Visualizzazione post con etichetta pappareality. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pappareality. Mostra tutti i post

febbraio 16, 2011

The rabbit chainsaw massacre

[siamo arrivati alla puntata di metà stagione del pappareality. Nei precedenti episodi era tutto un blablabla sulle figure retoriche, i tritacarne e parecchie pippe sul ruolo dei robot da cucina nelle cucine, appunto. Il tag "pappareality" è lì per voi, per sviarvi dalle mie elucubrazioni sentimentali]

Il pappareality ha subito una brusca sterzata addirittura mercoledì scorso quando la sottocritta, con una mossa che le è tipica anche in altri ambiti della vita, ha deciso di rompere gli indugi, mettere da parte i blablabla e passare ai FATTI. [tremate]


Prova fattuale numero 1

Prova fattuale numero 2

Il tutto senza possedere un tritacarne.
La qui presente, sempre secondo un pattern riconoscibile, ha deciso di fare una terrina senza possedere un tritacarne. Ché se sto aspettare il tritacarne viene notte, e poi giorno e poi notte ancora.

Come si fa 'sta roba senza possedere il tritacarne? Si prova a tritare con la mezzaluna un intero coniglio disossato (male) più mezzo chilo di lombata di maialo, fallendo miseramente. Ovvio.
Ci si lava quindi le mani e si va a suonare ai vicini chiedendo "Mi scusi si sta consumando un dramma nella mia cucina, non è che per caso ha un tritacarne da prestarmi?".
Vicini numero 1 dicono che hanno il robot in cantina (che vi avevo detto l'altra volta??).
Vicini numero 2 mi danno un tritatutto, di quelli con le solide lame rotanti che di solito si usano per le verdure e, toh, il formaggio. Io per la carne (cruda, poi...) non li ho mai usati. Non che io non possegga un tritatutto con le lame rotanti, ma in effetti è piccolino, scomodo e poco capiente.
Quindi accetto il coso dei vicini, l'asso pigliatutto in tale momento di emergenza.

Il tutto avveniva alle ore 19e30 di mercoledì scorso, dicevo, poco prima di una cena fuori.
Perché ovviamente prima di andare a una cena fuori ci si mette a cucinare. Giusto per arrivare con le mani che profumano di cipolla e aglio.
Cena a cui arrivo chiaramente agitata per il massacro di coniglio e maiale finalmente riposti a marinare in pace amen nel mio frigo, conscia che al mio ritorno avrei dovuto mettere mano alla metonimia, avviare la cottura di un'ora e mezza, insomma a letto alle due se mi andava bene.

Sì, è andato tutto bene, si vede dalle foto.
La mattonella è stata eiettata dalla metonimia sabato a pranzo (se ne è uscita da sola senza problemi, scivolando sul suo strato di gelatina naturale, una cosa veramente goduriosa, ninì), in occasione del compleanno di mammà. Mammà ha molto gradito, io ritengo di poter fare meglio soprattutto in fase preparatoria.
La prossima volta, infatti, metterò dei teli di plastica attorno ai mobili e alle pareti.


---

febbraio 07, 2011

Il tritacarne

Per preparare le terrine serve un altro accessorio che mi lascia alqunto basita: IL TRITACARNE. A quanto pare i tritacarne sono degli elettrodomestici costosissimi e non mi capacito del perché. Escludiamo in partenza quelli incorporati nei robot, ché se mi dovessi comprare un unico COSO davvero non saprei dove metterlo, e non esiste di tenerlo esposto in cucina come manifesto del "io so cucinare, tu-non-zai quante cose ci faccio io con questo". Anche perché i robot, se non hai intenzione di accendere un finanziamento 24 mesi o di fare una lista nozze da qui a un mese, sono degli oggetti ripugnanti di color biancotopoalbino, pieni di plastiche che si opacizzano al primo giro in lavastoviglie (sì, IN LAVASTOVIGLIE LI METTO, E NON ME LO IMPEDIRETE MAI!). E anche se fossero di quelli in acciaio e oro zecchino, sono dei catafalchi uribbili che, a confronto, un'alzata del Benvenuto Cellini è capolavoro di sobrietà.

