luglio 12, 2013
Qualcosa dentro sarà pure rimasto
Eppure entrare in una sala cinematografica e rimanerci tranquilla, rapita dallo schermo non è più naturale come un tempo. Ancora adesso mi devo concentrare per non piantare le unghie nei braccioli, per non muovermi troppo e far vibrare la fila di sedie. E va anche bene, perché fino a due anni fa arrivava sempre il momento in cui volevo alzarmi e dire, ok, finora è andato tutto bene ma adesso basta, non ce la faccio più, io me ne vado. Per evitare scene madri invece succedeva che mi addormentavo, è stata per un po' di tempo la mia forma migliore di autocontrollo.
Conosco bene le cause di questo problema, non è questo il luogo per discuterle perché non riguardano solo me, a un certo punto ho risolto tutto smettendo di andare al cinema. Il che non è positivo per una persona che ha iniziato a frequentare le sale a tre, quattro anni e negli anni ha continuato a farlo ininterrottamente in modo sempre più intenso, vario e appassionato. Ma un conto è essere appassionati di cinema, un altro è entrare in una sala, al buio, sedersi e rimanere lì e sentirsi così soli da avere le vertigini allo stomaco, tanto da non capire più cosa stia accadendo sullo schermo. Anche se ti piace, anche se è il tuo linguaggio, anche se lo possiedi da anni.
Quando ero bambina mi domandavo come fosse possibile che, per colpa di un ictus, una persona non riuscisse più a parlare o a scrivere. "Si deve concentrare", pensavo. "Qualcosa dentro sarà pur rimasto". E invece no. Ogni tanto succedono dei cortocircuiti e non rimane proprio nulla. Mi sono diagnosticata un ictus cinematografico, perché non mi ricordo più come si stia in un cinema e come si guardi un film. Insomma, quella che è mi è rimasta è solo la propensione intellettuale, ma l'emozione è stata sostituita da brutte sensazioni che ho imparato a dominare convincendomi che dovevo lasciar scorrere tutto.
Non avete idea di quante volte, negli ultimi cinque anni, ho iniziato a scrivere questo post e non l'ho mai finito.
Di quanto mi abbia addolorato vedere una passione così personale e vibrante cedere all'angoscia. O lasciavo sul piatto la mia sanità mentale o ci lasciavo la passione. Non mi pento di aver lasciato andare quest'ultima e aver preservato la mente per altre cose.
Se scrivo oggi non è perché ho superato tutto, ma solo perché ho trovato delle parole per spiegarlo.
ottobre 12, 2012
Una spiegazione logica su basi instabili del perché rimarrò zitella per sempre
Dicono che, dopo una certa età, quando una persona si abitua a star da sola e a essere indipendente, difficilmente abbia voglia di legarsi a qualcun altro. Sulla mia pelle questo assunto è sostanzialmente errato perché l'indipendenza è un principio talmente scontato della mia esistenza da ben prima che rimanessi sola, che non ho bisogno dell'assenza o della presenza di altre persone per negarlo o affermarlo.
Se metterti assieme a qualcuno per te significa perdere l'indipendenza, vuol dire che sei un servo della gleba planetaria e che un giorno di sicuro la perderai, perché avrai deciso che sarà arrivato il momento giusto per perderla. E quindi più che un valore è una bandiera da sventolare, come la kefiah al concerto ska quando hai 15 anni.
Le uniche persone che potrebbero volersi mettere assieme a qualcun altro senza fuggire smozzicando la Marsigliese, sono quelle già legate. Questo perché, qualsiasi sia il motivo che ti tiene assieme a qualcuno, non è semplice anche solo fisicamente se non emotivamente, affrontare il passaggio drammatico dello "star assieme a" al "non star con nessuno".
Porto rispetto a chi, dopo una storia, accetta di rimaner solo per far quattro chiacchiere con se stesso. Porto rispetto, ma sorrido bonariamente, a chi non conosce solitudine e salta di liana in liana, come se l'amore fosse un fluire unico da una persona all'altra.
In questo brodo primordiale di gente che scambia per sentimento la confusione, indipendenza il vagare senza uno scopo, "relazione" lo stare assieme (è la stessa parola che si usa per i temini da compilare scopiazzando dai libri), una donna zitella di 38 anni ha solo una via per sperare di trovare una persona con cui amarsi placidamente: quella che passa per il frutteto, alla caccia di alberi da scuotere per vedere se casca qualche frutto ben maturo. Detto in altre parole: può aver voglia di aver una relazione solo chi già ce l'ha, non di sicuro chi la sfugge.
