ottobre 19, 2012

Autoregalo di compleanno

Chiamarlo Manny forse è scontato
Trovo comunque delizioso il naso, a cuore


ottobre 16, 2012

475 euro d'amore

Costa 475 euro


Grazie.

(Lolò, questo va bene?)

ottobre 14, 2012

Sul perché a settembre ho dormito male e volevo essere felice


A fine agosto un uomo (per la precisione il signore che settimanalmente viene a consegnarmi frutta e verdura alla porta di casa) ha deciso di venire a fare un infarto a casa mia. In pratica, quando mi ha suonato il campanello con la cassetta in mano, era lì lì per star male, mi ha chiesto di ospitarlo un attimo, io l'ho fatto entrare, gli ho dato dell'acqua e zucchero (pensavo a un calo glicemico) e nel giro di cinque minuti era sul mio divano che sussultava, viola in faccia, senza sensi, con gli occhi fissi e il corpo esanime. Ho chiamato il 118 e se lo sono portato via dopo aver trasformato il mio salotto in una Emergency Room. Il signore, cinquant'anni, ora sta bene, ha uno sten nell'arteria che porta al cuore.
Il problema è che nonostante tutti mi dicano che sono stata brava, che ho avuto sangue freddo a non andar nel panico, che probabilmente gli ho salvato la vita perché, se non lo soccorrevo, lui sarebbe stato male sul furgone e si sarebbe schiantato, che sono una bella persona perché potevo dirgli "muori sul mio pianerottolo, non faccio entrare estranei in casa".... oh, nonostante dicano che sono stata eccezionale, io a settembre non ero molto allegra né particolarmente pronta a ricevere il premio Crocerossina del mese. Conto almeno tre notti in cui ho fatto incubi in salsa infartata (non li sto neanche a descrivere, non cose belle) con conseguente notte in bianco e pensieri cupi per la testa.

I pensieri cupi, i più semplici del mondo, nascono dalla paura che da un giorno all'altro potremmo non esserci più. Io. Le persone a me care. Chiunque. Basta un attimo e sei più morto che vivo sul divano di una perfetta
sconosciuta. A cinquant'anni. Tipo tra dodici anni, io. Tra quattordici tu. tra nove tu. Tra quattro tu.

Cosa mi tiene viva? mi domando. A parte la lucidità mentale di non essermi mai messa un cappio al collo ed aver fatto un saltino nei momenti più disperati? A me tiene viva il desiderio di una vita serena, quella che al momento non ho, che ho avuto e da cui ho attinto come un'idrovora. Mi tiene viva il bene che provo quando sono con le persone a me più care. Quelle che non chiedono nulla, che danno per scontato che merito il loro affetto, che godono del mio, che sono felici per me, con me o a causa mia. Mi tiene viva il provare dei sentimenti e lasciarmici trasportare con disgraziata spontaneità, mi piace questa vitalità che supera, senza incontrare filtri e barriere, le rotturissime di coglioni che purtroppo ogni giorno mi si piazzano davanti al naso.
E parliamo di frasi fatte, quelle che ho sempre odiato, le più scontate, da "carpe diem quam minimum credula
postero" a "chi vuol esser lieto sia, del doman non v'è certezza". Io davvero non capisco perché si viva male, ci si creda invincibili, a prova di sentimenti, arroccati su posizioni improbabili, costruzioni mentali che impediscono dei rapporti sereni e gioiosi, ma forse vedo tutto troppo influenzato dalle mie esperienze personali. Non è possibile che le persone, nei rapporti interpersonali, mirino a star bene con se stesse e, solo in un eventuale secondo tempo, tra di loro. Dovrebbe essere il contrario: miro a star bene con te perché così anche io ne traggo beneficio. Non: intanto vedo di star bene io, poi tu, cazzi tuoi, vieni in un secondo tempo. Le relazioni interpersonali servono per arricchirsi, non per consolidare se stessi.

Io ho bisogno degli altri per giustificare quella parte della mia esistenza che va oltre il risveglio, il bucato, il mandare avanti la casa, lavorare per mangiare, assopirmi, fare sogni belli che atterriscono i protagonisti, risvegliarmi... E vorrei che fosse un'esistenza piacevole, sorridente,  fiduciosa.

Così avrei anche meno paura di morire da sola, sul divano di uno sconosciuto che mi guarda atterrito mentre chiama il 118.



ottobre 12, 2012

Una spiegazione logica su basi instabili del perché rimarrò zitella per sempre


Dicono che, dopo una certa età, quando una persona si abitua a star da sola e a essere indipendente, difficilmente abbia voglia di legarsi a qualcun altro. Sulla mia pelle questo assunto è sostanzialmente errato perché l'indipendenza è un principio talmente scontato della mia esistenza da ben prima che rimanessi sola, che non ho bisogno dell'assenza o della presenza di altre persone per negarlo o affermarlo.
Se metterti assieme a qualcuno per te significa perdere l'indipendenza, vuol dire che sei un servo della gleba planetaria e che un giorno di sicuro la perderai, perché avrai deciso che sarà arrivato il momento giusto per perderla. E quindi più che un valore è una bandiera da sventolare, come la kefiah al concerto ska quando hai 15 anni.

Le uniche persone che potrebbero volersi mettere assieme a qualcun altro senza fuggire smozzicando la Marsigliese, sono quelle già legate. Questo perché, qualsiasi sia il motivo che ti tiene assieme a qualcuno, non è semplice anche solo fisicamente se non emotivamente, affrontare il passaggio drammatico dello "star assieme a" al "non star con nessuno".
Porto rispetto a chi, dopo una storia, accetta di rimaner solo per far quattro chiacchiere con se stesso. Porto rispetto, ma sorrido bonariamente, a chi non conosce solitudine e salta di liana in liana, come se l'amore fosse un fluire unico da una persona all'altra.

In questo brodo primordiale di gente che scambia per sentimento la confusione, indipendenza il vagare senza uno scopo, "relazione" lo stare assieme (è la stessa parola che si usa per i temini da compilare scopiazzando dai libri), una donna zitella di 38 anni ha solo una via per sperare di trovare una persona con cui amarsi placidamente: quella che passa per il frutteto, alla caccia di alberi da scuotere per vedere se casca qualche frutto ben maturo. Detto in altre parole: può aver voglia di aver una relazione solo chi già ce l'ha, non di sicuro chi la sfugge.

Rimarrò quindi zitella perché, qui lo dico rosa su bianco, nella vita non sono mai andata a brucare nei giardini altrui e me ne guardo bene. Se non altro perché ho sufficiente amor proprio per non litigarmi un uomo con un'altra donna, fosse anche il più speciale e unico sulla faccia della Terra. Inoltre avrei ben di meglio da fare (leggesi: sono troppo piena di me, anche a costo di star tutto il giorno a letto a fissare il soffitto), piuttosto di cercare di convincere una persona a star con me a tutti i costi perché, oddio che paura le emozioni, UDITE UDITE, c piaciamo e ci vogliamo bene.

Tendenzialmente gradirei piacere a una persona serena, presente a se stessa e alle proprie emozioni tanto quanto me. E lasciare che le cose, per una buona volta, andassero come devono andare. Poi gradirei un'abbondante teglia di melanzane alla parmigiana. E fare l'amore, anche.

Ecco perché rimarrò zitella per sempre.

 

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