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agosto 23, 2009
La vita è squallida, al 10.7
Credo che il picco di tristo squallore della mia vacanza a Figaintera sia stato toccato al chilometro 10.7 dove, signore e signori, gli italiani possono gustare fetenti aperitivi con la (invero) giusta dose di alcool alla Terrazza Patrizia Pepe.
Perché squallore? Beh, insomma, dai, già il nome del locale è tutto un programma... una sponsorizzazione "Patrizia Pepe Firenze" in un'isola delle Baleari non può che essere insulsa e fine se stessa quanto gli abiti del marchio.
Se chiami un locale col tuo brand, significa che vuoi trasmettermi un'idea, un life-style, un trend, un cazzo, un mazzo, qualsiasi termine di marketing fighino vogliate usare... beh io quest'idea già ce l'avevo, grazie: Patrizia Pepe Firenze proprio non mi è mai garbata.
Ma è il concetto di sponsorizzazione in sé che è il trionfo dell'anonimato, nel tentativo molto dozzinale di dare personalità a un locale. Se esiste una sponsorship di un certo gusto fatemelo sapere: è più probabile che esista una "Issey Miyake Terrace" oppure un "Carpisa Lounge Bar" con annesso il "Calzedonia Sushi Conveyor Belt"?
Credo che il senso del 10.7 (secondo nome della TPP) sia ben riassumibile in quanto detto con apprezzata (da me) ironia (la poca avvertita durante le ferie) da N., uno dei due ragazzi romani che si è accompagnato a noi 3carine + Sienna Miller nella seconda parte delle ferie: "C'ho il culo tutto tatuato di PatriziaPepeFirenze".
Immaginate un'isola bellissima e selvaggia (OK, a questo punto dovrebbe esservi arrivato il messaggio che Formentera per me è il paradiso terrestre). Immaginate una spiaggia fatta di calette e scogli, dominata da un edificio in calce viva, edilizia tipica mediterranea, con tetto piatto. Qui a pranzo vengono cucinati raffinati piatti tipo "Caprese" (tre quarti di pomodoro e mozzarella), "Wok di verdure grigliate con riso basmati", "Pata negra e melone", sushi misto e fighetterie similari.
La sera si può fare l'aperitivo sulla balconata oppure, se si prenota il tavolo, sulla terrazza, per godere in pole position del meraviglioso tramonto, seduti su enormi cuscinoni firmati "PatriziaPepeFirenze" (da qui il culo tatuato).
Al 10.7 ci siam stati due volte. La prima perché bisogna, la seconda perché avevamo il tavolo. Io, purtroppo, la seconda sera (quella di questa foto e di quelle del post precedente) ci sono arrivata emotivamente distrutta per svariate ragioni che riassumo così: avevo le lacrime agli occhi, perché Formentera l'avrei vissuta diversamente, senza correre tra un locale e l'altro, senza programmare ogni santo giorno la spiaggia, il pranzo, l'aperitivo, la cena, il dopocena, senza avere tabelle di marcia, senza affanno, con... amore. Amore per l'isola, amore per qualcuno che avrebbe di sicuro apprezzato l'insieme, adagiandosi su bioritmi più umani, più veri, magari con una chiacchiera inconsistente in meno e un silenzio in più.
Così, un po' triste e un po' in lacrime, vestita da estremista di Hamas molto spettinata, kefia rosa, canotta indianeggiante, shorts (e il passamontagna sarebbe pure servito, con tutta quella polvere respirata e mangiata per gli sterrati, l'AK-47 meglio non averlo avuto...), mi son rifiutata di correre in cima alla terrazza, dove gli italiani attendevano il rito del tramonto del sole tracannando mojiti e sangrie con cannucce lunghe un metro. Mi sono andata a rifugiare su uno scoglio un po' in disparte, sperando di godermi della meritata solitudine per ricomporre i miei pezzi di RuMiKa.
Qui arriva il bello.
