novembre 24, 2008

C'è rosa e rosa


Rien de rien su IMDB

Nelle ultime due settimane ho visto due film, La vie en rose, dedicato alla vita squinternata di Edith Piaf, e Speed Racer, biografia (LOL) del pilota Gran Prix Speed Racer.
Il primo aveva tutte le carte in regola per piacermi (lei, les chansons, amours, milord), il secondo l'ho affrontato con la deliberata intenzione di pensare ad altro.
La vie en rose ha vinto due premi Oscar: uno per l'interpretazione di Marion Cotillard, la giovane attrice che ha vestito i panni della passerotta, e l'altro per il trucco.
Notare la circolarità cerchiobottista: premiano lei perché si è fatta truccare (sessioni anche da sei ore eh, più dei nani pelosi del Signore degli Anelli) e, per sottolineare il tutto, hanno premiato i truccatori perché... l'hanno truccata.
Mah.
Fortunatamente il film non ha vinto nulla per il montaggio, sufficientemente dozzinale e insulso da togliere spessore alla narrazione. Non sapevo molto della vita personale della Piaf, e alla fine mi è rimasta la sensazione che lei fosse ben di più di quel che mi è stato raccontato: una che beveva e si drogava parecchio, che aveva come ragione di vita la canzone e l'amore per un bel maschione morto in circostanze tragiche. Nel senso... basterebbe anche questo per fare grande la vita di un'artista e narrarla a dovere. Ma Edith non era "bella e dannata". Era fragile ma determinata, brutta ma affascinante. Sì, la Cotillard salva tutto, perché riesce a trasmettere proprio questo. Ma non ha attorno un bel film.



Rosa psichedelia su IMDB

Speed Racer è opera dei Fratelli Wachowski. E' uscito al cinema questa primavera e non se l'è cagato nessuno. E' tratto da un cartone animato giappo di cui so la sigla ma che penso di non aver mai visto (non che a Verona si vedessero tanti canali regionali), ed è un concentrato di psichedelica "vie en rose", visto che il colore viene declinato in tutte le sfumature possibili.
Speed Racer
è chiaramente uno sfizio estetico di due burloni che hanno fatto un pacco di soldi coi tre Matrix e hanno deciso di spenderne una parte facendola deliberatamente fuori dal vaso. Non hanno però avuto il coraggio di osare al 100%, realizzando un film veramente fuori di cotenna: le scene più spettacolari, montate in modo originale, veloce ma sempre lucido (impara, Dahan, impara, si possono fare salti temporali anche senza incasinare tutto) si alternano a siparietti accomodanti à la Spy Kids, che potevano risparmiarci. Insomma, la RuMiKa's Cut prevede il taglio perentorio di tutte le scene con il fratellino ciccione demente e la scimmia.
Continua a non convincermi neppure Irvine Hirsch, ancora più insipido che in Into the Wild.
Guardatelo, 'sto Speed Racer, meglio su Blu-ray e schermo HD e solo dopo aver fatto qualche partita a F-Zero o WipeOut, soprattutto per capire il senso della ghost car.
Io alla fine mi sono divertita, ma perché amo questo genere di film... indifendibili sotto alcuni punti di vista, ma onesti di natura. Spettacolare! E allo spettacolo non bisogna mai dire di no :)

novembre 23, 2008

Non credete alle suggestioni culinarie :*


[ultimamente c'ho la logorrea, ma qui il bello è che se ve ne frega qualcosa leggete, altrimenti no]
L'acquisto di oggi è quello in immagine, perché le sane e golose abitudini non vadano perse :)
Oh, io sono la Nonna RuMi, s'il vous plait.

Breve lezione per i ragazzi che vogliono vezzeggiare delle pupe. Le pupe devono vezzeggiare i ragazzi in altri modi.

Dosi abbondanti per due:

2 etti di farina
2 uova


*Iniziate a mescolare sti due ingredienti con una forchetta e poi prendete il coraggio necessario per buttarci dentro entrambe le mani. Tenete il pacco della farina vicino per aggiungerne al volo senza fare troppo sporcamento nel circondario.

*Lavorate finché l'impasto è sodo e non è più appiccicoso per le mani.

*Se le uova sono grandi è probabile che dobbiate aggiungere altra farina all'impasto durante la lavorazione.

*Poi prendete la massa, appiattitela un po' sul piano di lavoro infarinato.

*Stendetela col mattarello di legno finché non fanno male i palmi (accadrà presto). Se riuscite, stendetelo fino a un'altezza di 4-5 millimetri, dai... non è faticoso.

*Poi tagliate la pasta a strisce larghe 15 centimetri, e iniziate a tirarla con l'Imperia, gradualmente, dalla posizione più spessa a quella più sottile. Non ci sarà bisogno di arrivare al grado massimo di sottigliezza, di solito ci si ferma prima. Si va ad occhio, nessuno è mai morto per delle tagliatelle troppo spesse, quelle troppo sottili invece impaccano.

*Dopo aver preparato le sfoglie lasciatele riposare dieci minuti infarinate (magari sullo schienale delle sedia, che fa molto nonnina), in modo che perdano un po' dell'umidità.

*Poi passate queste lasagne alla trafila per tagliatelle o tagliolini.

*Disponetele man mano su un vassoio infarinato.

Non lasciate passare troppo tempo da adesso a quando le butterete in acqua salata bollente, altrimenti si appiccicano.

Cuociono in fretta, condite con un buon sughino pomodoro e basilico.


Le pupe vi diranno "Sono proprio fortunata ad avere te", ma la ricetta non garantisce l'amore eterno. Sono solo bei momenti e basta.

Ohi, tu... tu che mi leggi ogni tanto, un po' scazzato e sovrappensiero. Oggi ho visto Ranochi e Talpignon. Ti salutano, stanno bene anche loro.

Incredibili nuove scoperte

C'è speranza per questo piccolo cosmo.
E' ora di fare colazione. Spalmo del burro sulle fette di pane, ma c'è freddo e non riesco a distribuirlo come voglio. Niente di male, mi piace il burro sotto i denti quando è ancora solido. Poi cospargo le due fette con la granella al cioccolato. Penso di essere l'unica italiana che è tornata da Amsterdam glorificando questa deliziosa abitudine locale. Decido di sparare tutto in microonde per una quindicina di secondi.
Poi mi scaldo dell'acqua e ci metto dentro una bustina di matcha green tea. Il suo sapore mi ricorda dei bei momenti, e sorrido.
Sono passati otto mesi. Otto anni per otto mesi fa sessantaquattro, i chili che stavo per raggiungere.
Otto mesi fa non ci volevo credere.
Sette mesi fa facevo gli scatoloni.
Sei mesi fa volevo morire.
Cinque mesi fa volevo morire.
Quattro mesi fa ho fatto il rogito.
Tre mesi fa mi sono state dette delle cose a cui mi faceva comodo credere.
Due mesi fa ho capito la vera natura del mio problema.
Un mese fa ho compiuto gli anni e mi sono fatta forza, e da lì è iniziata la discesona, con qualche intoppo.
Oggi è una giornata serena e peso cinquantadue chili stabili. Mi piaccio, in molti mi dicono che sono rifiorita. E questo indubbiamente aiuta.

Taty è appena entrata in camera mia, si è alzata apposta per accompagnarmi all'Ikea a scegliere dei piatti, dei bicchieri. Mi fido del suo gusto, ha sempre delle belle idee.

Sono viva, my sign is vital.
Mi alzo dal letto e mi sento leggera, penso ci sia qualcosa da fare della giornata.
Forza, ci siamo.
E' ora di darsi un tono.
E se le cattive abitudini sono dure a morire, mille altre migliori, più costruttive e dignitose prenderanno il sopravvento ricordandomi che comunque è stato tutto meraviglioso.
Facciamo festa.

novembre 21, 2008

Allucinazioni autoindotte

Allora, dovevo andare all'Ikea da sola, per forza.
Perché volevo gestirmela io in solitaria, veloce, senza riflettere. L'idea di coinvolgere qualcuno nell'impresa mi è balenata, ma è stato meglio così. Colpo secco, a freddo, un'oretta e mezza, giusto il tempo delle fredde pratiche burocratiche ai chioschetti dei dipendenti annoiati ma gentili per policy.
Ho preso solo
letto (struttura, doghe, materasso) - armadio (senza cassetti perché non c'erano) - divano (fodera nera, fodera rosa) - e poi non mi ricordo che altro ho preso...
[qui passa del tempo vero in cui cerco di ricordarmelo senza aprire il foglio, perché non si può cedere così brutalmente, non si può cercare sempre l'appoggino...]
ah sì.
Le 4 Billy per il corridoio - due con le ante, due senza,qualche ripiano di vetro.
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Rimandate a pick up in loco, un paio di librerie per il salotto, dei ripiani per il dietro divano, il tavolo per la TV, il tavolo per la camera. Perché ci voglio riflettere un attimo, voglio vedere gli spazi.
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Si consumerà presto il dramma della lavatrice.
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E di tutte quei nodi che prima o poi verranno al pettine.
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Perché allucinazioni autoindotte. Perché non ci credo a cosa sto facendo, spero di aver combinato in modo giusto le scelte. Le faccio perché mi scivola agevole farle, ma non sono molto sull'attenti. Ci sono, devo, è ora.
Vedo apparire e scomparire nella testa un rendering di mobili troppo grandi, troppo piccoli, ematomi sulle gambe per spigoli di troppo, presenze, assenze, vuoti per pieni per vuoti, gatti che si arrampicano sulle zanzariere, docce calde, porte sbattute, panni stesi, pappe calde, vino, birra, coccole, sesso, libri letti sul divano, musica a palla, videogiochi in sala, in camera, natale non esiste, problemi, esaltazioni, difetti, perfezioni, soddisfazione, solitudine, voglia di andar via e di tornare, e tutto il resto che ho nella mente adesso e che trattengo volutamente perché alla fine non è una novità. E' solo un modo diverso di declinare me stessa.

