luglio 31, 2008

H2O

Sono le una di notte passate, devo raggiungere l'auto, le strade sono allagate, i fiumi scorrono in modo disordinato verso le caditoie, le macchine sollevano schizzi alti più di un metro, in cielo fulmini e saette, ho l'acqua alle caviglie, probabilmente i sandalini più belli che io abbia mai avuto si rovineranno, virando di colore.
Ho un ombrellino piccolo che mi protegge giusto la testa e la borsetta spalancata. Non mi resta che zompettare qui e là nelle pozzanghere. E' solo acqua. Solo acqua davvero, ed è piacevolissimo.

luglio 30, 2008

Su quanto Boris sia simpatico

Tra una ventura e l'altra, l'atterraggio d'emergenza a Cernusco S/N ha portato alcune consuetudini simpatiche tra cui il Nespresso, la birra a fiumi e l'appuntamento del lunedì sera con Boris, la serie comica prodotta da Fox Channel Italia (Sky).
Il primo contatto è stato con la terza puntata della seconda stagione, vista più "per compagnia" che altro: ovviamente ci ho capito poco, ma il prode Ugo, dopo qualche giorno, mi ha rifilato il brand new cofanetto DVD della prima serie, che mi sono sciroppata in un sereno (grazie a Boris) weekend di fine maggio.
Boris è una serie comica ambientata sul set di una fiction televisiva italiana intitolata "Gli occhi del cuore 2". La storia gira attorno alla vita del set, con tutti i protagonisti interpretati da attori e caratteristi italiani.
Non che mi interessi il realismo: la prima serie spacca alla grande, è un gioiellino con delle idee geniali. La seconda offre dei momenti epici ma è più dispersiva. Il problema, forse, è che con dei personaggi così caratteristici, con le loro battute a presa rapida e i tormentoni ricorrenti è difficile creare una storia portante di un certo peso.
Era da parecchio tempo che qualcosa di italiano non mi faceva ridere così di gusto.

Smarmellaaa!, Apri tutto, A cazzo di cane, Daidaidaidaidai, Questa la portiamo a casa, Sei troppo italiano, Gli straordinari di Libeccio, Merda, Cagna (quella della foto, mitica la Crescentini).



Lussuria (Se, jie - Lust, caution)





Ang Lee. Cina. Sesso torbido. Anni '40. Gli ingredienti di Lussuria potrebbero anche far sperare in un film à la Tempesta di ghiaccio, e il Leone d'oro a Venezia parrebbe incoraggiare in senso positivo e invece... buf... buf... sbarbuf...

Non che la lentezza di questo film sia un punto necessariamente a sfavore (anzi, io prediligo i film lenti), solo che non c'è nulla di contorno: l'unico che è all'altezza del nome, dell'ambizione del progetto e che dimostra di essere un grande artista (anche se sino-nano con le orecchie a sventola) è Tony Leung. Ma lui non basta per coinvolgere lo spettatore in questa storia drammatica: se i cinesi sono imperscrutabili... sì, il film lo fa capire fin troppo bene.

Parecchio insulsa, sensuale come un tavolo da ping pong, espressiva come un piatto di ravioli al vapore, la giovane (1979) Wei Tang ha avuto la sua occasione di debuttare con un grande regista ma si esprime poco e male. Non è sufficiente la parte finale per redimerla, siamo davvero anni luce lontani da qualsiasi forma di coinvolgimento cinematografico.

Costumi belli. Scenografia bella, volutamente pittorica. Regia bella, sì grazie al cazzo, è Ang Lee, mica il primo coglione che passa per la strada, si spera che qualcosa con la cinepresa la sappia fare. Storia interessante ma solo accennata e allungata per più di due ore.

E dire che eros e thanatos è già una combinazione vincente di per sé: ma chissà perché, in Se, jie mancano l'amalgama e la chimica.






luglio 29, 2008

Applausi per fibra

Allora, lo so, sono invasata. Però succede che i primi due mesi sono gratuiti, poi ho uno sconto di 50 euro sulla prima fattura. E non si sa mai che ci siano sorpresine speciali... non ho ancora tirato giù la carta da parati, non ho ancora preso le misure esatte dell'appartamento, non ho una data fissata per l'inizio e la fine dei lavori di ristrutturazione. Ma almeno una cosa è certa: da venerdì un ciuffetto di fibra ottica spunterà nel mio appartamento! La fibra arriva prima della civiltà. La fibra libera tutti. La fibra aiuta la peristalsi.

[segue risata satanica ad libitum sfumando]





luglio 28, 2008

Editors

Al cantante degli Editors deve essere successo qualcosa di bello, brutto, lisergico, alcolico... non ci è dato sapere. Ma a noi è sembrato molto strano, sabato.
Documentata la sua prestazione in tre concerti negli ultimi tre mesi: in due apparizioni su tre è stato visto molto compassato, quasi cimiteriale, un po' affaticato e statico.
All'Arena di Milano, in supporto ai REM, faceva parecchie facce strane, la voce era perfetta, è salito in piedi sul pianoforte durante Smokers outside the hospital doors, che non è proprio una canzone che spinge a far stage diving dal pianoforte come una vera rockstar, a meno che non cerchi la morte vera. Alla fine è pure caduto in terra da fermo (apposta? per finta? sul serio? mah).

