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aprile 18, 2014

La mia socialità, in tre mosse

È sempre più complicato.
E non è che chieda la spiegazione pianapiana del Teorema di Fermat.
Chiedo solo al ragazzo seduto accanto a me al tavolo "Mbeh, come ti va?". E pure sorrido, signori. Che ultimamente è complicato. Ma magari lui non lo vede bene, perché è seduto accanto e io non ho l'estensione di Kakihara. Forse proprio non ha visto.

Kakihara (Ichi The Killer - 2001)

Mi risponde ridacchiando "Perché me lo domandi?".
Ritiro la testa mentre faccio spallucce. E ora... cosa dovrei giustificare? Perché ho voglia di chiacchierare con lui? Ma sta scherzando, vero? Oddio, ho l'alito pesante? O ho chiesto qualcosa che non va bene? L'ho forse chiesto male? È lì, è accanto a me, mi interessa sapere come sta una persona seduta accanto a me. Metti che ha il nervoso, metti che è felice, metti che ha bisogno di un aiuto, di un consiglio, di mandare qualcuno affanculo... io sono qui, passavo da queste parti, facciamo questi cinque minuti di strada assieme o ti scoccio?
E poi, da parte mia, ho anche voglia di sentire della voce. Sento poche voci così da vicino.

[Oh, ma è proprioproprio necessario andare in paranoia dopo aver chiesto a una persona come sta e finire a scriverne un post su un blog? No, non è necessario. Ma l'ho detto che è sempre più complicato...]

Gli contro-rispondo abbozzando "Per fare quattro chiacchiere, perché sei qui". Parole che cadono nel vuoto. Dicendo questo, mi ritiro definitivamente nel mio mondo giallo limone, pensando che non c'era modo più banale di avviare una conversazione, più sciocco di rispondere e pessimo per concludere.
Che il mio modo di socializzare forse è fuori tempo e che a quanto pare sono incapace di comunicare anche solo dell'interesse sincero.

Forse era meglio se gli chiedevo di venirmi ad aiutare a tinteggiare il salotto e a scegliere con me il tipo di bianco (ci sono tanti bianchi, non solo uno). Magari aveva bisogno di una domanda del genere e non che mi interessassi a lui.
Forse dovevo postargli una canzone e non rivolgergli mai la parola.

Ma il salotto me lo tinteggerò da sola. Come del resto finirò a parlare da sola, tra un po'.
L'avreste mai immaginato di arrivare a trentanove anni e aver problemi PURE a chiacchierare?
Il titolo della canzone che segue è sicuramente la risposta migliore che avrei potuto dare.


aprile 07, 2014

Guida per forestieri alla metropolitana milanese durante il Salone del Mobile


Inizia il Salone del Mobile con tutti i suoi eventi del Fuori Salo(tt)one sparsi per Milano: la metro milanese è presa d'assalto da forestieri, la gran parte poco abituata ai milanesi, all'ATM, alla linea rossa, allo stop più lungo a Buonarroti e al passaggio pedonale sopra la stazione di Porta Genova.

Ecco un breve decalogo per chi di Milano non è, una guida per camminare a testa alta nell'underground meneghina, come un vero milanese. (è uno sporco lavoro, ogni tanto qualcuno deve farlo, quest'anno ero ispirata e l'ho scritto io).

1
"Scende alla prossima?" ormai è una litania di Chiesa intonata sola dalle vecchine ansiose e con problemi di deambulazione che purtroppo sanno che a Milano i boyscout sono pochi e comunque vanno di fretta. Sappiate che la gran parte delle persone che sono sul vagone con voi dovrà scendere, come voi, a Cadorna per fare il cambio verso la rossa o verso la verde per tornare a Garibaldi o Centrale. Quindi KEEP CALM, e non chiedete alle venti persone davanti all'ingresso se "Scende alla prossima?". Sicuramente a Cadorna/Duomo (e per l'occasione anche a Porta Genova) scenderanno tutti. Mettetevi pazientemente in fila.

2
Sulla banchina c'è TROPPA GENTE, sul treno C'E' TROPPA GENTE, ma c'è una regola che varrà sempre, in tutti i luoghi, in tutti i laghi, a tutte le ore del giorno e della notte, anche se i vagoni sono semi-deserti: ha la precedenza chi scende. Quindi ecco cosa dovete fare se dovete SALIRE SUL TRENINO: appena arriva il treno accostatevi alle porte scorrevoli più vicine che si aprono e accogliete come un corteo festante il blob di persone in uscita dal treno. Mettetevi ACCANTO ALLE PORTE NON DAVANTI, perché so che non amate essere presi a spallate o far mugugnare la gente.
Se invece dovete scendere, scendete dal vagone appena si aprono le porte, NON FERMATEVI E CONTINUATE A CAMMINARE. Se siete con qualcuno, e quel qualcuno è rimasto un po' indietro, aspettatelo in un punto dove non incrociate il flusso. Il flusso non va mai incrociato. Altrimenti sono mugugni e spallate.