... ma io non sono come te, senza finestra...


Arrivate!


Installate!

novembre 19, 2008

Non c'è


Non c'è musica, cibo, bevanda, uomo, donna, attività, film o telefilm capace di tenermi calma o semplicemente intrattenermi in queste ultime ore. Neppure sparare agli zombie.

Domani ricominciano i lavori di sistemazione della casa. E' il rush finale. E' il momento in cui le decisioni prendono una forma. Si impacchetta tutto, si mettono le finestre. E poi i pavimenti, le piastrelle, il Bisazza, il mosaico della cucina, il parquet, i cavi elettrici, il condizionatore, i sanitari, poi i mobili della cucina e poi, poi... tutto il resto.

Come mi addormento in queste condizioni?

Troppa emozione, troppa confusione.

Casa.
Va tutto bene.
E' tutto sotto controllo.
Solo che non riesco a stare ferma.

frrr frrrrrrrrr frrrrrrrrrrrrrrr frrrrrrrrrrrrrrrrrr


Crossover su Facebook

E' da marzo che uso Facebook ed è come acquistare Novella 2000: dopo un po' che lo leggi pensi "che cagata", ma intanto l'hai preso e su qualche pagina ti ci sei pure divertita.
Non è un caso che ultimamente su Novella 2000 molti articoli facciano riferimento a Facebook, e questo lo si deve a Gianluca Nicoletti, che contamina le pagine della rivista con le informazioni raccolte sul social network. Per esempio a metà ottobre, in copertina, veniva strillato all'incirca "un tot di persone vorrebbero uscire con Ilaria D'Amico anche da vecchia". Subito non avevo colto l'origine dello strillo, salvo poi accorgermi che non veniva altro che riportata l'esistenza dello sparuto gruppo di Facebook "Per quelli che vogliono farsi Ilaria D'Amico anche quando sarà vecchia, glissando sull'invece più frequentato "Piselliamoci Ilaria D'Amico".

Ma non è di questo che volevo parlare. In sti giorni ho in mente Verona, perché sono stata in un locale che mi ha teleportata nella terra natìa (facce, ruoli, atmosfera), perché mi chiedono "Quando torni a Verona?" [Quando ho sistemato un paio di cose], e perché su Facebook mi capita spesso di vedere foto di amici e conoscenti veronesi rimasti là o ancora in contatto con la realtà locale. Vedo apparire fantasmi nelle liste amici altrui, intravedo ex, lurko in foto gli invitati ai matrimoni, constato che il giro è sempre quello, le chiese, le ville, i catering, scopro che quella è ancora amica di quello, mi ricordo all'improvviso di gente che non ricordavo più esistesse, prendo atto che la tal facciadicazzo non è cambiata nel tempo, e che la gente che mi era simpatica sembra ancora in gamba...
Mi pare di essere in Albion, seduta sul divano in pelle di un circolo, con la pipa in bocca e in mano la pagina della cronaca mondana locale.





novembre 18, 2008

Impazienza, te magno in un boccone

Son sveglia dalle tre perché ho fatto un sogno strano. Il problema è che alle cinque, a forza di cercare di riaddormentarmi, mi sono ricordata che ieri sera, invece di cazzeggiare in chat, avrei dovuto lavorare.
E anche adesso, che ho il Docs aperto, che so che devo far ste due cose e spedirmi gli screenshot, mi disperdo nella mia impazienza di ricominciare al più presto una vita. Le gambe si muovono battendo tra loro, il freddo c'è e non ha senso mettersi la felpa.
Giovedì arrivano le finestre.
La porta la settimana dopo, forse.
Manca un mese, un mese al nuovo ignoto, ancora sorprese, ma la vera novità è che saranno da me stessa. Chissà come sarò nella mia casa.
Sono curiosa di questo.

E l'altra novità è che ieri, parlando con la piccola Sere, mi/le domandavo se magari avrei dovuto fare quattro chiacchiere col coso, sul fatto che di questi tempi mi butta bene, che si dimentichi della mia faccia triste, che no, basta, non mi struggo più di tanto, che è rimasta solo una cattiva abitudine. Ma la verità è che è finita, e che non sta bene che senta la mia voce felice, per adesso.

Così ho chiamato il Freddie, e l'ho detto a lui che sono tutto sommato tranquilla, nonostante la faticaccia boia che ci sta dietro, gli sfasamenti mentali e l'apocalisse alle porte. E anche lui era felice di sentirmi, di sapere che mi son divertita e che con la casa ci siamo quasi.
Non sono state quindi parole al vento, come tante altre in questi mesi: penso di averlo fatto contento, raccontandogli che la sua compagna di merende in trasferta permanente a Milano sta risalendo la china.
No, non ci torno in provincia, al momento. Ho delle cose da sistemare qui, ma è per il meglio.

E la pazienza, uau, a volte è proprio una figata, quando trascorri un lunedì delizioso come ieri, mangi il giappo settimanale il lunedì (quindi sai che probabilmente lo mangerai un'altra volta), declini furtivamente ogni responsabilità e chiacchieri assolata, se non con le porte, almeno con quelle tre/quattro persone che, anche solo per dir le solite cose, a volte fanno la vera differenza.
Quindi, perché no. Pazienza sia. Approfittiamone finché gli astri sono daccordo con me.

Chiaramente non ho ancora concluso nulla del lavoro che dovevo fare. Ma a tutti gli effetti... chissene...

Ah, Mattia (ciao Mattia). Non sono cuoricini: sono pezzi di duodeno spiaccicati sul muro... magari le frattaglie si sono disposte in qualche forma ambigua, ma non sono cuoricini.

Ho un bisogno irrefrenabile di ascoltare gli Editors, tra due minuti mi passa.









novembre 17, 2008

Adam Green

Adam Green è un ranocchietto buffo, un bel polletto.
Certo, se bisogna dar credito all'estetica pura indie, forse il bassista Steven è il più appetibile della band. Ma noi non siamo la scienza, a riguardo, quindi lasciamo da parte queste osservazioni da bancone del bar.

Adam Green, da zero a cento in un mese.
Sapevo che c'era, che mi piaceva... però, si sa, tra il dire e l'ascoltare per poi andare a due concerti di fila, c'è di mezzo il mare. Ma la compagnia era buona e la voglia di staccare un attimo era molto forte.
Accantono quindi il progetto di andare a sentire i Fleet Foxes il sabato e mi imbarco in un weekend di svacco a dieta liquida (domenica sera toccati i 51 chili).
Senza far la cronaca della due giorni appena trascorsa, che fa molto diario delle medie, mi limito a dire che i due concerti di Adam Green sono stati un'esperienza davvero interessante.

Lui, prima di tutto, è la follia personificata. Si presenta in jeans e giacca di pelle rossa, più un paio di stilosissime scarpe che gli avrei strappato dai piedi. Si agita, balla come una bambina che accena dei passi di flamenco, è presente, è padrone di sé, fa il suo lavoro da gran professionista, ma l'amico in realtà è completamente fuori. Ma non è un buffone, anzi, anche lui gestisce alla grande. Inoltre è un cantante con la voce di dio, che mi sbudella. Che boh, gli direi "Senti, carino, prendi la chitarra, prova a cantarmela tu *Hurt*, vediamo se mi fai venire i brividi come il vecchio, vediamo se è un problema anagrafico, di vita, di voce o di cazzitanti".
Canta accompagnato dalla band, canta solo con la chitarra, fa stage diving, fa l'uomo ragno, beve, spara cazzate, violenta e spacca maiali, bacia il pubblico. Il ruffiano sprizza carisma.



Avvicinabile quanto il resto della band dopo lo spettacolo, mi ha presa in braccio di sopresa come se fossi un fuscello. OK, nella foto sembra che gli sia saltata addosso io, ma sinceramente volevo solo farci una fotina, anche perché avevo da bere in mano. Tanto che gli ho baciato la testa a 'sto schmuck, perché mi sono divertita un sacco. Tutto OK. Target achieved.


novembre 16, 2008

Il titolo è una frase a caso di Bovati

Camogli, faf, musica dell'intervallo RAI.

