Si inizia.
Sono ufficialmente "l'inviata frivola" di
www.diezeitgeist.it, chiamata a contribuire quando mi pare con il mio stile puffettoso, un po' giornalistico e un po' no. Spero piaccia... anzi, vi piace questo mio excursus in territori inesplorati? Dai datemi qualche feedback, anche un po' di incoraggiamento :) Chiaramente si scrive per passione. Per i soldi si scrive di cose ben più noiose.
Leggete
qui il mio racconto sul concerto dei Faith No More, così il traffico aumenta!
E per i pigri ecco qui il racconto.
È molto probabile che buona parte della gente che ha preso d’assedio la manifestazione del Rock in Idro la sera del 14 giugno, abbia deciso di affrontare l’atroce bagno turco del PalaSharp solo per un motivo: i Faith No More. Senza nulla togliere agli altri gruppi che si sono esibiti nella seconda giornata del festival (in particolare i Lacuna Coil e i Limp Bizkit, altra importante reunion della giornata), la band capitanata da Mike Patton era un’occasione troppo ghiotta per tanti fan, nonostante il palazzetto fosse, come suo solito, particolarmente inospitale: una cappa di caldo e sudore umano ha reso poco sostenibile l’ambiente sin dalle prime ore del pomeriggio. Ma per amore del rock, si sa, si sopporta questo e altro.
La band, nella formazione dell’ultimo disco (Album of The Year) apre con una cover dal titolo che è tutto un programma: Reunited dei Peaches & Herb. Duettano Patton e il tastierista Roddy Bottum.
Poi si inizia con The Real Thing.
Patton è in forma smagliante, indossa un completo dal taglio classico in lamé argentato e una camicia nera, impugna un bastone da passeggio e si impossessa del palco, catalizzando tutte le attenzioni. Scherza, gigioneggia, domina, gioca con la sua voce potente ed estesa, suadente in Easy, incazzatissima in The Gentle Art of Making Enemies. Interpreta in italiano Evidence, che si trasforma in Evidenza (”Non ho provato niente, non ho voluto dir niente, guarda i miei occhi e vedrai…“), commentando in chiusura “Dai, è un po’ Eros, però, cazzo!“. Prende in giro il batterista Mike Bordin rannicchiato per chissà quale motivo sotto il suo strumento (”Ma cosa sta facendo la batterista, sta a piscià? Secondo me si sta facendo una sega“, e non ci risparmia neppure l’eloquente gesto).
Ma Mike Patton è Dio: può dire e fare qualsiasi cosa e la platea strabordante, gremita fino al mixer, delira. Può anche cantare qualsiasi cosa, tanto che a Chinese Arithmetic attacca la sua personale interpretazione della hit dance del momento, Poker Face di Lady Gaga (la quale non cela la soddisfazione, e fa sapere a reti unificate via Twitter e Facebook che ora può morire da donna felice, essendo una grande fan dei Faith No More. Ci avremmo scommesso il nostro completino di lamé).
Generosi, affiatati, potenti come se non fossero trascorsi questi undici anni dopo lo scioglimento, i Faith No More hanno regalato ai fan un’ora e mezza di pura gioia. In termini molto poco ortodossi possiamo dire che si è trattato di un concerto della madonna, destinato a rimanere nella storia nella manifestazione.
E noi c’eravamo. Anzi, per la cronaca: chi scrive è arrivata fino alla seconda fila verso metà concerto. Lì l’acustica non era di certo allo stato dell’arte (ma trovate un angolo del PalaSharp dove si senta bene). Volete sapere a chi si rivolgeva Patton quando ha detto “Che cazzo guardi?“. Qualcuno me l’ha chiesto. Parlava a una delle bodyguard sotto al palco, scherzavano tra loro. No, non ce l’aveva con nessuno del pubblico.
E.A. inviata frivola
Foto A.M.
La scaletta di Milano 14/06/2009
1 - Reunited
2 - The Real Thing
3 - From Out of Nowhere
4 - Land of Sunshine
5 - Caffeine
6 - Evidence (in italiano)
7 - Chinese Arithmetic - Poker Face medley
8 - Surprise You’re Dead
9 - Easy
10- Ashes to Ashes
11- Midlife Crisis
12- Introduce Yourself
13- Gentle Art of Making Enemies
14- I Started a Joke
15- King for a Day…
16- Be Aggressive
17- Epic
Bis
18- Chariots of Fire/ Stripsearch
19- We Care a Lot
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