3
Che ci crediate o no, quello che ha appena chiuso le porte davanti ai vostri occhi ed è partito fregandosene della vostra corsa disperata sulla banchina NON E' L'ULTIMO TRENO DELLA VITA. Ne passerà un altro tra pochi minuti (quattro, nelle ore di punta), perché a Milano la metropolitana non funziona male, e aspettare un po' non ha mai ucciso nessuno. Invece rimanere pinzati tra le porte scorrevoli non è divertente, ritarda le altre corse e rompe le balle a chi è schiacciato dentro al vagone che sta aspettando di partire. Spippolate pazientemente con il vostro smartphone per altri quattro minuti sulla banchina. Tanto se siete in
ritardo per l'eventone-fuori-salottiero, quattro minuti in più non faranno la differenza.

4
State tornando da Rho-Fiera verso la città e a Buonarroti il treno sta più fermo del dovuto? Non vi preoccupate non si è rotto nulla, non si è suicidato nessuno, è tutto nella norma. Osservate la mappa della metro, vi accorgerete che a Pagano la linea rossa si biforca. Spesso il treno proveniente da Rho-Fiera si ferma un po' di più a Buonarroti per lasciar andare verso Pagano il convoglio in arrivo dalla direzione Bisceglie, e quindi rispettare l'alternanza dei passaggi. Non lamentatevi, non guardatevi attorno con aria stupita come dei perfetti niubbi, fate i milanesi: testa bassa sul telefono magari mentre fotografate le scarpe di quella di fronte.

5
Avete una vita intensa e ve la invidio molto. Tuttavia non strillatela al telefono. Lo so che lo fanno tutti, ma non fatelo, non è carino, e ultimamente sui mezzi è davvero fastidioso sentire gli affari degli altri anche quando si è in cuffia.

6
La movida milanese, in occasione del Salone, ha un'impennata in zona Tortona/Via Savona per tutti gli eventi del Fuori-salotto. Considerato che arrivare in zona in auto e trovare parcheggio è un'impresa anche in periodo meno movimentati, il consiglio che vi darà qualsiasi milanese sarà quello di muovervi con i mezzi. Non vi stanno tendendo una trappola, è la verità: ANDATECI IN METROPOLITANA (O COL BUS, O COL TRAM, a seconda di dove vi trovate). I parcheggi a pagamento saranno pieni, le strade saranno pedonalizzate per l'occasione, arrivarci in auto è davvero un'idea folle: immaginate di essere alla sagra della porchetta di Ariccia, non riuscireste mai a parcheggiare vicino al Superstudio. Tuttavia andare coi mezzi richiede superpoteri e quindi tanta responsabilità. In particolare ricordate che l'ultima corsa della metropolitana da Porta Genova in direzione Cascina Gobba (e quindi Cadona, dove c'è l'utile incrocio con la M1 rossa) passa alle 00:41 (orario infrasettimanale), mentre in direzione Famagosta alle 00:50.
Anche se Tortona/Savona sono a un tiro di schioppo dalla fermata di Porta Genova, c'è uno stretto passaggio pedonale sopra alla ferrovia che, durante il Fuori-salotto, ospita una compatta coda di gente che è lì per andare a mangiare e bere gratis a spese dell'industria del design. Insomma, una selezione umana degna di nota con cui avrete da fare i conti se dovete arrivare a un appuntamento (in particolare dopo le ore 18) e soprattutto se pensate di tornare al vostro albergo con l'ultima metropolitana della sera.

7
L'ATM ha un account su Twitter chiamato @ATM Informa https://twitter.com/atm_informa. Non ci crederete ma funziona, è attivo e avvisa se ci sono problemi o ritardi sulle linee di autobus e metro. Invece di giocare a Ruzzle seguite l'account per controllare se ci sono problemi di ritardi. Inoltre l'ATM ha una info line attiva dalle 7e30 alle 19e30 al numero 02.48.607.607. Servitevene se il senso dell'orientamento o gli orari non sono il vostro forte. Diffidate del servizio "GiroMilano" sul sito di ATM, è uno strumento diabolico che per farvi andare da Duomo a Via Bergognone rischia di farvi passare dallo stabilimento di un mobilificio di Cantù. E OK che siete qui per il Salone del Mobile, ma la Brianza rimane sempre un po' fuori mano...

8
Sulla metropolitana ci sono tanti violinisti tzigani, persone che chiedono la carità, barboni puzzonissimi, artisti con chitarre scordate. Poi c'è quella donna che canta sempre la Pausini ed è francamente terribile: se mai la incontrerete non potrete che convenire con me. Una raccomandazione: mano alla borsa e non tornate a casa dicendo che Pisapia ha aperto le porte agli zingari, che è uno schifo, non è possibile signoramia e blablabla. È sempre così, solo che vi è andata male e siete a Milano per il Salone del Mobile. Se foste a Milano per una delle innumerevoli settimane della moda tutto questo scomparirebbe ai vostri occhi di fronte
all'alta densità di modelle fighe che vengono avvistate a chiedere informazioni su come raggiungere la fermata Montenapoleone.

9
Non fate i furbi: per arrivare a Rho/Fiera bisogna prendere IL BIGLIETTO COSTOSO. Non basta quello urbano da 1,50 euro, dovete prendere quello speciale. ATM vi offre alla cifra di 5 euro un A/R città/Fiera/città. Se dovete fare più viaggi in giornata valutate di acquistare il biglietto da 7 euro giornaliero. Il giornaliero è una figata, i forestieri che lo scoprono ne rimangono sempre entusiasti (un giornaliero cittadino costa 4,50 euro e dura 24 ore 24!!).

