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luglio 12, 2013
Qualcosa dentro sarà pure rimasto
Faccio tutto, vado dappertutto, ho visto di tutto, non ho più paura di nulla, nessuno mi sorprende più.
Eppure entrare in una sala cinematografica e rimanerci tranquilla, rapita dallo schermo non è più naturale come un tempo. Ancora adesso mi devo concentrare per non piantare le unghie nei braccioli, per non muovermi troppo e far vibrare la fila di sedie. E va anche bene, perché fino a due anni fa arrivava sempre il momento in cui volevo alzarmi e dire, ok, finora è andato tutto bene ma adesso basta, non ce la faccio più, io me ne vado. Per evitare scene madri invece succedeva che mi addormentavo, è stata per un po' di tempo la mia forma migliore di autocontrollo.
Conosco bene le cause di questo problema, non è questo il luogo per discuterle perché non riguardano solo me, a un certo punto ho risolto tutto smettendo di andare al cinema. Il che non è positivo per una persona che ha iniziato a frequentare le sale a tre, quattro anni e negli anni ha continuato a farlo ininterrottamente in modo sempre più intenso, vario e appassionato. Ma un conto è essere appassionati di cinema, un altro è entrare in una sala, al buio, sedersi e rimanere lì e sentirsi così soli da avere le vertigini allo stomaco, tanto da non capire più cosa stia accadendo sullo schermo. Anche se ti piace, anche se è il tuo linguaggio, anche se lo possiedi da anni.
Quando ero bambina mi domandavo come fosse possibile che, per colpa di un ictus, una persona non riuscisse più a parlare o a scrivere. "Si deve concentrare", pensavo. "Qualcosa dentro sarà pur rimasto". E invece no. Ogni tanto succedono dei cortocircuiti e non rimane proprio nulla. Mi sono diagnosticata un ictus cinematografico, perché non mi ricordo più come si stia in un cinema e come si guardi un film. Insomma, quella che è mi è rimasta è solo la propensione intellettuale, ma l'emozione è stata sostituita da brutte sensazioni che ho imparato a dominare convincendomi che dovevo lasciar scorrere tutto.
Non avete idea di quante volte, negli ultimi cinque anni, ho iniziato a scrivere questo post e non l'ho mai finito.
Di quanto mi abbia addolorato vedere una passione così personale e vibrante cedere all'angoscia. O lasciavo sul piatto la mia sanità mentale o ci lasciavo la passione. Non mi pento di aver lasciato andare quest'ultima e aver preservato la mente per altre cose.
Se scrivo oggi non è perché ho superato tutto, ma solo perché ho trovato delle parole per spiegarlo.
Eppure entrare in una sala cinematografica e rimanerci tranquilla, rapita dallo schermo non è più naturale come un tempo. Ancora adesso mi devo concentrare per non piantare le unghie nei braccioli, per non muovermi troppo e far vibrare la fila di sedie. E va anche bene, perché fino a due anni fa arrivava sempre il momento in cui volevo alzarmi e dire, ok, finora è andato tutto bene ma adesso basta, non ce la faccio più, io me ne vado. Per evitare scene madri invece succedeva che mi addormentavo, è stata per un po' di tempo la mia forma migliore di autocontrollo.
Conosco bene le cause di questo problema, non è questo il luogo per discuterle perché non riguardano solo me, a un certo punto ho risolto tutto smettendo di andare al cinema. Il che non è positivo per una persona che ha iniziato a frequentare le sale a tre, quattro anni e negli anni ha continuato a farlo ininterrottamente in modo sempre più intenso, vario e appassionato. Ma un conto è essere appassionati di cinema, un altro è entrare in una sala, al buio, sedersi e rimanere lì e sentirsi così soli da avere le vertigini allo stomaco, tanto da non capire più cosa stia accadendo sullo schermo. Anche se ti piace, anche se è il tuo linguaggio, anche se lo possiedi da anni.
Quando ero bambina mi domandavo come fosse possibile che, per colpa di un ictus, una persona non riuscisse più a parlare o a scrivere. "Si deve concentrare", pensavo. "Qualcosa dentro sarà pur rimasto". E invece no. Ogni tanto succedono dei cortocircuiti e non rimane proprio nulla. Mi sono diagnosticata un ictus cinematografico, perché non mi ricordo più come si stia in un cinema e come si guardi un film. Insomma, quella che è mi è rimasta è solo la propensione intellettuale, ma l'emozione è stata sostituita da brutte sensazioni che ho imparato a dominare convincendomi che dovevo lasciar scorrere tutto.
Non avete idea di quante volte, negli ultimi cinque anni, ho iniziato a scrivere questo post e non l'ho mai finito.
Di quanto mi abbia addolorato vedere una passione così personale e vibrante cedere all'angoscia. O lasciavo sul piatto la mia sanità mentale o ci lasciavo la passione. Non mi pento di aver lasciato andare quest'ultima e aver preservato la mente per altre cose.
Se scrivo oggi non è perché ho superato tutto, ma solo perché ho trovato delle parole per spiegarlo.
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giugno 20, 2013
Ho visto un film, proprio non mi è piaciuto
Siccome questo film l'ho visto perché me l'ha passato Quedex, nel domandarmi del perché lo abbia fatto sono giunta alla conclusione che sia stato per un motivo preciso: perché ne scrivessi una recensione così.
D'altro canto ieri sera domandavo a un amico cosa mi dovessi aspettare, e lui mi ha risposto "Le recensioni in giro non sono malvagie". Io ho semplicemente detto che "se è una di quelle americanate logorroiche sulla gente che c'ha probblemi, sentirai degli ululati scomposti provenire da nordovest".
Mettiamo subito le cose in chiaro: io non sono una di quelle persone a cui può piacere un film come Silver Linings Playbook. Perché si avvia con un'identità che di solito mi infastidisce (un film su gente in crisi di nervi avanzata che strilla, litiga, prende psicofarmaci per ordine del giudice, ma ha dentro qualcosa di bello che il mondo non aspetta altro che scoprire, credici...) e si conclude come una commediola romantica di quelle con protagonista Jennifer Aniston. Jennifer Aniston non ha più i capelli alla moda? Boh, metteteci un'altra squinzia bravina di quelle.
Iniziare a guardare un film con dei preconcetti non è di certo buona pratica, tuttavia sono fermamente convinta che se ho un senso critico, e ce l'ho, sono anche in grado di esercitarlo preventivamente, e infatti Silver Linings Playbook non è altro che la solita pappa rimestata con bonaria pacca sulle spalle alle malattie mentali. Che sì, uno è bipolare, ma basta un balletto, la pillola, lo zucchero, e tutto brillerà di più. MA STI GRANDISSIMI E FRANCESI CAZZI.
Ma la Jennifer Lawrence ha vinto l'Oscar, oh che interpretazione strepitosa (yawn). Appunto, Jenny, cicci, ha vinto il massimo premio che l'industria di Hollywood dà a se stessa. Lei esprime quel recitare di Hollywood, e Hollywood la premia. Il problema è che trovo quel modo hollywoodiano (e standardizzato) di recitare le parti drammatiche abbastanza volgare e terra a terra nell'espressività. Non solo non mi ha mai emozionato e coinvolto, ma mi ha stufato da anni. Per quanto mi riguarda la Lawrence è una novella Renée Zellweger. Stesso gonfiore in volto, stessi occhiettini stretti e vispi, bella topolina, una di quelle che tra un po' (se non l'ha già fatto) ingrasserà venti chili per essere più in parte nel prossimo ruolo. Perché loro ingrassano a comando e le ripercussioni sulla salute non esistono (io ho sempre pensato che fosse un modo per camuffare i disturbi alimentari delle star, ma qui siamo su tesi cospirazioniste che non hanno molto a che vedere con sto filmdemmerda).
Bradley Cooper. Figliolo. Un incrocio tra Ralph Fiennes e Nemo. Che se fosse il panettiere di quartiere avrebbe la fila di signore davanti al negozio, ma è un attore di Hollywood quindi fa il bipolare tanto dolce, tanto innamorato, GENTE RENDETEVI CONTO... HA CORCATO UNO DI BOTTE SOLO PERCHE' SI SCOPAVA SUA MOGLIE (ci sarà un motivo per cui la gente normale sogna di farlo, mentre i pazzi violenti lo fanno e basta), STAVA IN CASA DI CURA PERCHE' ERA MENO PERICOLOSO CHE IN PRIGIONE, ma come si fa a rappresentare in questo modo così solare e pazzerello un violento? Ai sensi della sceneggiatura è in effetti più credibile che trovi un'instabile al pari di lui che gliela dia all'istante, durante la prima settimana di libera uscita dal manic... casa di cura.
Ah a proposito... chi non sarebbe così amorevole da spingere tra le braccia di un violento la propria sorellina vedova e traumatizzata, che si scoperebbe anche gli idranti in strada?
No ma davvero, andate al cinema, spendete i vostri undici, dodici euro, guardatevi sto film anche in 3D, uscitene pure commossi, toccati nel profondo, passate il tempo come volete (io per esempio lavoro a maglia e siete liberi di commentare come vi pare) MA NON VENITEMI A DIRE CHE QUESTO E' UN BEL FILM. E' la classica truffa sentimentale all'americana con il powerup dell'instabilità mentale, ma con quella moralina finale per cui "anche i pazzi, se si impegnano, possono essere felici".
Fatevi del bene, andate a vedere Fast & Furious 6, che, il mio senso critico suggerisce, sarà meno finto del diarietto del romantico bipolare.
(ah il film è ambientato a Philadelphia e ci sono gli Eagles, salviamolo per questo).
D'altro canto ieri sera domandavo a un amico cosa mi dovessi aspettare, e lui mi ha risposto "Le recensioni in giro non sono malvagie". Io ho semplicemente detto che "se è una di quelle americanate logorroiche sulla gente che c'ha probblemi, sentirai degli ululati scomposti provenire da nordovest".
