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settembre 04, 2013

Il pollo con le mani

C'è questa cosa, non so se sia la percezione corretta di una realtà che non mi appartiene da quando sono cresciuta,  per cui ai bambini viene trasmesso di mangiare con forchetta e coltello, e che sporcarsi è brutto, fastidioso, unto per mamma che deve lavare il bavaglino, il tovagliolo, la tovaglia e le manine e la faccia con le salviette umidificate.
E quindi per molto tempo, di riflesso, a te fa schifo mangiare con le mani, perché inconsciamente lo associ al fastidio di mamma e papà, a te fa schifo quello che a loro fa schifo, ma non perché ti faccia realmente schifo, ma perché le conseguenze sono fastidiose.
Bene, ora che sono ben più che adulta posso dire a piena voce
PORCO CANE QUANTO E' MERAVIGLIOSO MANGIARE IL POLLO CON LE MANI.

aprile 25, 2010

Come si trascorre la domenica, oggi, monopixel

Gnocchi di patate

Bicchiere di Chianti

Lettura interessante mentre si knitta il calzino

In compagnia di una gatta che boh, qui mi sembra Fred Durst tanto è incazzata, non ha neanche bisogno di tirar su la zampa e fare il dito medio. OhSusinamiabbella che c'hai?

dicembre 22, 2009

Assalto ai danesi al burro

Non sono tipa da biscotti. No. Ci sono scatole e confezioni prese "per gli ospiti" che son qui da parecchio, i dolci proprio non sono nelle mie corde. Tuttavia per i danesi al burro si fa eccezione. Io li adoro, potrei farmene fuori una dozzina (di biscotti, non di scatole) in poco tempo.
Stasera c'è freddo, voglia di qualcosa di buono, poco sonno, necessità di compensazione dopo pere di antidolorifico, MagnesioPotassioCreatina... assalgo la scatola di danesi che ha portato il natale.
Voi di solito quali assalite per primi?

Io non lascio dubbi a riguardo, già ci sono le tracce: i fragranti in mezzo. Ultimi, di solito, quelli con la granella spessa. Scoperti in tarda età quelli al cocco, ore 5. A ore 5 nello scatto, intendo, non col the delle cinque. A ore 1 e 2 ci sono tracce di cioccolato. Ma i centrali... tempo di scrivere il post e sono già finita al lower level.


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novembre 07, 2009

Segreti del brodo divino

*Mettere il pentolone con gli ingredienti del brodo su fuoco lento, verso le ore 15.
*Andare a letto *per leggere* e addormentarsi.
*Svegliarsi di soprassalto verso le 18 per una telefonata e spegnere il fornello sotto il brodo, che nel frattempo (se non si è incendiata casa) si è cucinato alla perfezione.
*Mettere la pentola del brodo sul balcone verso le 20, che fa freddo.
*Verso le 2.24 di notte tirare dentro il brodo dal balcone e, con la schiumarola, estrarre buona parte del grasso che è affiorato e si è solidificato [tnx U.]
*Alle 2.25 prendere un cucchiaino dal cassetto (cassetto!) e assaporare brodo gelido e senza grassi.
*Godere e pensare al risotto di domani.


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ottobre 30, 2009

I colori del cavolo rosso

E' autunno, arriva a casa il cavolo rosso.
Che tagliato a filetti è color bietola con coste bianche.
Sciacquato nel lavandino colora di viola e indaco l'acqua.
Scottato in pentola diventa violetto, e a contatto con l'aceto bianco vira sul ciclamino.
Messo in frigo ritorna indaco e riscaldato viola.
Amo il cavolo rosso.

ottobre 23, 2009

Senza titolo

Lingua di bovino
[da etichetta Ipercoop]

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settembre 19, 2009

Quiche con la zucca Hokkaido

Dunque oggi pomeriggio volevo cucinare la zucca Hokkaido che mi sono trovata per le mani, allora ho deciso di farne una quiche, sostanzialmente una torta salata. Ho tuttavia improvvisato la ricetta perché non ne ho trovata una che mi attirasse: pare che la zucca vada per la maggiore tra vegetariani e vegani - chiaro, è una verdura- quindi in giro si trovano delle ricette che non ottengono la certificazione RuMiKa.
Poiché la zucca sta bene con pancetta, fontina e rosmarino ho organizzato la cosa in questo modo.
Pasta brisée della Buitoni o, meglio della Vallée (per eliminare il problema di far l'impasto).
Una zucca Hokkaido di circa due chili lordi.
Pancetta affumicata a cubetti (oh io vado a occhio, una confezione va bene)
Due cipollotti di media grandezza
250 gr di panna liquida fresca (non la Chef, neh!!! la panna liquida fresca la si trova al banco frigo accanto al latte)
Della fontina, sempre a occhio, Gesù, dai, non vorrete metterne una forma intera!
2 uova
Alloro, rosmarino, pepe, sale, cannella, parmigiano