10
Ah, tenete sempre il biglietto a portata di mano, non buttatelo, non spiegazzatelo, non nascondetelo nella vostra incasinata borsa/24 ore. Questo perché durante il giorno e di sera (sempre in metropolitana) molte stazioni bloccano i tornelli in uscita. Significa che per uscire dovrete vidimare il biglietto con cui siete entrati nella stazione di partenza. La cosa migliore che potete fare è avere il biglietto in mano e fluire con eleganza fuori dal tornello, come dei veri milanesi, come fanno a Londra i londinesi, senza mettervi a frugare nelle tasche alla barriera (come accade a me di solito -_-).

11 (perché ogni decalogo ha il punto 11)
Come ricorda l'amico Vito, non sottovalutate il passante ferroviario come fanno i milanesi. Per andare a Rho è più facile, più comodo, più economico e soprattutto molto meno affollato. Da Garibaldi (passante) c'è una corsa per Rho ad ogni :02 :17 :32 e :47 (4 corse ogni ora) a 2,40€ - in 14 minuti sei in fiera.



marzo 28, 2014

The hurt locker

(è uno di quei post intimisti sui cazzi miei personali che se non avete voglia di leggere potete chiudere la finestra adesso e nessuno vi biasimerà)

C’è un motivo ben preciso e personale per cui gli Afterhours ormai li ascolto quasi esclusivamente dal vivo, solo che a forza di farlo me lo ero anche dimenticato. Sono aiutata dal fatto che qui a Milano abbiamo l’opportunità di assistere spesso ai loro concerti, non ho idea di quanti ne ho visti dal 2000 a oggi, secondo me più di venti di sicuro, ma almeno ogni anno ricevo la giusta dose di germi, iene, lividi, bombay, punti g e via dicendo.
Purtroppo lo scorso martedì sera all’Alcatraz, durante l’intera esecuzione dal vivo di Hai paura del buio *così-com’è-nel-disco-del-1997*, ho ricordato a mie spese perché avevo spedito quel disco in un ripiano bassobasso della libreria. Non volevo che mi guardasse più con quei suoi begli occhietti spenti.
Sono stata una sventata, lo ammetto, ad andare all’Alcatraz senza immaginare che mi sarei confrontata con dei fantasmi irrisolti.
L’effetto pavloviano è stato davvero da manuale. Abituata per anni agli arrangiamenti da concerto, al disordine di scalette che mescolano pezzi di tutto il repertorio, spararmi il disco come tanti anni fa, con tutte le sue distorsioni, scordature e parole incomprensibili… mi ha mandato a malissimo. Allenata ormai a riprendermi in pochi minuti dai momenti in cui prenderei a calci anche un rarissimo vaso Ming che risolverebbe il problema del mutuo trentennale che grava sulla mia personcina, uscita dall’Alcatraz stavo già benone.

Dopo Hai paura del buio gli Afterhours hanno eseguito delle canzoni inutili di un disco che non ho mai ascoltato, quindi ho colto la facile occasione di estraniarmi pensando al tipo occhieggiato alla mia sinistra e con cui mi sono scambiata un mezzo sorriso, e ho addirittura fatto una riflessione.

[OMISSIS: qui c’era un paragrafo dove scrivevo le stesse cose che dico sempre, che a volte ripeto perché i mantra vanno ripetuti. "Sto benone, ho trovato la soluzione per vivere abbastanza spensieratamente la quotidianità e di farmi un baffo dell’irrisolutezza altrui". Purtroppo ci sono dei momenti random in cui il passato si ripresenta come un peperone. Chiamalo karma, chiamalo fanculo, ma quando mi piglia sono sempre impreparata, un po’ come con la sindrome premestruale: sto male malissimo, piango piangissimo, nessuno mi vuole vuolissimo, sono una creatura disgustosa disgustosissima… AH MA E’ SOLO UN PROBLEMA ORMONALE, TRA UNA SETTIMANA QUINDI SPACCO IL MONDO sulle note di “Hold on I’m coming”]


La riflessione più importante che ho fatto, comunque, è che il prossimo deve essere alto almeno un metro e ottantacinque. Che ho diritto anche io di abbracciare uno alto, di appoggiare la testa a un petto e non a una clavicola, facendo pure la fatica di ingobbirmi e piegare le ginocchia. Non saranno fatte eccezioni, anche perché sapeste che scuse ridicole ho sentito io, con queste orecchie. Credo che appoggiare la testa a un petto sia un diritto da inserire nella Convenzione dei diritti dell’uomo. Ora vado a fare una telefonatina ad Amnesty International per far valere la mia ragione. Forse gireranno la chiamata al WWF, ma non transigo: l’importante è che sia alto.

luglio 12, 2013

Qualcosa dentro sarà pure rimasto

Faccio tutto, vado dappertutto, ho visto di tutto, non ho più paura di nulla, nessuno mi sorprende più.
Eppure entrare in una sala cinematografica e rimanerci tranquilla, rapita dallo schermo non è più naturale come un tempo. Ancora adesso mi devo concentrare per non piantare le unghie nei braccioli, per non muovermi troppo e far vibrare la fila di sedie. E va anche bene, perché fino a due anni fa arrivava sempre il momento in cui volevo alzarmi e dire, ok, finora è andato tutto bene ma adesso basta, non ce la faccio più, io me ne vado. Per evitare scene madri invece succedeva che mi addormentavo, è stata per un po' di tempo la mia forma migliore di autocontrollo.