Mettiamo subito le cose in chiaro: io non sono una di quelle persone a cui può piacere un film come Silver Linings Playbook. Perché si avvia con un'identità che di solito mi infastidisce (un film su gente in crisi di nervi avanzata che strilla, litiga, prende psicofarmaci per ordine del giudice, ma ha dentro qualcosa di bello che il mondo non aspetta altro che scoprire, credici...) e si conclude come una commediola romantica di quelle con protagonista Jennifer Aniston. Jennifer Aniston non ha più i capelli alla moda? Boh, metteteci un'altra squinzia bravina di quelle.
Iniziare a guardare un film con dei preconcetti non è di certo buona pratica, tuttavia sono fermamente convinta che se ho un senso critico, e ce l'ho, sono anche in grado di esercitarlo preventivamente, e infatti Silver Linings Playbook non è altro che la solita pappa rimestata con bonaria pacca sulle spalle alle malattie mentali. Che sì, uno è bipolare, ma basta un balletto, la pillola, lo zucchero, e tutto brillerà di più. MA STI GRANDISSIMI E FRANCESI CAZZI.
Ma la Jennifer Lawrence ha vinto l'Oscar, oh che interpretazione strepitosa (yawn). Appunto, Jenny, cicci, ha vinto il massimo premio che l'industria di Hollywood dà a se stessa. Lei esprime quel recitare di Hollywood, e Hollywood la premia. Il problema è che trovo quel modo hollywoodiano (e standardizzato) di recitare le parti drammatiche abbastanza volgare e terra a terra nell'espressività. Non solo non mi ha mai emozionato e coinvolto, ma mi ha stufato da anni. Per quanto mi riguarda la Lawrence è una novella Renée Zellweger. Stesso gonfiore in volto, stessi occhiettini stretti e vispi, bella topolina, una di quelle che tra un po' (se non l'ha già fatto) ingrasserà venti chili per essere più in parte nel prossimo ruolo. Perché loro ingrassano a comando e le ripercussioni sulla salute non esistono (io ho sempre pensato che fosse un modo per camuffare i disturbi alimentari delle star, ma qui siamo su tesi cospirazioniste che non hanno molto a che vedere con sto filmdemmerda).
Bradley Cooper. Figliolo. Un incrocio tra Ralph Fiennes e Nemo. Che se fosse il panettiere di quartiere avrebbe la fila di signore davanti al negozio, ma è un attore di Hollywood quindi fa il bipolare tanto dolce, tanto innamorato, GENTE RENDETEVI CONTO... HA CORCATO UNO DI BOTTE SOLO PERCHE' SI SCOPAVA SUA MOGLIE (ci sarà un motivo per cui la gente normale sogna di farlo, mentre i pazzi violenti lo fanno e basta), STAVA IN CASA DI CURA PERCHE' ERA MENO PERICOLOSO CHE IN PRIGIONE, ma come si fa a rappresentare in questo modo così solare e pazzerello un violento? Ai sensi della sceneggiatura è in effetti più credibile che trovi un'instabile al pari di lui che gliela dia all'istante, durante la prima settimana di libera uscita dal manic... casa di cura.
Ah a proposito... chi non sarebbe così amorevole da spingere tra le braccia di un violento la propria sorellina vedova e traumatizzata, che si scoperebbe anche gli idranti in strada?
No ma davvero, andate al cinema, spendete i vostri undici, dodici euro, guardatevi sto film anche in 3D, uscitene pure commossi, toccati nel profondo, passate il tempo come volete (io per esempio lavoro a maglia e siete liberi di commentare come vi pare) MA NON VENITEMI A DIRE CHE QUESTO E' UN BEL FILM. E' la classica truffa sentimentale all'americana con il powerup dell'instabilità mentale, ma con quella moralina finale per cui "anche i pazzi, se si impegnano, possono essere felici".
Fatevi del bene, andate a vedere Fast & Furious 6, che, il mio senso critico suggerisce, sarà meno finto del diarietto del romantico bipolare.
(ah il film è ambientato a Philadelphia e ci sono gli Eagles, salviamolo per questo).
Etichette:
cinema,
puffetta acida
Ubicazione:
Philadelphia, PA, USA
aprile 23, 2013
Ho sognato un film bellissimo
OK, sono già sveglia alle 6e18, ma è perché ho fatto un sogno bellissimo.
Vado al cinema a vedere un film ambientato a Hong Kong con la colonna sonora di Kung Fu Cash, con cinesi che lottano invasati sotto l'effetto di sangue geneticamente modificato, pompato da una macchina con dei mantici che stanno per esplodere (scena divertentissima). Poi c'è un bel piano sequenza all'interno del magazzino, e del riso cantonese che si rovescia da solo, con in sottofondo le urla dei cinesi pazzi e la musica di Kung Fu Cash. Seduto accanto a me, che mi porge la mano ma non me la stringe, che si avvicina alla mia bocca ma non la bacia, c'è un maschio geneticamente modificato per farmi incazzare a morte. Gli dico che è una scena bellissima e, trasportata dall'emozione Kung fu, provo a baciare la bocca che 'stostronzo mette a due millimetri dalla mia, ma lui si ritira, dicendo che non è il momento, che non se la sente. A fine film lui, che è il relatore del cineforum, propone di riascoltare tutti assieme le canzoni che mi sono piaciute di più. Tra i testi scorgo un ritornello che fa "red nose Avesani's". Mentre il menestrello suona, lo stronzo mi fa segno di uscire a fumare assieme una sigaretta. Mentre passiamo davanti alla prima fila sento che una persona è preoccupata per me, un'altra non è presente, un'altra che mi dice "rumi.... fatta " (non distinguo le parole, ma faccio segno di no con la testa).
Usciamo fuori, c'è un sole fortissimo, lo scenario è post-nucleare. Un gruppo di amici in fila per lo spettacolo successivo mi chiede com'era il film, io rispondo col mio solito eccessivo entusiasmo, e allora lo stronzo geneticamente modificato dice che sì, non era male, ma che io esagero sempre. Mi abbraccia, io appoggio la testa sul suo petto, e mentre elaboro il diabolico piano di tirargli una ginocchiata nelle palle mi sveglio prendendo a calci il GATO BUFO che mi sta dormendo addosso.Oh raga, ho preso un altro due di picche, ma il film era bellissimo davvero.
gennaio 20, 2013
Elojango
[non è che ci sono spoiler sul film, sono spoiler sull'essenziale, tipo che si muore]
Vado al cine a vedere il film di Tarantino e tutto comincia più o meno con uno che spara in testa a un cavallo. Poi mi domando quel film lì chissà com'è in lingua originale.
E dire che mi sono appena calmata dall'incazzatura presa nel parcheggio, dove i furbini imboccano in contromano gli accessi sperando di far prima del resto del mondo e invece causano un ingorgo. Odio.Questi.Imbecilli.Del.Sabato.Sera.
Poi però passa tutto perché vorrei essere lì con questi due pazzi scatenati, non limitarmi ad ascoltare le loro adorabili chiacchiere in una sala piena di stronzi che all'intervallo si alzano per prendere i pop-corn e svuotare la vescica. Vorrei esser lì con loro e chiedere a Schultz "Senti ma perché sei venuto in America? E perché proprio in Texas?" e a Django "Ma com'è stata la cerimonia del tuo matrimonio?". Avrei voluto vedere il sarto che gli prendeva le misure per il vestito turchese, me lo immagino abbastanza disgustato ma ammansito da un malloppetto di dollari. Birra. Avrei voluto essere in quel saloon a bere la birra spillata dal dottore (Tarantino, solo tu sai fottertene di tutto pur di fare spettacolo, ti amo). Chissà invece com'era quella in bottiglia al Cleopatra Club. Volevo esser là, in quella Tara insanguinata, a tirare un calcio al bastone di Stephen, azzopparlo anche io. E magari permettermi di dire rivolta in camera "Quello di Per Elisa è un anacronismo, ma Johnny Cash ci sta bene come un bigné alla crema, sì".
Quel che ha fatto Tarantino negli ultimi vent'anni è stato portare il Far West in altri generi e in ambientazioni che non centravano nulla. Ora che finalmente ha fatto un film western, si è sublimato a genere, ed entra ufficialmente nell'empireo degli uomini con cui andrei volentieri al supermercato a fare la spesa.
Oh Quentin, sono italiana! Cagami!
Ubicazione:
Chattanooga, TN, USA
giugno 09, 2010
Ruina del genere femminile
Ho visto Sex & TheCity 2, porca vacca un vero film horror. Forse solo due gli scambi di parole decenti in un film in cui strabordano le paranoie insulse di quella rompiballe di Carrie (la SJP è più racchia e smorfiosa che mai, con un colorito cinereo, vestita di merda) e del bolso marito che si merita. Mettetele una Manolo in bocca e girate con vigore, please. Estrarre, asciugare e riporre in cabina armadio per impieghi più frivoli.
Io dal cinema ne sono uscita con pensieri un po' fastidiosi. il mio livello di tolleranza è notoriamente minimo riguardo i problemi affrontati in quel modo anglosassone di "parliamone", "possiamo capirci", senza ironia e abbondanza di "celacrediamoappacchi".
Tutto clinico. E inutilmente analitico.
E' questo che rende pessime la gran parte delle commedie (?) romantiche che dovrebbero piacere alle regazze.
E dire che il primo episodio aveva avuto il tremendo merito di immortalare in modo abbastanza crudo (anche se patinato) cosa significhi quel tipo lì di "stare male" per e con qualcuno.
Che la cosa che mi preoccupa di più è sentir commentare "Eh sì è proprio così, è proprio vero".
Che fai, spettatrice, ti immedesimi nella merda inodore di un dialogo da Upper East Side?
I problemi, semplicemente, o li si risolve senza troppe ciance, o si risolvono da sé.