Weekend con due professionisti e mezzo.
Tutti nella propria parte, direi, sottoscritta inclusa.











novembre 14, 2008

Divinazioni stradali

Poiché ieri ci ho impiegato due ore e venti ad arrivare al lavoro, anche se i miei nervi d'acciaio reggono alla grande, stamattina ho cercato un giro alternativo per strade sconosciute.
Dopo aver percorso in tripla combo Cassanese, Rivoltana e Paullese, sono arrivata all'incrocio di quest'ultima con la Tangenziale est. Conosco lo snodo, conosco la direzione da prendere.
Tuttavia ero distratta, e ho imboccato la Est nel verso sbagliato. Sono Uscita a CAMM per "fare il giro" (per fortuna che ero già stata in zona per un paio di concerti), e mi sono trovata al Novotel, non l'avevo mai notato, eppure ci passo davanti ogni sera da parecchi mesi.
A questo punto non c'è dubbio sul da farsi per stasera.
MAGNIFICO!

novembre 12, 2008

LOL survivor

THE SURVIVORS HAVE ESCAPED!!

NO MERCY

:)

novembre 11, 2008

Penelope

Il porcellum su IMDB

Alura, un film come Penelopi (perché si pronuncia così, nel film) o piace o è probabile che dia fastidio. Si tratta di una fiabetta leggera e ironica con un'estetica un po' troppo modaiola, con la canzone giusta al momento giusto (Hoppipolla, dei Sigur Ros) e i protagonisti perfetti, tagliati a fettine.
A me è piaciuto perché sono in vena romantica, ma non troppo. In vena indipendenza, ma non troppo. Sono paziente, ma non troppo. Con poco tempo, ma per cosa?
Poi c'è Reese Witherspoon, ed è agghiacciante scoprire che è addirittura più bassa di Christina Ricci.
E c'è quel ragazzo, James McAvoy, che dalla scena della biblioteca in Atonement, non riesce a lasciarmi proprio indifferente come forse (nooooh?) dovrebbe.

Don't cry cry baby now
You're my my Ladyluck
Bye bye

My my.

novembre 10, 2008

Bloggheria banalia di oggi

*Ho chiamato il piccolo Totoro "Gattao" °_° Ma che mi succede? :(
*Ho comprato tre sedie per la cucina ^_^ Due arancio e una in rovere.
*Ho comprato un bel set di posate che mi accompagnerà per tutta la vita. Delle posate danno più certezze dell'amore di un uomo, su questo non ci sono dubbi.
*Ho sognato che stupravo Jason Mewes... il che non è edificante a dirsi pubblicamente, però è stato divertente finché è durato. Tenderei a far notare quanto possa essere assurdo pensare a un Jason Mewes che oppone resistenza, visto il personaggio, ma i sogni son sogni, e quindi lasciamoli fare. Se avete voglia di spiegare il nesso, non fatelo, per favore, è evidente.
*Ho iniziato a lavorare all'uncinetto ^__^
*Ho bisogno di una lastra di marmo dove scolpire quel che dice Cristina. Bisogna capire se io sono "la vecchia megera" o quella "intelligente e sensibile". Propenderei per la prima ipotesi. [addenda molto poco tempestiva: sono tutto, sono una e trina ma perché non ci avevo pensato prima...]

... e un'altra settimana è passata. Lo scopo di questo lunedì è ricevere una telefonata. Il resto è quotidiana routine.

novembre 07, 2008

Un tetto sotto cui stare


e sopra cui andare facendo capolino, hihiihih ^_^

novembre 06, 2008

Noren!

I noren sono quelle tende giapponesi che segnano la soglia dei ristoranti delle cucine, dei locali. Quando si entra bisogna scostarli col dorso della mano, inclinare la testa, e rispondere al saluto "osscimaseeeeeeeeen" (che poi invece è "irasshaimase"). Anche a casa mia ci sarà un noren... e lo cucirò io :) Domenica ho ordinato la stoffa, poi dovrò trovare una bella canna di bambù (o di acciaio, mo vediamo l'effetto, mi sa che l'acciaio è più a tono con l'ambientino che si sta sviluppando). Non sarà una tenda da scostare con le mani perché è un po' scomoda, ma sarà proprio una tenda che segnerà l'alta soglia (arriva sui 260 cm) scende giù per 85 cm, quindi almeno io non ci sbatto né ci spalmo dentro il cibo se per caso devo trasportarlo in salotto. La stoffa che ho individuato è questa qui :) e farò delle bordature color verde the verde. C'era anche l'arancione brillante come quello della cucina, ma non mi pareva che si intonasse ai vestiti delle maiko... mah vedremo... comunque l'esaltazione cresce, dumdedumdedum, anche se ci sarà tanto casino. E nel casino io ci sguazzo °_°



novembre 04, 2008

Shenzen & Cronache birmane

Che omino strano Guy Delisle.
Va a Shenzen per lavoro (animazione), ci scrive una graphic novel e trasmette quello che ho sempre temuto di provare in Cina.
Lo fa con una leggerezza quasi fastidiosa. Introduce un argomento, e sul più bello, quando ti aspetti che la storia si avvii, che nasca lo spunto per una discussione politica, una critica sociale, un'analisi un po' più approfondita delle sue sensazioni, molla tutto. E questo accade ogni tre pagine, il tempo di aprire e chiudere la narrazione di un fatto o di un avvenimento. E alla fine è questo il bello, perché sembra davvero il diario giorno per giorno di un lungo viaggio di lavoro, con tutte le difficoltà a circolare e comunicare in un mondo tanto diverso. Le conclusioni si tirano a casa, forse, e solo se si ha voglia. Altrimenti restano immagini, fotografie, aneddoti da raccontare, dubbi irrisolti.

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L'abbiamo capito come sono le graphic novel di Guy Delisle. Sono dei blog aggiornati quotidianamente e disegnati a mano. Così Guy se ne va più di un anno a Rangoon al seguito della moglie, una responsabile di Medici Senza Frontiere, e, come per il breve soggiorno in Cina, affronta la quotidianità un po' da turista, un po' da ospite privilegiato di una ONG.
Non ha nessun punto di vista da imporre o forzare, e si limita a raccontare con semplicità che c'è un premio Nobel per la pace blindato in casa da anni, che in alcune zone remote della foresta birmana ci sono villaggi con intere famiglie eroinomani, che c'è molto caldo, che c'è un governo militare, che la gente mastica una foglia che rende neri i denti, che la censura taglia le pagine dei giornali. E lo racconta come lo potremmo raccontare noi a un amico, dopo una vacanza.
No rivendicazioni, no messaggi scontati, no critica contro il sistema brutto e cattivo.
E a questo punto mi si permetta anche il confronto vinto a mani basse con l'incredibile e pesantissimo ego di Tiziano Terzani, uomo di altra generazione, di altro calibro, che merita massimo rispetto ma che con il suo fiume di parole incentrate attorno al suo "ioioio" non riesce a toccare le mie corde come la semplicità e la dolcezza del tratto e della narrazione stringata di questo simpatico canadese.
Guy Delisle adesso è a Gerusalemme, e del suo viaggio sta scrivendo un blog. Ha scritto e disegnato altre cose che probaiblmente leggerò, perché mi piace.
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Shenzen e Cronache Birmane sono pubblicati in Italia da Fusi Orari.

novembre 03, 2008

4casa

Che ci crediate o no, ho quattro case.
Ho le chiavi di quattro case.
Quella dove risiedo.
Quella dove sono temporaneamente domiciliata.
Quella che sto ristrutturando e dove andrò ad abitare.
Quella dove ho sempre vissuto e dove, qualsiasi cosa accada, c'è sempre un letto caldo e una mamma buona che mi aspetta.

Capirete il gran casino quando si tratta di tirar fuori le chiavi dalla borsetta, infilare la chiave nella toppa, trovare quella del portoncino, oppure semplicemente decidere "che strada faccio per tornare a casa". Ma anche il cassetto delle posate... il primo da sopra, il secondo da sopra... i bicchieri dove sono?

Grande nemesi, per una persona che più stanziale della sottoscritta non esiste, che ama la casa, ama sentirsi a casa, che ha fatto tanta fatica per ambientarsi dovunque è andata, ma alla fine ce l'ha sempre fatta.

Casa, ho impellente bisogno di casa.
Di sentire mio qualcosa, ora che anche se ho molto mi pare di non avere proprio un cazzo di nulla.

[ora vado a letto sul serio... ho aspettato che la carrozza si trasformasse in zucca per poter fare un risottino]

Ari-uff

In tutta questa melma in cui sono infangata, in questa lamentosità continua che stufa anche me, ma a cui ogni tanto mi trovo a cedere, per fortuna ci sono persone carine che mi dimostrano tanto affetto. Una sola foto per ringraziarvi, con uno dei regalini ricevuti per il compleanno, voglio bene a tutti, vi stringo.
Sono solo io che voglio di più.
E mi sa davvero che mi tocca portare pazienza.
Scusate.
Ora mi ritiro... che le brave ragazze che se la pigliano nel culo vanno sempre a letto presto.

Blue eyes...

...baby he's got... blue eyes...