Tagliate in sei spicchi la zucca, togliete solo i semi, non la buccia, e schiaffateli in forno sulla piastra (magari ricoprite quest'ultima di alluminio, così non si sporca...). Il forno a 180°, programma areato/torte, sempre il mio preferito. Lasciate dentro per mezz'ora. La zucca si dovrebbe ammorbidire e cuocere, perdendo un po' di umidità. Occhio a non bruciarla. A cottura ultimata tirate fuori e lasciate raffreddare. Poi pelate gli spicchi, togliete la parte filamentosa della zucca (vien via da sè) e tagliate a cubetti. Schiaffateli nel frullatore, aggiungete le uova, la panna, il parmigiano a occhio, sale, pepe, una spruzzatina di cannella. Frullate finché non avete ottenuto una bella crema cremosa.
In una padella soffriggete con un po' d'olio i cipollotti tagliati a fili, la pancetta, il rosmarino sminuzzato, due foglie di alloro.
Poi tagliate a cubetti la fontina e disponete la pasta brisée nella tortiera.
Versate metà del composto di zucca sulla pasta, poi rovesciateci dentro in modo sparso la pancetta con rosmarino, alloro e cipolla. Poi buttateci la fontina e versate il resto del composto zuccoso.
Cuocete a 190 gradi in forno per mezzoretta. Se non è ancora ben ferma lasciatela lì a finire la cottura nel forno semi aperto.

Il livello di sporcizia creato in cucina è abbastanza alto, quindi cucinate questa cosa quando siete di buzzo buono, altrimenti è solo una menata insostenibile pulire poi tutto.

Risultato? Signori, 'no spettacolo, anche se mi è un po' scappata di sale.


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settembre 08, 2009

[cucina arancione] Il succo della tennista

*Stasera ho preparato un succo che adoro e che non mi facevo da più di un paio di anni. Rinfrescante, pien di vitamine, salutare, energetico... c'è altro? Sì, il libro di ricette dice che è il preferito della Navratilova.
Allora... serve una centrifuga, ossia uno di quegli strumenti infernali che separano il succo dalla polpa di frutta e verdura. Se ne trovano a meno di 20 euro ai vari MediaW, Darty, Saturny, Unisgnaus. Pur usandola poco...*non posso vivere senza la mia centrifuga*, possederla mi conforta.

Poi servono due mele, due carote, una fetta di limone non trattato, una falange di zenzero fresco pelato.
Le mele e le carote van pulite il minimo indispensabile (sciacquare, togliere le estremità e i semi) e va lasciata la buccia. Centrifugate tutto e otterrete il succo degli ingredienti.
Versate su ghiaccio e mescolate, mescolate, mescolate prima di bere.

Se siete puffosamente viziosi come moi, beh, potete versare il succo in un bicchierone assieme a un dito di vodka. De.li.zio.so.

Alla salute.

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agosto 30, 2009

In cucina con la RuMi e la ricetta della Tzaziki


Io non ho un romanzo nel cassetto: io ho un trattato di cucina :) Mi piacerebbe, sul serio.
In casa a Verona avevamo la Gavotti, libro di ricette serio e preciso, poi un giorno, dalla libreria del nonno spuntò una Artusi. L'Artusi è un libro la cui prima edizione risale al 1881 (Darwin L'evoluzione della specie 1858 - Unità d'Italia 1861 - Proclamazione de la Troisième Republique Française 1870).

I diritti dell'opera sono scaduti nel 1961, quindi la si trova figherrima on-line sull'immancabile www.pellegrinoartusi.it. Vedrete che è scritta in modo quantomeno pomposo e ottocentesco, con numerose osservazioni che esulano dalla tecnica in senso stretto (un po' come dovrebbe essere il blog hardware di Quedex, "pomposo e ottocentesco" a parte).