Si cercano altre testimonianze per dare una parvenza scientifica a questo post che comunque è pour parler.
La sostanza degli Editors non cambia: sono de-li-zio-si.
Che poi... il soggetto Tom Smith è decisamente un bel ragazzo, uno di quelli cui magari non fai caso subito, e un secondo dopo sei lì stordita in preda al delirio ormonale. Fenomeno invero molto interessante in questa lunga estate calda.


In the end all you can hope for
Is the love you felt to equal the pain you've gone through



ALLEGRIAAAAA!!




Oltre la perfezione?

This one goes out to the one I love
This one goes out to the one I’ve left behind
A simple prop to occupy my time
This one goes out to the one I love

Esiste la perfezione, quella che va oltre l'ottimo: è quella a cui dai 11/10.
Persone a cui dai 11/10. Situazioni da 11/10. Vista da 11/10. Videogiochi da 11/10.
Poi c'è l'evoluzione, la regressione, e quel che era oltre l'ottimo... non lo è più.
Che si fa? Si cambia il punto di riferimento della scala, in gran scioltezza.
Le persone diventano 7/10. Le situazioni passano a 5/10. La vista è compromessa e i videogiochi chiaramente non centrano un cazzo con questo discorso.
Ecco, il concerto dei REM al Werchter era l'11/10, più un voto d'amore che altro. Quello di sabato sera all'Arena Civica a Milano ha sfondato la barriera, ed è diventato d'ufficio il vero 11/10 di riferimento.
E' bastato vedere il sorriso gongolante di Michael Stipe alla fine. Felice lui, felici tutti.

Ancora una volta arriva Walk Unafraid, dedicata a quelli del fan club (gli unici a poter stare nel settore davanti) e cantata a tutta velocità. E si inzia con Living well in the best revenge. E poi via, fanno anche Accelerate, The one I love, ancora Orange Crush, Let me in acustica, I'm gonna Deejay che spacca, e un encore lungo 40 minuti con un Michael Stipe che così in forma e comunicativo non l'avevo mai visto, bello ed elegante, accaldato, sorridente, felice... Ventotto canzoni, due ore e dieci di ammmore, o quasi.


Non ho altro da dire, il piacere è tutto mio e me lo godo.

Scalamento
1. Living Well Is the Best Revenge - 2. Animal - 3. What's the Frequency, Kenneth? - 4. Wake Up Bomb - 5. Drive - 6. Man-Sized Wreath - 7. Ignoreland - 8. Leaving New York - 9. So Fast, So Numb - 10. Accelerate - 11. Electrolite - 12. Walk Unafraid 13. - The Great Beyond 14. - The One I Love 15. - Fall On Me - 16. I’ve Been High - 17. Let Me In - 18. Horse To Water - 19. Bad Day - 20. I'm Gonna DJ - 21. Orange Crush - 22. Imitation Of Life


Encore
23. Supernatural Superserious - 24. Losing My Religion - 25. Country Feedback - 26. Hollow Man - 27. Driver 8 - 28. Man On The Moon



luglio 26, 2008

Il fascino discreto dell'eleganza

Guardatela, è una ATI Radeon HD 4850.
Non compravo una scheda grafica nuova di pacca dal 1999, quando presi la prima GeForce.
Ammirate quanto è tamarra e al tempo stesso mia :) (ed elettivamente di Taty "Davide, perché non ce l'ho anch'ioooo, voglio la scheda rosaaaa" :***).
Apro la scatola, mi incazzo perché non c'è nessun gioco schifoso in bundle (mai giocati, ma almeno averli!!), mi incanto per la bellezza della confezione. Sembra una scatola da scarpe. Anzi, no, un cofanetto natalizio di profumi di marca. La apro e penso di trovare, che so, bagnoschiuma e eau de toilette di Cacharel, con un campioncino del borotalco. Invece c'è questa guerriera (chi sei?) con i rami di ciliegio (mio dio, mio dio!!), lo sguardo obliquo e malinconico (pensi a qualcuno eh... è morto in battaglia mentre brandiva la spada magica, e ti ha affidato la missione, perché crede in te).
Rossa, ventola rossa.
DVI due uscite.
Per questo monitor.


Il monitor spacca.
Benq V2400W. Perché uno schermo è per sempre. Altro che i diamanti. ROTFL.
So già dove metterlo, a casa.
Asimmetrico, costosissimo, vincitore di premi cazzy e mazzy 2008 per il design, e le caratteristiche tecniche qui non si sciorinano perché non sto scrivendo un articolo. Non sto lavorando. Sto in estasi e basta, e l'estasi è leggerezza. Leggerezza è OK.