Stavo bene. Avevo trovato il modo di sfuggire ai pensieri cattivi, ne ho tanti di belli da raccogliere e tenermi stretti quando passo i miei momenti no, è una specie di training autogeno. Poi, a circa tre minuti dal tramonto, i miei coglioni rotolano in mare. E chi li biasima.
Dalla Terrazza Patrizia Pepe, a tutto volume, per tutta l'area, si diffondono le note del tema principale di "C'era una volta in America", quello famoso col piffero, sì. Quello che segna i momenti più toccanti del film. Fino alla scomparsa del sole, le note di Morricone accompagneranno degli istanti che non avevano bisogno di colonna sonora.
Io credo che questo sia stato il momento più triste della mia vacanza, perché privo di tatto, gusto e rispetto.
Tramontato il sole, espresso il mio sciocco desiderio di serenità fino allo scomparire dell'ultimo spicchio di luce diretta, mi avvio verso la terrazza per raggiungere gli altri: devo salire, ma ai piedi della scala una bodyguard mi blocca, tenendo ben tesa la corda che limita l'accesso ai piani alti. "Ho gli amici su", gli dico. "Ha gli amici su", dice lui, aprendomi le porte del vero inferno, rivolgendosi a chi è in coda per salire e godere del nulla cosmico.
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For men terra
Mi piace l'idea che guardiate queste foto ascoltando Surrender dei Cheap Trick.
N. mi ha inviato con l'iPhone le fotine che mi ha scattato al 10.7 (il post sul locale è in via di scrittura :P), poco dopo che mi ero ripresa da... momento difficile.
Questa mi piace molto, ha un che delle foto di Man Ray, solo che dovrebbe essere in bianco e nero e io nuda :D Insomma, su, fantasia!Foto generiche di mare molto bello
Delle foto di Formensgnàus le ho fatte, ma solo col cellulofono a mezzo pixel. Che la fotocamera bella non meritava il rischio disfunzione solo per immortalare il mare spettacolare o momenti pseudoindimenticabili. Insomma, scuse per mascherare la poca ispirazione.
Appariranno comunque altre foto fatte da N. con stacco di coscia secca e kefia rosa (rosa, sì, cazzo volete?).
Appariranno comunque altre foto fatte da N. con stacco di coscia secca e kefia rosa (rosa, sì, cazzo volete?).
agosto 20, 2009
Aperitivo a Formentera, dress code
Prima di partire L. ci dice che "Formentera è un'isola selvaggia, si fa l'aperitivo in spiaggia con pareo e infradito".
Io penso "Figata!", ma non mi rendo conto che col dress code vengo distratta dal quesito fondamentale che mi dovrei porre se fossi davvero attenta: perché su un'isola selvaggia si fa l'aperitivo? Avete mai visto Kate e Sawyer bersi una caraffa di Mojito della Dharma sulla spiaggia di Lost? No, al massimo qualche Dharma-birretta.
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La prima sera, ore 20, ci dirigiamo a bordo dei nostri scooter verso la spiaggia dove si trova El Tiburon, locale per l'"aperitivo sulla spiaggia".
Avvistiamo l'ingresso vicino ai parcheggi, ci avviamo, ma veniamo fermate: da qui si entra solo se si ha il tavolo prenotato...
OK, facciamo il giro dalla spiaggia e lo scenario è bellissimo: tramonto, barche e un'infinità di giovani seduti sulla sabbia in modalità relax con caraffe di sangria e mojito... non vedo l'ora di unirmi a loro, yuppiii! (eeeh sì, aspetta e spera :( rimarrà un cruccio del post-vacanza...)
Il bar del locale ha un affaccio sulla playa, quindi ordiniamo le nostre cose da giovani alcolizzate: il barman ci dice che però lì servono solo un tipo drink (presumo le caraffe, ma me ne disinteresso subito) e che per ordinare quel che ci pare dobbiamo entrare. Si entra solo con la prenotazione e c'è una bodyguard all'ingresso che regola gli accessi e controlla che certi furbini non superino la catena (anzi, una corda, una gomena! siamo al mare, del resto, non all'Hollywood, qualsiasi Hollywood di mia conoscenza sia).