No, non si risolvono con i discorsi profffondi, perché spesso -non sempre eh, ma ci vuole uno sforzo di sincerità non indifferente con se stessi e con gli altri- sono sterili dichiarazioni di principio. E' per questo che preferisco raccontare cosa sono, cosa sono stata, ma non cosa vorrei essere. Che mica lo so tanto bene.
E quindi anche oggi ho divagato.
---
Io dal cinema ne sono uscita con pensieri un po' fastidiosi. il mio livello di tolleranza è notoriamente minimo riguardo i problemi affrontati in quel modo anglosassone di "parliamone", "possiamo capirci", senza ironia e abbondanza di "celacrediamoappacchi".
Tutto clinico. E inutilmente analitico.
E' questo che rende pessime la gran parte delle commedie (?) romantiche che dovrebbero piacere alle regazze.
E dire che il primo episodio aveva avuto il tremendo merito di immortalare in modo abbastanza crudo (anche se patinato) cosa significhi quel tipo lì di "stare male" per e con qualcuno.
Che la cosa che mi preoccupa di più è sentir commentare "Eh sì è proprio così, è proprio vero".
Che fai, spettatrice, ti immedesimi nella merda inodore di un dialogo da Upper East Side?
I problemi, semplicemente, o li si risolve senza troppe ciance, o si risolvono da sé.
No, non si risolvono con i discorsi profffondi, perché spesso -non sempre eh, ma ci vuole uno sforzo di sincerità non indifferente con se stessi e con gli altri- sono sterili dichiarazioni di principio. E' per questo che preferisco raccontare cosa sono, cosa sono stata, ma non cosa vorrei essere. Che mica lo so tanto bene.
E quindi anche oggi ho divagato.
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maggio 10, 2010
Pesante
Weekend pesante.
Come Iron Man 2, per esempio, il film più noioso della storia del cinema, allietato solo da un particolare: il neo sulla guancia destra di Sam Rockwell. Quell'uomo c'è.
Come una pizza che "ho fame, voglio qualcosa di lurido" e combini tonno wurstel panna zucchine e sa chi cosa boh.
Come renderti conto che sei stata l'ultima a uscire e la prima a rientrare nel palazzo.
Come una notte che non passa più.
Come una birra media alle cinque di mattina in un bar buio con la serranda giù, ma c'è freddo, e fuori dopo c'è la luce per fortuna.
Come la carne argentina mangiata alle quattro e mezza di pomeriggio, con le patatine che proprio non mi son piaciute però.
Come l'acqua che mi son presa ieri per battezzare la bicicletta. Le piogge acide sciolgono il grasso.
Come il Rugginoso.
Come il sonno di stanotte.
Come la porta del veterinario contro cui sono andata a sbattere con le lacrime agli occhi stamattina.
Che poi pesante non è sempre male, anzi.
A ben vedere, un bel weekend pesante per riattivare il fisico.
Per la mente mai abbastanza.
Stasera insalatina e coccole alla mia pelosina operata.
Come Iron Man 2, per esempio, il film più noioso della storia del cinema, allietato solo da un particolare: il neo sulla guancia destra di Sam Rockwell. Quell'uomo c'è.
Come una pizza che "ho fame, voglio qualcosa di lurido" e combini tonno wurstel panna zucchine e sa chi cosa boh.
Come renderti conto che sei stata l'ultima a uscire e la prima a rientrare nel palazzo.
Come una notte che non passa più.
Come una birra media alle cinque di mattina in un bar buio con la serranda giù, ma c'è freddo, e fuori dopo c'è la luce per fortuna.
Come la carne argentina mangiata alle quattro e mezza di pomeriggio, con le patatine che proprio non mi son piaciute però.
Come l'acqua che mi son presa ieri per battezzare la bicicletta. Le piogge acide sciolgono il grasso.
Come il Rugginoso.
Come il sonno di stanotte.
Come la porta del veterinario contro cui sono andata a sbattere con le lacrime agli occhi stamattina.
Che poi pesante non è sempre male, anzi.
A ben vedere, un bel weekend pesante per riattivare il fisico.
Per la mente mai abbastanza.
Stasera insalatina e coccole alla mia pelosina operata.
febbraio 17, 2010
Moon, fantascienza da non perdere
Ulula alla Luna sull'IMDB
Ho comprato un Blu-ray, signori. Dietro consiglio di U. ho preso Moon, film di fantascienza girato e scritto dal solito raccomandato di turno, il figlio di David Bowie, e prodotto da un'altra raccomandata, la Trudi Styler.
Si ironizza, sui raccomandati: lui sa fare il regista e lei sa produrre i film. E sono bravi.
Moon è una pellicola a basso budget, breve, con pochi orpelli, coerente non tanto per la trama (è il minimo sindacale richiesto, altrimenti non ci si degna) ma per la cifra stilistica azzeccata dall'inzio alla fine.
L'atmosfera viene mantenuta alta proprio dalla regia. Nessuna concessione ai blockbuster, molto distacco dallo spettatore, nessun ammiccamento.
E' confortante vedere film così: fatelo anche voi, amanti del buon cinema.
Ho comprato un Blu-ray, signori. Dietro consiglio di U. ho preso Moon, film di fantascienza girato e scritto dal solito raccomandato di turno, il figlio di David Bowie, e prodotto da un'altra raccomandata, la Trudi Styler.
Si ironizza, sui raccomandati: lui sa fare il regista e lei sa produrre i film. E sono bravi.
Moon è una pellicola a basso budget, breve, con pochi orpelli, coerente non tanto per la trama (è il minimo sindacale richiesto, altrimenti non ci si degna) ma per la cifra stilistica azzeccata dall'inzio alla fine.
L'atmosfera viene mantenuta alta proprio dalla regia. Nessuna concessione ai blockbuster, molto distacco dallo spettatore, nessun ammiccamento.
E' confortante vedere film così: fatelo anche voi, amanti del buon cinema.
gennaio 23, 2010
Fotogramma chiave
Pur non amando George Clooney, né provando particolare attrazione per i tatuaggi, ho sempre considerato meraviglioso questo fotogramma.
Stasera mi ci è caduto sopra l'occhio, e una bella foto in modalità cam immortala l'attimo in cui lui, dopo aver fatto mattanza sempre in giacca, se la toglie e finalmente rivela l'estensione di quel coso nero lì, di cui si era intravisto solo l'accenno spuntar dal collo della canotta.
Ricordo il senso di liberazione, la prima volta. Inconsciamente avevo guardato metà film con la voglia di sapere che c'era sotto la giacca.
Sensazione non ripetibile alla seconda, terza, quarta visione del film... solo il compiacimento nel ricordare quel bel momento.
La vita reale, invero, è piena di fotogrammi chiave del genere. Il bello sta nello scovarli.
---
Stasera mi ci è caduto sopra l'occhio, e una bella foto in modalità cam immortala l'attimo in cui lui, dopo aver fatto mattanza sempre in giacca, se la toglie e finalmente rivela l'estensione di quel coso nero lì, di cui si era intravisto solo l'accenno spuntar dal collo della canotta.
Ricordo il senso di liberazione, la prima volta. Inconsciamente avevo guardato metà film con la voglia di sapere che c'era sotto la giacca.
Sensazione non ripetibile alla seconda, terza, quarta visione del film... solo il compiacimento nel ricordare quel bel momento.
La vita reale, invero, è piena di fotogrammi chiave del genere. Il bello sta nello scovarli.
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gennaio 18, 2010
Cinenightmare
OK c'è la nebbia, la nebbia volumetrica, quella in 3D senza gli occhialetti, sicuramente a banchi da qui a Melzo, ma io ci sarò. E non "con tutto il mio entusiasmo" di pelùsa memoria e neanche con quel poco di fregola che mi era venuta due settimane fa a vedere la featurette di Avatar su Sky.
Perché che senso ha pure farsi venire la fregola per un film, succedàneo maiale, se poi sei al posto 18 fila 9. E non perché sei sola. Che in effetti non lo sei, perché gli amici sono seduti all'incirca davanti, quindi è bello lo stesso.
E' che il film durerà due ore e quaranta o forse più. E in queste due ore e quaranta può davvero succedere di tutto. Che io pianga, per esempio. Che abbia voglia di alzarmi e andarmene. Che voglia fare un commento e... no, non posso. Che mi addormenti. Che inizi a svagare coi pensieri non seguendo più il film. Ecco come succede che andare al cinema, proposito 2010 "andare di più al cinema", diventa immediatamente motivo di preoccupazione, ansia, di brividi dentro lo stomaco, turbe rimpiazzabili solo con paturnie equipollenti, a mo' di metadone.
Voglio sedermi in macchina, andare al cinema e non aver paura dello schermo grande. Voglio scrivere le recensioni prima di vedere i film. Voglio un po' di gioia spicciola fuori dal cinema e non tirare un respiro di sollievo "OK, sono sopravvissuta a me stessa e ai loschi meandri della mia mente anche stavolta".
Tornerò a far post allegri quando sarò di umore migliore.
Nota postuma (mi tocco le balle, sono ancora viva, "postuma dopo il cinema", intendevo...)
E' andato tutto bene. Non mi sono addormentata, ho riso quando dovevo, mi sono esaltata quando era comandato, mai avuto voglia di uscire, pianto due volte di commozione ma perché sono in sindrome e piangerei anche su una goccia di latte versato. Addirittura ho provato un po' di insoddisfazione, ma poi è iniziata la guerra e io lì mi esalto con niente.
La rece in un altro frangente, forse, chi lo sa.
Comunque bel film, magnificente.
---
Perché che senso ha pure farsi venire la fregola per un film, succedàneo maiale, se poi sei al posto 18 fila 9. E non perché sei sola. Che in effetti non lo sei, perché gli amici sono seduti all'incirca davanti, quindi è bello lo stesso.