Conosco bene le cause di questo problema, non è questo il luogo per discuterle perché non riguardano solo me, a un certo punto ho risolto tutto smettendo di andare al cinema. Il che non è positivo per una persona che ha iniziato a frequentare le sale a tre, quattro anni e negli anni ha continuato a farlo ininterrottamente in modo sempre più intenso, vario e appassionato. Ma un conto è essere appassionati di cinema, un altro è entrare in una sala, al buio, sedersi e rimanere lì e sentirsi così soli da avere le vertigini allo stomaco, tanto da non capire più cosa stia accadendo sullo schermo. Anche se ti piace, anche se è il tuo linguaggio, anche se lo possiedi da anni.

Quando ero bambina mi domandavo come fosse possibile che, per colpa di un ictus, una persona non riuscisse più a parlare o a scrivere. "Si deve concentrare", pensavo. "Qualcosa dentro sarà pur rimasto". E invece no. Ogni tanto succedono dei cortocircuiti e non rimane proprio nulla. Mi sono diagnosticata un ictus cinematografico, perché non mi ricordo più come si stia in un cinema e come si guardi un film. Insomma, quella che è mi è rimasta è solo la propensione intellettuale, ma l'emozione è stata sostituita da brutte sensazioni che ho imparato a dominare convincendomi che dovevo lasciar scorrere tutto.

Non avete idea di quante volte, negli ultimi cinque anni, ho iniziato a scrivere questo post e non l'ho mai finito.
Di quanto mi abbia addolorato vedere una passione così personale e vibrante cedere all'angoscia. O lasciavo sul piatto la mia sanità mentale o ci lasciavo la passione. Non mi pento di aver lasciato andare quest'ultima e aver preservato la mente per altre cose.
Se scrivo oggi non è perché ho superato tutto, ma solo perché ho trovato delle parole per spiegarlo.

ottobre 14, 2012

Sul perché a settembre ho dormito male e volevo essere felice


A fine agosto un uomo (per la precisione il signore che settimanalmente viene a consegnarmi frutta e verdura alla porta di casa) ha deciso di venire a fare un infarto a casa mia. In pratica, quando mi ha suonato il campanello con la cassetta in mano, era lì lì per star male, mi ha chiesto di ospitarlo un attimo, io l'ho fatto entrare, gli ho dato dell'acqua e zucchero (pensavo a un calo glicemico) e nel giro di cinque minuti era sul mio divano che sussultava, viola in faccia, senza sensi, con gli occhi fissi e il corpo esanime. Ho chiamato il 118 e se lo sono portato via dopo aver trasformato il mio salotto in una Emergency Room. Il signore, cinquant'anni, ora sta bene, ha uno sten nell'arteria che porta al cuore.
Il problema è che nonostante tutti mi dicano che sono stata brava, che ho avuto sangue freddo a non andar nel panico, che probabilmente gli ho salvato la vita perché, se non lo soccorrevo, lui sarebbe stato male sul furgone e si sarebbe schiantato, che sono una bella persona perché potevo dirgli "muori sul mio pianerottolo, non faccio entrare estranei in casa".... oh, nonostante dicano che sono stata eccezionale, io a settembre non ero molto allegra né particolarmente pronta a ricevere il premio Crocerossina del mese. Conto almeno tre notti in cui ho fatto incubi in salsa infartata (non li sto neanche a descrivere, non cose belle) con conseguente notte in bianco e pensieri cupi per la testa.

I pensieri cupi, i più semplici del mondo, nascono dalla paura che da un giorno all'altro potremmo non esserci più. Io. Le persone a me care. Chiunque. Basta un attimo e sei più morto che vivo sul divano di una perfetta
sconosciuta. A cinquant'anni. Tipo tra dodici anni, io. Tra quattordici tu. tra nove tu. Tra quattro tu.

Cosa mi tiene viva? mi domando. A parte la lucidità mentale di non essermi mai messa un cappio al collo ed aver fatto un saltino nei momenti più disperati? A me tiene viva il desiderio di una vita serena, quella che al momento non ho, che ho avuto e da cui ho attinto come un'idrovora. Mi tiene viva il bene che provo quando sono con le persone a me più care. Quelle che non chiedono nulla, che danno per scontato che merito il loro affetto, che godono del mio, che sono felici per me, con me o a causa mia. Mi tiene viva il provare dei sentimenti e lasciarmici trasportare con disgraziata spontaneità, mi piace questa vitalità che supera, senza incontrare filtri e barriere, le rotturissime di coglioni che purtroppo ogni giorno mi si piazzano davanti al naso.
E parliamo di frasi fatte, quelle che ho sempre odiato, le più scontate, da "carpe diem quam minimum credula
postero" a "chi vuol esser lieto sia, del doman non v'è certezza". Io davvero non capisco perché si viva male, ci si creda invincibili, a prova di sentimenti, arroccati su posizioni improbabili, costruzioni mentali che impediscono dei rapporti sereni e gioiosi, ma forse vedo tutto troppo influenzato dalle mie esperienze personali. Non è possibile che le persone, nei rapporti interpersonali, mirino a star bene con se stesse e, solo in un eventuale secondo tempo, tra di loro. Dovrebbe essere il contrario: miro a star bene con te perché così anche io ne traggo beneficio. Non: intanto vedo di star bene io, poi tu, cazzi tuoi, vieni in un secondo tempo. Le relazioni interpersonali servono per arricchirsi, non per consolidare se stessi.

