essermi mai messa un cappio al collo ed aver fatto un saltino nei momenti più disperati? A me tiene viva il desiderio di una vita serena, quella che al momento non ho, che ho avuto e da cui ho attinto come un'idrovora. Mi tiene viva il bene che provo quando sono con le persone a me più care. Quelle che non chiedono nulla, che danno per scontato che merito il loro affetto, che godono del mio, che sono felici per me, con me o a causa mia. Mi tiene viva il provare dei sentimenti e lasciarmici trasportare con disgraziata spontaneità, mi piace questa vitalità che supera, senza incontrare filtri e barriere, le rotturissime di coglioni che purtroppo ogni giorno mi si piazzano davanti al naso.
E parliamo di frasi fatte, quelle che ho sempre odiato, le più scontate, da "carpe diem quam minimum credula
postero" a "chi vuol esser lieto sia, del doman non v'è certezza". Io davvero non capisco perché si viva male, ci si creda invincibili, a prova di sentimenti, arroccati su posizioni improbabili, costruzioni mentali che impediscono dei rapporti sereni e gioiosi, ma forse vedo tutto troppo influenzato dalle mie esperienze personali. Non è possibile che le persone, nei rapporti interpersonali, mirino a star bene con se stesse e, solo in un eventuale secondo tempo, tra di loro. Dovrebbe essere il contrario: miro a star bene con te perché così anche io ne traggo beneficio. Non: intanto vedo di star bene io, poi tu, cazzi tuoi, vieni in un secondo tempo. Le relazioni interpersonali servono per arricchirsi, non per consolidare se stessi.
Io ho bisogno degli altri per giustificare quella parte della mia esistenza che va oltre il risveglio, il bucato, il mandare avanti la casa, lavorare per mangiare, assopirmi, fare sogni belli che atterriscono i protagonisti, risvegliarmi... E vorrei che fosse un'esistenza piacevole, sorridente, fiduciosa.
Così avrei anche meno paura di morire da sola, sul divano di uno sconosciuto che mi guarda atterrito mentre chiama il 118.
ottobre 12, 2012
Una spiegazione logica su basi instabili del perché rimarrò zitella per sempre
Dicono che, dopo una certa età, quando una persona si abitua a star da sola e a essere indipendente, difficilmente abbia voglia di legarsi a qualcun altro. Sulla mia pelle questo assunto è sostanzialmente errato perché l'indipendenza è un principio talmente scontato della mia esistenza da ben prima che rimanessi sola, che non ho bisogno dell'assenza o della presenza di altre persone per negarlo o affermarlo.
Se metterti assieme a qualcuno per te significa perdere l'indipendenza, vuol dire che sei un servo della gleba planetaria e che un giorno di sicuro la perderai, perché avrai deciso che sarà arrivato il momento giusto per perderla. E quindi più che un valore è una bandiera da sventolare, come la kefiah al concerto ska quando hai 15 anni.
Le uniche persone che potrebbero volersi mettere assieme a qualcun altro senza fuggire smozzicando la Marsigliese, sono quelle già legate. Questo perché, qualsiasi sia il motivo che ti tiene assieme a qualcuno, non è semplice anche solo fisicamente se non emotivamente, affrontare il passaggio drammatico dello "star assieme a" al "non star con nessuno".
Porto rispetto a chi, dopo una storia, accetta di rimaner solo per far quattro chiacchiere con se stesso. Porto rispetto, ma sorrido bonariamente, a chi non conosce solitudine e salta di liana in liana, come se l'amore fosse un fluire unico da una persona all'altra.
In questo brodo primordiale di gente che scambia per sentimento la confusione, indipendenza il vagare senza uno scopo, "relazione" lo stare assieme (è la stessa parola che si usa per i temini da compilare scopiazzando dai libri), una donna zitella di 38 anni ha solo una via per sperare di trovare una persona con cui amarsi placidamente: quella che passa per il frutteto, alla caccia di alberi da scuotere per vedere se casca qualche frutto ben maturo. Detto in altre parole: può aver voglia di aver una relazione solo chi già ce l'ha, non di sicuro chi la sfugge.