E' che il film durerà due ore e quaranta o forse più. E in queste due ore e quaranta può davvero succedere di tutto. Che io pianga, per esempio. Che abbia voglia di alzarmi e andarmene. Che voglia fare un commento e... no, non posso. Che mi addormenti. Che inizi a svagare coi pensieri non seguendo più il film. Ecco come succede che andare al cinema, proposito 2010 "andare di più al cinema", diventa immediatamente motivo di preoccupazione, ansia, di brividi dentro lo stomaco, turbe rimpiazzabili solo con paturnie equipollenti, a mo' di metadone.
Voglio sedermi in macchina, andare al cinema e non aver paura dello schermo grande. Voglio scrivere le recensioni prima di vedere i film. Voglio un po' di gioia spicciola fuori dal cinema e non tirare un respiro di sollievo "OK, sono sopravvissuta a me stessa e ai loschi meandri della mia mente anche stavolta".
Tornerò a far post allegri quando sarò di umore migliore.
Nota postuma (mi tocco le balle, sono ancora viva, "postuma dopo il cinema", intendevo...)
E' andato tutto bene. Non mi sono addormentata, ho riso quando dovevo, mi sono esaltata quando era comandato, mai avuto voglia di uscire, pianto due volte di commozione ma perché sono in sindrome e piangerei anche su una goccia di latte versato. Addirittura ho provato un po' di insoddisfazione, ma poi è iniziata la guerra e io lì mi esalto con niente.
La rece in un altro frangente, forse, chi lo sa.
Comunque bel film, magnificente.
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gennaio 04, 2010
Mi do alla science fiction
Non guardate questo film su IMDBOK, vediamo un film indie.
OK, vediamo un film con la Zooey Deschanel.
OK è ora di smettere di guardare film che trasudano falsità e pose da un chilometro di distanza: i detector "vaccata indie" funzionano, perché non dare loro retta?
E' un modo di far cinema che non mi piace, non mi coinvolge, mi fa venire l'orticaria.
Gli ingredienti, come il solito sono:
1 - Due protagonisti carini, smorfiosetti.
2 - Alcuni comprimari macchietta meno carini, ma tanto belli dentro, capaci di tollerare le smorfie dei protagonisti e accondiscendere.
3 - Dialoghi intimisti, brevi, secchi, a tratti rivelatori. Che ormai su Twitter trovi perle migliori.
4 -Estetica curata nel minimo dettaglio, magari qualche colpo di scena immaginifico.
5 - Colonna sonora con gruppi famosi ma non troppo, taggati indie pure loro, che esprimono in modo strambo, stralunato e dolce concetti come "Ho fatto colazione con una ciambella e un litro di caffé e penso a te" o "Che pezzo di figa, mi ti scoperei".
Ecco, bon. Qualsiasi sia il titolo di film prodotti con questa formula, io ho chiuso - CHIUSO - con l'ipocrisia cinematografica indie.
Datemi palazzi che crollano, e non un incapace che non ha il coraggio di costruirli, datemi una zoccola che balla la pole dance, non una pseudo-fatina smorfiosa in abiti azzurri, ingannatrice peggio dell'ultima delle sciampiste indie.
Datemi qualcosa di vistosamente finto, e non qualcosa che darà a migliaia di donne l'occasione di dire "Ah sì, io sono proprio come la protagonista del film". A morte.
Forse nel progetto "Nel 2010 voglio tornare a vedere più film", mi dovrò orientare verso la science fiction.
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Sherlock Holmes
Deduci tutto dall'IMDBGuy Ritchie è un bravo regista (furbo e fortunato) che, con Sherlock Holmes, ha svolto un compitino ben remunerativo. Ha ridisegnato due personaggi classici, li ha mescolati con effetti speciali, scene d'azione, bei costumi, scenografie ombrose, ottenendo un tortino al cioccolato della Buitoni: lievitato bene ma dal gusto standardizzato. Di certo il film sarebbe davvero insipido senza le interpretazioni di RDJ e JL (meglio il primo del secondo). La coppia funziona, è addirittura troppo etero e maschia, poco ammiccante pur nella fighezza oggettiva di entrambi.
Quello che mi lascia perplessa è Guy Ritchie stesso che, dopo aver insisitito per almeno tre film a proporre la stessa (graziosa, ridondante, ma pur sempre piacevole almeno cinematograficamente) zuppa, ci propina un film che avrebbe potuto girare un fortunato Signor Nessuno sdoganato dal mondo della pubblicità o dei videoclip.
In clima di beceri cine-panettoni, Sherlock Holmes senza dubbio non è volgare, è sufficientemente brillante, piacevole da vedere, ma tutto sommato ha poco mordente: che senso ha ravvivare e reinterpretare la coppia Sherlock e Watson per offrire il surrogato di un generico film d'azione in costume? Bisognava osare di più.
Portiamo in trionfo i due quarti di bue che lo interpretano e riescono a dar una parvenza di personalità a un film che ne è privo.
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novembre 18, 2009
Public Enemies
What keeps you up nights, Mr. Dillinger?
Coffee.
Stranissimo: nella colonna sonora di Public Enemies c'è una macchia firmata da Elliot Goldenthal. Il compositore è colpevole di aver plagiato i suoni epici di The Last of the Mohicans (altra gran storia d'amore girata da Michael Mann, lì la colonna sonora è di Trevor James), e farmi pensare che non centrino proprio nulla con il film che sto vedendo, se non altro perché mi evocano Hawkeye, Cora, Chingachgook. Qualcuno ha avuto lo stesso problema?
Per il resto, sono innamorata.
Di Michael Mann, perché è lento e non retorico. Drammatico, non strappalacrime.
Lui riesce a girare una rapina in banca di 40 secondi, un minuto, flat, farla durare 30" di pellicola e farti pensare che sia passato un minuto e mezzo.
Ti punta i fanali della macchina in faccia nel bosco, così non capisci chi ci sia sull'auto.
Spara, e schizzano sangue e schegge di legno dentro lo schermo al plasma, ma sono frazioni di secondo e nulla più.
Disegna personaggi addosso ad attori che sono già dei personaggi in sé, tira fuori il meglio da una Marion Cotillard che, finalmente, libera dai trucchi di scena di Edith, dimostra di essere meravigliosa e bravissima.
Mann, nella mia mente, è il primo anello di una catena che prosegue con De Palma e si chiude con Tarantino (di mezzo ce ne sono altri, uè). Semplicemente è uno dei supremi.
Certo, lui ha trovato una formula, e la declina ormai per ogni suo film. A me piace, per la fotografia ruvida. E' l'unico che non mi fa girar lo stomaco se filma con la telecamera in spalla. Mi piace perché è di classe, non sfacciato, ma sicuro e pieno di sé nella grandiosità di alcune immagini. Sì, uno dei più bei film d'amore che ho visto negli ultimi anni è Miami Vice.
Sono platonicamente innamorata anche di Johnny Depp, perché è il più bell'uomo sulla faccia della terra. Bello perché maschio, bello perché un Borsalino ci salvi tutte e discenda sulle teste di ogni uomo, coprendo stempiature e donando fascino quanto un tacco 10 di Sergio Rossi. Sì, da piccola ero pure innamorata di Clark Gable, non avrei potuto fare altro. JD è bravo, lo è sul serio. Punto.
Public Enemies è bello, è azione lenta, è amore, è un grande regista con dei grandi attori. Solo la colonna sonora, sul serio, deludente e un po' troppo ripetitiva. Che peccato, che macchia. Si salva solo la traccia "Ten Million Slaves" Otis Taylor.
Il sonoro, i rumori di scena, invece, commoventi, dalle sparatorie a volume esagerato ai momenti in cui non senti neppure il fruscio dei passi nell'erba.
Visto su BD, a casa, in religiosa solitudine, sorseggiando birra.
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Coffee.
Stranissimo: nella colonna sonora di Public Enemies c'è una macchia firmata da Elliot Goldenthal. Il compositore è colpevole di aver plagiato i suoni epici di The Last of the Mohicans (altra gran storia d'amore girata da Michael Mann, lì la colonna sonora è di Trevor James), e farmi pensare che non centrino proprio nulla con il film che sto vedendo, se non altro perché mi evocano Hawkeye, Cora, Chingachgook. Qualcuno ha avuto lo stesso problema?
Per il resto, sono innamorata.
Di Michael Mann, perché è lento e non retorico. Drammatico, non strappalacrime.
Lui riesce a girare una rapina in banca di 40 secondi, un minuto, flat, farla durare 30" di pellicola e farti pensare che sia passato un minuto e mezzo.
Ti punta i fanali della macchina in faccia nel bosco, così non capisci chi ci sia sull'auto.
Spara, e schizzano sangue e schegge di legno dentro lo schermo al plasma, ma sono frazioni di secondo e nulla più.
Disegna personaggi addosso ad attori che sono già dei personaggi in sé, tira fuori il meglio da una Marion Cotillard che, finalmente, libera dai trucchi di scena di Edith, dimostra di essere meravigliosa e bravissima.
Mann, nella mia mente, è il primo anello di una catena che prosegue con De Palma e si chiude con Tarantino (di mezzo ce ne sono altri, uè). Semplicemente è uno dei supremi.
Certo, lui ha trovato una formula, e la declina ormai per ogni suo film. A me piace, per la fotografia ruvida. E' l'unico che non mi fa girar lo stomaco se filma con la telecamera in spalla. Mi piace perché è di classe, non sfacciato, ma sicuro e pieno di sé nella grandiosità di alcune immagini. Sì, uno dei più bei film d'amore che ho visto negli ultimi anni è Miami Vice.
Sono platonicamente innamorata anche di Johnny Depp, perché è il più bell'uomo sulla faccia della terra. Bello perché maschio, bello perché un Borsalino ci salvi tutte e discenda sulle teste di ogni uomo, coprendo stempiature e donando fascino quanto un tacco 10 di Sergio Rossi. Sì, da piccola ero pure innamorata di Clark Gable, non avrei potuto fare altro. JD è bravo, lo è sul serio. Punto.