Vabbé, non è questo un problema: quattro ragazze carine entrano senza problemi dappertutto (anzi, precisiamo... tre ragazze carine + Sienna Miller), e infatti dopo poco siamo nel clou dell'aperitivo mondano di Formentera, chiaramente con i piedi nella sabbia, con cocktail in mano.
Al Tiburon si beve, si balla e si incontrano vecchie facce nel giro di pochi minuti, già solo il primo giorno. Quindi non ti sentirai mai sola in terra straniera!
Il vero problema dell'"aperitivo sulla spiaggia in pareo e infradito" a Formentera, in un locale pieno di italiani, è che non è poi così sauvage, naif e nature come potresti figurartelo. Tenuto conto che si sta lì a ballare dalle 19 alle 22 e che ci si dovrebbe arrivare dopo un pomeriggio in spiaggia, è lecito immaginare di presentarsi spettinati, senza trucco, ma con quel bel colorito da "giornata al sole", ancora unti di crema, un po' puzzolenti di sudore, coi vestiti stropicciati.
NO cari, no. Non siamo in una piadineria sul lungomare di Riccione, non siamo allo stabilimento "Il Cavalluccio marino", qui non ti servono l'orzata o il gelatone.
La gente, qui, "arriva dalla spiaggia" ed è incredibilmente pulita, gli uomini hanno la camicia ben stirata e le poche donne che azzardano la fantomatica divisa "pareo e infradito" o sono Sienna Miller (quindi eleganti a prescindere) o sembrano delle casalinghe disperate in ciabatte. La parata è di caftani in lino, cinture, orecchini, collane, abitini tattici, shorts di jeans.
Provateci, voi, ad andare in spiaggia con gli shorts di jeans. Con la crema che si appiccica e unge tutto, il culo che suda dopo due passi perché sotto hai il costume di Lycra, il cavallo che sfrega sull'inguine dove è ancora rimasta della sabbia... PROVATECI, IN NOME DI TUTTA LA FAMIGLIA SOZZANI!
La verità, poi, è che io e N. ci facciamo tranquillamente trascinare nella spirale perversa, perché il Giralamoda è uno dei nostri giochi preferiti: le mattine dopo, nel prepararci e ungerci per la spiaggia, ricorderemo sempre di portare, in un sacchetto a parte, il make-up, infradito gioiello tempestati di Swarowsky e il cambio d'abiti per l'aperitivo, codificando lo stile "sì, devo sembrare appena arrivata dalla spiaggia però con un certo tocco nonsoché di raffinato".
Il giorno dopo acquisterò appositi "abiti da cocktail": degli shorts in jeans (ormai sono inseparabile da loro, almeno fino a fine ferie) e una camicia turchese tutta tagliata di sbieco che per sempre mi ricorderà il motivo per cui l'ho presa: "vado a farmi l'aperitivo a Formentera".
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Io penso "Figata!", ma non mi rendo conto che col dress code vengo distratta dal quesito fondamentale che mi dovrei porre se fossi davvero attenta: perché su un'isola selvaggia si fa l'aperitivo? Avete mai visto Kate e Sawyer bersi una caraffa di Mojito della Dharma sulla spiaggia di Lost? No, al massimo qualche Dharma-birretta.
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La prima sera, ore 20, ci dirigiamo a bordo dei nostri scooter verso la spiaggia dove si trova El Tiburon, locale per l'"aperitivo sulla spiaggia".
Avvistiamo l'ingresso vicino ai parcheggi, ci avviamo, ma veniamo fermate: da qui si entra solo se si ha il tavolo prenotato...
OK, facciamo il giro dalla spiaggia e lo scenario è bellissimo: tramonto, barche e un'infinità di giovani seduti sulla sabbia in modalità relax con caraffe di sangria e mojito... non vedo l'ora di unirmi a loro, yuppiii! (eeeh sì, aspetta e spera :( rimarrà un cruccio del post-vacanza...)