Rimarrò quindi zitella perché, qui lo dico rosa su bianco, nella vita non sono mai andata a brucare nei giardini altrui e me ne guardo bene. Se non altro perché ho sufficiente amor proprio per non litigarmi un uomo con un'altra donna, fosse anche il più speciale e unico sulla faccia della Terra. Inoltre avrei ben di meglio da fare (leggesi: sono troppo piena di me, anche a costo di star tutto il giorno a letto a fissare il soffitto), piuttosto di cercare di convincere una persona a star con me a tutti i costi perché, oddio che paura le emozioni, UDITE UDITE, c piaciamo e ci vogliamo bene.
Tendenzialmente gradirei piacere a una persona serena, presente a se stessa e alle proprie emozioni tanto quanto me. E lasciare che le cose, per una buona volta, andassero come devono andare. Poi gradirei un'abbondante teglia di melanzane alla parmigiana. E fare l'amore, anche.
Ecco perché rimarrò zitella per sempre.
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settembre 24, 2012
Bilancia, A/W 2013
(questa penso di averla già postata qui, ma chissene)
Dicevo
NELLA NOTTE TRA VENERDI' E SABATO, PORCO CAZZO, MI SONO SVEGLIATA ALLE DUE E MEZZA tutta sudata, ma fuori dalle coperte c'era freddo, quindi non potevo scoprirmi. Mi sono ribaltata nel letto straniero (lenzuola profumate di aria umida) fino alle sei e sono finita a raccontare in chat a un amico dove mi trovavo, cosa stavo facendo e come mi sentivo.
L'amico mi ha scritto una cosa carinissima a cui voglio credere come all'oroscopo di Paolo Fox: ossia non ci credo ma è bello sognarci sopra per qualche secondo prima di ribaltarmi nella realtà. Che alla fine solo a essere impazienti è amara e intollerabile. Ma cogliendone gli aspetti positivi non è poi così una merda.
Certo, è più facile che qualcuno veda un futuro radioso per te.
settembre 09, 2012
Hard to be a girl on sunday afternoon
Hai presente quelle domeniche pomeriggio in cui sai che se uscirai combinerai CASINI, e quindi è meglio se resti a CASA, e allora, invece di LAVORARE, ti metti a guardare le SERIE TV per placare l'IRREQUIETEZZA, e poi invece ti rendo conto che hai proprio scelto la serie sbagliata e finisci con addosso l'ORMONELLA GALOPPANTE?
Ma porca puttana, Friday Night Lights non doveva essere solo FOOTBALL, per di più delle SCUOLE SUPERIORI?
settembre 06, 2012
In poche parole, gli ultimi quattro anni e mezzo della mia vita
Mi volto perché ho voglia di baciare ma non c'è.
Mi sveglio e ho voglia di scopare ma non c'è.
Ho amore e voglio abbracciare ma non c'è.
Ho voglia di ridere ma non c'è.
Chi?
Ah boh, non saprei proprio chi.
Non è che mi sento sola, è che a volte mi sento inutile.
(no, vabbé ogni tanto bacio, abbraccio, rido, scopo anche oh, solo che a tratti mi sento come Indiana Jones dentro al Tempio Maledetto, mi aggiro per i cunicoli e assisto a scene di thug che strappano cuori, rischiando io stessa il mio). Paurissima.
Mi manchi, chiunque tu sia.
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agosto 21, 2012
Incroci in stazione
Il caldo è così pressante che, quando scendo dalla macchina per aprire il cancello, sento la gonna sollevarsi per il calore.
Arrivo prima in Centrale, ti prendo dell'acqua, magari hai sete come me.
Alle mie spalle c'è il trailer di Batman proiettato per dieci metri.
Vedo una persona, è strano che sia proprio lei, ma da tempo ho smesso di farmi domande sulle coincidenze. Sono segni che mi vengono seminati davanti agli occhi, sta a me coglierli. Mi appare davanti con la sua faccia mezza imbambolata, e mentre per una frazione di secondo sorrido tra me e me, ti avvisto mentre ti togli le cuffie.
Non c'è nulla da chiudere, non si è aperto nulla.
Era così prima, è così adesso.
Nessuno ha mai le parole per spiegare, le parole non servono a molto. E' per questo che sono stati inventati i bacini dolci e le carezze da scambiarsi in stazione.
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agosto 19, 2012
WARNING!!!