Public Enemies è bello, è azione lenta, è amore, è un grande regista con dei grandi attori. Solo la colonna sonora, sul serio, deludente e un po' troppo ripetitiva. Che peccato, che macchia. Si salva solo la traccia "Ten Million Slaves" Otis Taylor.
Il sonoro, i rumori di scena, invece, commoventi, dalle sparatorie a volume esagerato ai momenti in cui non senti neppure il fruscio dei passi nell'erba.
Visto su BD, a casa, in religiosa solitudine, sorseggiando birra.
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luglio 26, 2009
Il mio primo Bollywood
Elena, non sapevi che la Rai ha iniziato a mandare in onda i film di Bollywood? No mami, non guardo la TV, non lo sapevo, ma è Bollywood vero?
Sìsì.
Inizio a guardare La verità negli occhi che lei già dorme. Vibah (indiana dai lineamenti un po' occidentali e magnetici occhi verdi) va a Bombay per cercar lavoro e risollevare le sorti economiche della famiglia ma finisce in un giro di prostituzione di alto livello. Manda i soldi a casa permettendo al padre di guarire dalle malattie e alla sorella di studiare. Si vergogna tanto, ma è la vitah.
Durante il volo per un viaggio di lavoro in Svizzera, conosce un indiano: sono seduti vicini e a causa delle turbolenze si stringono la mano e iniziano a dire assieme le preghiere. Presto lui si rivelerà un indiano buon partito, chiaramente innamorato pazzo di lei. Lei fugge, torna a Bombay e si ritrova la sorella Shubah nell'attico pagato col sudore del peccato. Shubah è meno bella, è più indiana tipo, è tanto intelligente, ha studiato e fa carriera nel marketing. Al lavoro Shubah conosce un indiano figaccione selvaggio, che presto si rivelerà indiano figaccione selvaggio innamoratissimo e tenerone. Lui la chiede subito in sposa. Vibah è felice che almeno la sorella realizzi i suoi sogni. Shubah scopre che la sorella è una troia di lusso e le chiede scusa per non aver capito il vero motivo per cui Vibah uscisse ogni sera truccata e vestita benissimo e dicesse di occuparsi di “pubbliche relazioni”. Tornano al paese natìo per organizzare il matrimonio di Shubah. Ormai Vibah è sulla bocca di tutti, ma lei ha la verità negli occhi: è innocente di animo, signori, lei non va in giro coi telefonini a registrare i colloqui intimi coi clienti (in realtà nel film si lascia intendere una certa solidarietà femminile che tutto perdona di fronte a un mondo di uomini alternativamente sfruttatori o rincoglioniti). Vengono poi raggiunte dal promesso sposo di Shubah, l'indiano figaccione selvaggio innamoratissimo e tenerone che ha al seguito tutta la famiglia e qui... stratosferico colpo di scena! Il suo fratello maggiore non è altro che l'indiano buon partito, che gasato dall'incontro chiede in sposa Vibah. Lei si nega again, e ha il coraggio di dirgli che è una prostituta. Lui se ne fotte e vissero tutti felici e contenti.
Salti logici, colonna sonora squillante, niente balletti, colori e costumi bellissimi, attori come te li aspetti nei film di Bollywood. E' cinema di genere, un po' come i drama cino-nippo-coreani: tutto molto stucchevole, ma incredibilmente esotico, naif e in qualche modo anche affascinante soprattutto per gli stereotipi messi in scena, appartenenti a una cultura diversa. Non so se avrò il coraggio di approfondire a stretto giro di tempo, ma è bello sapere che c'è.
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maggio 25, 2009
La duchessa (2008)
Il triangolo no, non lo avevo considerato sull'IMDB
Georgiana Spencer, giovane rampolla della nobiltà inglese, viene data in sposa nientepopodimenoché al Duca del Devonshire. Poiché a un buon partito del genere non si può dire di no (perlomeno nel 1774, ma qualcuno dice che anche ai giorni nostri sarebbe davvero da sprovvedute), la ragazza si avvia alla vita matrimoniale con il giusto entusiasmo: del resto le è richiesto solo di dare un erede maschio al marito. Rendendosi conto che il Duca la cornifica, che di dialogo con lui è impossibile averne ("Non ci sono portato", le dice) e che comunque l'interesse per la moda, le figlie e la politica riempiono le sue giornate, la Duchessa inizia a vedere il mondo con occhi diversi. Tipo che inizia desiderare un amante. E mica uno qualsiasi, ma l'amichetto di gioventù che poi diventerà Primo Ministro.
Keira Knightley è Georgiana, e indossa costumi bellissimi (pure l'Oscar hanno vinto...). Anche Keira è bellissima, ma è troppo moderna nel modo di muoversi, nella postura e nelle espressioni del viso per essere una donna di fine '700. C'è da dire che nel film rappresenta una dama abbastanza all'avanguardia, una che alzava la testa, diceva la sua e si batteva pure per l'estensione del suffragio, ma la direzione non aiuta molto. Pare che il regista (Saul Dibb, uno che finora ha fatto TV) concepisca solo determinate angolature: davanti, dietro, profilo. E' lui il punto debole del film, visto che se l'è anche scritto e non è riuscito a dare mordente a una storia che è brillante solo perché a volte la vita vissuta riesce a essere più varia e stupefacente della finzione.
Nel cast emerge invece Ralph Finnies, stupendo come sempre, capace di trasformare in gelido il suo solito sguardo vacuo.
La colonna sonora è davvero monotona e ripetitiva, e infine, gravissimo, il tasso erotico del film, nonostante i numerosi spunti, è vicino allo zero.
Ah, io da grande voglio essere bella come Charlotte Rampling. Che si possa gestire? Quanto mi piace Charlotte Rampling.
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maggio 20, 2009
Star Trek (2009)

Lunga vita e prosperità sull'IMDB
Tempi.
Azione.
J.J. Abrams ne è maestro con stile e naturalezza.
L'ultimo film su Star Trek, intitolato semplicemente "Star Trek" è ambientato prima della serie classica, quindi lo può vedere anche chi, come me, sa solo che Spock ha le orecchie a punta.
Star Trek è logico ritmo condito da flash cinematografici che arrivano, colpiscono e in un attimo son trascorsi, lasciando allo spettatore, se non un'emozione, un tassello in più per capire senza troppe spiegazioni.
Insomma, questo film è Spock.
Non si viene storditi da effetti speciali, ma dal susseguirsi di immagini coerenti, mattoncini di una storia che, organizzata altrimenti, sarebbe poca cosa. E infatti ci sono dei momenti in cui bisogna per forza fermarsi ad ascoltare i dialoghi, per fortuna mai troppo lunghi. Sono loro il punto debole, quelli che ti constringono a pensare "Cavolo, ma a me piaceva la velocità, perché vi siete fermati a parlare questi lunghissimi quindici secondi?". Tanto... è il ritmo stesso che conduce, la spiegazione serve a poco.
Evviva J.J. con i suoi giri di telecamera, il suo impiego esaperato del lens flare, il suo gusto per lo spettacolo e non per lo spettacolare a tutti i costi.
Pare una cosa banale, ma in mano a un altro regista 'sto film poteva essere la solita cazzata. E invece no, è la summa di quel che deve essere adesso un film di fantascienza per piacermi: astronavi, spazio, Terra, autoindulgenza e sa-sa-Sabotage.
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maggio 10, 2009
Mo vado a dormire
Volevo solo rendere noto ai miei simpatici lettori che non mi è ancora stato concesso di riprendermi dalla sbornia di stanotte. Anzi, la situazione è peggiorata di ora in ora, per fortuna che V. ha provato compassione e dopo aver cercato inutilmente di farmi mangiare in un posto carino mi ha stesa (un po' tipo deposizione del cristo morente) al parco senza fare troppe domande.
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aprile 10, 2009
I meglio 5
Ieri sera dovevo fare una cosa noiosa, noiosissima, e che rimando da dieci giorni. La farò oggi.
Mi sono invece fatta prendere dalla mania de "i meglio 5" di Facebook, cosa che sto evitando accuratamente da giorni "Perché sono superiore".
E INVECE NOOOOO! -_- Cosa c'è di meglio che fare le classifiche!?! Abbiamo uno dei libri più fichetti del secolo scorso (Hornby, Alta Fedeltà) che ci insegna a fare le classifiche, e ci dice quanto sia meraviglioso farle.
Quindi per chi non ha ancora Facebook, ché ci tiene alla privacy, ecco i miei "i meglio 5".
Gli amanti del lusso e dell'eccesso gradiranno anche i commenti a latere.
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"Albums Currently Listening To"
The '59 Sound, Gaslight Anthem. Ma che bravi! Punk in salsa Springsteen, citazioni dirette al boss e una voce potente. Dal vivo non sono affatto male.
Noble Beast, Andrew Bird. Lo voglio vedere dal vivo, viene prossimamente a Milano.
The Fame, Lady Gaga. Che donna, cavolo, vorrei essere nata a New York. Nella prossima vita sarò come lei. E finalmente mi divertirò come dio comanda, decerebrata e giuliva.
The Ponzi Scheme, Firewater. Li ascolto "perché no?". Bello.
Fleet Foxes, Fleet Foxes. Mi piacciono tanto perché sono folk psichedelico. Insomma, quei mix ben riusciti che ben predispongono il mio spirito. Album più sentito del 2008.
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"movies that you will watch over and over again"
Dirty Dancing. Ha tutti gli ingredienti per farmi schifo, e invece è uno dei film che ho visto di più in assoluto nella mia vita. Patrick Swayze non è il mio ideale maschile, Jennifer Grey è più brutta di una suola di scarpa consumata, ma la chimica è fantastica, e la colonna sonora acchiappa.