Rimarrò quindi zitella perché, qui lo dico rosa su bianco, nella vita non sono mai andata a brucare nei giardini altrui e me ne guardo bene. Se non altro perché ho sufficiente amor proprio per non litigarmi un uomo con un'altra donna, fosse anche il più speciale e unico sulla faccia della Terra. Inoltre avrei ben di meglio da fare (leggesi: sono troppo piena di me, anche a costo di star tutto il giorno a letto a fissare il soffitto), piuttosto di cercare di convincere una persona a star con me a tutti i costi perché, oddio che paura le emozioni, UDITE UDITE, c piaciamo e ci vogliamo bene.
Tendenzialmente gradirei piacere a una persona serena, presente a se stessa e alle proprie emozioni tanto quanto me. E lasciare che le cose, per una buona volta, andassero come devono andare. Poi gradirei un'abbondante teglia di melanzane alla parmigiana. E fare l'amore, anche.
Ecco perché rimarrò zitella per sempre.
settembre 06, 2012
In poche parole, gli ultimi quattro anni e mezzo della mia vita
Mi volto perché ho voglia di baciare ma non c'è.
Mi sveglio e ho voglia di scopare ma non c'è.
Ho amore e voglio abbracciare ma non c'è.
Ho voglia di ridere ma non c'è.
Chi?
Ah boh, non saprei proprio chi.
Non è che mi sento sola, è che a volte mi sento inutile.
(no, vabbé ogni tanto bacio, abbraccio, rido, scopo anche oh, solo che a tratti mi sento come Indiana Jones dentro al Tempio Maledetto, mi aggiro per i cunicoli e assisto a scene di thug che strappano cuori, rischiando io stessa il mio). Paurissima.
Mi manchi, chiunque tu sia.
agosto 19, 2012
WARNING!!!
Ciao. Sei un ragazzo carino? Sei sensibile? Hai una triste storia d'amore alle spalle e scopi con laqualunque perché non ritrovi più te stesso, e per questo soffri tanto? Mi hai conosciuta e pensi che io sia davvero carina, simpatica, una botta pure me la daresti e, chissà per quale disgraziato moto interiore, senti di volermi tanto, ma davvero tantotantotanto bene?
Ottimo, grazie per la preferenza accordata.
Tuttavia girami alla larga, non c'è trippa. Qui ci sono solo i gatti.
Vedi, cerca di capire: anche io sono carina, sensibile, ho una triste storia d'amore alle spalle, ma cerco di non rompere i coglioni alle persone. Ho una vita, un equilibrio da mantenere a costo di rimanere sola. Io sul tuo ottovolante non ci salirò. Ho sorriso tanto, ho abbozzato ancor di più, ho scusato troppo, ho dato possibilità andate sprecate. Ci ho messo del buono e del mio.
Ora basta: rischio di dare solo calci nelle costole al prossimo malcapitato con cui magari in altri momenti mi sarei anche intrattenuta volentieri. Perché sono tanto stanca, e non è giusto, né per me né per te.
Per favore, se pensi di essere il prossimo pazzo maschio mestruato di turno, evitami di essere violenta. Sono sicura che troverai la ragazzina tonica in grado di soddisfare le tue foie senza il bisogno di passare per il mio ormai stanco, flaccido e inutile corpo.
A che cazzo ti servo, io del resto?
grazie. Elena
dicembre 07, 2011
Buon ponte, quindi.
agosto 29, 2009
Vorrei essere una lontra
http://dailyotter.orgNon c'ho il fisico, però ho scoperto che l'abbronzatura presa bene tiene.
Ora mi vesto, qualche commissione e un salto in farmacia.
E' ora di passare alle maniere forti e reintegrare di sali questo corpo distrutto.
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giugno 18, 2009
Attimo di smarrimento
aprile 23, 2009
Libertà-ta-ta-ta
Ho "intravisto" che qui in Lombardia, è stata approvata una norma che impedirebbe di mangiare panini, gelati, pizze, cose varie per strada e fuori dei locali.Non ho intenzione di farmi distrarre ulteriormente dalle ridicole interviste davanti a Luini dietro il Duomo, luogo in cui, ricordiamo, il Comune ha messo da anni dei cestini della spazzatura supplementari per permettere a chi si magna il panzerotto volante di non doversi tenere il sacchetto unto in tasca o -per gli incivili- di gettarlo in terra.