La RAM non si è ancora capito bene dove sia, spero di scoprirlo entro domani.

Cosa altro c'è dentro al computer? Ah, il processore, la scheda madre, l'alimentatore... un case Lian Li figo con le rotelline, alluminio silver troppo chic per la mia nuova casina. E soprattutto so come si apre, non son mica cretina, io. E il disco fisso!!! Cavolo, come dimenticare il disco da un Tera. Uah :D

E poi... troviamoci qualcosa da fare, con questo computer...

mmmh...


Dunque: Call of Duty 4 ("è veloce lo fai in un weekend" cit. il direttore, realisticamente, se lo finisco, ci metto due settimane); Mass Effect lo installerò ci giocherò un po' e poi lo so che mi romperò i maroni, però magari ci scappa la partita on-line; Portal perché è Portal, ed è ora di giocarlo, VIVADDIOOOOOO! Age of Conan perché Taty mi passa il suo account, vedo, vado a zonzo per le praterie col Freddie per vedere com'è giocare ai mmorpg nel 2008. Poi boh, magari Spore. E qualche grande classico tipo Escape from Butcher Bay, che ho qui i salvataggi in canna (il gioco no, damn...), Deus Ex no basta per favore, non lo ricomincio di nuovo. Fallout? Beh tipo Half Life 2... non l'ho mai giocato! Poi magari si prova Trackmania. C'è tutto un mondo, dai.

Novembre è vicino. Anche dicembre. Anche Natale. Natale!

Ma si divaga: intanto godiamoci agosto, con il bene che porterà, anche grazie al mio nuovo computer gigabaubau.

luglio 25, 2008

I've seen the future and it will be

Dietro gentile richiesta, mi sbilancio pubblicamente nel dire che Il Cavaliere Oscuro è una figata.
Ora vedremo l'impressione che mi farà The Dark Knight.

Perché quando hai una ferita in bocca... sì, capita che fai lap, lap...

Senza titolo

Mezzanotte e venti.
Avere sonno. Tanto.
Bere un caffé.
Iniziare la seconda serie di Nip/Tuck.
Bolero di Ravel.


luglio 22, 2008

Regalino ^__^

Che bello girare infrasettimana a piedi nella tua città in una fantastica giornata di sole con l'arietta fresca, trovare la scultura di Robert Indiana, fare due scatti e decidere che il secondo è very OK, anche per l'irreale sfondo azzurro che ne viene fuori.
Amor, in latino o italiano volgare... qualsiasi lingua sia, io ci dormirei, dentro quella O.
Un bacio.


luglio 21, 2008

Evento, portento!

Addì 21 luglio 2008, la Dottoressa Alessandra Brambilla, notaio in Milano, ha officiato in modo molto brillante e milanese la cerimonia di acquisto della mia prima casa.
Seguiranno altri post con l'apposito tag. La cerimonia di inaugurazione farà crollare la palazzina e non avverrà ragionevolmente prima di novembre 2008, causa lavori di abbellimento. Tenetevi caldi tutti, che siate parenti, bambolari, colleghi, ex-colleghi, amici del VIT, amici di Milano, amici di Verona. L'evento dell'autunno sarà l'inaugurazione della RuMi-House, e non sarà low-profile.

luglio 20, 2008

Oh my God, I'm Padre Pio!

La terza mattina del Werchter Rock Festival mi sveglio con un dolore alla mano sinistra da non riuscire neanche ad appoggiarla per alzarmi dal comodo giaciglio. Mi fa male al centro del palmo, poco sotto il dito medio, non capisco proprio il perché. Esco fuori alla luce del sole e vedo che la zona interessata ha un principio di tumefazione. Mah, avrò preso una botta piantando i picchetti, nel caos di un concerto qualcuno mi avrà spinto, oddio forse c'è un insetto malvagio nella tenda, ha messo le sue uova nel mio palmo, tra quindici giorni mi esploderà la mano e usciranno un sacco di vermicelli...

No, no non è successo nulla di strano, quindi l'unica spiegazione è che questo male stia crescendo da sé nel mio corpo... forse sono l'eletta, ho una stimmata, sono come Padre Pio. E già immagino le folle adoranti che spingono per sfiorare il mio saio rosa, bende fuxia, io in piedi sul tettuccio della Focus che urlo "Per favore non spingete!!". Speriamo non ci sia spargimento di troppo sangue, non è bello benedire le persone con schizzi rossi (comunque il sangue va lavato in acqua gelida, eh!)... ma poi quando muoio che succede? Mi faranno un mausoleo come quello di San Giovanni Rotondo? Argh, però mia madre deve essere la presidentessa, incassare tutti gli utili e avere l'esclusiva sul merchandising (a riguardo avrei qualcosa a che ridire sui rosari con la mia effige, li troverei di cattivo gusto). Dalla mia tomba usciranno effluvi di Angel di Thierry Mugler...