Il bar del locale ha un affaccio sulla playa, quindi ordiniamo le nostre cose da giovani alcolizzate: il barman ci dice che però lì servono solo un tipo drink (presumo le caraffe, ma me ne disinteresso subito) e che per ordinare quel che ci pare dobbiamo entrare. Si entra solo con la prenotazione e c'è una bodyguard all'ingresso che regola gli accessi e controlla che certi furbini non superino la catena (anzi, una corda, una gomena! siamo al mare, del resto, non all'Hollywood, qualsiasi Hollywood di mia conoscenza sia).
Vabbé, non è questo un problema: quattro ragazze carine entrano senza problemi dappertutto (anzi, precisiamo... tre ragazze carine + Sienna Miller), e infatti dopo poco siamo nel clou dell'aperitivo mondano di Formentera, chiaramente con i piedi nella sabbia, con cocktail in mano.
Al Tiburon si beve, si balla e si incontrano vecchie facce nel giro di pochi minuti, già solo il primo giorno. Quindi non ti sentirai mai sola in terra straniera!
Il vero problema dell'"aperitivo sulla spiaggia in pareo e infradito" a Formentera, in un locale pieno di italiani, è che non è poi così sauvage, naif e nature come potresti figurartelo. Tenuto conto che si sta lì a ballare dalle 19 alle 22 e che ci si dovrebbe arrivare dopo un pomeriggio in spiaggia, è lecito immaginare di presentarsi spettinati, senza trucco, ma con quel bel colorito da "giornata al sole", ancora unti di crema, un po' puzzolenti di sudore, coi vestiti stropicciati.
NO cari, no. Non siamo in una piadineria sul lungomare di Riccione, non siamo allo stabilimento "Il Cavalluccio marino", qui non ti servono l'orzata o il gelatone.
La gente, qui, "arriva dalla spiaggia" ed è incredibilmente pulita, gli uomini hanno la camicia ben stirata e le poche donne che azzardano la fantomatica divisa "pareo e infradito" o sono Sienna Miller (quindi eleganti a prescindere) o sembrano delle casalinghe disperate in ciabatte. La parata è di caftani in lino, cinture, orecchini, collane, abitini tattici, shorts di jeans.
Provateci, voi, ad andare in spiaggia con gli shorts di jeans. Con la crema che si appiccica e unge tutto, il culo che suda dopo due passi perché sotto hai il costume di Lycra, il cavallo che sfrega sull'inguine dove è ancora rimasta della sabbia... PROVATECI, IN NOME DI TUTTA LA FAMIGLIA SOZZANI!
La verità, poi, è che io e N. ci facciamo tranquillamente trascinare nella spirale perversa, perché il Giralamoda è uno dei nostri giochi preferiti: le mattine dopo, nel prepararci e ungerci per la spiaggia, ricorderemo sempre di portare, in un sacchetto a parte, il make-up, infradito gioiello tempestati di Swarowsky e il cambio d'abiti per l'aperitivo, codificando lo stile "sì, devo sembrare appena arrivata dalla spiaggia però con un certo tocco nonsoché di raffinato".
Il giorno dopo acquisterò appositi "abiti da cocktail": degli shorts in jeans (ormai sono inseparabile da loro, almeno fino a fine ferie) e una camicia turchese tutta tagliata di sbieco che per sempre mi ricorderà il motivo per cui l'ho presa: "vado a farmi l'aperitivo a Formentera".
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agosto 18, 2009
Chi c'è di bello a Formentera
Formentera, isola selvaggia delle Baleari.
I love isola selvaggia!
Formentera, Spagna!
I love Spagna!
Formentera, si parla catalano... ci saranno i catalani!
I love i catalani!
Cavolo però, non so niente di spagnolo, per fortuna che N. lo sa, mi aiuterà lei...
