
Ang Lee. Cina. Sesso torbido. Anni '40. Gli ingredienti di Lussuria potrebbero anche far sperare in un film à la Tempesta di ghiaccio, e il Leone d'oro a Venezia parrebbe incoraggiare in senso positivo e invece... buf... buf... sbarbuf...
Non che la lentezza di questo film sia un punto necessariamente a sfavore (anzi, io prediligo i film lenti), solo che non c'è nulla di contorno: l'unico che è all'altezza del nome, dell'ambizione del progetto e che dimostra di essere un grande artista (anche se sino-nano con le orecchie a sventola) è Tony Leung. Ma lui non basta per coinvolgere lo spettatore in questa storia drammatica: se i cinesi sono imperscrutabili... sì, il film lo fa capire fin troppo bene.
Parecchio insulsa, sensuale come un tavolo da ping pong, espressiva come un piatto di ravioli al vapore, la giovane (1979) Wei Tang ha avuto la sua occasione di debuttare con un grande regista ma si esprime poco e male. Non è sufficiente la parte finale per redimerla, siamo davvero anni luce lontani da qualsiasi forma di coinvolgimento cinematografico.
Costumi belli. Scenografia bella, volutamente pittorica. Regia bella, sì grazie al cazzo, è Ang Lee, mica il primo coglione che passa per la strada, si spera che qualcosa con la cinepresa la sappia fare. Storia interessante ma solo accennata e allungata per più di due ore.
E dire che eros e thanatos è già una combinazione vincente di per sé: ma chissà perché, in Se, jie mancano l'amalgama e la chimica.
E dire che eros e thanatos è già una combinazione vincente di per sé: ma chissà perché, in Se, jie mancano l'amalgama e la chimica.
Nessun commento:
Posta un commento