Che dir, mi manca il mio Gattao, soprattutto adesso che fa freddo, soprattutto adesso che rimetto la felpa che di solito era invasa dai suoi peli, soprattutto adesso che so che non potremo più vivere assieme e prima o poi avrò un altro gatto, un altro a cui affezionarmi, che mi verrà addosso quando avrò l'influenza, che stuprerà piccioni, e che in qualche modo riempirà questo vuoto spinto forzato che giocoforza devo accettare. Gattao, ti mando un bacino sulla testa, sul nasino, e so che lo fanno anche le mie amiche Francesca e Antonella, tue grandi ammiratrici.
Sei il gatto più bello del mondo, il primo che abbia davvero amato, nonostante tutto il piscio piscioso. Stanotte dormo virtualmente con te, le mie carezzine tutte per te, spero di sognarti come ogni tanto mi capita. E se non lo sarà, comunque sei nel mio cuore, maledetta puttana di gatto. :***

novembre 02, 2008

Buona domenica mattina


Stamattina tutte le signorine che leggono il blog si meritano un bon-bon nella deliziosa figura di Amaurì, bomber della Juve qui molto apprezzato non solo per le doti calcistiche ma anche per il sorriso contundente.
Oh, a me son sempre piaciuti i moretti e lui è il paradigma.
Quindi ancora buona domenica!

novembre 01, 2008

Frosting

Mi fa sempre molta tristezza preparare il frosting per i cupcake. Ricordo che all'inizio di marzo lo stavo facendo, avevo messo troppa acqua, si è aperta la porta di casa, è entrata una persona molto invadente e la mia vita è scivolata via.
Bah. Sono cose che segnano e fanno male, anche solo al pensiero.
Ma noi siamo forti, vero?

ottobre 31, 2008

Bloggheria banalia sparsa

*Ho appena capito che "duro come una zucca", "sei un zuccone" fa riferimento alla durezza delle zucche.
*Troppo poco alcool.
*Niente Sky perché piove e l'antennista non ha sette vite come un gatto.
*Il macellaio della Conad fa pausa pranzo fino alle 15.
*La partita è domani!
*Mi hanno cambiato l'orario di ingresso in azienda, ma il traffico in tangenziale non si adatterà mai alle mie esigenze.
*Canticchio Avril Lavigne "Ehi ehi, you you,I don't like your girlfriend" sovrappensiero e faccio ridere i colleghi (questa è vecchia, ma mi è tornata in mente poco fa e mi son messa a ridere da sola).
*Ho preso le nuove cicche della Vivident, quelle col ripieno esplosivo e sono buooone :).
*Domani sera faccio i cupcake con cioccolato e M&M's arancioni.
*Serve uno snack.
*L'oroscopo del 2009 è buono ma è chiaro nell'evitare accuratamente certi argomenti.
*Knows not what it means.
*Il brasato sta spandendo in casa un profumo delizioso.
*Avverto uno strano malessere influenzale.
*Voglio la mia casa.
*Sono in crisi di astinenza da bambole. Qui stiamo superando ogni umano limite di sopportazione.
*Devo pensare a come organizzare le inaugurazioni di casa.

Per amor di completezza

Ieri sera a un certo punto mi è zompata addosso la tristezza.
No dico... non un figo, LA TRISTEZZA. Ma come siamo ridotti, neh :D
Ma la tristezza è passata canticchiando le storielle dalla foresta degli gnomi, che è una canzone carina dei Wolfmother.

Rimane comunque traccia dell'assalto in queste poche righe.

Mi domando perché fare la città invece della tangenziale.
E poi vedo Piazza Cinque Giornate di notte e penso che non è poi così male, soprattutto perché non mi era mai capitato di soffermarmici così a lungo ascoltando musica nostalgica (1994).
Proseguo e mi domando perché andare sempre dritti: magari tra un po' mi trovo a un bivio: l'autostrada a cinque corsie, e un meraviglioso burrone à la Wile E. Coyote, con spettacolare caduta e nuvoletta di fumo bianco. Chiaro cosa sceglierei, no?
Non c'è senso, non c'è senso.
Non c'è un programma, un tornaconto, un perché e una ragione.
C'è solo il navigare a vista, condurre la nave in porto, un porto che chi cazzo lo conosce, sai solo che la barca la sai portare, che se ti è andata bene sei arrivata a metà della tua vita e chi ti vuole bene ti dice che il bello deve ancora arrivare. Mentre tu sei fermamente convinta che se ne è già andato perché ci hai scommesso tutto quel che avevi e hai bellamente perso al tavolo verde.
Rosso e nero. Pari e dispari. Zero secco. Più volte.
Beffarda la sorte. Amore e gioco, merda e fango.
Cosa posso volere di più dalla vita? Un Lucano?

ottobre 30, 2008

Bastardo, è tutta colpa tua!



Guardatelo, è bellissimo! E' turchese, luccica, LUCCICA E RIFLETTE CHE E' UN PIACERE. E' di vetro e resiste al passaggio dei Panzer della Wermach. Volevano darmelo blu, ma io l'ho voluto turchese, perché è il mio colore preferito in assoluto, e sembra un mare, il mare su cui camminerei SE ME LO CONSEGNASSERO. Cinque metri quadri che ritardano tutto, mi fanno saltare l'ingresso in casa per fine novembre e la vacanza di Natale. *sigh*.

Bisazza, tu mi tiri pazza.


ottobre 27, 2008

I ♥ Tom Cruise, e tutto il resto

Sì, OK, "ti inculo con la sabbia", yeye, balla balla, e tutto il resto, ROTFL.
Ma io petto Valkyrie. Lui in divisa.
E' che ho visto Tropic Thunder, sostanzialmente da Sympathy for the devil in poi (eh, c'è stato il cambio dell'ora, il messicano mi ha devastato le budella e all'UCI i film iniziano mezz'ora dopo l'orario previsto).
Mhh, sympa, sì. Non ricordo molto.
Non dico altro perché il cinema ultimamente mi soffoca come luogo.
Il che è brutto dopo vent'anni di intensa militanza in sala.
Quindi ritengo lecito distrarmi con altri pensieri durante la visione di qualsiasi film.

Sempre nell'attesa di tempi migliori, inizia una nuova settimana!
Antonia Bonomi, su Arcobaleno.Net segnala per oggi

"Mercurio e Venere nel segno attivano Venere, tra la tua abilità e il caso a favore oggi si stabilisce un’alleanza d’acciaio, con poche mosse puoi ottenere molto in ogni settore. Nel caso l’avessi dimenticato, per te è un ottimo momento a dispetto di eventuali ostacoli, vale in tutti i settori nessuno escluso, perciò non dimenticare di essere anche ambizioso".

Ci si sente in serata per fare il punto della situazione.

ottobre 25, 2008

Adesso non è proprio il momento...

... ma prima o poi sarai mia, piccola :D

http://page4.auctions.yahoo.co.jp/jp/auction/d82198816

(dicesi Momoko 02DD, DaisyD, la più ambita, una signorina di gran classe che darebbe un tocco elegante alla già pingue ma lontana collezione... MOMOKINEEE MI MANCATEEEEE)

When all I want to do is strip away
These stilled constraints
And crush this charade
Shred this sad masquerade
I don't need no persuading
I'll trip, fall, pick myself up and walk unafraid

Ci sono parecchi rompicazzo in giro

A parte che è davvero fastidioso svegliarsi alle 7 e c'è ancora buio.
Alzarsi alle 7e30 e c'è ancora buio.
Il mio corpo non gli sta dietro, vuole dormire!
Comunque, ieri, verso la fine del pomeriggio, hanno citofonato anche a me facendo domande strane.

"Buongiorno Signora Laviano, volevamo sapere cosa ne pensa lei della felicità".
La voce: una voce impostatissima da piazzista telefonica. Ma i testimoni di geova, le minoranze religiose varie sparse nel mondo, non sono rappresentate da sfigate signore in camicetta beige, longuette di lanetta blu, occhiali a doppio fondo e voce da maddalena addolorata?

La presunzione: "Signora Laviano" sti gran cazzi, come ti permetti. Credi di essere educata? Credi di cogliere nel segno presumendo che IO che ti rispondo a un citofono su cui ci sono due cognomi, sia la Signora? E chi ti ha detto che il primo nome sul citofono è di un uomo? Puttana: già il tuo ordine mentale, la tua presunta educazione mi fanno capire che sei solo una rompicazzo. Quando abitavo là sulle Ande e i piazzisti mi dicevano "Buongiorno signora Maderna", rispondevo "No, la signora Maderna è morta" (una volta "No, la signora non è in casa, io sto facendo le pulizie, sto lavorando").

La felicità: Ahia. Premetto che non ho avuto la brillante risposta pronta come Mattia. Sono rimasta un po' basita e ho risposto "No, grazie, ho da fare". La troia però ha voluto insistere. "Signora Laviano e posso lasciare un opuscolo a riguardo nella cassetta postale?". Eh no, eh... ora, non la gestisco io la cassetta postale, ma davvero NO. Rispondo "Non ci provi nemmeno". E butto giù il citofono.

Per me "Felicità è un cucciolo caldo". E andatevene tutti a quel paese, rompicazzo piazzisti, e anche il cucciolo, va...

E' taaardi!!!

ottobre 21, 2008

Casaaah

Non vi ho tenuti aggiornati sulla Rumi House, vero?