Oh, passo tutta la giornata a guardarmi sta mano che fa sempre più male lì, da questo bozzo che dolora solo a guardarlo (è noto che la mia soglia di tolleranza del dolore sia molto bassa). Torno nel sacco la sera, dormo, la mattina mi fa ancora male, lo riguardo alla luce del sole, è sempre più grande e ho la rivelazione folgorante, la spiegazione scientifica, addio sogni di gloria, famiglia sistemata per otto generazioni e così via...
Non andate mai ai concertoni con gli anelli.


luglio 19, 2008

Dream On


Non importa quanti punti devi fare
Tu in piedi la devi suonare

Perché c'è quel momento in cui la canzone inizia a galoppare, quando Steve Tyler canta

Sing with me, sing for the years
Sing for the laughter, sing for the tears

Sing with me, if it's just for
Maybe tomorrow the good Lord will take you away

che inizi a diventare un pazzo chitarrista che si molleggia sulle gambe, che tiene il ritmo con la testa e tutto il resto del corpo, e non ti pieghi sulle ginocchia solo perché altrimenti finisci sotto il livello del divano e non vedi più il pattern sullo schermo. Ma quelle note ormai partono da sole, lo Star Power non è più un problema perché lo fai a ritmo con tutto il corpo... il punteggio sale, sale sale... Ah dio santo, che liberazione giocare con Guitar Hero Aerosmith e suonare Dream On. Piccoli momenti scemi e belli.







luglio 16, 2008

Hellboy 2: The Golden Army

Il primo Hellboy mi ha fatto schifo-ifo-ifo. Non me lo ricordo neanche, l'ho rimosso. Non so per quale motivo, ho solo in mente la scena di questo imbecille dipinto di rosso su una panchina che..boh, è triste? Cerca di baciare la sua tipa squallida? Boh, davvero, ho ricordi nebulosi.

E quindi che si fa? Si va a vedere il secondo episodio al cinema, ovviamente! Preconcetti a raffica, ma tuttavia voglia matta di vedere un filmone sfracassone e... Dunque, non so un cazzo del fumetto, me ne frego. Ma il gruppo dei tre protagonisti proprio non mi va giù. Il rosso già si è preso la sua dose di insulti. Lei... ha solo un bel giubbino di nappa, non credo basti. Il pesce pare anche un personaggio delicato e sensibile, ma fa vomitare solo a guardarlo, quanto è viscido.

E il film è troppo bellooooo :)

Hellboy 2 è diverso dal primo episodio, forse Mignola e Del Toro si son trovati in sintonia per creare questo mondo che porta dall'inizio alla fine l'inconfondibile firma del regista messicano. Più di tre quarti di film con creature completamente inesistenti, bellissime, trucchi e costumi ben amalgamati con la scena e la computer grafica... Uè, è bello da vedere, Hellboy 2!

Guillermo del Toro (che fi faccia assomiglia a Michael Moore) me piasce, mi piace l'estetica dei mostriciattoli che si inventa (lui o il suo visual studio, ma di sicuro c'è del suo in tutto questo), un po' tipo Fraud (quello di Labyrinth).
Comunque questo Hellboy 2 poteva anche chiamarsi "Le incredibili avventure del bimbominchia" e mi sarebbe piaciuto uguale. La licenza pesa poco e, per uno spettatore ignaro del fumetto, il film si regge in piedi lo stesso, nella sua leggerezza totale, nella bellezza che mette in scena.
Sono ufficialmente pronta per la doppia visione del Cavaliere Oscuro, arf arf arf.

Uhm...

... solo a me sembrano andare a braccetto?

luglio 14, 2008

Sul ruolo di Terence Granchester

So che non sono né la prima né l’ultima a scrivere queste cose, ma anche io devo dire qualcosa sul mito della mia infanzia, l’ombra dell’adolescenza, il rimpianto dell’età adulta: è lui, Terence Granchester. Fantastico pensare che negli anni ’80 avesse questo nome inglese altisonante pronunciato alla perfezione (“Grenster”), e nessuno abbia mai pensato di censurare delle scene che hanno segnato l’educazione sentimentale di un sacco di bambine. Forse le hanno lasciate apposta, per rovinarci definitivamente, in questo progetto parallelo e malvagio che, nel tempo, ha visto le povere ragazze Sailor trasformarsi in castranti icone gay.