Mi pare sufficiente come abbaiata contro il robot da cucina, questo misconosciuto amico che quando è costato troppo lo usi finché non ti passa il senso di colpa, quando costa poco non lo usi perché ducoioni a tirarlo fuori e se te l'hanno regalato sicuramente non te ne farai nulla, mentre dall'altra parte del mondo una piccola casalinga morirà senza il TUO robot da cucina mai scartato.

Quindi scatta la telefonata alla mamma "Mamma hai ancora, per caso, sai mai, il tritacarne della Moulinex?" (oggetto di modernariato, ormai). "No figliola mia, l'ho buttato via da tempo, e poi non era un tritacarne di buona qualità, sai?".

Ecco, il tritacarne di qualità che farà mai di diverso rispetto un tritacarne di cattiva qualità? Trita la carne meglio, signora mia. E se vuoi ti fa pure la passata di pomodoro (ma che mi frega a me di fare la passata di pomodoro, devo controllare la scadenza di certi barattoli e darci giù di nuovo coi Bloody Mary).
Così, navigando in Rete, ho forse solo distinto quelli che hanno la trafila e la spirullera in acciaio. E, orrore, ho anche visto quelli con la spirullera autofilettante, al punto che mi viene pure il sospetto che te la mangi in forma di pagliuzze.
Tuttavia, viva la pezzenza, comprerò il tritacarne che costa meno, anche fosse solo a manovella. Perché non è che ho intenzione di tritare carne da qui all'eternità (avevo anche a mente di chiedere al macellaio di tritarmi tutto lui, potrebbe essere una soluzione pure quella).

febbraio 06, 2011

Metonimia delivered

Ringraziamo Amazon.fr per la celere e gratuita consegna della metonimia acquistata in una notte di shopping sfrenato. In questa immagine la metonimia riceve l'approvazione della felina di casa che, grande amante del paté in gelatina, crede che io abbia preso tutto questo per rendere felice lei. Tsk. Costo della terrina 34 euro e rotti, mi pare, non ricordo, ma quello è l'ordine di grandezza. Si tratta di un oggettino molto bello, fa quasi arredo. Color rosso ciliegia (rouge cerise, come il rossetto e lo smalto).


Poi in questi giorni riflettevo se buttarmi subito nella realizzazione della terrina suprema, quella fatta di fegati di qualsiasi animale disponibile in macelleria oppure se fare dei passi intermedi con delle ricettine anche più facili per familiarizzare con la metonimia in primis e il metodo di cottura.
Perché 'ste terrine si cucinano tutte allo stesso modo: dopo aver disposto gli ingredienti dentro, devi sigillarle con LA COLLA (non l'Attack ma un miscuglio si acqua e farina) e metterle a bagnomaria (ossia dentro un recipiente pieno di acqua) a 180° in forno per n'oretta e mezza/due. Quindi, insomma, a me attira anche la terrina di coniglio con lardo e prugne. Come la vedete?

--
--

gennaio 31, 2011

Alla ricerca della metonimia [sticazzi, was la sineddoche]

[primo episodio del pappareality, serve una sigla!]
La prima cosa da fare per preparare la terrina è trovare la terrina. Nel campo delle terrine il contenitore ha lo stesso nome del contenuto, il che, converrete con me, è una METONIMIA [AVEVO SCRITTO SINEDDOCHE SONO UNA CAPRA]. Quindi la ricerca easy su Google "compra terrina" non è semplice, perché è probabile che cerchino di piazzarti tra i primi risultati il contenuto già fatto, cotto e mangiato. Terrina al roquefort, terrina di foie gras, terrina di sgombri, terrina di melanzane, terrina con gli avanzi che trovi nel frigo.
No, ecco, a me serve una terrina di gres ("cercavi foie gras?"). Il gres non si mangia, signor Google, è una sorta di ceramica con cui si fanno le piastrelle, le pentole e anche le terrine per fare la metonimia.
Io di pentole in ceramica non ne ho mai avute perché, come con i coltelli di ceramica, c'è questo problema che sono sbadata e rompo molti utensili (bicchieri volanti, pepesale, piatti sbeccati, si rompe tutto in casa mia, la gatta è innocente). Tuttavia i pentolami in ceramica sono impareggiabili. A Natale mi sono state regalate (ciao mamma) delle coccottine di Le Creuset e mi ci sto divertendo un mondo anche perché scaldano in modo uniforme, cucinano con convinzione e non si attaccano al cibo. Odio l'appiccicume.