Sì, per problemi di sincronizzazione non ho tutte le foto nel posto giusto al momento giusto (il direttore dei lavori si ostina a voler usare la cartella condivisa di Live Messenger, e non capisce che è il massimo del peggio totale assoluto, male, satana e inutile, e non c'è verso di dirgli di spedirmi la roba su GMail, e vabbé, figuriamoci uno storage on-line condiviso).

Cioé, già il concetto di sincronizzazione è vecchio e incontinente, foriero* di equivoche migrazioni ... ma poi anche I FAX mi tocca mandare e ricevere... mah.

Comunque. Foto. Foto.

Alcune le ho messe su Facebook, ora copio qui una accurata selezione del poco che mi ritrovo in questo schifo bavoso di cartella di MSN (dio che schifo doverla aprire).




03 ottobre - L'ingresso visto dal corridoio

03 ottobre - Le prese elettriche in sala *che non vanno bene a quell'altezza le voglio spostate più su*

03 ottobre - Un angolo della cucina dove passano sti fili sinistri, alcuni elettrici, quelli bianchi sono del riscaldamento

03 ottobre - Ancora cucina, vista da un altro angolo

03 ottobre - Cesso, nicchia doccia dove mi schianto a sedere col sedere sul Bisazza


10 ottobre - Il corridoio visto dall'ingresso, fondo del pavimento steso

10 ottobre - Giovane donna fa spostare *più in alto, cristo, HO DETTO PIU' IN ALTO* le prese elettriche della TV

10 ottobre - Improbabili, ma a norma e certificati, fori di areazione in cucina. E non sono tutti...

10 ottobre - L'ingresso visto dal corridoio

10 ottobre - Scalino dove mi siedo sul Bisazza, dentro la doccia

E al momento non ho da fornire le immagini delle pareti meravigliosamente tirate a gesso... è una sostanza umida liscia che pare molliccia ma non lo è. Da rotolarcisi e rimanere impiastricciati a piacimento.

Oh, com'è bella la mia casetta. Speriamo tutto proceda bene e che sia presto pronta. Sono curiosa di vederla e di sitemare le mie cosine dentro, chiamare gente, cucinare.
Cazzo, devo fare Sky. Domani chiamo.

*dice Garzanti Linguistica su "foriero" che deriva "Dal fr. fourrier 'foraggiere'", e non, come pensavo ingenuamente, dal fero, fers, trullallero ferre del latino, che era un po' l'asso pigliatutto come get down, get up, get over, get fucked e così via.

Comunicazione esterna

.Tempura soba.

Comunicazione interna

.Ammazzati, insulsa testa di cazzo.

ottobre 20, 2008

Uah

Mentre contemplo soddisfatta i regali fumettosi che mi sono fatta + la padella per il tamagoyaki, ascolto Adam Green, e già c'è feeling... oh-là-là!
Ora manca solo la mia bella ciotola di tempura soba e sono la donnina più soddisfatta del mondo.
O quasi, dai, non esageriamo, che qui manca un balocco (AAA cercasi, ma solo malintenzionati, professionisti del settore, meglio se con poco tempo a disposizione, piacenti e dall'eloquio brillante, astengasi testediminchia e sedicenti buoni partiti che piacciono alle mamme).
Ma soprattutto manca una bambola seria.
Senza una bambola seria non si va da nessuna parte :)

Grazie a tutti davvero per gli auguri virtuali e reali :***

Birthday

Oh.
E così, dopo il delizioso weekend di svago, mi godo il meritato riposo a casa prima di andare a recuperare l'auto e dare un'occhiata alle vicende del cantiere.
E' stato acquisito un achievement importante: la fiducia nelle palle quadre che albergano nelle parti basse.

Ci saranno altri momenti oscuri. La merda tornerà a scorrere perché è un'inevitabile secrezione umana. L'importante è non scambiarla per cioccolata. Ma la cioccolata non mi è mai piaciuta così tanto da prostituirmi per averla, quindi non giriamo attorno al discorso: per evitare equivoci lo slogan è

*No merda, No cioccolata*

Annata nuova, vita nuova. Tanti scatoloni da aprire, tante cose da buttare o nascondere in cantina.
Si inizia.
E ora mi compro su eBay qualche auto-regalo di compleanno.
E poi finisco di scaricare Adam Green.

ottobre 16, 2008

Sconclusionata, ma solo perché conviene

Sono una little hyena spiumata, diciamolo.

Anzi: la verità è che non ho mai pensato di prendere la maglietta ai concerti perché mi pare davvero pretenzioso andare in giro con scritto sulle tette "Piccola iena". Fa molto teen, fa molto grrrrrl e cristo, grrrrl non lo sono mai stata e teen non lo sono più. E ringrazio di non esserlo.
Non sono emo, non sono indie, non sono gothic, non sono hyena. Sono una cazzo di persona che ha sempre incontrato difficoltà ad avere tessere di iscrizione a qualsiasi gruppo, pur cercandolo. Perché con molta prosopopea da qualche parte ho scritto che "i gruppi a cui appartengo di solito li fondo io". Chiaramente non è sempre così, ma alla fine l'idea è bella.

E va bene, quindi. Sono una little hyena senza la maglietta che certifichi che.
Non voglio la maglietta quando mi chiedi se la voglio davanti al baracchino seppellito dalle zanzare. Ne va del mio orgoglio di non appartenenza a nulla e nessuno. Non è un rifiuto categorico. Non ammetterei mai che la voglio. La vorrei, la voglio da matti, ma solo se me la regalassi di sorpresa. E' l'"effetto sorpresa" che conta, che ha il suo peso. Perché significa che per te sono una piccola iena e che ti piace vedermi così. Ma se non ci arrivi, che cazzo ci posso fare? Esplicitarlo è abbastanza fine se stesso.
O va come deve andare o non va.
Non va.
OK.
Punto.
A CAPO.


Vorrei stendermi su un balcone.
O sedermi su un parapetto al freddo gelido col cielo limpido, senza la sciarpa.
Perché per la testa ho tutt'altro.
Datemi un luogo sperduto, un posto dove posso ululare Sabotage in santa pace anche se le sillabe chiaramente non ci stanno nelle battute.
E dove mordicchiare un delizioso snack senza preoccuparmi di nulla, dei brufoli e delle carie. Perché l'adolescenza è finita. Urrah!

Cazzo, oh, lunedì compio 34 anni e non credo neanche di essere poi così dolcemente complicata.

Basta puttanate.
D'ora in poi solo buone notizie e prove tangibili della vittoria del bene.

Ha inizio un weekend bello lungo, e sono già distrutta.
Ragazze, sto arrivando :D

ottobre 14, 2008

Quelle cose stupide che si leggono in giro, ed è scemo commentare :)