Penso al bacio tra lui e Candy, un bacio rubato nel parco del collegio, con il sonoro schiaffo d’orgoglio che lei gli appioppa. Al ballo in maschera, dove felici ballano assieme. Alla scala del teatro, dove lui l’abbraccia per l’ultima volta a sorpresa, quando il senso di colpa per quella troiaputtana di Susanna (troiaputtana) lo spinge a salutare la sua amata Signorina Tuttalentiggini in un silenzio carico di amore e rimpianto. E quando si incrociano alla Casa di Pony senza incontrarsi, chiunque maledice il fato che non vuole vedere Candy e Terence amanti per sempre, felici.
Terence è bello, radioso, spontaneo, selvaggio nonostante le nobili origini. Ma è anche un codardo, immaturo, impreparato alla vita.
Come dire, il cartone animato ha provato a prepararci alle sventure dell’amore: nella vita sono le Susanne che vincono e che si prendono i Terence. Le signorine Tuttelentiggini hanno un finale aperto, si devono arrangiare correndo da un orfanotrofio a una stalla, dal college a una miniera , dalla corsia dell’ospedale alla vita di stenti Chicago. E chissà, magari forse Albert...

Infermiera mai, amore, amore, amore sempre.
Ci credo quanto credo in me e nel lieto fine di Candy Candy che nessuno ha mai scritto.

[appesa ancora adesso nella stanza a Verona, l'immagine di apertura di questo post ha un significato ben preciso, così come tutto il post e l'immagine di Calvin e Hobbes che ho attaccato qui a Cernusco e che rappresenta i quote nel mio Facebook]



luglio 13, 2008

Scambio di sguardi nella notte

Sto tornando a casa, è notte. Si passa dal cavalcavia di Sesto San Giovanni-Cinisello, una strada che conosco a memoria, l'ho fatta per anni in colonna andando al lavoro. Ma nella notte è diversa, ha le luci che distolgono l'attenzione dall'asfalto.

Alzo gli occhi perché mi sento osservata. C'è un cartellone oscuro, bordato con un neon rosso.
Dentro'è lui che mi guarda: è di spalle, ma ha il volto girato verso di me. Lo sguardo è triste, umido, bastonato e folle. Fa paura, fa pietà, fa anche un po' impressione, perché la bocca è tagliata da entrambi i lati e la bocca è ricucita malamente. E il cerone bianco e rosso è sfatto, mezzo sciolto, appiccicaticcio. Non è bello, è affascinante... è sicuramente pazzo da legare.
Ci guardiamo e il mio brivido è reale.
Vorrei una moto, vorrei un mantello, vorrei avere la follia.


[che notte splendida, per delle iene libere]

luglio 11, 2008

Mika sei splendido ^_^

Iniziare il Werchter Rock Festival con Mika è spettacolare. Perché il ragazzo ci sa fare alla grande, tiene la scena e ha una voce della madonna. Non uno di quei timbri che mi piacciono in assoluto, ma comunque la voce è estesa, piena e potente. Poi è davvero un bel ragazzo in stato di salute ottimale, con dei begli occhioni limpidi e luccicanti... corre e salta sul palco come un bambino che si diverte sul serio :)
Mika mette sul palco un caravanserraglio allegro, pieno di colori e di donne vivaci, con tanto di botti e coriandoli finali.
Canta praticamente tutto l'album Life in cartoon motion, chiude con Lollipop lanciando leccalecca dal palco. Io a 'sto ragazzo con gli occhioni da cerbiatto ci voglio bene. Le sue canzoni suonano allegre ma hanno quasi tutte un fondo di tristezza che mi uccide: con Jack White andrei a farci la spesa... Mika lo abbraccerei come un fratello più piccolo.
Le mie preferite: Love today (da ballare agitando il ditino di qui e di là), Lollipop (da ballare come farebbero le pupine di My Sims), Happy Ending (in lacrime nei momenti di sindrome).

More news about rockstars will be aired soon on Radiorumika



luglio 10, 2008

Ground Zero

C'è un libro pubblicato da Adelphi qualche anno fa che si intitola "Nudi e crudi", è di Alan Bennet. Ricordo che, quando l'ho letto, ho provato una sensazione di disagio terribile, non avrei mai desiderato che accadesse a me la stessa cosa. Mi è successa. Non nelle stesse modalità, ma la sostanza è la stessa.

Ho perso il pavimento di casa. Si è smaterializzato in una frazione di secondo.
L'armadio, mannaggia a lui e a quanto pesa, ponf, è caduto. Si è rovesciato all'indietro disintegrando il tavolo in cristallo del tizio al piano di sotto.
Le pentole sui fornelli sono finite sottosopra. L'acqua bollente, l'arrosto e il suo unto si sono sparsi un po' dovunque.
Le condutture si sono spaccate, causando fuoriuscite di gas, acqua, scintille elettriche e cortocircuiti.
E la vasca da bagno è scesa a piombo su quella in colonna, incastrandosi alla perfezione.
La televisione è andata rotta inesorabilmente, e ha versato liquidi radioattivi, mentre la libreria piena di libri impilati in modo meticoloso, si è capovolta in avanti, disperdendo tutta la sapienza e l'ordine in una frazione di secondo.
I piatti e i bicchieri, che lo dico a fare... alcuni sono usciti dalla credenza, altri sono rimasti dentro cozzando tra loro. Le mensole si sono salvate, rimanendo attaccate alle pareti. Si è alzata tanta polvere, soprattutto quella sotto ai mobili, dove ho pulito di rado.
Io sono morta, chiaramente.
E' morto anche quello del piano di sotto, ucciso dal pezzo di marmo che teneva su il mio ripiano di cristallo davanti alla televisione. Cranio spaccato in due, morte istantanea.