Il fatto è che si parli di coppie gay, coppie di fatto, di eutanasia, di referendum sulla legge elettorale, di copyright, di terremoti, crisi economica, surriscaldamento del globo, nucleare, crisi energetica, immigrazione, allargamento dell'UE, Obama, G20, kebab, pizze alte, pizze sottili, con o senza glutine e così via... dicevo.... che si parli di uno qualsiasi di questi argomenti, si rileva ormai con abituale mestizia l'interesse della classe politica e degli organi di informazione ad appiattire qualsiasi riflessione o dibattito, a non recepire le esigenze reali delle persone, a non cogliere la tendenza vera, quella della realtà tangibile, e il corrispondente disinteresse a creare norme che vi si adattino o a fare informazione vera (e non servile passaggio di carte).
Siamo trattati da esseri miseri, ridotti a vivere tra un divieto assurdo e la negazione di un diritto, regolati con norme imposte da becchini che di giorno hanno l'aria compunta di difensori di una qualche morale o disciplina, e che la sera escono come tutti gli altri a prendere un gelato da passeggio con la famiglia o un trancio di pizza al volo con gli amici. La nuova grande trasgressione è leccare un gelato. In strada.
Il dilemma non è neanche mangiare o non mangiare il kebabbone unto passeggiando per la via. E' la mia testa che esplode nel vedere quanto poco sia stimolante vivere schivando i divieti. Ché non voglio vivere da furbina, i furbini mi hanno sempre fatto incazzare e vergognare. A me piace vivere pensando che qui siamo in tanti, che la varietà umana è un fattore determinante, e che sono inserita in un contesto che valorizza le persone, non che le castra anche in un bisogno primario come può essere il cibo. Ma che assurdità è mai questa? E perché ne sto parlando? Ecco, forse sono caduta anche io nella trappola.
La libertà della mente, quella che aiuta a sentirsi liberi anche fisicamente e viceversa, passa dal non tenere per forza la testa impegnata con pensieri e problemi DEL CAZZO creati da altri. E invece ci stanno proprio abituando a questo, a schivare problemi inutili, mentre quelli veri, rotfl, non ci dovrebbero interessare perché tanto neanche basterebbe un intero codice (penale, civile, stradale, di navigazione, dell'edilizia, fate voi...).
Non si parla d'altro, se non del kebab. Ne parlo anche io oggi perché, curiosità, a me è pure vietato mangiare nel luogo di lavoro. Lo dice il regolamento interno.
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febbraio 05, 2009
Furry Pink
E conseguentemente dovrei chiudermi dentro un abitabile cubo chiuso, senza porte, finestre, cablaggi di sorta, contatti col mondo esterno. Solo acqua, frigo pieno e sufficiente ricambio d'aria. Finché non gira meglio. Perché combino guai e cazzate.
Mi è stato appena detto "Quando perdi un oggetto che per te ha un significato importante, vuol dire che un periodo deve proprio chiudersi".
Io comincio anche a essere stufa di questi simboli di chiusura, non ne ho più molto bisogno. E sinceramente il mio cappello rosa era... speciale, punto e fine. Strappava un sorriso a tutti, una chiacchiera, una battuta, una carezza volante.
Ho delle bellissime foto del mio cappello di lana rosa col ponpon di pelo rosa. Mi rimangono solo quelle :(
Trattengo le lacrime perché... mah. Alla fine è un cappello, dai. Arriveranno altri cappelli, con altre storie carine da raccontare. Ma il mio cappellino pazzerello che incantava anche i bambini dove mai lo ritroverò?
Sono in momenti sciocchi così che pesa il mio essere orsacchiotta. Sarebbe carino appoggiare per un minutino la testa tra il petto e la spalla di una persona, sentire odore di fresco, e comprensione per questo piccolo dramma quotidiano che passerà. Fare come una batteria, riprendere la carica, ricevere un buffetto e staccarmi.