Noi che la penitenza era "dire fare baciare lettera testamento".
Noi che ci sentivamo ricchi se avevamo "Parco Della Vittoria e Viale Dei Giardini". Monopoli? No, dai, ero figlia unica...
Noi che i pattini avevano 4 ruote e si allungavano quando il piede cresceva. ahahah sì!
Noi che mettevamo le carte da gioco con le mollette sui raggi della bicicletta. Questa proprio non l'avevo mai sentita. ma io volevo la BMX non me l'hanno mai presa, avevo un Atala da cross uguale al mio amichetto Eugenio (io rossa lui blu).
Noi che chi lasciava la scia più lunga nella frenata con la bici era il più figo. ZERO.
Noi che "se ti faccio fare un giro con la bici nuova non devi cambiare le marce". Ma che cazzo di bici avevate?
Noi che il Ciao si accendeva pedalando. Non sono mai riuscita ad avviare un Ciao a pedale.
Noi che suonavamo al campanello per chiedere se c'era l'amico in casa e se scendeva a giocare. No.
Noi che adottavamo gatti e cani randagi che non ci hanno mai attaccatonessuna malattia mortale anche se dopo averli accarezzati ci mettevamo le dita in bocca. No, che schifo, dai, si prendono le malattie!!
Noi che quando starnutivi, nessuno chiamava l'ambulanza. Vero :)
Noi che i termometri li rompevamo, e le palline di mercurio giravano per tutta casa. Che figata, dio che figata, però è mortale e TI VIENE LA MANO DI MERCURIO!
Noi che dopo la prima partita c'era la rivincita, e poi la bella, e poi la bella della bella.. sì, dai...
Noi che giocavamo a "Indovina Chi?" e conoscevamo tutti i personaggi a memoria. ehehe
Noi che giocavamo a Forza 4. Poco, ma sì.
Noi che giocavamo a nomi, cose, animali, città.. (e la città con la D era sempre Domodossola). Ovvio :)
Noi che ci mancavano sempre quattro figurine per finire l'album Panini. Però la mia mamma se le faceva spedire!
Noi che avevamo il "nascondiglio segreto" con il "passaggio segreto". Segretissimooo!
Noi che ci divertivamo anche facendo "Strega comanda color." Io devo dire che questo gioco l'ho sempre tollerato poco...
Noi che giocavamo a "Merda" con le carte. L'ho imparato alle superiori, penultimo giorno di scuola della prima (l'ultimo siamo stati a Gardaland).
Noi che le cassette se le mangiava il mangianastri, e ci toccava riavvolgere il nastro con la penna. Oh mais oui!
Noi che avevamo i cartoni animati belli..!! Bellissimi, i più belli del mondo!
Noi che litigavamo su chi fosse più forte tra Goldrake, Mazinga e Daitarn 3. Non ho mai litigato con nessuno a riguardo.
Noi che "Si, ma Julian Ross se solo non fosse malato di cuore sarebbe più forte di Holly"... A me il povero Julian faceva una penaaaa
Noi che guardavamo " La Casa Nella Prateria" anche se metteva tristezza. Io non lo guardavo perché era insulso. Meglio Furia! O Alla conquista del West!
Noi che le barzellette erano Pierino, il fantasma formaggino o un francese, un tedesco e un napoletano. Chiaro!
Noi che alla messa ridevamo di continuo. Messa? Ma in che cazzo di mondo vi han fatto crescere?
Noi che ci emozionavamo per un bacio su una guancia. Seeeee...
Noi che si andava in cabina a telefonare. Cabina teatro di ogni nefandezza.
Noi che c'era la Polaroid e aspettavi che si vedesse la foto. Sìì ho una foto Polaroid di me che ho 10 anni! La macchina la volevo, ma non me l'han mai presa però :(
Noi che non era Natale se alla tv non vedevamo la pubblicità della CocaCola con l'albero. Auguri Cooocacola e pooooi...
Noi che al nostro compleanno invitavamo tutti, ma proprio tutti, i nostri compagni di classe. Zero, mai fatto feste di compleanno.
Noi che se guardavamo tutto il film delle 20:30 eravamo andati a dormire tardissimo. E' capitato, sì.
Noi che suonavamo ai campanelli e poi scappavamo. Deihihiiiohohoh
Noi che ci sbucciavamo il ginocchio, ci mettevamo il mercuro cromo, e più era rosso più eri figo. Solo una volta mi han messo il mercuro cromo, le suore, ed ero eccitatissima all'idea, sì :D
Noi che nelle foto delle gite facevamo le corna ed eravamo sempre sorridenti. :)
Noi che il bagno si poteva fare solo dopo le 4. Chiaro, altrimenti si muore.
Noi che quando a scuola c'era l'ora di ginnastica partivamo da casa in tuta. Verissimo!
Noi che a scuola ci andavamo da soli, e tornavamo da soli. A partire dalla prima media!
Noi che se a scuola la maestra ti dava un ceffone, la mamma te ne dava 2. Troia suora puttana muori, troia.
Noi che se a scuola la maestra ti metteva una nota sul diario, a casa era il terrore. Film horror vero.
Noi che le ricerche le facevamo in biblioteca, mica su Google. Sul Rostozev, io.
Noi che però sappiamo a memoria "Zoff Gentile Cabrini Oriali Collocati Scirea Conti Tardelli Rossi Antognoni Graziani (allenatore Bearzot)". Ah, che grande spartiacque il ricordo dell'82... IO C'EROOO! E me lo ricordo alla grande :D
Noi che il "Disastro di Cernobyl" vuol dire che non potevamo bere il latte alla mattina. Vacca boia, sì.
Noi che si poteva star fuori in bici il pomeriggio. Ma chissenefrega di sta biciiii
Noi che se andavi in strada non era così pericoloso. Mica tanto, a Verona c'erano i drogati.
Noi che però sapevamo che erano le 4 perchè stava per iniziare BIM BUM BAM. Tutte le sigle. Tutte.
Noi che sapevamo che ormai era pronta la cena perché c'era Happy Days. Vero.
Noi che il primo novembre era "Tutti i santi", mica Halloween. Hallo che?
Noi che le birre erano Peroni, Moretti, Dreher e Wuhrer..e basta!!! Mi pare anche troppo, no?
Noi che a scuola con lo zaino invicta e la smemoranda. Invicta sì, Smemoranda MAI. A morte!
Noi che se la notte ti svegliavi e accendevi la tv vedevi il segnale di interruzione delle trasmissioni con quel rumore fastidioso. Io di notte dormivo.
Noi che abbiamo avuto le tute lucide che facevano troppo figo. La mia della Kappa è ancora integra, bellissima, la uso ancora in casa.
Noi che all'oratorio le caramelle costavano 10-20 lire. Niente caramelle, fan venire le carie!
Noi che si suonava la pianola Bontempi. Niente pianola...
Noi che la Ferrari era Alboreto, la Mclaren Prost , la Williams Mansell , la Lotus Senna e Piquet ela Benetton Nannini. Sticazzi. Gilles Villneuve, Senna, e il mitico Niki Lauda.
Noi che il Commodore64 e il registratore lentissimo s'inceppava sempre! Mai avuto, ma con quella cosa del cugino...
Noi che la merenda era la Girella e il Billy all'arancia. Girella vietata, e Billy all'arancia invece penso sia la bevanda pià bevuta quando ero piccola.
Noi che come scarpa da calcio avevamo la pantofola d'oro. No scarpe di calcio. Solo scarpine da ginnastica di Snoopy.
Noi che le macchine avevano la targa nera.. i numeri bianchi.. e la sigla della provincia in arancione!! Bellaaa!
Noi che quando vedevamo i biscotti della Bistefani "e chi sono io Babbo Natale?" Ancora adesso lo dico!
Noi che il guardavamo allucinati il futuro nel Drive In con i paninari Bellissimo!
Noi che il twix si chiamava Raider e faceva competizione al Mars. Sì, ma erano vietati.
Noi che abbiamo visto 15 volte i Goonies, Ritorno al Futuro e Stand by me. Goonies sì, Ritorno al futuro hai voglia.. ma Stand by me.. sigh.. mai visto. Lo so, recupererò.
Noi che giocavamo col Super Tele Sìììì Superteleeeeeeeeeeeeeeeeeee
Noi che il tango costava ancora 5 mila lire e.. "stai sicuro che questo non vola..." Eh, minchia, il Tango era durissimo!
Noi che le all star le compravi al mercato a 10.000 lire. Ne ho appena comprato un paio figoso a 70 euro...
Noi che avere un genitore divorziato era impossibile. Molto raro, in effetti.
Noi che tiravamo le manine appiccicose delle patatine sui capelli delle femmine. Patatine vietate, quindi niente manine.
Noi che abbiamo avuto tutti il bomber blu con l'interno arancione e i miniciccioli nel taschino. Molto maschio inside questo documento.
Noi che se eri bocciato in 3° media potevi arrivare con il Fifty truccato ed eri un figo della Madonna In effetti i bocciati alle medie li guardavi con un po' di timore affascinato.

Flash, soundtraccia, morte

Ecco arriva l'alba
o forse no
a volte ciò che sembra alba
non è


Fan.
Culo.

ottobre 13, 2008

Intervista col vampiro

Correva l'anno 1994. E' stata una delle serate più fiche della mia vita.
Eravamo alla casa del lago a festeggiare il Natale coi parenti. Io, mia madre e mio cugino Gabriele volevamo evadere. Forse ne avevamo le balle piene di mangiare come tacchini. Era sera e volevamo andare al cinema a vedere "Intervista col vampiro".
Solo che da Torri del Benaco a Verona son più di trenta chilometri. E io ero l'unica dei tre ad avere la patente.
Sarà che c'era mia madre, ma il tornare a Verona in macchina si trasformò in un'avventura proibita.
Io, la cugina grande con la patente, porto il cugino e la mamma in macchina a Verona per vedere un film sui vampiri, mentre tutto il parentado se ne sta rinchiuso a casa a rotolare su se stesso per i quintali di cotechino ingurgitato.
Al ritorno trovammo così tanta nebbia che non si vedeva un cazzo. La Gardesana con la nebbia non è il massimo. Ma io, fredda e distaccata, guidai la truppa al sicuro a casa. Gloria.
Tornammo al buio, tardi. Felici.
Io mi misi a letto, e nonostante il freddo gelido, scoprii il collo e lo porsi all'oscurità. Sai mai che...

ottobre 11, 2008

Non so il titolo, non lo voglio sapere

Elena ho preso sto film sconosciuto, mi attirava.
Vabbuò.
Christian Bale fa il dottore e si trasferisce per lavoro con la fidanzata a casa della madre, che fa la discografica e si scopa ragazzi molto più giovani di lei (oooohyeah).
Lui è un represso del cazzo e finisce per scoparsi la collega che lo accompagna a casa in macchina.
La fidanzata (Kate Bekinsale) fa una tesi sulla vita sessuale dei moscerini, ed è repressa la sua parte, anche perché pensa di avere delle tette piccole (ma cristo, la sospensione dell'incredulità va a patrasso, la prima cosa che si vede nel film sono le sue tette, e sono chiaramente grandi), e quindi finisce a letto con la suocera e l'amante rocker fallito di lei.
Questo il film fino a tre quarti: dopo, per pudore e fastidio totale, ho mollato il colpo e me ne sono andata a dormire. Ma santo iddio, a certa gente bisognerebbe togliere di mano la macchina da presa, però c'è da dire che le insistite inquadrature sul petto di Christian Bale valgono il disturbo.