556. BISTECCA ALLA FIORENTINA

Da beef-steak parola inglese che vale costola di bue, è derivato il nome della nostra bistecca, la quale non è altro che una braciuola col suo osso, grossa un dito o un dito e mezzo, tagliata dalla lombata di vitella. I macellari di Firenze chiamano vitella il sopranno non che le altre bestie bovine di due anni all'incirca; ma, se potessero parlare, molte di esse vi direbbero non soltanto che non sono più fanciulle, ma che hanno avuto marito e qualche figliuolo.

L'uso di questo piatto eccellente, perché sano, gustoso e ricostituente, non si è ancora generalizzato in Italia, forse a motivo che in molte delle sue provincie si macellano quasi esclusivamente bestie vecchie e da lavoro. In tal caso colà si servono del filetto, che è la parte più tenera, ed impropriamente chiamano bistecca una rotella del medesimo cotta in gratella.

Venendo dunque al merito della vera bistecca fiorentina, mettetela in gratella a fuoco ardente di carbone, così naturale come viene dalla bestia o tutt'al più lavandola e asciugandola; rivoltatela più volte, conditela con sale e pepe quando è cotta, e mandatela in tavola con un pezzetto di burro sopra. Non deve essere troppo cotta perché il suo bello è che, tagliandola, getti abbondante sugo nel piatto. Se la salate prima di cuocere, il fuoco la risecchisce, e se la condite avanti con olio o altro, come molti usano, saprà di moccolaia e sarà nauseante.


Curioso scoprire su Wikipedia che proprio un professore del Liceo Classico Scipione Maffei di Verona ebbe a che dire "Questo è un libro che avrà poco esito". Stronzi e ingessatissimi, come al solito :D (questa frecciatina è per mia madre).

Beh, sticazzi.
Ieri mi sono fatta la Salsa Tzaziki, quella greca. L'ho preparata in verità a intuito... una volta la feci (è il passato remoto del verbo "fare") seguendo una ricetta, ma non ho più quel libro quindi mi son lasciata andare a quei momenti di cucina istintiva che tanto mi fanno star bene.
Chiunque può preparare la tzaziki, basta buona volontà. Si sporcano una ciotola, un pelapatate, una grattugia e un coltello.

Servono di ingredienti due confezioni di Yogurt greco Total (non prendete il Light, se lo fate siete perdenti, merda, rigetti del buongusto), due cetrioli di media grandezza, meglio se freschi e croccanti, ma io all'Ipercoop ne ho trovati solo di mezzomosci, erbetta finocchietta (si trova fresca nei supermercati al banco frigo dove ci sono anche le vaschette di rosmarino, basilico, aneto, timo ecc), sale, pepe, forse mezzo spicchio d'aglio se vi va.

Con un coltello o un pelapatate pelate i cetrioli dopo averne tagliato le estremità.
Se avete una grattugia a più tagli, di cui uno per fare i trucioli di grana, riducete a truciolini i cetrioli, altrimenti prendete un coltello e tagliateli a striscioline sottili quasi trasparenti (sbatta inverosimile con rischio taglio falange. Meglio acquistare grattugia a più tagli).
Mettete il truciolare in una ciotola di vetro con due pizzichi di sale e aspettate cinque minuti: inizieranno a buttar fuori acqua cetriolosa. Non aspettate di più, altrimenti si prosciugano. Scolate l'acqua, strizzate sommariamente i cetrioli.
Sciacquate l'erbetta finocchietta, sminuzzatela un po' e buttatela nella ciotola col cetriolo. Sbatteteci dentro lo yogurt greco e mescolate, verrà fuori una pappina deliziosa dove aggiungerete una grattugiata volante di pepe fresco, del sale se serve ancora e, se volete, mezzo spicchio d'aglio sminuzzato (io non l'ho fatto, viene troppo forte, ma è molto mediterraneo).

Va mangiata subito, accompagnata a del pane e, se avanza, conservata coperta in frigo. Il giorno dopo affiorerà sicuramente del liquido. E' acqua di cetriolo, unita al siero dello yogurt: non vi preoccupate, non sta morendo nulla, basta dare una mescolata col cucchiaio e fine. Si conserva un paio di giorni, è un alimento sano, equilibrato, estivo, ottimo per aperitivi e picnic in salotto.

Poi è figo poter dire "so fare la Tzaziki".

Metti che ci provate, poi mi dite il risultato?