The Age of Innocence. Scorsese. Michelle Pfeiffer, Daniel Day Lewis, film in costume. Il più bel film romantico che abbia mai visto in vita mia. Ellen Olenska. *Sigh*.
The Last of the Mohicans Michael Mann. Uno dei più grandi registi viventi. Ogni suo film è un viaggio nel mondo del cinema. Anche questo.
The Goonies. Chris Columbus. Film d'avventura, è uscito al momento giusto quando avevo sui 12 anni. Segnata a vita.
Clerks. Kevin Smith. Un film generazionale. Se hai tra i 20 e 30 anni e non l'hai visto, non sei proprio un cazzo di niente, segnatelo.
--
"books you love"
La Versione di Barney. Mordechai Richler. Barney è uno schmuck che sposa la donna dei suoi sogni, la ama da morire, ma il giorno del matrimonio si nasconde in un angolo per vedere la finale di Stanley Cup. Insomma, un adorabile stronzo. Uno di quelli che rovinano le donne senza capirne bene il motivo.
Il rosso e il nero. Stendhal. La bellezza, la decadenza, l'ambizione di Julien Sorel, il suo amore per 'sta nobile e insulsa donnetta. La maestrìa di Stendhal nel descrivere le situazioni, la crescita dei personaggi. Fosse nato ai giorni nostri sarebbe stato un gran regista con una vita un po' scialba. Leggete Stendhal, è davvero un grande narratore. Come viene raccontato in questo libro il personaggio di Napoleone non lo troverete in nessun testo di storia.
Il Maestro E Margherita. Michail Bulgakov. La storia salta da una revisitazione della Passione di Cristo al viaggio sulla scopa volante di Margherita. Il tutto con la vibrante partecipazione del diavolo in persona. Vi pare che nulla abbia un filo conduttore? Tutto sarà più chiaro.
Orgoglio E Pregiudizio. Jane Austin. 'Sta donna la sapeva lunga, anche se pare non abbia avuto una vita poi così movimentata.
ドール・コーディネイト・レシピ〈4〉ロマンティック・ガーリー―ブライス、momokoドール、タイニー・ベッツィー他のお洋服作り (Dolly * Dolly Books). Momento di autoindulgenza: tra i miei libri preferiti ci sono i mook giapponesi dedicati alle bambole. Cosa sono i *MOOK*? Sta per "Magazine-book". In pratica delle riviste patinatissime. Nel mio caso sono dedicate alle bambole. :)
--
"favorite beers"
Birra Moretti. Nel mio frigo non manca mai. E' il motivo per cui vado al supermercato.
Hoegaarden Original White Ale. Scoperta in adolescenza.
Erdinger Weissbier. Scoperta in epoca universitaria.
Pilsener. Scoperta bevendo qui e là, forse a Praga, boh.
Guinness Draught. Bevuta un po' dappertutto.
--
"My Fav Mangas".
Maison Ikkoku. Rumiko Takahashi. Vi siete mai domandati perché questo blog risponde all'indirizzo http://RUMIKA.blogspot.com? In parte è dovuto a questo fumetto.
Devilman. Go Nagai. La sintesi del tratto di Go Nagai, la furia del diavolo. Se non avete letto Devilman davvero vi siete persi un pezzo di storia del fumetto. Il male è in queste pagine.
Death Note. Iniziato, mai finito. Mi stava piacendo. Lo finirò.
20th Century Boy. Mi piaceva, devo recuperarlo.
Akira. Katsushiro Otomo. Il mio primo manga. Glenat. A colori. Mi innamoro perdutamente di Kaneda, della storia, dei disegni. E' davvero l'inizio di un sacco di cose, e ho solo 15 anni.
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"most favorite drinks".
Margarita. Non amo molto i drink troppo dolci fragolosi.
Ripasso Della Valpolicella. Tradisco le mie origini venete.
Prosecco. Quando voglio rimanere leggera.
Mojito. Quando non ho voglia di altro.
Coca Cola Classic. Quando voglio rimanere sveglia, servono energie e niente di alcolico. Ultimamente Light. La mia droga.
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"My fav musicians"
Johnny Cash. il mio nonnino mancato. La sua voce è da brivido.
Eddie Vedder. Genio, voce, talento. Che altro? E' pure figo, madonnadiddio!
Michael Stipe. Un uomo di carisma, fascinoso, che si muove come del fumo spostato dal vento.
Georges Brassens. Altro nonnino mancato. Un po' ripetitivo, lo ammetto, ma crudo e poetico.
Mike Patton. <3
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"best tv shows " Buffy the Vampire Slayer. Avvicinato con sospetto, Buffy è davvero un gran telefilm. Dovete però scendere a patti conl'ambientazione high school e alcune finte ingenuità. Sembra naif, lo è, ma non nel senso che pensereste.
Firefly. Mal, il protagonista elettivo, è come Han Solo. Ed è contornato da altri personaggi deliziosi quanto lui. La serie è ambientata nello spazio, il background è un po' western. Purtroppo la Fox l'ha tagliata alla quattrodicesima puntata, alla quale è seguita un film (Serenity) che ha cercato di chiudere le fila del discorso. C'è anche un fumetto di congiunzione, ma non è 'sto gran che.
Band of Brothers. Lo sbarco in Normandia (e quel che ne è seguito) della Easy Company, raccontato da Spielberg. Quasi ogni episodio potrebbe essere un film da Oscar. Lacrime, lacrime vere. Quando i film di guerra sono fatti bene vanno visti, perché sanno dare delle emozioni incredibili. Fidatevi. Band of Brothers è un brivido lungo la schiena dietro l'altro.
Angel. Più per affetto che altro, la seconda e la terza stagione sono davvero divertenti. Perché Weadon ci sa fare, è inutile.
Nip/Tuck. Il Dottor Christian Troy lo vorrei come vicino di casa. Che uomo elegante, anche quando fa le cose peggiori...
[manca all'appello Battlestar Galactica, che è oltre lo spazio e il tempo]
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"i 5 vicini di casa che vorrei avere..." [troppe vecchine nel mio palazzo]
Adam Brody. Un bel moretto, il classico bicchiere di vino rosso a cena. Insomma, una tranquilla certezza estetica.
Vin Diesel. Il caffé macchiato, lo stesso che berrei con lui parlando amabilmente di videogiochi, cinema e vestiti.
David Beckham. La lasagna al forno. Le fette sono disegnate sugli addominali.
Jude Law. Un dolce al liquore, un gusto buono, ma a tratti scostante. Fa paura quanto è bello.
Jason Mewes. Va bene per tutte le stagioni, uno che non dice mai di no. Bruto, diretto, bambinone. Drogatissimo.
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"5 top video games from all time."
The Colonel's Bequest - A Laura Bow Mystery. Il gioco che mi ha fatto innamorare dei videogiochi, se mai avevo dei dubbi.
Duke Nukem 3-D. Rozzo, animalo, il Duca è divertentissimo.
Gabriel Knight Sins of the Fathers. Eh... uno dei videogiochi meglio scritti.
Super Mario 64. Quando il 3D e l'interfaccia si uniscono e creano qualcosa di perfetto, lì sospeso nel vuoto, tra una nuovola e l'arcobaleno.
Prince of Persia. La delicatezza delle animazioni di un omino biondo scalzo vestito di bianco che salva la propria principessa assieme a un topino. Capolavoro di game design.
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"I miei fumetti preferiti".
Devilman. Go Nagai. vedi sopra.
Maison Ikkoku. Rumiko Takahashi. Vedi sopra. Dolcissimo e ironico, mai sopra le righe.
Preacher. Garth Ennis/Steve Dillon. Tocca le mie corde come nessun altro fumetto ha mai fatto e coglie la mia tragica essenza. Mi innamoro di Garth Ennis. Non lo consiglio a occhi chiusi a tutti, a tratti è davvero per stomaci forti.
The Walking Dead. Robert Kirkman. Un fumetto che, quando ho iniziato a leggerlo, mi ha fatto capire alcune cose che non centravano nulla con gli zombie. Tranquilli, sono cazzi miei. E' semplicemente un bel fumetto americano sulla fine dell'umanità.
Calvin and Hobbes. Bill Watterson. Filosofia. Immedesimazione.
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"movies you grew up on"
The Goonies
The NeverEnding Story
Indiana Jones and the Raiders of the Lost Ark
Clash of the Titans
Gone with the Wind
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Mi sono invece fatta prendere dalla mania de "i meglio 5" di Facebook, cosa che sto evitando accuratamente da giorni "Perché sono superiore".
E INVECE NOOOOO! -_- Cosa c'è di meglio che fare le classifiche!?! Abbiamo uno dei libri più fichetti del secolo scorso (Hornby, Alta Fedeltà) che ci insegna a fare le classifiche, e ci dice quanto sia meraviglioso farle.
Quindi per chi non ha ancora Facebook, ché ci tiene alla privacy, ecco i miei "i meglio 5".
Gli amanti del lusso e dell'eccesso gradiranno anche i commenti a latere.
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"Albums Currently Listening To"
The '59 Sound, Gaslight Anthem. Ma che bravi! Punk in salsa Springsteen, citazioni dirette al boss e una voce potente. Dal vivo non sono affatto male.
Noble Beast, Andrew Bird. Lo voglio vedere dal vivo, viene prossimamente a Milano.
The Fame, Lady Gaga. Che donna, cavolo, vorrei essere nata a New York. Nella prossima vita sarò come lei. E finalmente mi divertirò come dio comanda, decerebrata e giuliva.
The Ponzi Scheme, Firewater. Li ascolto "perché no?". Bello.
Fleet Foxes, Fleet Foxes. Mi piacciono tanto perché sono folk psichedelico. Insomma, quei mix ben riusciti che ben predispongono il mio spirito. Album più sentito del 2008.