Bene, la Formentera che ho conosciuto io, a prima vista potrebbe sembrare Little Italy. Ma non c'è il clima da immigrazione pizzamandolinomamma con Mino Reitano sparato a palla. No, perché Formentera è un po' la sede staccata estiva del Radetzky di Milano: ci va la gente italiana (non solo milanese, anzi...) "di un certo livello" con "certe frequentazioni" e "certe aspettative".
Nelle spiagge belle ci sono un sacco di "modelline e modellini" (tra virgolette perché è una cit. da cit. di terza mano da SMS di amica di amica), una marea di tette finte, toraci depilati, tartarughe ninja addominali, culi, zigomi, denti, nasi rifatti, bocche siringate di botox e collagene. Un sacco di gente non biodegradabile o comunque altamente inquinante.
Giusto per dare nomi: avvistata nella spiagge di Illettes la Daniela Santanché (ormai uguale alla Cortellesi, e quindi per la proprietà transitiva a me...), al Tiburon* il fidanzato di Randi Ingerman, sul traghetto e al Tiburon quello della pubblicità del Viakal, uno dei Cesaroni a el Gaucho, mangiato al ristorante di Vieri, bevuto alla Terrazza PatriziaPepeFirenze, visto ragazze che pubblicizzavano la nuova stagione del Tocqueville (Milano).
Insomma, la classica gente normale e i locali tipici che incontri andando in giro all'estero :)
[al Tiburon, terza serata]
N. Vedi quello? E' il fidanzato di Randi Ingerman
R. (penso, non dico) Ammazza che faccia da culo...
R. (penso, non dico) Certo che alla Randi piacciono giovani...
R. (penso, non dico) Ma dove cazzo sono finita?
R. (finalmente mi esprimo) Cavolo è giovane, ma quanti anni avrà la Ingerman?
N. Mah forse è sui cinquanta.
R. Beh fa bene.
Spagnoli? Pochissimi, travolti dall'ondata italiana che ha colonizzato l'isola, acquistando case e aprendo locali fighetti. Certo, la settimana di Ferragosto è carnaio, ma a Formentera la selezione naturale viene dettata dai prezzi delle case in affitto e della vita in genere, per cui la maggioranza è rappresentata solo da una determinata fascia di persone: molti trentenni che non guadagnano mille euro al mese oppure che si fanno passare i soldi dai genitori.
Alcune ragazze di Barcellona conosciute da N. alla spiaggia di Cala Mijorn confermano l'assenza di locali e ci dicono che esistono le "spiagge degli italiani". Che quest'anno forse qualche spagnolo in più c'è, perché sta andando in onda in heavy rotation una pubblicità della Estrella Damm ambientata proprio a Formentera, con una canzone-tormentone che ogni sera mettono su al Blue Bar (incorporo video a puro scopo documentale).
A Illetes comunque si avvererà il mio sogno e conosceremo degli spagnoli, ma questo sarà oggetto di post bi-lingua nei prossimi giorni, quando la traduttrice ufficiale tornerà dalle ferie.
*Il Tiburon (anzi El Tiburon, ossia Lo Squalo) è un locale sulla spiaggia, celebre come altri per l'aperitivo. Sarà dedicato un post speciale agli aperitivi in spiaggia. Se non si fosse capito "spiaggia" e "aperitivo" sono parole chiave.
I love isola selvaggia!
Formentera, Spagna!
I love Spagna!
Formentera, si parla catalano... ci saranno i catalani!
I love i catalani!
Cavolo però, non so niente di spagnolo, per fortuna che N. lo sa, mi aiuterà lei...
Bene, la Formentera che ho conosciuto io, a prima vista potrebbe sembrare Little Italy. Ma non c'è il clima da immigrazione pizzamandolinomamma con Mino Reitano sparato a palla. No, perché Formentera è un po' la sede staccata estiva del Radetzky di Milano: ci va la gente italiana (non solo milanese, anzi...) "di un certo livello" con "certe frequentazioni" e "certe aspettative".