Ma pare che il karma al momento abbia previsto altro. E va beneeeeee! Andiamo a berci sto caffé.
novembre 03, 2008
Ari-uff
In tutta questa melma in cui sono infangata, in questa lamentosità continua che stufa anche me, ma a cui ogni tanto mi trovo a cedere, per fortuna ci sono persone carine che mi dimostrano tanto affetto. Una sola foto per ringraziarvi, con uno dei regalini ricevuti per il compleanno, voglio bene a tutti, vi stringo.Sono solo io che voglio di più.
E mi sa davvero che mi tocca portare pazienza.
Scusate.
Ora mi ritiro... che le brave ragazze che se la pigliano nel culo vanno sempre a letto presto.
ottobre 06, 2008
Burn after reading è un fatto personale
E poi... poi ho scritto un sacco di altre cose, ma le ho cancellate, perché non servono a niente.
Sto solo tanto male.
ottobre 03, 2008
Ecco, piove
E quindi tra un'oretta sarò in tangenziale, seduta amorfa sul sedile della macchina, per percorrere quei pochi chilometri tra Carugate e Gobba alla velocità di dieci chilometri orari, arresa in mezzo ad altra gente arresa.
Una volta il venerdì era un bel giorno. Iniziava il relax, la vicinanza, non importavano il traffico e il casino, c'era il weekend, c'era... non importa se piovesse, tirasse vento o se il sole spaccasse le pietre. C'era qualcosa, uno scopo, un qualcosa che mi faceva trotterellare felice a casa anche ai dieci chilometri orari.
Ora mi sveglio il venerdi mattina e mi guardo attorno come una ladra: che ho combinato questa settimana? A che cazzo mi serve il weekend che sto per iniziare? Ma a che cazzo servo io?
Boh.
Mi piace sentire il rumore della pioggia, mi piace guardarla, ma c'è tanto freddo e mi mancano troppe cose per riuscire ad apprezzarla come una volta.
Non so, la vita procede anche per i cazzi suoi, non è che all'improvviso certe cose mi fanno schifo... è che da soli proprio sono insipide.
Le previsioni danno un novembre mica tanto piacevole. Che cazzo me ne preoccupo, vediamo di sopravvivere all'ottobre più lungo della mia vita, che segue il settembre, l'agosto, il luglio, il giugno, il maggio, l'aprile, il marzo più extended che mi siano capitati. Valgono un anno e mezzo. Me lo leggo in faccia.
settembre 25, 2008
Terzo minuto
Rivoli di lacrime in faccia, ma chisseneimporta, porca puttana.
settembre 24, 2008
Dieci fatti sulla Rumi House
2 - Sono stati demoliti bagno e cucina.
3- Sono state fatte le tracce dell'impianto elettrico.
4- La cucina è stata ordinata (arancione papaya e bianco cocco).
5- Il Bisazza si farà.
6- Venerdì decido se fare la figata delle figate in cucina, stay tuned.
7- Il salotto probabilmente sarà rosa-nero, e una parete sarà speciale.
8- Non ho ancora trovato/cercato seriamente armadio e letto.
9- Venerdì scelgo "i sanitari"... ossia la tazza del cesso, il bidé e il lavandino.
10- I serramenti faranno ritardare tutto, quando sarà ora metterò a disposizione il fax del serramentista per fare pressioni di massa.
... e c'è molto altro da dire, ma siccome dovevano essere solo dieci fatti, accontentatevi di questo.
Sono giorni duri, pieni di pensieri strani, brutti e deformi, ma si resiste.
Anche a costo di fare gesti apparentemente poco cortesi. Tenerlo a mente per tutta la giornata di giovedì, per favore. Sarà un traguardo arrivare alla mezzanotte senza aver combinato nessun pasticcio.
E' necessario. Non sono nelle condizioni di vivere la situazione in modo sereno.
settembre 01, 2008
[Per piacere] Prima che...
Perché stasera dovrebbe finire in violenza, vorrei essere in Arancia Meccanica e cantare Singin' in the rain come fa Alex, ma non ho nessuno da picchiare in modo inutilmente violento e gratuito. Così, giusto per.
agosto 26, 2008
Vuoto cosmico
Le sfoglio e non ci trovo proprio nulla di interessante. Ma il vuoto cosmico, più che nelle 364 pagine di Casaviva e poco più di 300 di Bravacasa, è nella mia testa.
Vedo foto di cose molto belle che però non posso permettermi. E OK, è un finto problema.
Vedo foto di cose insulse che non penserei neanche un secondo di avere in casa mia. E OK, i gusti son gusti.