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"movies that you will watch over and over again"
Dirty Dancing. Ha tutti gli ingredienti per farmi schifo, e invece è uno dei film che ho visto di più in assoluto nella mia vita. Patrick Swayze non è il mio ideale maschile, Jennifer Grey è più brutta di una suola di scarpa consumata, ma la chimica è fantastica, e la colonna sonora acchiappa.
The Age of Innocence. Scorsese. Michelle Pfeiffer, Daniel Day Lewis, film in costume. Il più bel film romantico che abbia mai visto in vita mia. Ellen Olenska. *Sigh*.
The Last of the Mohicans Michael Mann. Uno dei più grandi registi viventi. Ogni suo film è un viaggio nel mondo del cinema. Anche questo.
The Goonies. Chris Columbus. Film d'avventura, è uscito al momento giusto quando avevo sui 12 anni. Segnata a vita.
Clerks. Kevin Smith. Un film generazionale. Se hai tra i 20 e 30 anni e non l'hai visto, non sei proprio un cazzo di niente, segnatelo.
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"books you love"
La Versione di Barney. Mordechai Richler. Barney è uno schmuck che sposa la donna dei suoi sogni, la ama da morire, ma il giorno del matrimonio si nasconde in un angolo per vedere la finale di Stanley Cup. Insomma, un adorabile stronzo. Uno di quelli che rovinano le donne senza capirne bene il motivo.
Il rosso e il nero. Stendhal. La bellezza, la decadenza, l'ambizione di Julien Sorel, il suo amore per 'sta nobile e insulsa donnetta. La maestrìa di Stendhal nel descrivere le situazioni, la crescita dei personaggi. Fosse nato ai giorni nostri sarebbe stato un gran regista con una vita un po' scialba. Leggete Stendhal, è davvero un grande narratore. Come viene raccontato in questo libro il personaggio di Napoleone non lo troverete in nessun testo di storia.
Il Maestro E Margherita. Michail Bulgakov. La storia salta da una revisitazione della Passione di Cristo al viaggio sulla scopa volante di Margherita. Il tutto con la vibrante partecipazione del diavolo in persona. Vi pare che nulla abbia un filo conduttore? Tutto sarà più chiaro.
Orgoglio E Pregiudizio. Jane Austin. 'Sta donna la sapeva lunga, anche se pare non abbia avuto una vita poi così movimentata.
ドール・コーディネイト・レシピ〈4〉ロマンティック・ガーリー―ブライス、momokoドール、タイニー・ベッツィー他のお洋服作り (Dolly * Dolly Books). Momento di autoindulgenza: tra i miei libri preferiti ci sono i mook giapponesi dedicati alle bambole. Cosa sono i *MOOK*? Sta per "Magazine-book". In pratica delle riviste patinatissime. Nel mio caso sono dedicate alle bambole. :)
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"favorite beers"
Birra Moretti. Nel mio frigo non manca mai. E' il motivo per cui vado al supermercato.
Hoegaarden Original White Ale. Scoperta in adolescenza.
Erdinger Weissbier. Scoperta in epoca universitaria.
Pilsener. Scoperta bevendo qui e là, forse a Praga, boh.
Guinness Draught. Bevuta un po' dappertutto.
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"My Fav Mangas".
Maison Ikkoku. Rumiko Takahashi. Vi siete mai domandati perché questo blog risponde all'indirizzo http://RUMIKA.blogspot.com? In parte è dovuto a questo fumetto.
Devilman. Go Nagai. La sintesi del tratto di Go Nagai, la furia del diavolo. Se non avete letto Devilman davvero vi siete persi un pezzo di storia del fumetto. Il male è in queste pagine.
Death Note. Iniziato, mai finito. Mi stava piacendo. Lo finirò.
20th Century Boy. Mi piaceva, devo recuperarlo.
Akira. Katsushiro Otomo. Il mio primo manga. Glenat. A colori. Mi innamoro perdutamente di Kaneda, della storia, dei disegni. E' davvero l'inizio di un sacco di cose, e ho solo 15 anni.
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"most favorite drinks".
Margarita. Non amo molto i drink troppo dolci fragolosi.
Ripasso Della Valpolicella. Tradisco le mie origini venete.
Prosecco. Quando voglio rimanere leggera.
Mojito. Quando non ho voglia di altro.
Coca Cola Classic. Quando voglio rimanere sveglia, servono energie e niente di alcolico. Ultimamente Light. La mia droga.
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"My fav musicians"
Johnny Cash. il mio nonnino mancato. La sua voce è da brivido.
Eddie Vedder. Genio, voce, talento. Che altro? E' pure figo, madonnadiddio!
Michael Stipe. Un uomo di carisma, fascinoso, che si muove come del fumo spostato dal vento.
Georges Brassens. Altro nonnino mancato. Un po' ripetitivo, lo ammetto, ma crudo e poetico.
Mike Patton. <3
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"best tv shows " Buffy the Vampire Slayer. Avvicinato con sospetto, Buffy è davvero un gran telefilm. Dovete però scendere a patti conl'ambientazione high school e alcune finte ingenuità. Sembra naif, lo è, ma non nel senso che pensereste.
Firefly. Mal, il protagonista elettivo, è come Han Solo. Ed è contornato da altri personaggi deliziosi quanto lui. La serie è ambientata nello spazio, il background è un po' western. Purtroppo la Fox l'ha tagliata alla quattrodicesima puntata, alla quale è seguita un film (Serenity) che ha cercato di chiudere le fila del discorso. C'è anche un fumetto di congiunzione, ma non è 'sto gran che.
Band of Brothers. Lo sbarco in Normandia (e quel che ne è seguito) della Easy Company, raccontato da Spielberg. Quasi ogni episodio potrebbe essere un film da Oscar. Lacrime, lacrime vere. Quando i film di guerra sono fatti bene vanno visti, perché sanno dare delle emozioni incredibili. Fidatevi. Band of Brothers è un brivido lungo la schiena dietro l'altro.
Angel. Più per affetto che altro, la seconda e la terza stagione sono davvero divertenti. Perché Weadon ci sa fare, è inutile.
Nip/Tuck. Il Dottor Christian Troy lo vorrei come vicino di casa. Che uomo elegante, anche quando fa le cose peggiori...
[manca all'appello Battlestar Galactica, che è oltre lo spazio e il tempo]
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"i 5 vicini di casa che vorrei avere..." [troppe vecchine nel mio palazzo]
Adam Brody. Un bel moretto, il classico bicchiere di vino rosso a cena. Insomma, una tranquilla certezza estetica.
Vin Diesel. Il caffé macchiato, lo stesso che berrei con lui parlando amabilmente di videogiochi, cinema e vestiti.
David Beckham. La lasagna al forno. Le fette sono disegnate sugli addominali.
Jude Law. Un dolce al liquore, un gusto buono, ma a tratti scostante. Fa paura quanto è bello.
Jason Mewes. Va bene per tutte le stagioni, uno che non dice mai di no. Bruto, diretto, bambinone. Drogatissimo.
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"5 top video games from all time."
The Colonel's Bequest - A Laura Bow Mystery. Il gioco che mi ha fatto innamorare dei videogiochi, se mai avevo dei dubbi.
Duke Nukem 3-D. Rozzo, animalo, il Duca è divertentissimo.
Gabriel Knight Sins of the Fathers. Eh... uno dei videogiochi meglio scritti.
Super Mario 64. Quando il 3D e l'interfaccia si uniscono e creano qualcosa di perfetto, lì sospeso nel vuoto, tra una nuovola e l'arcobaleno.
Prince of Persia. La delicatezza delle animazioni di un omino biondo scalzo vestito di bianco che salva la propria principessa assieme a un topino. Capolavoro di game design.
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"I miei fumetti preferiti".
Devilman. Go Nagai. vedi sopra.
Maison Ikkoku. Rumiko Takahashi. Vedi sopra. Dolcissimo e ironico, mai sopra le righe.
Preacher. Garth Ennis/Steve Dillon. Tocca le mie corde come nessun altro fumetto ha mai fatto e coglie la mia tragica essenza. Mi innamoro di Garth Ennis. Non lo consiglio a occhi chiusi a tutti, a tratti è davvero per stomaci forti.
The Walking Dead. Robert Kirkman. Un fumetto che, quando ho iniziato a leggerlo, mi ha fatto capire alcune cose che non centravano nulla con gli zombie. Tranquilli, sono cazzi miei. E' semplicemente un bel fumetto americano sulla fine dell'umanità.
Calvin and Hobbes. Bill Watterson. Filosofia. Immedesimazione.
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"movies you grew up on"
The Goonies
The NeverEnding Story
Indiana Jones and the Raiders of the Lost Ark
Clash of the Titans
Gone with the Wind
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marzo 02, 2009
Hands on "Dollhouse"
Si sbambola su IMDB
Ho visto le prime due puntate di Dollhouse, la nuova serie girata, prodotta e scritta da Joss Whedon e il suo fido clan.
Dollhouse sta andando in onda in America giusto in queste settimane (a oggi, 2 marzo, han mandato in onda 3 puntate), e pare una produzione abbastanza ricca: dollaroni sonanti messi anche dalla protagonista Eliza Dushku, che con Joss Whedon ha fatto Buffy e Angel. Probabilmente le conveniva, invece di mettersi via i soldi per quel college che non farà mai. Dollaroni usati per numerose scene in esterno, qualche telecamera in più, e una selezione poco accurata di canottierine casual da far venire il voltastomaco anche alla più motivata cliente di Pimkie.