Io ho bisogno degli altri per giustificare quella parte della mia esistenza che va oltre il risveglio, il bucato, il mandare avanti la casa, lavorare per mangiare, assopirmi, fare sogni belli che atterriscono i protagonisti, risvegliarmi... E vorrei che fosse un'esistenza piacevole, sorridente,  fiduciosa.

Così avrei anche meno paura di morire da sola, sul divano di uno sconosciuto che mi guarda atterrito mentre chiama il 118.



agosto 19, 2012

WARNING!!!

[malcontenta di moltissime cose, avevo già scritto ma poi cancellato questo post. Ora torna con questa intro e qualche modifica. E' chiaro che il 2012 non è un anno proficuo né per il blog né per il mio povero cuore che, a forza di botte, sta perdendo colpi. E siccome il contorno non è dei più piacevoli né è roseo, non è proprio semplice gestire tutta questa vita da sola, mantenendo sempre il sorriso sulle labbra e la sicumera di chi è convinto che domani andrà meglio. Domani non andrà fottutamente bene nulla]

Ciao. Sei un ragazzo carino? Sei sensibile? Hai una triste storia d'amore alle spalle e scopi con laqualunque perché non ritrovi più te stesso, e per questo soffri tanto? Mi hai conosciuta e pensi che io sia davvero carina, simpatica, una botta pure me la daresti e, chissà per quale disgraziato moto interiore, senti di volermi tanto, ma davvero tantotantotanto bene?
 Ottimo, grazie per la preferenza accordata.
 Tuttavia girami alla larga, non c'è trippa. Qui ci sono solo i gatti.

 Vedi, cerca di capire: anche io sono carina, sensibile, ho una triste storia d'amore alle spalle, ma cerco di non rompere i coglioni alle persone. Ho una vita, un equilibrio da mantenere a costo di rimanere sola. Io sul tuo ottovolante non ci salirò. Ho sorriso tanto, ho abbozzato ancor di più, ho scusato troppo, ho dato possibilità andate sprecate. Ci ho messo del buono e del mio.
Ora basta: rischio di dare solo calci nelle costole al prossimo malcapitato con cui magari in altri momenti mi sarei anche intrattenuta volentieri. Perché sono tanto stanca, e non è giusto, né per me né per te.

Per favore, se pensi di essere il prossimo pazzo maschio mestruato di turno, evitami di essere violenta. Sono sicura che troverai la ragazzina tonica in grado di soddisfare le tue foie senza il bisogno di passare per il mio ormai stanco, flaccido e inutile corpo.

A che cazzo ti servo, io del resto?

 grazie. Elena

giugno 08, 2011

Par ridicolo ma...

... ieri la mamma mi ha telefonato allarmata perché si è accorta che non siamo più amiche su Facebook ^^;
In effetti ho disattivato l'account (non l'ho cancellato, la disattivazione è solo una sospensione temporanea che posso interrompere quando voglio) perché ho deciso di prendermi un po' di pausa dalla mia (vivace e seguita) vita on-line. Comunque poi torno.

"Sì, ti capisco, però mi pare un gesto un po' troppo eclatante, e ora come faccio a vedere le foto della gatta?"

Star su Internet è per me parte della quotidianità, è lavoro e anche un passatempo, quindi è normale condividere parte della mia vita con i contatti che ho in giro per la Rete.

C'è però un problemino: per quanto mi riguarda riesco a mantenere un profilo pubblico (che, per quanto genuino, è frutto di un compromesso tra ciò che si può e non si può raccontare dei fatti propri) solo finché la vita procede nel solco dell'ordinarietà.

Negli ultimi tre mesi c'è stata una progressione di fatti che, presi di per sé sono tollerabili e gestibili, ma che accumulati mi stanno un po' sfiancando. Accetto la situazione, è la vita, con calma si risolve tutto, però appunto... serve calma.

In questo momento dover mantenere un "profilo pubblico" non mi mantiene calma né mi distrae e sollazza, ma è solo un gesto di abitudinarietà e compulsione che purtroppo riflette uno stato d'animo un po' agitato. Per quel che ne so io, in situazioni del genere, è doveroso staccare anche forzando un po' la mano.

Comunque io ci sono, son su GTalk, Gmail, Skype e quelle cose lì con cui ci si parla di solito tra persone civili. Stacco solo le cose social, quelle della RuMi 2.0.

La gatta sta bene, fa purrpurrpurr a tutti, oltre che a me.