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febbraio 21, 2009

Un'attesa lunga quasi vent'anni

Chi mi conosce bene (ma benebenebene) forse è al corrente di un cruccio (e che cruccio!) che mi perseguita da quasi vent'anni.

Premetto che non sono una golosona di dolci, quindi è abbastanza singolare che la cosa riguardi proprio un dolce al cucchiaio: la mousse al cioccolato bianco.

L'ho mangiata solo una volta in vita mia, in un signor albergo dove il pasticcere era una divinità che io non veneravo, finché non mi ha proposto la mousse al cioccolato bianco. Ho chiesto il bis.

Da allora non l'ho più ritrovata da nessuna parte (o forse una volta sì, anche abbastanza di recente, ma nulla di memorabile): di solito la cerco in tutti i menu e mai la trovo.

Negli anni successivi ho provato a riprodurla, ma non ce l'ho mai fatta, e il motivo è quanto di più banale: non avevo la ricetta giusta.

Nel frattempo è arrivato Internet, ma io avevo abbandonato l'idea di darmi alla mousse creativa, anche perché i dolci non sono il mio forte.

Sarà, ma da qualche mese avevo per le mani questa ricetta e la voglia di riprovare è ritornata.

Oggi ho pulito per bene tutta la cucina, e mi sono messa al lavoro. Ho sporcato l'inimmaginabile: schizzi di panna, pate à bombe, cioccolata dappertutto, un botto di pentole e pentolini insugnati, e pochi cucchiai da ciucciare, perché -ironia della sorte- la cioccolata mi fa inesorabilmente schifo.

Avevo paura che il risultato non fosse una mousse, ma un budino molle. Invece no.

Ho messo tutto nei nuovi tumbler: due strati, uno alto di mousse alla cioccolata bianca, e uno basso di mousse al cioccolato nero 70% (bleah). Un paio d'ore di frigo. Attesa spasmodica fino a poco fa, quando è partito l'assalto col cucchiaino.

E sono tornata con le papille gustative ad allora.

Mission accomplished.
Achivement unlocked.



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gennaio 26, 2009

Cucina relax. Patate Duchesse.

Mo che le patate stanno in forno lo dico tirando un respiro di sollievo.
Oggi è stata una giornata proprio brutta, anche esteticamente.
Mi vedevo brutta io, era tutto brutto attorno.
In più non stavo molto bene, freddo, malessere...
Ho iniziato quattro post per 'sto puffetto di blog, tra cui la recensione di Australia, ma tutti sono risultati impubblicabili perché il lagno-o-meter si impennava.
Non si può finire una giornata del genere schiantandosi a letto, sarebbe come dichiararsi sconfitti.
Quindi mi son fatta una doccia bollente (un post sulla mia doccia lo farò) e ho deciso di mettermi ai fornelli, che è da stamattina che ho voglia di cucinare.
Ora sono in forno le Patate Duchesse. Non so se si pronunci alla francese o all'italiana: io lo dico all'italiana.

E con immenso fastidio mi rendo conto che la registrazione su Sky Max della serie Romanzo Criminale non si è avviata, diononpagodadueannil'abbonamento
all'ordinedeigiornalaiquindimiradierannocomunque.
Fastidio, fastidio, tremendo fastidio.
Superiamo anche questa, dai, che l'inverno dei nostri stenti, per quanto mi riguarda, sta volgendo al termine.
E alle aquile vorrei far notare che non mi sto riferendo al clima, alla stagione e neppure alla crisi economica, noh noh.
Ma a un anno di merda che, oggi, arbitrariamente, ho deciso di far finire ponendo una pietra miliare.
Perché io la memoria ce l'ho lunga, anche se per pigrizia o posa faccio finta di non averla.

Un bacio. Anzi no, due.
Ma facciamo tre, suvvìa, che mi sento generosa.
A chi offre l'accondiscendenza di migliore qualità ci stanno pure un po' di antidiluviane coccole.
ROTFL. Coccole. Qualche battuta sulle Patate no? Lo so che finisco sempre a ingamberarmi in doppi sensi infernali °_° Ora posso anche asciugarmi i capelli, e fare altre cosette con rinnovato entusiasmo.


.Patate Duchesse.
.Grazie a Taty di Prato per avermi recuperato la JPEG di una ricetta a cui tenevo tanto.




gennaio 21, 2009

Conserve della nonna: c'è da morire?