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Negli uffici della Wolfram & Hart c'è ora una SPA extralusso (la Dollhouse) dove vengono tenute delle persone "volontarie" a cui è stato fatto uno speciale lavaggio del cervello. Hanno la testa completamente vuota, parlano come la Talking Barbie ("Vado a farmi un bagno in piscina", "Credo che andrò a farmi un massaggio"). Sono alle dipendenze di un'azienda strana che ogni tanto riprogramma i loro cervelli con delle skill particolari, un background personale, il tutto per compiere missioni speciali a contratto: dall'intrattenimento di una sera (you know what I mean) alla gestione di situazioni di crisi. Dushku è Echo, una di queste persone, o Active. Echo è seguita da un watche.. ehm da un HANDLER. Ora si chiamano handler. Riprogrammarsi, please.
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Le regole alla base di Dollhouse sono due.
La prima è quella di "Lulù, la principessa dei fiori": in pratica Echo cambia caratteristiche a ogni puntata. Certo, ha sempre la faccia da sberle della Dushku, ma in sostanza Echo ha delle skill diverse per ogni episodio, come Lulù quando con la sua spilla magica si trasformava in artista, pilota di aerei, maestra d'asilo... L'espediente offre molta varietà narrativa per ciascun episodio.
La seconda regola è quella de "Il giorno della marmotta". A missione terminata, Echo torna alla Dollhouse e la sua memoria viene cancellata. Pronta per una nuova riprogrammazione e una nuova missione. Con tutte le implicazioni del caso, che non sono proprio il "ricomincio da zero" che si potrebbe immaginare per una serie qualsiasi in mano a Pinco Palla.
Implicazioni del caso: quando le sceneggiature sono in mano a Joss Whedon, possiamo dormire sonni tranquilli. Finiremo trascinati e acchiappati dalla storia. Roba da acquolina in bocca. Già alla seconda puntata si inizia pure a empatizzare con la Dushku (ma guarda te cosa mi tocca fare) e a capire che Dollhouse sarà intrigante.
Se Buffy o Angel non li avete guardati "perché a me i vampiri che vanno a scuola fanno ridere, e poi ho visto le facce che hanno e non mi piacciono". Se Firefly non lo avete guardato "perché a me le astronavi nel Far West fanno vomitare, per me esiste solo la fantascienza asettica"... oh sto giro c'è uno scenario verosimile sci.fi, sangue vero, cattiveria.
Certo, entrate nell'ordine di idee che Whedon non è uno che si prende sul serio, quindi nelle sue messe in scena ci ficca sempre qualcosa di naif che potrebbe far storcere il naso a chi affronta le serie TV col paletto nel culo. Non quello di Buffy, vossignori, nono, non ve lo meritate. Intendo in modo figurato quell'innata tendenza ad avere i paraocchi e a giudicare in base a delle banalissime aspettative disattese. Whedon non è mai banale.
Speranza numero uno: che diventi una bella serie come pare, oppure no, speriamo che Joss Whedon non sia obbligato a troncarla.
Speranza numero due: Un cameo di Edward James Olmos.
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febbraio 10, 2009
I Tudors
E' con grande sicumera che inizio a scrivere questo post a metà della prima stagione dei Tudors.Si tratta di una serie andata in onda quest'estate su Canale 5 e che ho acquistato in Blu-ray un po' per staccare dalle altre che sto seguendo, un po' perché avevo voglia di alta definizione.
La serie è una produzione anglo-eireànn, e in prima stagione conta (solo) dieci puntate. Si parla della vita di Enrico VIII, del suo regno, la sua corte, del suo (noto) debole per la patata.
Ci sono due aspetti positivi non indifferenti, nei Tudors.
1- La messa in scena è fenomenale. I costumi e le scenografie sono davvero sontuosi, non si sono proprio risparmiati.
2- La carnazza. Quel Barbebleue di Enrico VIII è interpretato da Jonathan Rhys Meyers, una bellezza dai lineamenti tutto sommato moderni che cozza piacevolmente con l'iconografia classica trasmessaci dai ritrattisti di corte. C'è poi la scoperta di Henry Cavill (non un inglese a caso, ma uno di qualità medio-alta, viene dall'isola di Jersey, come tutti i DVD di Play.com, quindi è pure VAT free). Googolato e in abiti civili può passare inosservato, ma in quelle camicine bianche del millecinquecento, svolazzanti e aperte sul petto (ma anche coi colletti inamidati, dai) dà parecchie soddisfazioni.
Quel che invece non soddisfa pienamente dei Tudors è lo spessore dei vari comprimari: ci sono un sacco di personaggi interessanti che non ricevono le dovute attenzioni, scompaiono nello sfondo e che, sceneggiati meglio, avrebbero potuto donare quel tocco di coralità in più che non guasta mai nelle serie televisive. Sarà un limite dettato dalle poche puntate, sarà la necessità di rimanere legati alla Storia (su Wikipedia trovate tuuuuutta la lista delle imprecisioni storiche, materiale per i segaioli), ma se i Tudors ha un punto debole, è proprio nella sceneggiatura.
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Ora che ho visto anche l'ultima puntata (chiaramente interlocutoria: non credo sia uno spoiler dire che la prima stagione finisce con Enrico VIII non ha ancora sposato Anna Bolena e quindi il bello non è ancora arrivato ;) ), non posso che confermare le mie impressioni e rincarare la dose su una colonna sonora abbastanza insipida (al limite del plagio nell'ultimo quarto d'ora, dove viene "citato" il mitico crescendo conclusivo de L'Ultimo dei Mohicani).
Tudors prima stagione: 6,5.
Voto severo, ma non bastano i bei costumi e la carnazza per arrivare al 7. Tuttavia sono sufficienti per valutare l'acquisto della seconda stagione.
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gennaio 27, 2009
Australia (e un mix di aspettative disattese)
Polvere, deserto, canguri su IMDB
Australia è un film dedicato alle minoranze. In particolare a quella dei bambini aborigeni meticci con indisponente accento romano. E' un modo come un altro per ricordarci che dobbiamo essere tutti fratelli e andare oltre le diversità culturali. Magari guardando i film in lingua originale.
Ma sarcasmo puffettoso a parte... provo fastidio per i film con i bambini. Poi mi rendo conto che ciò accade perché spesso hanno questa voce da romanelli prepotenti. Perché quando li sento parlare con la loro voce originale, finalmente hanno un senso.
Ma per quale motivo una creatura aborigena meticcia che già ha dei problemi a parlare in inglese (oddio, lo presumo, visto che in italiano le fan dire cose tipo "io partire per mio viaggio", "io volere bene a Missuboss") DEVE PARLARE ROMANO? Merda. MerdamerdaMERDA.
[fine delle domandine retoriche e delle pippette]
Comunque.
Australia è un film strano. E' un colossal classico volutamente mancato, perché ci sono un sacco di momenti in cui sembra diventare il polpettone che ci si aspetta e invece si tira indietro. E' lungo, segue una sinusoide da pathos precisa, molto scolastica, con tanto di cesura mediana della serie "e qui il film potrebbe finire, ma invece si va avanti", con il problema di risintonizzare nuovamente le emozioni, l'attenzione e il filo degli eventi. Scolastico, appunto, nonostante l'aspetto ruvido e ruffiano tutto sommato piacevole.
Quello che mi rimane di Australia è un registro comico inatteso soprattutto nella prima parte del film, una Nicole Kidman in forma e ben fotografata (dai, smettila di pimparti di Botox) che però non riuscirà mai a essere Rossella O'Hara. Come del resto Hugh Jackman non è Rhett Butler. Insomma, ci sono, sono nelle rispettive parti, ma manca l'alchimia tra i due.
Ero carica di Kleenex (no, non è vero, io sono una di quelle che non ha mai i Kleenex in borsetta), ero pronta a piangere, a immedesimarmi e a commuovermi per la storia d'amore. Invece... elettrocardiogramma piatto.
Voto: 6,5
Ah. mi è piaciuta molto l'importanza che ha la magia nella storia.
Pace.
Avanti un altro.
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Australia è un film dedicato alle minoranze. In particolare a quella dei bambini aborigeni meticci con indisponente accento romano. E' un modo come un altro per ricordarci che dobbiamo essere tutti fratelli e andare oltre le diversità culturali. Magari guardando i film in lingua originale.
Ma sarcasmo puffettoso a parte... provo fastidio per i film con i bambini. Poi mi rendo conto che ciò accade perché spesso hanno questa voce da romanelli prepotenti. Perché quando li sento parlare con la loro voce originale, finalmente hanno un senso.
Ma per quale motivo una creatura aborigena meticcia che già ha dei problemi a parlare in inglese (oddio, lo presumo, visto che in italiano le fan dire cose tipo "io partire per mio viaggio", "io volere bene a Missuboss") DEVE PARLARE ROMANO? Merda. MerdamerdaMERDA.
[fine delle domandine retoriche e delle pippette]
Comunque.
Australia è un film strano. E' un colossal classico volutamente mancato, perché ci sono un sacco di momenti in cui sembra diventare il polpettone che ci si aspetta e invece si tira indietro. E' lungo, segue una sinusoide da pathos precisa, molto scolastica, con tanto di cesura mediana della serie "e qui il film potrebbe finire, ma invece si va avanti", con il problema di risintonizzare nuovamente le emozioni, l'attenzione e il filo degli eventi. Scolastico, appunto, nonostante l'aspetto ruvido e ruffiano tutto sommato piacevole.
Quello che mi rimane di Australia è un registro comico inatteso soprattutto nella prima parte del film, una Nicole Kidman in forma e ben fotografata (dai, smettila di pimparti di Botox) che però non riuscirà mai a essere Rossella O'Hara. Come del resto Hugh Jackman non è Rhett Butler. Insomma, ci sono, sono nelle rispettive parti, ma manca l'alchimia tra i due.
Ero carica di Kleenex (no, non è vero, io sono una di quelle che non ha mai i Kleenex in borsetta), ero pronta a piangere, a immedesimarmi e a commuovermi per la storia d'amore. Invece... elettrocardiogramma piatto.
Voto: 6,5
Ah. mi è piaciuta molto l'importanza che ha la magia nella storia.
Pace.
Avanti un altro.
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