Quindi mi sono messa a cercare "terrine le creuset" e qualcosa c'è. Del resto Le Creuset è francese, le terrine son francesi, è un po' come il forno elettrico per la pizza che è della De Longhi, la pizza è italiana quindi pensi che il modo migliore per fare la pizza sia quello di comprare un forno italiano.

Ma non divaghiamo. La terrina oltre a essere in ceramica deve avere un coperchio con uno o due forellini, perché la terrina va cotta a bagnomaria in forno a coperchio chiuso e sigillato. Quindi non si può proprio usare una pentola qualsiasi (visto il costo che sembra molto alto, io non mi azzardo a pensare di perforarla col Dremel. No. Confesso di averlo valutato come extrema ratio).
Quindi bellilla io me ne vado trottolando alla Rinascente, faccio toc toc al corner di Le Creuset, chiedo la "terrina per paté" (giusto per non confondere la signora commessa con una metonimia) e lei mi dice che non la tengono. Ci han le coccottine, le tahine, le pentoline, ma non le terrine.
E io che ero pronta pure a spendere questi... 90? 100? 130? euro di terrina. Calma, no. Volevo solo sentire il prezzo, non pagarlo. Perlomeno non subito. Ché devo fare i riscontri on-line, sai mai che mi conviene farmela spedire dalla Korea.

OK, quindi la ricerca prosegue on-line perlomeno finché non ho tempo di passare da Cargo che magari, tra una fighetteria e l'altra, di terrine ne hanno.

P.S. Poi stanotte pensavo che se devo mettere una terrina a bagnomaria in forno, devo anche avere un contenitore abbastanza grande e profondo per immergerci la metonimia. Ecco, questa è una sotto-quest.


---

gennaio 30, 2011

[nuovo tag] Il pappareality

E così, poiché basta parlare di uomini, di troppiammori, che poi se si parla si invade la privacy altrui, e se volete sapere le mie cose intercettatemi tutta, oppure intercettate i miei dintorni.

Quindi tra un rado post e l'altro inauguro un nuovo TAG (TAAAAAG): il tag è PAPPAREALITY.

E' successo che ho mangiato una terrina di paté fatta in casa e quindi mi sono azzardata a chiedere la ricetta al ragazzo che l'ha preparata, e mi si è aperto un mondo che non conoscevo ma che il mio fegato anelava di conoscere. Non è che voglio il paté già fatto pronto e servito: VOGLIO FARMELO IO.

Ha quindi inizio una QUEST. Non una di quelle minori della serie "mentre cazzeggi per far punti esperienza, aiuta la vecchina a recuperare la zangola con cui fa il burro da vendere al mercato della domenica". No. questa è una quest PRINCIPALE , di quelle che, tipo, "Recupera le Sette Sfere del Drago e vinci tutto spaccando culi ai passeri".

La quest sarà narrata sotto quest(o) tag (PAPPAREALITY) in forma di cronaca non maestrina, poco saccente, molto apprendista sul campo. Un reality in differita sulla mia caccia agli ingredienti, agli strumenti, con approfondimenti puffettosi sul "ma che è 'sta robba?", insomma... come avvicinarmi a un mondo per me nuovo e sconosciuto, quello delle terrine e degli ingredienti che servono per.

Ovviamente esiste gente più imparata di me in materia. Dovunque esiste gente più imparata di me, in qualsiasi campo. Sono sicura che esistono fior fiore di blog che spiegano tutto per filo e per segno e offrono il pacchetto completo "impara a fare il tuo paté very bbono in cinque mosse, olé". Blog che dall'oggi al domani io vado, compro, spendo e vi agevolo il paté come se non avessi fatto altro negli ultimi tre anni. JE M'EN FOUS.
Siccome ho tempo da buttare, ho deciso che farò la mia quest in solitaria, tipo quelli che si attraversano l'Atlantico a bordo di un laserino invece di prendere il Boeing 777.
Del resto, io di tartufi, fegati e Armagnac (gnac?) non so una sega... Alla fine spero di saperne.

A presto quindi con i post del tag PAPPAREALITY.

(poi pensavo anche un corso di T'AI CHI CH'UAN...)


---

 

Puffetti rosa - Un blog riaperto Puffetti Rosa is Designed by Serena