Nelle spiagge belle ci sono un sacco di "modelline e modellini" (tra virgolette perché è una cit. da cit. di terza mano da SMS di amica di amica), una marea di tette finte, toraci depilati, tartarughe ninja addominali, culi, zigomi, denti, nasi rifatti, bocche siringate di botox e collagene. Un sacco di gente non biodegradabile o comunque altamente inquinante.
Giusto per dare nomi: avvistata nella spiagge di Illettes la Daniela Santanché (ormai uguale alla Cortellesi, e quindi per la proprietà transitiva a me...), al Tiburon* il fidanzato di Randi Ingerman, sul traghetto e al Tiburon quello della pubblicità del Viakal, uno dei Cesaroni a el Gaucho, mangiato al ristorante di Vieri, bevuto alla Terrazza PatriziaPepeFirenze, visto ragazze che pubblicizzavano la nuova stagione del Tocqueville (Milano).
Insomma, la classica gente normale e i locali tipici che incontri andando in giro all'estero :)
[al Tiburon, terza serata]
N. Vedi quello? E' il fidanzato di Randi Ingerman
R. (penso, non dico) Ammazza che faccia da culo...
R. (penso, non dico) Certo che alla Randi piacciono giovani...
R. (penso, non dico) Ma dove cazzo sono finita?
R. (finalmente mi esprimo) Cavolo è giovane, ma quanti anni avrà la Ingerman?
N. Mah forse è sui cinquanta.
R. Beh fa bene.
Spagnoli? Pochissimi, travolti dall'ondata italiana che ha colonizzato l'isola, acquistando case e aprendo locali fighetti. Certo, la settimana di Ferragosto è carnaio, ma a Formentera la selezione naturale viene dettata dai prezzi delle case in affitto e della vita in genere, per cui la maggioranza è rappresentata solo da una determinata fascia di persone: molti trentenni che non guadagnano mille euro al mese oppure che si fanno passare i soldi dai genitori.
Alcune ragazze di Barcellona conosciute da N. alla spiaggia di Cala Mijorn confermano l'assenza di locali e ci dicono che esistono le "spiagge degli italiani". Che quest'anno forse qualche spagnolo in più c'è, perché sta andando in onda in heavy rotation una pubblicità della Estrella Damm ambientata proprio a Formentera, con una canzone-tormentone che ogni sera mettono su al Blue Bar (incorporo video a puro scopo documentale).
A Illetes comunque si avvererà il mio sogno e conosceremo degli spagnoli, ma questo sarà oggetto di post bi-lingua nei prossimi giorni, quando la traduttrice ufficiale tornerà dalle ferie.
*Il Tiburon (anzi El Tiburon, ossia Lo Squalo) è un locale sulla spiaggia, celebre come altri per l'aperitivo. Sarà dedicato un post speciale agli aperitivi in spiaggia. Se non si fosse capito "spiaggia" e "aperitivo" sono parole chiave.
Formentera - Prologo e nuovo tag
Mi dicono da più parti che ho una sensibilità particolare. Io a volte penso di essere solo un po' più disadattata della media, impermeabile e quindi difficilmente influenzabile da quei fattori che ritengo irrilevanti.
Detto altrimenti, quando una situazione non soddisfa il mio modo di vivere la socialità oppure mi mette a disagio, non ritengo opportuno impegnarmi per farmela piacere solo perché attorno a me la gente afferma convinta che sta filando tutto liscio.
Chiaramente non sono un animale sociale.
Esistono persone capaci di intavolare lunghe discussioni sul nulla cosmico per ingannare il tempo. Il tutto senza condimento, senza un briciolo di ironia o di spessore. In contesti del genere molti consumano energie per la propria messa in scena, concedendo poco spazio o interesse all'interlocutore. Anche io faccio la mia parte: mi trattengo dallo sbadigliare, sorrido ogni tanto, annuisco se è il caso, e, tocco di superbia, non do da intendere che per me tutto sia davvero moltissimo tantissimo fighissimo.