Prossima uscita pubblica certa e programmata da tempo: 15 giugno al Rock in IdRho. Chi c'è faccia un fischio, dai, che la line up è figa: oltre ai Foo Fighters (che dal vivo non ho mai visto) ci son gli HIVES (ecco, loro dal vivo sono spassosissimi), i Ministri (donatori di organi live, ho visto le tonsille del cantante volare), La Cariatide Palestrata and the Stooges, poi Social Distorsion e altra gente che nelle mie limitate conoscenze de "lasscena" non so manco chi siano ma che sono sicura ascolterò volentieri mentre mi arrostisco i lombi sull'asfalto della cosiddetta "Arena Concerti" della Fiera di Rho (sì, perché un parcheggio diventa anche Arena Concerti, se gli metti un palco in mezzo, l'acustica è un'opinione del resto).

[sabato 11 giugno Babalot in concerto al Magnolia, dio bono, scoperto ADESSO]











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giugno 05, 2011

Nondum matura est

C'è un meccanismo perverso secondo cui, a un certo punto, tutto quello che un tempo sembrava facile diventa complicatissimo. Dormire, per esempio.
Oppure recuperare la stanchezza fisica. Concentrarsi.
Ma anche Innamorarsi. Disamorarsi.
Ci portiamo dietro un fardello con dentro le nostre ossa e la nostra vita, un peso che, nella fretta, a volte, dimentichiamo di avere. E saltiamo giù dalle rupi senza neanche renderci conto che non sarà il terreno a esserci fatale, ma ciò che è appeso alle nostre spalle.
Ho visto le persone migliori perdersi in un bicchier d'acqua, nel mentre che mediocri comparse scalavano la piramide saltellando a piedi uniti.
Il mio inferno personale l'ho superato, a suo tempo, con una pazienza che non so se ho voglia di portare ancora. Ma in realtà non è la voglia di portarla, ma l'istinto di conservazione a svilupparla.
A dicembre 2010 mi ero fatta un proposito: e, finché l'ho rispettato, è andato tutto a meraviglia, porco cazzo. Poi un giorno ho ceduto alla voglia di abbracciar qualcuno (perché alla fine è bello abbracciar qualcuno che non sia, che so, la gatta o il cuscino). Non è mica facile rinunciare alla dimensione emotiva e affettiva, ma il problema è che se non è reciproca ci si va a ficcare in una selva di guai da cui ci si riprende, sì, ma sempre più spossati.
Son spossata, quindi.

Fatelo anche voi, non appoggiatevi alla stampella sentimentale. Non fatevi del male, non fate del male agli altri. Al massimo scopate svagati e in allegria, datevi al libertinaggio così almeno andrete all'inferno felici e senza contorcervi su voi stessi tra mille complicazioni più apparenti che reali. Scopate tanto e bene, anche alla mia salute. Io appendo la patata al chiodo per un po', nolo acerbam sumere.


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maggio 29, 2011

Un post scritto il 14 febbraio

[e poi ditemi che io non prevedo il futuro...]

Me lo diceva N. che bisogna mettersi i parastinchi, e io sono scema perché pensavo che per giocare non servissero, considerato che gioco regolare e non tiro i calci.
E allora sì, OK, io li metto questi cavolo di parastinchi, ma allora perché adesso mi tiri un calcio volante nei denti?
Quindi mi metto il paradenti ma ti dico anche CHE: con te non ci gioco più, digrigno e sgagno solo per allontanarmi dal ring.
Tanto, mentre starò per toccare le corde, non mi sorprenderai con una pugnalata alle spalle.
Vai, macellami, aprimi come un vitello.
Ti accorgerai che dentro c'è solo un fascio di nervi. Il cuore se l'è preso qualcunaltro, non ricordo neanche bene quando.


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maggio 10, 2011

In guerra, di primo mattino

Novella Robert Capa invia breve ma significativa sequenza fotografica dal campo di battaglia.


Patrolling the area

Engaging target

TARGET LOCKED!


FIRE!
(e conseguente morte della sottoscritta)

marzo 25, 2011

Andarsene via

Poi c'è stato un giorno che ho scritto a Ugo e gli ho detto "Ugo è successa una cosa".
E Ugo mi ha risposto "Ne ho parlato con Taty, vieni qui quando vuoi, anche oggi".
E io il martedì martedì mattina ho preso delle cose, le ho messe nella mia borsa che ho ricevuto in regalo dalle amiche alla laurea e me ne sono andata via senza dire niente a nessuno.
Sono andata al lavoro e poi la sera sono tornata nella mia nuova casa.
Nessuno mi ha chiamato per chiedermi perché non tornavo nella mia casa.

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marzo 06, 2011

Smutanda Revolution - The Final Act

[Dopo lo "Smutanda" e lo "Smutanda Reloaded" (vedi post così intitolati e risalenti), cade giusto, in chiusura, lo "Smutanda Revolution"]


Volevo dedicare il mio terzo anno di singletudine a voi, maschi con cui è capitato di intrattenermi in questi tre anni di libertà.
Non so bene come definirvi.
"Amante" è una parola che, a mio avviso, sottointende una certa continuità nella relazione.
Non ravvedendo tanto la continuità, piuttosto una certa qual reiterazione, forse dovrei chiamarvi "friend with benefits".
Ma anche il "friend with benefits" prevede un certo patto, oltre che l'impegno di un'amicizia.

E trovandomi per forza a generalizzare (ma se volete le pagelline sarò dura e onesta, neh :P), in voi trovo un punto di contatto ineluttabile, ossia che siete dei "maschi alfa".
E io adoro i maschi alfa.
Quindi mi rivolgo a voi così, anche perché esistete (e bene) anche senza di me, e non ha senso definirvi "tramite me".