Vedo cose belle che, bah sì, potrebbero starci, ma probabilmente ce ne sono altrettante altre, chi lo sa. Boh.
Mamma mia, vorrei un'Ikea grande il triplo con il triplo di roba. Vado, vedo, compro... tutto in un unico posto, in un solo giorno.
Non per far la strunfietta... "farsi casa" è anche carino... solo che è una rottura di balle girare da sola per negozi di arredo, piastrelle, parquet :( Non è bello prendere certe decisioni da sola, ma non tanto per indecisione, ma perché son cose belle da fare assieme a qualcuno.
Mao mao. Per il divano pensavo l'Ektorp dell'Ikea... è per ridurre i danni di un eventuale gatto che boh... dovrà arrivare anche quello...
Mao mao.
Ce la faccio, dai.
Mi dicono "Almeno non devi litigare per il colore delle piastrelle del bagno", che, a quanto pare, è uno dei grandi scogli dove si arenano anche le coppie più consolidate. E' che avere la libertà di poterle fare fuxia, gialle, rosse, oro o verdi non conta un cazzo, quando sai che l'azzurro sarebbe una soluzione che piacerebbe a tutti e due.
I'm a survivor, I'm gonna make it.
agosto 25, 2008
Malessere
I momenti no sono contraddistinti da un malessere fisico, precisamente allo stomaco. Il male mi prende l'intera sacca gastrica e sale per l'esofago al punto da farmi anche mancare per qualche secondo il respiro. Se è notte, mi sveglio di colpo col cuore che batte a mille, senza capire il motivo: dormivo, non sognavo nulla, stavo riposando... perché succede?
Sono questi i momenti in cui combino le peggio cose, con la testa di solito. All'azione passo raramente, e quando lo faccio sento che anche il pavimento manca da sotto i piedi, perché no, no, no, NO, BASTA devo farla finita, lo so che non è così che ottengo Salute, Felicità, Denaro, Amore.
Poi accade qualcosa che mi distrae dalla merda e dal dolore fisico che sto provando: l'importante è cogliere il momento, e farmi trascinare via in fretta.
Non è facile. Anzi, è molto, molto difficile, credetemi. Senza balocchi, i miei, senza tutte le mie confrusagliette del cazzo, ma soprattutto senza una mano da stringere, uno sguardo rassicurante che mi dice "Dai, ce la fai, non è poi così un disastro".
Un po' di tempo fa, una persona che conosco molto poco, ma che sa per sentito dire i miei fatti, non mi ha cagata particolarmente per tutta una serata. Poi alla fine, prima di andarsene, mi ha farfugliato timidamente un "Ma come stai?". Assolutamente gratuito, non richiesto e dolcissimo.
Ecco, a 'sta persona con cui non sono in confidenza e con cui ho fatto buon viso solo per non rovesciarle addosso tutti i miei pensieri confusi, dico: sto un po' meglio anche grazie a quella domanda smozzicata.
Cerco sempre un po' di accondiscendenza, non è mai troppa, anche se gioco a fare la dura, quella che ride, quella che fa la battuta acida, che cerca di sdrammatizzare.
L'è du-ra.
Ma il fiato per andare avanti c'è, perlomeno nelle cose "pratiche". L'effetto è placebo, ma almeno un effetto positivo c'è.
Mao mao.
agosto 08, 2008
agosto 06, 2008
Un mazzo di fiori
Non ho mai voluto dei mazzi di fiori. Grandi proclami.
Magari avrei voluto che un giorno tu mi avessi stupito portandomi dei fiori. Delle banali rose rosa. Grandi, belle, profumate, con le foglie lucide. Rosa, perché sono proprio banale.
O un gioiellino stupido, da portare sempre con me.
Pensavo che col tempo qualcosa del genere sarebbe successo, perché magari, accorgendoci che la vita cambiava, dovevamo cambiare anche noi. Stavamo cambiando, io stavo cambiando, tu stavi cambiando e mi piaceva tutto.
Oggi ho visto un vecchietto con un mazzo di fiori in mano e sono scoppiata a piangere.
Ho una scatola piena dei peluche più belli e dolci del mondo. Ho paura ad aprirla, mi si riverserebbe addosso il tuo amore che per me era tutto. Loro lo trattengono, è una cosa paurosa. Poveri piccoli.