Oggi ho comprato due paia di scarpe molto carine tra cui un ritorno inatteso alle Converse. Ieri sono uscita dal parrucchiere con dei capelli assurdi, oggi vanno meglio.

ottobre 10, 2008

Regalo di compleanno

E' da qualche settimana che mi lutullo nel dubbio se anche solo lontanamente provare ad acquistare il biglietto del concerto di Leonard Cohen e regalarmelo per il compleanno, senza sapere se magari è già esaurito come penso oppure no. Il problema è il costo, perché si va da 100 a 175 euro. Mi pare davvero tanto per ascoltare una delle voci che più mi manda in giuggiole da tempo immemore (tsk). Fosse un paio di scarpe... :)
E se poi l'acustica degli Arcimboldi è davvero una merda?
E se poi arrivo in sala e mi rendo conto che c'è quell'atmosfera del cazzo in cui c'è la gente per cui "uè è Leonard Cohen, non posso mancare"?
E se poi lui non è in forma e mi rovina l'incanto?
E soprattutto, STICAZZI. Non è il momento giusto per togliermi questo sfizio.
Io intanto lo infilo nella lista concerti assieme a Johnny Cash, della serie "tanto lo so come va a finire" (Leonard, toccati le balle).
Ci saranno i momenti giusti in cui mi concederò degli sfizi perché mi va. Ora devo stare focalizzata. Su cosa forse l'ho capito.
Ciao nonnetto.

ottobre 09, 2008

Riso parte quarta (con riassunto delle puntate precedenti)

Quando mi metto in testa di fare qualcosa, soprattutto in cucina, devo farla. Cucinare mi rilassa, mi distrae, e quindi in questo periodo è un'attività fondamentale. Da fine agosto il trip è quello della cucina giappo. Non parlo di sushi (perché non so acquistare il pesce, ho paura di intossicare gente) ma di onigiri, le polpette di riso che tutte le brave donnine giapponesi preparano per la schiscetta di mariti e figli.
Polpette di riso...'na cazzata eh?
Allora... bisogna prendere il riso giusto, quello da sushi.
Vai al negozio orientale a prendere il riso giusto.
Poi bisogna avere degli accessori assolutamente inutili, ma troppo belli per preparare, decorare, agghindare gli onigiri.
Vai su eBay e ordina un bel po' di accessori da otaku per preparare gli onigiri.
Poi bisogna avere un po' di ingredienti per imbottire gli onigiri.
Vai al negozio orientale a prendere wasabi, alghe nori, semi di sesamo, furikake.
Poi bisogna preparare il riso.

Fare del riso, tsk, 'na cazzata.

No, perché gli orientali il riso non lo mettono a bollire come facciamo noi col nostro ArborioRomaVialoneNano: NO. Cottura ad assorbimento.

Prendi il riso.
Lavalo bene.
Ho detto che va lavato BENE.
Prendi la giusta quantità d'acqua.
Schiaffa tutto in una padella.
Coprire col coperchio.
Accendi la fiamma.
Fai andare finché non si è assorbita l'acqua.
Non aprire mai il coperchio.
EHI CHE CAZZO STAI FACENDO!
HO DETTO CHE NON BISOGNA MAI APRIRE IL COPERCHIO.
(eh ma io come faccio a sapere che il riso è pron... HO DETTO MAI! M A I.)

Prima puntata.
Come avrete notato, la preparazione del riso prevede due ingredienti. Riso e acqua.
Alla prima preparazione in padella, il risultato è stato un pappone molle di riso sfaldato e insipido. Eh, la ricetta non ha sale... Gli onigiri stavano in piedi ma prepararli è stato un massacro e non erano poi così buoni da mangiare.

Seconda puntata.
Metto il sale nell'acqua. Metto poca acqua. Il riso non si cuoce del tutto. Gli onigiri si compongono, hanno anche un gusto decente, ma il riso non è cotto. Quindi sostanzialmente l'esperimento è fallito, anche se l'aspetto non è male.

Interludio
Poiché la cottura del riso è un vero problema che non mi fa dormire la notte (seee), decido di acquistare la mitica RICE COOKER.
Vai al negozio orientale ad acquistare la rice cooker*.

CHE PROBLEMI POTREI MAI AVERE, ORA CHE HO LO STRUMENTO CON CUI OGNI FOTTUTA DONNINA GIAPPONESE PREPARA IL RISO PER MARITI E FIGLI?

Terza puntata (con la partecipazione di Ugo)
La rice cooker ha il misurino, indicatori vari. Non si possono sbagliare le dosi. Acqua giusta. Riso giusto. Allora via, ci si lancia nella preparazione di MEZZO CHILO di riso giappo (coltivato nel novarese). Si fa partire la rice cooker. Che cuoce.

Cuoce.
Cuoce.
MAI APRIRE IL COPERCHIO.
M A I.
Il segreto è non aprire mai il coperchio.
Mi domando che cazzo succeda dentro quella pentola che non si possa guardare...
Solo che a un certo punto acqua e riso si stanno ribaltando così tanto, assieme ad amidi e bolle varie, che il coperchio si alza da solo, la rice cooker borbotta, lì dentro C'E' QUALCOSA CHE SI MUOVE.
Ma la rice cooker non può sbagliare.
Lei è la soluzione.
Il termostato scatta, si attendono i dieci minuti richiesti dal libretto delle istruzioni, SENZA APRIRE IL COPERCHIO HO DETTO!
Poi, finalmente si può guardare dentro e...
Pappa liquida. PAPPA. Riso sfaldato, fanghiglia, sabbie mobili.
Una vergogna, un'offesa alla fame nel mondo anche perché dobbiamo sbarazzarci del corpo del reato. E' materiale che scotta. Il sapore è... meglio non cercare di descriverlo.

Finiamo in bagno io e Ugo, lui con in una mano il cestello antiaderente della stronza rice cooker, e nell'altra un cucchiaio. Io apro lo sciacquone, lui inizia a versare dentro, e siamo terrorizzati all'idea che avvenga una qualche reazione di cementificazione nello scarico. Ogni cucchiaiata è un PLOP molle nel water. Ogni PLOP è un brivido di schifo, un singulto, un dolore per il terzo fallimento.

Quarta puntata.
Ieri sera torno a casa, decido di fare tre etti di riso con la rice cooker. Metto l'acqua a occhio. Sciacquo sommariamente il riso. Avvio la macchinetta. Mentre il riso cuoce sollevo spesso il coperchio per controllare cosa stia succedendo. Penso di avere il diritto di sapere.
Il riso nel complesso riesce decente.


*Nel negozio orientale hanno provato la rice cooker sotto i miei occhi. Hanno aperto la confezione, hanno montato la macchinetta, l'hanno riempita di acqua, l'hanno fatta partire per verificare che scaldasse. Hanno voluto che mettessi il ditino dentro, che controllassi in prima persona.


ottobre 06, 2008

Parà

Oggi come messaggino di ICQ mi sono messa
"Vorrei essere un parà nel giorno del D-Day".
Sono stata due volte in vita mia su una delle spiagge dello sbarco (non ricordo il nome, mannaggiammé), era bellissimo. Ci volevo tornare.

Vorrei essere un parà nel giorno del D-Day perché loro sapevano dove si andavano a buttare o dove venivano spinti, anche se in molti andavano incontro a morte certa.
Poi mi è piaciuto molto scoprire che quel giorno Radio Londra ha trasmesso i primi versi della mia poesia preferita* per confermare l'imminente sbarco.
Les sanglots longs des violons de l'automne blessent mon coeur d'une langueur monotone.

*L'automne, di Paul Verlaine. L'adoravo e... me l'hanno chiesta all'orale della maturità. Come dir, quando proprio una cosa deve essere, lo sarà.

Burn after reading è un fatto personale

Per ricordarmi un attimo cosa significhi andare al cinema, e anche per passare una serata "diversa", venerdì sono andata a vedere Burn after reading. Non mi aspettavo gran che, un po' perché ormai non mi attendo nulla da niente, un po' perché George Clooney mi sta sul cazzo e Brad Pitt non vale una cicca anche se gli han pure fatto vincere dei premi. E questo film è davvero insulso come i suoi attori. Pochi momenti di ilarità, una sceneggiatura errabonda, chissenefotte dello stile, della regia e di cosa altro boh.

E poi... poi ho scritto un sacco di altre cose, ma le ho cancellate, perché non servono a niente.
Sto solo tanto male.





ottobre 04, 2008

Foto Werchter

Quello cerchiato è il cantante dei Kaiser Chief

Colazione ultima mattina


Un animatore da villaggio turistico (il leader degli Hives)



Cibi locali


Gioventù belga media, Giovani Marmotte


Il Kriek, bevanda locale da alternare alla birra. Uno spriz alla ciliegia, bleeergh

Atletico Gattao

Questo weekend si gioca la prima partita della mia squadra di Fantacalcio, l'Atletico Gattao.
In queste ore sto facendo la formazione, tra mille problemi soprattutto nel reparto difensivo. Ho fatto un'asta di merda soprattutto negli investimenti monetari, complice l'inesperienza tattica, e ho ben cinque giocatori infortunati (Rocchi lo sapevo, ma è il mio idolo, non potevo abbandonarlo... cosa vuoi che sia un ginocchio fuori uso quando c'è il cuore!).
Ma l'Atletico Gattao è la squadra dell'ossimoro (alla greca si può anche dire ossimòro, io preferisco ossìmoro), quindi ora ci si butta in campo, si gioca, si combatte, si graffia alla grande.
Ecco qui per voi la mitica formazione in panciolle, vi terrò aggiornati sui risultati inaugurando il nuovo tag "fantacalcio".