[malcontenta di moltissime cose, avevo già scritto ma poi cancellato questo post. Ora torna con questa intro e qualche modifica. E' chiaro che il 2012 non è un anno proficuo né per il blog né per il mio povero cuore che, a forza di botte, sta perdendo colpi. E siccome il contorno non è dei più piacevoli né è roseo, non è proprio semplice gestire tutta questa vita da sola, mantenendo sempre il sorriso sulle labbra e la sicumera di chi è convinto che domani andrà meglio. Domani non andrà fottutamente bene nulla]
Ciao. Sei un ragazzo carino? Sei sensibile? Hai una triste storia d'amore alle spalle e scopi con laqualunque perché non ritrovi più te stesso, e per questo soffri tanto? Mi hai conosciuta e pensi che io sia davvero carina, simpatica, una botta pure me la daresti e, chissà per quale disgraziato moto interiore, senti di volermi tanto, ma davvero tantotantotanto bene?
Ottimo, grazie per la preferenza accordata.
Tuttavia girami alla larga, non c'è trippa. Qui ci sono solo i gatti.
Vedi, cerca di capire: anche io sono carina, sensibile, ho una triste storia d'amore alle spalle, ma cerco di non rompere i coglioni alle persone. Ho una vita, un equilibrio da mantenere a costo di rimanere sola. Io sul tuo ottovolante non ci salirò. Ho sorriso tanto, ho abbozzato ancor di più, ho scusato troppo, ho dato possibilità andate sprecate. Ci ho messo del buono e del mio.
Ora basta: rischio di dare solo calci nelle costole al prossimo malcapitato con cui magari in altri momenti mi sarei anche intrattenuta volentieri. Perché sono tanto stanca, e non è giusto, né per me né per te.
Per favore, se pensi di essere il prossimo pazzo maschio mestruato di turno, evitami di essere violenta. Sono sicura che troverai la ragazzina tonica in grado di soddisfare le tue foie senza il bisogno di passare per il mio ormai stanco, flaccido e inutile corpo.
A che cazzo ti servo, io del resto?
grazie. Elena
Ciao. Sei un ragazzo carino? Sei sensibile? Hai una triste storia d'amore alle spalle e scopi con laqualunque perché non ritrovi più te stesso, e per questo soffri tanto? Mi hai conosciuta e pensi che io sia davvero carina, simpatica, una botta pure me la daresti e, chissà per quale disgraziato moto interiore, senti di volermi tanto, ma davvero tantotantotanto bene?
Ottimo, grazie per la preferenza accordata.
Tuttavia girami alla larga, non c'è trippa. Qui ci sono solo i gatti.
Vedi, cerca di capire: anche io sono carina, sensibile, ho una triste storia d'amore alle spalle, ma cerco di non rompere i coglioni alle persone. Ho una vita, un equilibrio da mantenere a costo di rimanere sola. Io sul tuo ottovolante non ci salirò. Ho sorriso tanto, ho abbozzato ancor di più, ho scusato troppo, ho dato possibilità andate sprecate. Ci ho messo del buono e del mio.
Ora basta: rischio di dare solo calci nelle costole al prossimo malcapitato con cui magari in altri momenti mi sarei anche intrattenuta volentieri. Perché sono tanto stanca, e non è giusto, né per me né per te.
Per favore, se pensi di essere il prossimo pazzo maschio mestruato di turno, evitami di essere violenta. Sono sicura che troverai la ragazzina tonica in grado di soddisfare le tue foie senza il bisogno di passare per il mio ormai stanco, flaccido e inutile corpo.
A che cazzo ti servo, io del resto?
grazie. Elena
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luglio 09, 2012
Lì, ai bordi del ka-boom
Arrivo all'età che ho non tanto con il cruccio che la sera la mia pelle sia stanca e che la mattina il segno delle pieghe del cuscino faccia fatica a scomparire dalla faccia. Che il mio scollo sia un po' rugoso o che io abbia dei capelli bianchi. No.
E' che all'età che ho, difficilmente saltano i freni. E quindi anche se d'istinto vorrei solo gettarmi lì nel ka-boom, il centro del cratere dove è esplosa la bomba, luogo fisico che posizionerei geograficamente e senza esitazioni all'intersezione tra le duetue sode braccia maschie e il mio corpicciuolo, io ormai ho il pilota automatico e freno il trenino lì, ai bordi del ka-boom.
E' come quando vai a visitare il Grand Canyon. C'è un paesaggio maestoso, l'aria è calda e secca, il sole brucia. Lo hai già visto centomila volte nei film e nei documentari, tu lo sai cosa comecosacazzo è il Grand Canyon, e poi quando arrivi lì pensi "Sono al Grand Canyon, fico". Però ti senti strano, perché ormai questo belvedere l'hai già visto da tutte le inquadrature possibili e ti hanno rubato lo stupore.