Ecco, forse è questa la cosa che potrebbe farvi più impressione sentirmi dire: voi, per me, esistete anche senza di me.
E così mi piacete.
Mi piace immaginarvi liberi.
Anche se non lo so, se siete davvero liberi oppure no.
Anche se a tratti siete stati miei.

Riguardo me, invece, lo so.
Io non mi sento libera.
Io sono libera, ma non ne godo.

Stando vicina a voi, per un po', ho goduto della vostra libertà, e l'ho fatta mia.

Un brindisi per voi, quindi.
E baci.

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febbraio 14, 2011

A Dressing Carol

A lui il trucco dava fastidio ("Puzza" diceva, e si ritirava se facevo cenno di baciarlo con il lucidalabbra). E se mi mettevo la gonna mi guardava e abbozzava un "Sì, carina" con l'aria di chi aveva altro da fare. E quando gli mostravo l'abito bello, lui allargava le braccia e diceva solo "Se piace a te...".
Finisco in un vortice di anonimato estetico, uno strato di polvere sotto cui so di essere qualcosa di più di un topo muschiato, ma tanto a che serve...
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Un sabato pomeriggio sono uscita con le mie belle Sergio Rossi, la gonna di seta a balze e le calze traforate. Poi ho messo il rossetto rosso. Era una bella giornata, mi guardavano e sorridevano tutti, e io non lo so se era per il rossetto rosso, la mia insensata allegria, le gambe o cosa altro, io non lo so davvero, ma quando poi mi sono incontrata con l'amica di A., mi sono presentata, lei ha sgranato gli occhi e mi ha detto "Ma sei bellissima!".
Ecco perché io quando esco mi faccio bella. Lo faccio per me, per sentirmi bella e non più un topo muschiato.
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Avrei voglia di farmi bella per una sera e mettermi un vestito solo per ricevere un complimento dal mio uomo. Perché è felice che io sono sua e non perché mi vuole forse stasera, forse mai più, forse domani, e chi lo sa. Farmi bella e avere la certezza che nessuno mi romperà i coglioni. Voglio essere solo sua.



ottobre 22, 2010

Q., che è una persona che ne sa...

Mi dice che io sono un po' incazzata tipo sta tizia, Kerrigan, regina orda.



Dice che io sono tipo quella che inizia a sghignazzare a [00:55] e appare poi a [1:00] dicendo "I knew you'll find your way here, eventually". Poi inizia il casino, lei cerca di tenerlo a bada finché lui, Zeratul, demente, non le sega un'ala [1:48]. Non è una bella cosa. No. Non sta proprio bene. Lei, Kerrigan, a [2:09] si volta verso il moncherino un po' basita. Lui a [2:22] fa chiaramente il gallo che pensa "Eh ti ho fregata cara...". A [2:26] arriva il famiglio di Kerrigan (non c'è dubbio, dallo sguardo è proprio la Suzie), coccolato con fare distratto e di dominio. A [2:30] il famiglio diabolico manifesta il proprio disprezzo nei confronti di Zeratul. Poi Kerrigan figuriamoci se non ha un potere specialo [2:40]. E se ne va sprezzante [2:50]. Zaratul sta male se non ha l'ultima parola: ma spara tendenzialmente cazzate [2:55] battendo in ritirata [2:58] convinto di aver vinto bene.


Per l'antefatto citofonare "Jim Raynor".




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ottobre 13, 2010

Coming out, Smutanda Reloaded

Il decalogo della single è stato il post più commentato nel sottobosco di questo blog. Dicasi altrimenti che, nonostante la sovrabbondanza di socialità e contatti 2.0, la gran parte delle persone ha preferito farsi sentire personalmente per manifestare simpatia, disapprovazione, approvazione, complimenti, spunte "celo celo manca", piaciuto, non piaciuto, preoccupazione nei miei confronti. Mi è persino giunta una glossa divertita abbastanza raggelante, a cui è seguita una seduta di analisi notturna in Skype sullo stato delle giovani donne single.
Quel che vi volevo dire, pubblicamente, è che sono l'ultima persona contenta di quel post. Perché è il risultato di due anni e mezzo di solitudine che pesano tantissimo.

E signori miei, ve lo dico un po' così, tra 'na riga e l'altra, da marzo 2008 a oggi la sottoscritta è stata coccolata e vezzeggiata per un totale di cinque minuti.
Dichiarazione dal potenziale socialmente devastante, ma tant'è, e me ne frego, vaffanculo non me ne vergogno. Punto e fine.
Non so che effetto possa fare il leggere una cosa così.
Penserete che sono una sfigata. Probabilmente lo sono.
Disinteresse anche. Cazzi miei, in effetti. A ben vedere sono anche io che evito le situazioni.
Pietà. E vabbé, c'è spazio anche per quella.
Io personalmente non avrei mai immaginato di riuscire a sopravvivere in condizioni del genere fino a ottobre 2010 e chissà ancora per quanto, poi. Ormai è così. Come dico qui accanto, nel colonnino, mi lascio scorrere senza attrito, comunque consumandomi.
Ricordo i primi mesi, mi sentivo soffocare, dovevo toccare qualcuno e non avevo nessuno da toccare. Poi il ricordo del contatto umano-fisico è incredibilmente sfumato nella mia mente. Tanto che quando mi avvicino a qualcuno me ne vergogno pure. Sembra di far una cosa tanto speciale (!!! coccole!!) da dovermi controllare, altrimenti esplodo in lacrime.
E' questo che fa paura?
Cosa fa paura?
Non ho avuto molta fortuna negli ultimi due anni e mezzo.