**Atletico Gattao**
BENUSSI F.
MANNINGER A.
MARCHETTI F.
CAMPAGNARO H A.
TONETTO M.
BALZARETTI F.
COELHO D R.
CRIBARI E S.
MOLINARO C.
PORTANOVA D.
ZAURI L.
INLER G.
MAURI S.
MONTOLIVO R.
CIGARINI L.
MANNINI D.
MATUZALEM F.
PIZARRO D C.
TISSONE F D.
VUCINIC M.
ROCCHI T.
CORRADI B.
AMORUSO N.
MENEZ J.
MORIMOTO T.

Rumi legge

Ultimamente mi è capitato di leggere due libri che, col senno di poi, sarebbe stato meglio acquistare in inglese. Ma si tratta solo di un discorso ipotetico: in realtà è molto difficile che mi arrischi ad acquistare un libro in lingua originale, perché di solito leggo la sera, quando sono stanca, e non sono di certo nelle condizioni di lucidità ideali.
I libri sono di due scrittori inglesi: uno è The black album di Hanif Kureishi. L'altro è Non buttiamoci giù (anzi, A long way down) di Nick Hornby.
Premesso che il primo è bello e il secondo non mi è piaciuto neanche di striscio, in entrambi i casi mi sono resa conto che le traduzioni, anche se fatte bene e con un certo impegno, si perdevano per strada "il succo".
In realtà, ora che scrivo, mi viene in mente che quest'estate ho iniziato Via dalla pazza folla di Thomas Hardy (il libro preferito da mia madre), e l'ho mollato dopo una sessantina di pagine perché trovavo la traduzione del 1973 antiquata non solo nel lessico (questo è tollerabile e spesso anche piacevole come guardare un vero film in bianco e nero), ma anche nello stile. Ho chiesto un po' in giro come fosse in realtà lo stile di Thomas Hardy (non me ne intendo di letteratura inglese, magari lui è davvero così contorto e pomposo anche nel descrivere la vita dei contadini) e siccome non ho avuto delle risposte soddisfacenti mi sono presa Far from the madding crowd che prima o poi leggerò.

Da notare che la frase in italiano che un po' mi disturbò (vai a capire la mia testa) era

"Portava brache corte e quegli stivali allacciati che si chiamano ankle-jacks".
La frase è quindi tradotta proprio letteralmente, visto che in inglese fa
"He wore breeches and the laced-up shoes called ankle-jacks".

L'importante è porsi delle domande e cercare di darsi delle risposte.

Comunque, io capisco che in Non buttiamoci giù ci siano quattro protagonisti e la storia sia narrata da a turno da ciascuno. Capisco anche che una ragazza inglese ribbbbelle possa anche parlare uno slang tutto suo, però leggerla in italiano mentre dialoga con i congiuntivi sbagliati perché i ggggiovani italiani fanno così, mi inorridisce senza possibilità di appello. Non mi importa che il traduttore volesse mantenere lo spirito dell'opera. Sì, OK, se fosse italiana sbaglierebbe i congiuntivi, ma allora a colazione dovremmo pure farle bere brioche e cappuccino, e non il Frappuccino da Starbucks.
Conclusione: alcuni libri probabilmente sembrano anche più brutti di quel che sono perché purtroppo con la traduzione perdono inevitabilmente per strada alcune finezze peculiari, e addio immedesimazione. Ma per me Non buttiamoci giù è inconcludente dall'inizio alla fine, quindi non ci perdo ulteriore tempo.

Tempo portato via a The black album. Ma alla fine è più facile argomentare i problemi e criticare piuttosto che parlare di quanto sia fatto bene un libro.
E poi mi sono dilungata a sufficienza, devo andare all'Ikea a misurare una libreria, ho freddo, e in serata vorrei finire Fango di Ammaniti da cui estraggo queste succulente righe che ieri mi hanno fatta ribaltare dal ridere, innescando poi una serie di super ghignate tipo quelle scatenate dalla siringa di adrenalina nel cuore in Pulp Fiction (e vabbè, che banalità paragonare Fango a Pulp Fiction...).

Giulia Giovannini dopo aver spinto "Play" era andata nello sgabuzzino dietro la cucina. Lì dove c'erano ammonticchiate le cose di Enzo. Le sue valigie. Le sue scarpe. La sua roba. Aveva buttato tutto all'aria e alla fine aveva trovato quello che cercava.
Il fucile subacqueo.
Il suo Aquagun 3500.
Una bestia di balestra con cui quel figlio di puttana uccideva le ultime bavose e sogliole del Mediterraneo.
Lo aveva caricato con facilità.
Mamminacara le aveva spiegato come fare.
Aveva tirato a mani nude, come un animale, facendosi male alle palme, quei giganteschi elastici. Aveva infilato fino in fondo l'arpione. Aveva sentito il grilletto risalire e farsi duro.
Pronta!
Si era avviata urlando. Verso il salotto. Verso la guerra. Verso la vittoria. Imbracciando quel micidiale strumento come fosse stata un fante prussiano votato alla morte.
Entrò in salotto e urlò:
"Incominciate a pregare perché non ci sarà un nuovo anno per voi!".

Uah :)

ottobre 03, 2008

Ecco, piove

Lo dicevano le previsioni. Oggi piove.

E quindi tra un'oretta sarò in tangenziale, seduta amorfa sul sedile della macchina, per percorrere quei pochi chilometri tra Carugate e Gobba alla velocità di dieci chilometri orari, arresa in mezzo ad altra gente arresa.

Una volta il venerdì era un bel giorno. Iniziava il relax, la vicinanza, non importavano il traffico e il casino, c'era il weekend, c'era... non importa se piovesse, tirasse vento o se il sole spaccasse le pietre. C'era qualcosa, uno scopo, un qualcosa che mi faceva trotterellare felice a casa anche ai dieci chilometri orari.

Ora mi sveglio il venerdi mattina e mi guardo attorno come una ladra: che ho combinato questa settimana? A che cazzo mi serve il weekend che sto per iniziare? Ma a che cazzo servo io?
Boh.

Mi piace sentire il rumore della pioggia, mi piace guardarla, ma c'è tanto freddo e mi mancano troppe cose per riuscire ad apprezzarla come una volta.
Non so, la vita procede anche per i cazzi suoi, non è che all'improvviso certe cose mi fanno schifo... è che da soli proprio sono insipide.

Le previsioni danno un novembre mica tanto piacevole. Che cazzo me ne preoccupo, vediamo di sopravvivere all'ottobre più lungo della mia vita, che segue il settembre, l'agosto, il luglio, il giugno, il maggio, l'aprile, il marzo più extended che mi siano capitati. Valgono un anno e mezzo. Me lo leggo in faccia.

ottobre 01, 2008

L'osservazione dei fenomeni

Galileo insegna che l'analisi scientifica dei fenomeni richiede la loro osservazione ripetuta, per verificare che si ripropongano sempre allo stesso modo.
La radio (FM, non Internet) che espande le menti delle nostre redazioni e posizionata tre scrivanie più in là, da un mese a questa parte, alle ore 16e45 spaccate del pomeriggio, trasmette Bones degli Editors. Parte la chitarrina iniziale e si scatena il pavlov.
A noi ci piace. Così parlò Rumikastra che oggi è in vena musical-avventuriera.

Due volte l'anno

Interrompiamo la sessione di lavoro "matto e disperato" per comunicare il piacevole coinvogimento causato da una canzone pottara come Sonnet, dei Verve, tratta da Urban Hymns.

"Due volte l'anno" perché l'ho sentita dal vivo quest'estate al Werchter, ed è stata una bella botta perché credo di non averla ascoltata per nove o dieci anni.


Poi oggi ravanavo nella playlist di un collega (potere magico di iTunes) e ho trovato il caro vecchio Urban Hymns, e allora l'ho messo su. E vabbé, magari capita di ascoltarla passivamente, Bittersweet Synphony, ma Sonnet, appunto, l'ho sentita poco fa per la seconda volta di quest'anno e da dieci anni a questa parte. Mi piace, che dir...
Poi lui non è male dal vivo: se la tira "all'inglese", quindi fa il divo, ma comunque con understatement. Tuttavia ci sono dei momenti in cui gli domanderesti "Sì vabbè, ma che hai fatto di così clamoroso da menartela in questo modo?". Poi ascolti, canticchi, e alla fine pensi che sotto la debole luce del sole belga lui ci sta bene, ci sta bene tutto quanto, anche canticchiare Love is noise avendo voglia di girare saltellando intorno a un punto immaginario con le braccia alzate al cielo.
[ah, maniavantismo senza limitismo: Love is noise non mi piace per un cazzo. E' una canzone stitica.]

Yes, there's love if you want it


Don't sound like no sonnet, my lord


Yes, there's love if you want it


Don't sound like no sonnet


my lord My lord




 

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