Mai fatto conserve in vita mia.
Troppo da nonna.
E probabilmente lo è sul serio, se ne convengo pure io che, per ischerzo, spesso mi definisco "Nonna Rumi".
Beh, ieri sera, prima conserva di Nonna Rumi: marmellata di cipolle rosse, perché qui si adora l'agrodolce.
Parto alla volta dell'Ipercoop, compro i Bormioli Rocco con coperchi Quattro Stagioni (questo è un must da nonna vera), ingredienti vari, roba da cucinare nei prossimi 15 giorni (sai mai che scoppi una guerra nucleare), alcoolici di varie gradazioni, casalinghi preferibilmente di colore arancione.
Torno a casa, e alle 21 inizia la lunga preparazione che è finita stamattina alle 8.

Il dramma dei Bormioli Rocco è che bisogna sterilizzarli per evitare che ci si sviluppino bestie, batteri e gas putridi (chiaramente sono mortali... una semplice dissenteria è troppo poco). Quindi li ho lavati in lavastoviglie. Poi, perlomeno nel caso delle conserve di pomodoro, bisognerebbe mettere a bollire i barattoli pieni e chiusi.

Solo che nella ricetta che ho trovato su un forum (il che in alcuni casi equivale a raccogliere una caramella trovata per strada e mangiarla) non parlavano di sterilizzazione, ma solo di vuoto ottenuto capovolgendo i barattoli. Ora: la marmellata di cipolle è un concentrato di aceto e zucchero da far paura. Se un batterio sopravvivesse lì dentro, non ci sarebbero speranze per la razza umana.

Ma ho paura.

Morirò? Sopravviverò? Mi si distenderanno le rughe con l'amico botulino?
E poi, 'sti cazzo di Bormioli Rocco andavano riempiti, stipati fino all'orlo? Perché io l'ho fatto, però quando li ho rovesciati mi son resa conto che ci poteva stare un altro centimetro di composta... questo centimetro d'aria ha una qualche rilevanza?

Qualcuno vuole assaggiare? O meglio... se ne sapete qualcosa in più di me... mi rassicurate? altrimenti stasera torno a casa e butto via tutto.

ottobre 09, 2008

Riso parte quarta (con riassunto delle puntate precedenti)

Quando mi metto in testa di fare qualcosa, soprattutto in cucina, devo farla. Cucinare mi rilassa, mi distrae, e quindi in questo periodo è un'attività fondamentale. Da fine agosto il trip è quello della cucina giappo. Non parlo di sushi (perché non so acquistare il pesce, ho paura di intossicare gente) ma di onigiri, le polpette di riso che tutte le brave donnine giapponesi preparano per la schiscetta di mariti e figli.
Polpette di riso...'na cazzata eh?
Allora... bisogna prendere il riso giusto, quello da sushi.
Vai al negozio orientale a prendere il riso giusto.
Poi bisogna avere degli accessori assolutamente inutili, ma troppo belli per preparare, decorare, agghindare gli onigiri.
Vai su eBay e ordina un bel po' di accessori da otaku per preparare gli onigiri.
Poi bisogna avere un po' di ingredienti per imbottire gli onigiri.
Vai al negozio orientale a prendere wasabi, alghe nori, semi di sesamo, furikake.
Poi bisogna preparare il riso.

Fare del riso, tsk, 'na cazzata.

No, perché gli orientali il riso non lo mettono a bollire come facciamo noi col nostro ArborioRomaVialoneNano: NO. Cottura ad assorbimento.

Prendi il riso.
Lavalo bene.
Ho detto che va lavato BENE.
Prendi la giusta quantità d'acqua.
Schiaffa tutto in una padella.
Coprire col coperchio.
Accendi la fiamma.
Fai andare finché non si è assorbita l'acqua.
Non aprire mai il coperchio.
EHI CHE CAZZO STAI FACENDO!
HO DETTO CHE NON BISOGNA MAI APRIRE IL COPERCHIO.
(eh ma io come faccio a sapere che il riso è pron... HO DETTO MAI! M A I.)

Prima puntata.
Come avrete notato, la preparazione del riso prevede due ingredienti. Riso e acqua.
Alla prima preparazione in padella, il risultato è stato un pappone molle di riso sfaldato e insipido. Eh, la ricetta non ha sale... Gli onigiri stavano in piedi ma prepararli è stato un massacro e non erano poi così buoni da mangiare.

Seconda puntata.
Metto il sale nell'acqua. Metto poca acqua. Il riso non si cuoce del tutto. Gli onigiri si compongono, hanno anche un gusto decente, ma il riso non è cotto. Quindi sostanzialmente l'esperimento è fallito, anche se l'aspetto non è male.