Mi consolo pensando che il negozio a Lima, che faceva quei bei pacchetti così anni '80 e vendeva anche le Barbie, non esiste più almeno da gennaio. E ti immagino che guardi la vetrina dubbioso, e cerchi di capire quale dei tanti avrà l'onore di finire tra le mie braccia, magari occhieggiandone un altro e facendogli intendere che "la prossima volta tocca a te". Con sollievo capisco che, almeno quella cosa, lì in quel luogo squallido del cosmomondo, l'hai fatta solo per me.
Mi chiedo se avrei preferito delle rose a sorpresa al posto dei dolci peluche che ogni tanto spuntavano fuori dal tuo zaino scassato. No.
No, rose rosa no. Non saresti stato tu, non sarei stata io.
agosto 04, 2008
Il Cavaliere Oscuro (The Dark Knight)
Titolo alternativo del post "Scandalous, I'm talkin' about you and me"Il Cavaliere Oscuro è un film nato bene, avvantaggiato dal fatto che, con Batman Begins, erano state chiuse tutte le pratiche necessarie per introdurre il personaggio principale, spiegare il motivo per cui va in giro travestito con un costume di Halloween di gran pregio e perché possiede un intero grattacielo con il suo cognome allineato a caratteri cubitali sulle finestre degli ultimi quattro o cinque piani.
Il Cavaliere Oscuro è un film "tanto", lungo e molto parlato. Scritto bene e girato anche meglio, è pieno di momenti importanti e scene madri senza essere schiacciato da azione eccessiva ed improbabile. Anzi, in questo senso è elegantemente misurato, ed è un piacere rendersene conto: è un film d'inazione. Dove è normale volare con le ali e avere una Bat-mobile.
Il Cavaliere Oscuro è un film corale tenuto in piedi da un cast di attori fenomenali. E' scontato partire da Heath Ledger, che offre un'interpretazione del Joker talmente bella da valere l'intero film: ma questo lo si sapeva, era nell'aria, e le aspettative non sono state deluse. Ma anche Aaron Eckart nella parte di Harvey Dent offre una prestazione di pregio, così come Morgan Freeman, Michael Caine, il "tagliatoaffettissime" Eric Roberts e pure Gary Oldman. Ottimi tutti.
Un pensiero a parte va a Christian Bale. Prima di tutto lui è un bel ragazzo con una voce (la sua, non quella del doppiatore italiano) deliziosa: è un po' nano, e il costume da pipistrello diciamo pure che non lo valorizza del tutto. E sì, è il protagonista, ma poiché è in fase contorto-introspettiva, risulta un po' dimesso. Ma a noi Bruce Wayne ci piace così, al servizio del film. E poi... I own the place [gesto con la mano della serie "arrangiaci un paio di posti, ragazzo"]
E spezziamo una lancia a favore del doppiaggio italiano, per favore, perché se è vero che la lingua originale è a priori un valore aggiunto (l'era del film muto è finita da tempo, gli attori recitano anche con la loro voce), bisogna dire che la versione nella nostra lingua è stata molto curata, soprattutto nell'interpretazione del Joker. Se poi sentire Batman in italiano parlare col vocione cammuffato vi ha fatto ridere ("Fantozzi è lei?"), sappiate che anche in originale Christian Bale fa così, anche se con meno stacco, risultando meno "forzato" (e godibilissimo, per quanto mi riguarda... è pur sempre un tizio che gira con un costume da pipistrello ultra-fico).
Grazie a Christopher Nolan per avermi divertita e intrattenuta perlomeno fino ai traghetti: poi inizia la fase un po' polpetta, necessaria per chiudere un discorso che in realtà non ha intenzione di finire... e via, col mantello che svolazza nella notte, a bordo di una motocicletta bellissima.
Ancora, voglio un mantello, una moto, la follia.
Si sopravvive, sono una superstite, ce la farò.
Grazie agli amici veri, a quelli scoperti, a quelli a tempo determinato, alle semplici conoscenze, al caldo che mi fa stare bene, a chi mi offre il cinema (a buon rendere), all'UCI, al messicano con le tortillas mignon, alla doppia Lambratina che mi manda fuori di testa per tutto il film.
Un brindisi a tutte le volte (due) che vado all'Arcadia a vedere un Batman, e... mi perdo con la macchina per i campi. Mah, ricorrenze.