Questo mi è successo, quattro mesi fa. Mi hanno tolto il pavimento da sotto i piedi e ho perso tutte le mie cose. E io sono morta.

luglio 09, 2008

Babyshambles Live Rocks!!!!

Beh, io i Babyshambles li volevo vedere, volevo andare a strillare come una ragazzina sotto il palco e urlare "Peeeete", anche se poi mi sarei vergognata, però è bello fare le cretinette, ogni tanto. Insomma, il fattore ormone aveva il suo peso, però giunta alla veneranda età di 33 anni posso benissimo dire che uno che fa saltare il terzo concerto di fila all'estero "per problemi con la giustizia", non merita di essere rimpianto ma di sprofondare nell'oblio.
Quindi ciao anche a Pete Doherty, che si acceleri affanculo lui, la sua droga e le sue poesiuole del cazzo, che tanto l'abbiamo capito da che parte del cappello tira fuori il coniglio.
A causa dell'improvvisa defezione, gli Air Traffic suonano per la seconda volta in due giorni sul palco principale, ma non li ho ascoltati neanche a questo giro... ho perso qualcosa di interessante?


Qui Radiorumika, si registra negli studi provvisori, presto nuove news sul Werchter Rock Festival 2008.

luglio 08, 2008

Che mi racconti, Jack?

Allora, io i Raconteurs li ho scoperti per caso perché stavo cercando di recuperare i dischi dei White Stripes. No passavoce, no voce da amici, no cazzi-intrighi di mezzo, proprio nessun legame con nulla. Li provo, scarico il primo album, Broken Boy Soldier, e mi gaso a manetta. Succede poi che proprio in quel periodo (aprile-maggio), leggo sull'Internazionale (ottimo, appena avrò un centro di gravità permanente farò l'abbonamento) la recensione del loro secondo disco uscito di soppiatto, Consolers of the Lonely. Non è un commento entusiastico e tendenzialmente concordo. Ma solo il primo album e metà del secondo mi bastano per vivere bene per qualche giorno, nell'illusione che la musica aiuti a risolvere i problemi (nella colonna a destra trovate un pezzo da una loro canzone del secondo album, un cartello disperso nel selvaggio West).
I Raconteurs sono in scaletta al Werchter Rock Festival nel pomeriggio della domenica (ah, nota di folklore... stanno suonando in questo esatto momento a Torino e domani sono nella bella Ferrara. Tipo che stasera ci sarei andata, se la A4 non fosse quell'inferno di merda e asfalto sconnesso e io non fossi troppo stanca per i postumi della gita in Belgio).
Io e Syb siamo decise a vedere i Raconteurs in prima fila: lei ama Jack White ("Quanto mi fa sesso"). A me sesso non ne fa molto, però un caffé e quattro chiacchiere, volentieri. Anche la spesa al supermercato, ci farei...
Il processo di avvicinamento inizia durante il concerto di Anouk (sciùra Anouk, che bella voce!!). Poi ci sono i Kooks, e finiamo nel bel mezzo di un giardino di infanzia: ragazzine di quattordici, quindici... massimo diciotto anni, e amichetti senza barba al seguito... alcuni, lo giuro, profumavano di bagnoschiuma. Roba da brivido, potevo essere la madre di qualcuno di loro. Ma nulla mi turba più ormai.
I Kooks sono insignificanti, bruttini (idoli delle teenanger), studiati a tavolino come boy band indie (che poi ne parleremo anche, di questo aggettivo "indie" che mi fa tanto "aceto balsamico di Modena", basta che sia denso e marrone e ha sto nome). Il loro concerto è un supplizio di Tantalo che vivo con Syb e qualche altra persona adulta interessata come noi a quel che deve seguire.

E parliamo di questi Raconteurs in concerto: io non sono un fulmine di guerra quando ascolto la musica... mi lascio più che altro trasportare , e quindi solo dal vivo mi accorgo che alcuni pezzi sono cantati da Jack White e altri da Brendan Benson :P Ora è tutto ovvio, scontato, regolare, chiaramente.
Attaccano con Consolers of the lonely (I'm bored to tears) e proseguono per un po' col secondo album, fin quando non attaccano con Steady as she goes e si scatena l'inferno del pogo. In queste condizioni estreme comincio ad apprezzare la libertà di cui godo, senza rotture di maroni assurde della serie "ti fai male", "è pericoloso", "non sei in grado". Dio nonpossochemiradianodall'albo, sì che sono in grado. Non sarà un pogo di metallari, quello lo eviterei. Ma salto, trattengo, gestisco, spingo, e fanculo. Fan-culo. Donna libera, anche di farmi male, che poi non succede un cazzo, perché il pubblico del Werchter è civile.
Torniamo al nostro Jack White che, trattando con delicatezza la chitarra, spacca due corde (una poco prima di un assolo bellissimo che in effetti riesce meno bene per via del cambio improvviso di strumento). Chiudono con l'inno Broken Boy Soldiers suonato cattivo e distorto a oltranza, con di mezzo la bella Blue veins e altre che conosco a orecchio. Comunque sono sazia di musica, soddisfatta dei Raconteurs e posso andare a mangiare il mio buon piatto di cozze belghe e comperarmi la magliettina con la "R" piena di grazie che fa molto "Super RuMiKa".
Stay tuned on Radiorumika, more news will be aired on this channel.