Interludio
Poiché la cottura del riso è un vero problema che non mi fa dormire la notte (seee), decido di acquistare la mitica RICE COOKER.
Vai al negozio orientale ad acquistare la rice cooker*.

CHE PROBLEMI POTREI MAI AVERE, ORA CHE HO LO STRUMENTO CON CUI OGNI FOTTUTA DONNINA GIAPPONESE PREPARA IL RISO PER MARITI E FIGLI?

Terza puntata (con la partecipazione di Ugo)
La rice cooker ha il misurino, indicatori vari. Non si possono sbagliare le dosi. Acqua giusta. Riso giusto. Allora via, ci si lancia nella preparazione di MEZZO CHILO di riso giappo (coltivato nel novarese). Si fa partire la rice cooker. Che cuoce.

Cuoce.
Cuoce.
MAI APRIRE IL COPERCHIO.
M A I.
Il segreto è non aprire mai il coperchio.
Mi domando che cazzo succeda dentro quella pentola che non si possa guardare...
Solo che a un certo punto acqua e riso si stanno ribaltando così tanto, assieme ad amidi e bolle varie, che il coperchio si alza da solo, la rice cooker borbotta, lì dentro C'E' QUALCOSA CHE SI MUOVE.
Ma la rice cooker non può sbagliare.
Lei è la soluzione.
Il termostato scatta, si attendono i dieci minuti richiesti dal libretto delle istruzioni, SENZA APRIRE IL COPERCHIO HO DETTO!
Poi, finalmente si può guardare dentro e...
Pappa liquida. PAPPA. Riso sfaldato, fanghiglia, sabbie mobili.
Una vergogna, un'offesa alla fame nel mondo anche perché dobbiamo sbarazzarci del corpo del reato. E' materiale che scotta. Il sapore è... meglio non cercare di descriverlo.

Finiamo in bagno io e Ugo, lui con in una mano il cestello antiaderente della stronza rice cooker, e nell'altra un cucchiaio. Io apro lo sciacquone, lui inizia a versare dentro, e siamo terrorizzati all'idea che avvenga una qualche reazione di cementificazione nello scarico. Ogni cucchiaiata è un PLOP molle nel water. Ogni PLOP è un brivido di schifo, un singulto, un dolore per il terzo fallimento.

Quarta puntata.
Ieri sera torno a casa, decido di fare tre etti di riso con la rice cooker. Metto l'acqua a occhio. Sciacquo sommariamente il riso. Avvio la macchinetta. Mentre il riso cuoce sollevo spesso il coperchio per controllare cosa stia succedendo. Penso di avere il diritto di sapere.
Il riso nel complesso riesce decente.


*Nel negozio orientale hanno provato la rice cooker sotto i miei occhi. Hanno aperto la confezione, hanno montato la macchinetta, l'hanno riempita di acqua, l'hanno fatta partire per verificare che scaldasse. Hanno voluto che mettessi il ditino dentro, che controllassi in prima persona.


maggio 20, 2008

Cheesecake - Le ricette di Nonna Rumi

Un Simone Rovati visibilmente sotto effetto di sostanze stupefacenti (complimenti a lui, ma soprattutto alla produzione che non lo ha censurato, a meno che non l'abbiano impalato dopo la messa in onda...), ha appena finito di spiegare su Gambero Rosso Channel la ricetta per una cheesecake light.
Riporto con poca precisione, un appunto per quando avrò voglia di, quando capiterà che, quando avrò lo spazio per. Se la fate ditemelo, se avete voglia di, se vi è capitato che, se avete lo spazio per, se avete qualcuno cui.

Servono
250 grammi di philadelphia
250 grammi di ricotta di mucca
100 grammi di mascarpone
un po' di panna montata
baccello di vaniglia
zucchero a velo
E questo per chi sa che fare basta e avanza senza troppe descrizioni e altre dosi

biscotti secchi tipo i digestive
lamponi da squacchiare col frullatore a immersione (lo squacchiamento serve per ammorbidire il biscotto)
lamponi da integrare nel composto bianco a pois neri (squacchiandoli con delicatezza)
lamponi per decorar la tortina

e se non vi piacciono i lamponi metteteci altro, insomma, un po' di fantasia, tanto per.

buona serata da Nonna Rumi
 

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