gennaio 20, 2013

Elojango


[non è che ci sono spoiler sul film, sono spoiler sull'essenziale, tipo che si muore]

Vado al cine a vedere il film di Tarantino e tutto comincia più o meno con uno che spara in testa a un cavallo. Poi mi domando quel film lì chissà com'è in lingua originale.
E dire che mi sono appena calmata dall'incazzatura presa nel parcheggio, dove i furbini imboccano in contromano gli accessi sperando di far prima del resto del mondo e invece causano un ingorgo. Odio.Questi.Imbecilli.Del.Sabato.Sera.
Poi però passa tutto perché vorrei essere lì con questi due pazzi scatenati, non limitarmi ad ascoltare le loro adorabili chiacchiere in una sala piena di stronzi che all'intervallo si alzano per prendere i pop-corn e svuotare la vescica. Vorrei esser lì con loro e chiedere a Schultz "Senti ma perché sei venuto in America? E perché proprio in Texas?" e a Django "Ma com'è stata la cerimonia del tuo matrimonio?". Avrei voluto vedere il sarto che gli prendeva le misure per il vestito turchese, me lo immagino abbastanza disgustato ma ammansito da un malloppetto di dollari. Birra. Avrei voluto essere in quel saloon a bere la birra spillata dal dottore (Tarantino, solo tu sai fottertene di tutto pur di fare spettacolo, ti amo). Chissà invece com'era quella in bottiglia al Cleopatra Club. Volevo esser là, in quella Tara insanguinata, a tirare un calcio al bastone di Stephen, azzopparlo anche io. E magari permettermi di dire rivolta in camera "Quello di Per Elisa è un anacronismo, ma Johnny Cash ci sta bene come un bigné alla crema, sì".
Quel che ha fatto Tarantino negli ultimi vent'anni è stato portare il Far West in altri generi e in ambientazioni che non centravano nulla. Ora che finalmente ha fatto un film western, si è sublimato a genere, ed entra ufficialmente nell'empireo degli uomini con cui andrei volentieri al supermercato a fare la spesa.
Oh Quentin, sono italiana! Cagami!

gennaio 08, 2013

Una nuova sciarpetta


Durante le vacanze di Natale ho lavorato molto a maglia e, tra le altre cose, ho fatto questa sciarpa con un gomitolo di Kauni Effectyarn, un filato danese in lana 100% e molto ruvido (ma già più morbido dopo il primo lavaggio, al prossimo gli do anche una passata col balsamo Fructis...). I colori sono autunnali, il modello è l'Hitchhiker di Martina Behm.
Come tutti i capi che mirano a esaltare il filato, è una noia mortale da lavorare, ma alla fine è talmente bello vedere i colori sfumare progressivamente che lo sforzo lo puoi fare.

gennaio 03, 2013

Magari la soluzione l'hai già trovata ma non lo sai



Le lampade in una casa sono fondamentali tanto quanto gli armadi e le librerie. Sono oggetti d'arredo che ho sempre scelto secondo il mio gusto e non seguendo la sola esigenza di praticità. Odio le plafoniere e i faretti e per questo non ne vedrete mai in casa mia.
In casa ho pochi punti luce, ma tutti molto belli o, perlomeno, scelti con cura e gusto mio. Se ho fatto un errore è stato di praticità: non rimetterei in cucina la Fly della Kartell, perché è una lampada in plastica davvero troppo delicata per stare in una stanza in cui, pur con tutte le cure del mondo, circola più unto che altrove. In cucina, se potete, prediligete lampade in vetro.

Da quattro anni, in camera da letto, non avevo un lampadario, ma l'infame porta-lampadina, quello che tutti, in una stanza di casa, abbiamo. E' quella lampada di emergenza che si infila appena si è finito il trasloco, pensando "Più avanti la tolgo" e che invece rimane appesa triste per anni a monito di trascuratezza, mancanza di tempo o incapacità di trovare un vero lampadario.
Per anni ne ho cercato uno per la mia camera, ma nulla mi soddisfaceva. Poi un giorno ero a Verona nella mia cameretta e mi son resa conto conto che il lampadario ideale per il mio buduoir di Milano era quello che avevo scelto a diciannove anni in occasione della ristrutturazione dell'antro che fino allora mi aveva ospitata. Qualche giorno fa, armata di forbice e cacciavite, ho staccato il lampadario e me lo sono portato a Milano. Stamattina, in meno di dieci minuti, l'ho attaccato al soffitto. E finalmente, dopo quattro anni, la mia camera da letto ha un lampadario.
 

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