L'aspetto positivo è che, non facendomi risucchiare nella spirale della socialità superficiale, riesco a osservare questa parte di mondo con un occhio più distaccato, meno coinvolto da interessi di varia natura.
Nel tentativo di "ottimizzare" il mio sentirmi spesso sbagliata nel posto sbagliato, l'unica cosa che posso fare è osservare, fare tesoro, ribaltare le carte in tavola, offrire una visione diversa, criticabile, ma diversa. E "diverso" per me è sempre un valore aggiunto, "uguale" è morbo, "replica" è morte.
Se potessi scegliere, se ce la facessi, vorrei essere come quelle persone (ne conosco qualcuna) che sono in grado di adattarsi a qualsiasi situazione, comportarsi di conseguenza, a trarne il succo migliore e anche a dare qualcosa: ecco, queste persone, lo ammetto, le invidio tantissimo. Le considero intelligenze moderne.
Il fatto è che la mia vacanza a Formentera è stata meno esaltante di quanto sarebbe potuta essere, ma ricca di spunti che meritano di essere raccolti e trascritti con la dovuta ironia. Eviterei il post-polpettone lungo. Eviterei anche di affrontare l'argomento "per punti": è pragmatico ma poco coinvolgente, e tutto sommato fin troppo facile. Quindi ho scelto la via più insidiosa e soggetta a sbalzi umorali, inaugurando il tag [formentera] per raccontarvi la Formentera puffettosa, quella della RuMi. Non sarà facile, ci saranno alcuni omissis di convenienza. E non ci sono foto. No, non ne ho fatte.
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Detto altrimenti, quando una situazione non soddisfa il mio modo di vivere la socialità oppure mi mette a disagio, non ritengo opportuno impegnarmi per farmela piacere solo perché attorno a me la gente afferma convinta che sta filando tutto liscio.
Chiaramente non sono un animale sociale.
Esistono persone capaci di intavolare lunghe discussioni sul nulla cosmico per ingannare il tempo. Il tutto senza condimento, senza un briciolo di ironia o di spessore. In contesti del genere molti consumano energie per la propria messa in scena, concedendo poco spazio o interesse all'interlocutore. Anche io faccio la mia parte: mi trattengo dallo sbadigliare, sorrido ogni tanto, annuisco se è il caso, e, tocco di superbia, non do da intendere che per me tutto sia davvero moltissimo tantissimo fighissimo.
L'aspetto positivo è che, non facendomi risucchiare nella spirale della socialità superficiale, riesco a osservare questa parte di mondo con un occhio più distaccato, meno coinvolto da interessi di varia natura.
Nel tentativo di "ottimizzare" il mio sentirmi spesso sbagliata nel posto sbagliato, l'unica cosa che posso fare è osservare, fare tesoro, ribaltare le carte in tavola, offrire una visione diversa, criticabile, ma diversa. E "diverso" per me è sempre un valore aggiunto, "uguale" è morbo, "replica" è morte.
Se potessi scegliere, se ce la facessi, vorrei essere come quelle persone (ne conosco qualcuna) che sono in grado di adattarsi a qualsiasi situazione, comportarsi di conseguenza, a trarne il succo migliore e anche a dare qualcosa: ecco, queste persone, lo ammetto, le invidio tantissimo. Le considero intelligenze moderne.
Il fatto è che la mia vacanza a Formentera è stata meno esaltante di quanto sarebbe potuta essere, ma ricca di spunti che meritano di essere raccolti e trascritti con la dovuta ironia. Eviterei il post-polpettone lungo. Eviterei anche di affrontare l'argomento "per punti": è pragmatico ma poco coinvolgente, e tutto sommato fin troppo facile. Quindi ho scelto la via più insidiosa e soggetta a sbalzi umorali, inaugurando il tag [formentera] per raccontarvi la Formentera puffettosa, quella della RuMi. Non sarà facile, ci saranno alcuni omissis di convenienza. E non ci sono foto. No, non ne ho fatte.
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