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settembre 12, 2010

Sgagna

E poi ti trovi in un posto bellissimo a passeggiare col naso all'insù, e in ogni momento ti vorresti girare e dire "Guarda lì, guarda là, oddio sto male da quanto è tutto mozzafiato, guarda l'Agora che sembra la locandina di Jaws, e quei pinguini sembrano le ochette, pucci il peluche della beluga".
Solo che ti giri e non c'è un cazzo di nessuno con cui condividere qualcosa, nessuno a cui dare di gomito, nessuno a cui tirare la giacchetta. Nessuno che ti acceleri o ti rallenti. Che ti dica qualcosa di bello. Nessuno a cui stringere il braccio in un momento di commozione vissuto in solitudine, dietro i Ray-Ban, schiena un po' ustionata.
Ti senti compresa da te stessa, ma non troppo. Un microcosmo di inutile perfezionemanontroppo. Tipo che ti domandi se sia poi così sensato cercare di essere una persona migliore.

E' stata un'estate bella sul fronte vacanziero, piena di viaggi interessanti, in buona compagnia e poco programmati. Grazie a Nicoletta (Sicilia I), Anna (Sicilia II) e Roberta (Cesena e Valencia) con cui ho condiviso dei bei momenti e amicizia sincera.

-- Nota postuma 14 settembre 2010--
Ricevo una telefonata che suona così: Elena devi smettere di lamentarti perché quello che ti succede è frutto delle tue scelte. O le rivedi o taci.
Come dir. Grazie, hai ragione :* Da oggi smetterò ufficialmente di lamentarmi, anche quando, nonostante le mie scelte prese con coscienza e convinzione, avrei anche voglia di un po' di coccole. Mi accontenterò dei fischi per strada.

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agosto 19, 2010

Segni


Sono affezionata a queste vecchie, ridicole, flip flop tanto 1.0 che molti notano.
È per via dei dolci graffietti sulla pianta.

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luglio 02, 2010

Desideria non c'è più

Desideria Acconciature ha deciso di andar via stamattina :(
Disapprovo su tutta la linea

giugno 16, 2010

Banalia formicolìo

C'è un momento in cui ho un tuffo che dalla gola parte e scende giù, stringendosi, scivolando, risucchiando tutto, per poi riaprirsi come una bolla silenziosa nello stomaco.
Poi riprendo il controllo delle mie viscere. Mi dico che non è niente. Sono bravissima.

Perché a conti fatti è così. Ho recuperato tutti i mille pezzi del mio Ravensburger. E' che a volte mi diverto a scombinarli per poi rimetterli a posto, come facevo da piccola con i Grandi Classici di Walt Disney nella libreria. Solo che nel sistemare a volte mi impaurisco, perché nel casino mio solito i pezzi scompaiono.

Ieri sera mi sono addormentata sul divano. Al risveglio non sentivo più il braccio sinistro, era informicolato. Ricominciare a muoverlo mi ha fatto tanto male, sembrava un moncherino grasso e spugnoso in crescita.

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giugno 09, 2010

Ruina del genere femminile

Ho visto Sex & TheCity 2, porca vacca un vero film horror. Forse solo due gli scambi di parole decenti in un film in cui strabordano le paranoie insulse di quella rompiballe di Carrie (la SJP è più racchia e smorfiosa che mai, con un colorito cinereo, vestita di merda) e del bolso marito che si merita. Mettetele una Manolo in bocca e girate con vigore, please. Estrarre, asciugare e riporre in cabina armadio per impieghi più frivoli.
Io dal cinema ne sono uscita con pensieri un po' fastidiosi. il mio livello di tolleranza è notoriamente minimo riguardo i problemi affrontati in quel modo anglosassone di "parliamone", "possiamo capirci", senza ironia e abbondanza di "celacrediamoappacchi".
Tutto clinico. E inutilmente analitico.
E' questo che rende pessime la gran parte delle commedie (?) romantiche che dovrebbero piacere alle regazze.
E dire che il primo episodio aveva avuto il tremendo merito di immortalare in modo abbastanza crudo (anche se patinato) cosa significhi quel tipo lì di "stare male" per e con qualcuno.
Che la cosa che mi preoccupa di più è sentir commentare "Eh sì è proprio così, è proprio vero".
Che fai, spettatrice, ti immedesimi nella merda inodore di un dialogo da Upper East Side?
I problemi, semplicemente, o li si risolve senza troppe ciance, o si risolvono da sé.
No, non si risolvono con i discorsi profffondi, perché spesso -non sempre eh, ma ci vuole uno sforzo di sincerità non indifferente con se stessi e con gli altri- sono sterili dichiarazioni di principio. E' per questo che preferisco raccontare cosa sono, cosa sono stata, ma non cosa vorrei essere. Che mica lo so tanto bene.
E quindi anche oggi ho divagato.

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