Qui le opzioni sono due: o giri i tacchi e te ne vai, e tornerai a casa dicendo con sufficienza "Il Grand Canyon è come nei film, e poi fa caldo, una faticaccia arrivarci". Oppure ti siedi lì, e aspetti il momento (perché prima o poi il momento arriva, se porti pazienza e non ti fai pigliare dalla foga del turista, dalla fretta di dover andare a visitare un altro luogo indimenticabile su cui sputare il tuo giudizio affrettato) in cui ti devi per forza rendere conto che quello è il-cazzo-di-vero-Grand-Canyon, un prodigio, e tu non lo stai guardando da lontano, dallo schermo, dal monitor, da dietro la fotocamera. Ci sei dentro.
Quindi, ora che son qui, mi fermo un attimo di più: ché non capita tutti i giorni, a queste latitudini, di esserci anche solo ai bordi, di questo ka-boom.
Godi di questa partecipazione, PER DIO.
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Grand Canyon, Arizona, Stati Uniti
luglio 07, 2012
Comoda
Volevo ricordare ai lettori di questo blog abbandonato che esiste un tag chiamato culo_di_marmo dettato dal fatto che a settembre ho deciso che avrei lavorato per avere un culo di marmo.
A fine giugno il corso di pedalò in piscina è terminato.
Non lo so se Mister Culo sia diventato di marmo, però sono stata brava e sono andata a praticamente tutte le lezioni di pedalò. Tranne che all'ultima. Dicono.
Il Rui Blas
Nella casa al lago c'era una libreria, non una di quelle librerie enormi con i libri di tutta una vita, ma la libreria di una persona che aveva viaggiato molto e aveva vissuto in tante case. In quella bassa libreria di ciliegio massello erano rimasti pochi libri, probabilmente un centinaio, a pensarci probabilmente erano i più cari e i più recenti. C'era anche un Rui Blas in francese, con dedica.
alla mia Paola
mamma
192x
Non ricordo neanche se la dedica fosse in francese. Era un libro al massimo degli anni Venti, regalato a una ragazzina di meno di vent'anni. E a me il Rui Blas non piaceva particolarmente, l'avevo studiato e no, non ti può piacere un testo che hai studiato a scuola, al massimo puoi studiare con entusiasmo un libro che hai già letto, così in classe fai la saputa (mi piace la parola "saputa" volevo usarla), l'entusiasta e poi lo porti all'esame di maturità, come il Rosso e il Nero, per esempio (juliensorel, la mia prima password per la posta elettronica).
Ero affascinata da quel libro, era una suggestione forte, per me, pensare a una madre che aveva regalato a sua figlia il Rui Blas negli anni Venti, e che negli anni Novanta il libro fosse ancora lì, solo un po' ingiallito e odoroso di polvere, con la dedica, mentre le persone erano morte tutte. Non volevo neanche portarmelo via, perché il libro apparteneva a quella libreria in ciliegio, in quel corridoio, in quella casa, in quel giardino, in cima a quella salita, ai bordi del Lago di Garda.
Poi sono arrivate le ruspe.
"Ma i libri?"
"Buttati via tutti".
E del Rui Blas non gliel'ho detto, anche se la domanda era "E il Rui Blas?". Che neanche l'avrebbe capito, se gli avessi chiesto del Rui Blas.
"Buttati via tutti".
E del Rui Blas non gliel'ho detto, anche se la domanda era "E il Rui Blas?". Che neanche l'avrebbe capito, se gli avessi chiesto del Rui Blas.
"E la cucina turchese?"
"Buttata via, era vecchia".
"Buttata via, era vecchia".
Come era bella quella cucina. L'avrei voluta io per la mia casa, a vent'anni sognavo una cucina come quella. Buttata via. Senza chiedere.
E quindi niente, il Rui Blas non c'è più.
Non c'è neanche più la cucina.
Non c'è più il nascondiglio del partigiano.
L'ulivo che entra nel terrazzo.
Non ci sono più neanche il fantasma.
L'acero.
Le rose.
Il pozzo.
E non sono state le ruspe a devastare i ricordi. Non sono mai le ruspe.
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Lago di Garda, Italia
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