A little lamb

Tra le certezza della mia vita ci sono i R.E.M.
Chi se ne importa se tra Up e Accelerate ci sono stati dei dischi che neanche mi sono preoccupata di ascoltare. E' probabile che neppure Michael Stipe & C. se li siano ascoltati, perché nella scaletta del 3 luglio al Werchter Rock Festival (dove loro sono di casa) c'era giusto un pezzo, se non sbaglio.
E' dura vedere il concerto dopo una giornata iniziata alle cinque con un viaggio in auto, uno in aereo, due in treno, due in autobus e una sgroppata di due/tre chilometri con quindici chili sulle spalle. Senza contare i concerti di Mika (beeelloooo ^__^) e Lenny Kravitz nonché la pioggia battente. Insomma, diciotto ore dopo il risveglio sono prostrata davanti al palco in attesa dei R.E.M. Mi aprono con Orange Crush, e la stanchezza vola via.
Michael Stipe trasuda classe da ogni poro della pelle, ma che lo dico a fare, è il suo marchio di fabbrica, una certezza. E dopo aver visto quanto Lenny Kravitz si fosse bardato e affannato per farsi osannare dalla folla, beh, è quasi un'ovvietà constatare che per Stipe, Buck e Mills non c'è bisogno di scomodare crocifissi, santi, santoni, bagni di pubblico, benedizioni varie, testate Fender dorate quanto il pianoforte, la Gibson, le aste e i microfoni.

Difficile commentare in modo obbiettivo il concerto della mia band preferita di lungo corso: due ore passate a cantare, applaudire e vivere finalmente in totale libertà un momento tanto desiderato, rimandato, perché... boh... ho rinunciato a tante cose quando la contropartita pareva meglio. Ed ero pur contenta di farlo, eh. Poi, quando è arrivato il sonoro calcio nei denti mentre avevo ancora il sorriso sulle labbra, la foga di recuperare il tempo e le emozioni perdute è stata violenta. E con violenza mi sono goduta l'improvvisa Walk unafraid, che non ascoltavo da nove anni, con le parole che mi riaffioravano a stento dalle labbra al primo ritornello, per poi urlarle a squarciagola al secondo, senza versare lacrime e stringendo i denti.


As the sun comes up, as the moon goes down
These heavy notions creep around
It makes me think, long ago
I was brought into this life a little lamb
A little lamb
Courageous, stumbling
Fearless was my middle name
But somewhere there I lost my way

Everyone walks the same
Expecting me to step
The narrow path they've laid
They claim to
Walk unafraid
I'll be clumsy instead
Hold my love me or leave me high

Say "keep within the boundaries if you want to play"
Say "contradiction only makes it harder"
How can I be
What I want to be?
When all I want to do is strip away
These stilled constraints
And crush this charade
Shred this sad masquerade
I don't need no persuading
I'll trip, fall, pick myself up and
Walk unafraid
I'll be clumsy instead
Hold my love me or leave me high

If I have a bag of rocks to carry as I go
I just want to hold my head up high
I don't care what I have to step over
I'm prepared to look you in the eye
Look me in the eye
And if you see familiarity
Then celebrate the contradiction
Help me when I fall to
Walk unafraid
I'll be clumsy instead
Hold my love me or leave me high


La scaletta
1. Orange Crush - 2. Living Well Is the Best Revenge - 3. What's the Frequency, Kenneth? - 4. Ignoreland - 5. Drive - 6. Man-Sized Wreath - 7. Imitation Of Life - 8. Hollow Man - 9. Walk Unafraid - 10. Houston - 11. Electrolite - 12. The One I Love - 13. Begin The Begin - 14. Fall On Me - 15. Let Me In - 16. Horse To Water - 17. Bad Day - 18. I'm Gonna DJ
Encore
19. Losing My Religion - 20. Supernatural Superserious - 21. Driver 8 - 22. Pretty Persuasion -23. Man On The Moon
Stay tuned on Radiorumika, more news will be aired.

La fila inizia dai Sigur Ros

C'è un sacco di gente, la sera del 5 luglio al Werchter Rock Festival... alla fine saremo circa ottantamila persone o forse qualcosa di più, e siamo in tanti a essere accalcati tra il primo e il secondo settore sotto il palco. Ci ammassiamo davanti ai Sigur Ros per i Radiohead. Io mi accodo, ma con poche speranze. Anzi, mi domando "Chi me lo fa fare?", perché lottare per una buona posizione quando questo [dei Radiohead] non è il concerto che aspetto. Ho già avuto quel che volevo nei giorni scorsi, e domani ne avrò ancora. Però è bello essere lì, abbastanza avanti, perché nelle retrovie ci sono casino e fango. E c'è una calca strana, diversa, mai vista così tanta gente stipata in poco spazio: in pratica vedo i Sigur Ros schiacciata tra lo zaino di Syb e una coppia che si sbaciucchia. Ogni tanto contemplo il ragazzo al dolly, cerco di scattargli qualche foto e il tempo trascorre abbastanza rapido, anche se i Sigur mi deludono un po': meglio ascoltarli in cuffia e addormentarmi a metà della prima traccia di Takk, anche perché l'esecuzione dal vivo non si discosta da quella del CD. Purtroppo, dal vivo, il pisolino non si riesce a fare, mentre Syb riesce a leggere per un po'.

Poi i folli elfetti islandesi lasciano la scena, e le correnti del pubblico si scontrano: chi è ben piazzato mantiene la posizione, chi vuole avanzare ha seri problemi. Mi faccio strada a forza, tra belgi che trasportano con indifferenza quattro birre per mano, nell'inferno del centimetro quadro che non esiste. Mi stabilisco a tre metri abbondanti di distanza da Syb e Roberto, una trentina dal palco. Impossibile avvicinarsi di più a qualsiasi altro punto del cosmo.

OK, mi guardo La Depressione da sola. Timore. Devo resistere alla lacrima facile, se l'atmosfera diventa pesante io... io... io cedo lo so -_-.
Il quadro di Picasso deambulante sale sul palco con i suoi amichetti sfigati, sono corazzata, sono per conto mio, posso anche scazzarmi senza pesare sulla coscienza di nessuno. Posso anche cercare di morire schiacciata dalla folla. Non mi importa nulla, niente, lasciatemi in pace.

E poi che succede?

Che questo gruppo di stronzi dei Radiohead attacca a suonare, e io mi trovo nel giro di dieci minuti in un altro mondo, neanche mi rendo subito conto che mi sto agitando a ritmo con degli spagnoli (?portoghesi? boooh), con loro sorrido, batto le mani, approvo, mi muovo e... oddio, MI STA PIACENDO TUTTO, TUTTO, TUTTISSIMO.

Non c'è una virgola fuori posto.
Sono stipata tra gente sconosciuta, gentile e che va a ritmo.
Ogni tanto arriva un refolo d'aria fresca rigenerante.
Le luci e la scenografia sono coinvolgenti, un tutt'uno con la musica.
I maxischermi proiettano immagini dal palco come arrivassero da telecamere di sorveglianza.


E la musica, neanche per un secondo deprimente, mi prende sollevandomi da terra, e mi fa sperare che il concerto non finisca mai, perché quello è il momento improvviso perfetto che aspettavo da molti mesi. Arrivato di sorpresa.

Sola, felice, non so una parola delle canzoni che ascolto, le conosco solo perché le ho sentite ogni tanto, ma batto le mani, muovo la testa, chiudo gli occhi, sorrido come una cretina a un tipo che chissenefrega, ma lui capisce che non c'è nulla di personale, anche a lui sta piacendo un sacco il concerto e si condivide al volo la situazione magica.

Poi tutto finisce, e inebriata me ne vado con gli altri verso il bar del campeggio, contemplando l'ordinata fiumana di gente che se ne torna in tenda o a casa.

Con una birretta in una mano e nell'altra un'ottima Marlboro rossa morbida offertami da Syb, sto bene e gongolo felice.
Felice come una cretina, al punto che non mi accorgo che sto sorridendo a un tipo ribattezzato all'istante "il figlio riuscito male del Della e di Sole". Lui pensa che sia un fatto personale, e tenta l'approccio. Io sghignazzo ancora sotto l'effetto del concerto, lui va a farsi una carico di birra e dopo una ventina di minuti lo vedo tornare alla carica con la coda dell'occhio.

Mi alzo, scambio due parole con Syb, mi infilo le mani in tasca e ce ne andiamo. E' ora di andare a dormire, non si può rovinare col fastidio una serata così splendida e perfetta come quella che mi hanno regalato 'sti minchioni inutili deprimenti bastardi dei Radiohead.

Grazie Picasso. E scusa.
Grazie e scusa.

Qui Radiorumika, passo e chiudo... per ora.

luglio 02, 2008

Dio esiste...

... e si chiama Mike Patton, ovviamente.
Tutto, tutto ^__^
Grazie a Simona per aver diffuso il link :*


 

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