giugno 30, 2008

Giove pluvio maiale




Dolcissima, questa canzone dei Killers, per il video, il mostriciattolo verde, quella bella città che mi riempie l'anima che è Tokyo e tutto il resto.
Canzone che segna chiaramente l'inizio della fine, quando pure la natura si mette contro e decide che se avrai qualche giornata libera sarà solo di pioggia. E qui "il pavlov" non è positivo.
La ascolto ancora? Molto poco, come tutto il resto dei Killers e tanti altri. Perché la musica rubata non viene restituita, e quando è ora di riascoltarla è ormai fuori moda.
Quindi addio The Killers, è stato splendido, ma devo proprio lasciarvi, c'è tanto altro da ascoltare.


On the corner of main street
Just tryin' to keep it in line
You say you wanna move on and
You say I'm falling behind
Can you read my mind?


giugno 27, 2008

Tempo scaduto

Ultima settimana dell'anno 1993. Montagna. Vacanza di qualche giorno sulla neve con amici. Paolo ha portato il suo stereo con il lettore CD: lo vedo scartabellare in una pila di musica, scegliere, inserire e premere Play.
Fa freddo, siamo tutti rintanati in cucina, stanchi morti dopo una giornata di sci. Sul fornello sta per bollire l'acqua. Clima di tana.
Parte "Radio song".

"Meraviglia", murmuro.
"E' il CD più bello che abbia mai acquistato", mi dice.

Primo post ufficiale della cordata [soundtraccia, pavlov] (lo zero è di un mesetto fa ormai, il secondo è già pronto da un pezzo), quando la musica segna alcuni momenti particolari della vita e rimane lì attaccata come una cozza, innescando l'effetto pavloviano, bauuuu.

giugno 26, 2008

L'incredibile Hulk

Uah, carina questa panoramica al volo sulle favelas... sembrano dei modellini, però non male.
Cavolo, sarebbe da andarci, in Brasile, la Delia mi dice che è un posto meraviglioso.
Urca, sono davvero enormi le favelas, questo volo non finisce proprio più, avranno speso ottomila miliardi di dollari per fare questa scena.
'azzo, Edward Norton non mi piace più, sembra un fattorino della FedEx.
Devo trovare una maglietta che si coordini con la collanina di Accessorize che ho appena comprato, così faccio un po' la squinzietta col doppio giro di perline al collo.
Dio santo, Tim Roth è diventato davvero un nano deforme.
Certo che oggi si sta proprio bene al cinema senza il "giubbino della salute", tanto sono guarita posso anche andare in giro con la schiena scoperta che non sto più male.
Devo comprarmi un toppino come quella che ho visto prima addosso a quella tipa.
Mmmh che buon profumo, da dove arriva? E' un po' fruttato dolce, ma fresco, che sia del vicino di posto? O della tizia seduta davanti? Lo voglio anche io, sabato vado alla Douglas e cerco di spiegare alla commessa il tipo di aroma che cerco.
Domani devo portar la macchina dall'elettrauto che son saltati entrambi gli anabbaglianti: che palle, spero me li sistemi subito.
Ma che ha la Liv Tyler? Sta allattando? C'ha due tette enormi, che culo. Ne ha fatti di film da quando Bertolucci l'ha lanciata in "Io ballo da sola".
Per fortuna che son riuscita a fare "Walk this Way" prima di uscire, altrimenti mi rimaneva il fastidio fino alla settimana prossima. Vedi che quando ti impegni ce la fai?
Che buono questo profumo...
E spegni quel cellulare, che la luce mi dà fastidio, mannaggia la miseria.
Mi devo far rispiegare dal Freddie 'sta storia del film sui Vendicatori, ma magari controllo anche sulla Wikipedia.
Oh, ecco che si è trasformato in Hulk, che inutile, sembra un fattorino del FedEx in verde, non si capisce quanto sia grande.
Magari il Batman in lingua originale lo guardo dopo averlo visto in italiano, coi tempi dovrei starci.
Oh, ma 'sti militari parlano da dieci secondi e già è una palla, chissà com'è viaggiare su un elicottero da guerra.

Potrei andare avanti così per un altro po': ho pensato a come vestirmi domani, al weekend che sta per arrivare, a quello prossimo, a fine luglio e a fine agosto. Al fatto che il caldo gonfia, che è ora di inviare gli agreement per i software, e che è impossibile (o meglio, inauspicabile) che i delicati data center dei laboratori di un'università americana utilizzino Norton 360 come software di protezione. Dovrò anche prendere una protezione solare, non voglio ustionarmi.

E che la battuta campale del film suona all'incirca così
BB: No, non possiamo farlo, non posso eccitarmi troppo...
ER: Non ti puoi eccitare neanche un pochino?
BB: No, è meglio di no.
ER: OK fa lo stesso.

Hulk è un ottimo film da multitasking: si riesce a guardare e a seguire anche pensando alle cose più inutili. Non ispira riflessioni sui massimi sistemi, non diverte, Robert Downey Junior entra nella lista definitiva dei fighi massimi, chissà quanto è alto... sì, ma dopo una giornata a quaranta gradi tutto è lecito.
TUTTO, DIO BONO, TUTTO.



giugno 21, 2008

Sex & The City

Ci sono tre motivi per vedere il film di Sex & The City: borsette, amore, amiche.

Con le borsette si intende il tutto modaiolo, dagli abiti agli accessori, scarpe incluse, sempre inappuntabili. E' bello vedere stupendi vestiti indossati bene, commentarli ma anche sognare di possederli e avere il fisico e l'occasione per metterli.

Con l'amore si intende il nulla del cosmo maschile, così come è sempre stato dipinto nella serie della HBO. C'è l'uomo ricco ma che stronzeggia, quello da amare ma un po' rimbambito, quello figo ma davvero esagerato, tanto, uber, giga, e infine quello sfigato fisicamente ma taaaaanto cicci. Perché la morale di Sex & the City è sempre quella: non si può fare a meno del cazzo, ma il piatto va condito con una buona dose di sentimentalismo. Al cinema funziona sempre.

E con le amiche si intendono quelle che ti porti appresso, con cui fai comunella, con cui ti vedi per chiacchierare, ed è sempre uno spasso. Magari nella vita reale non è proprio così perchè c'è sempre un botto di cose da fare, però sono sicura che la "mia" Charlotte, se avesse avuto l'occasione, non si sarebbe tirata indietro dall'insultare e prendere a sacchettate (di Gucci?) in faccia il Maderna. Adorabile Charlotte, le lacrime.

Il film di Sex & The City è un po' come la serie, a mezza via tra la realtà e la fiction, un mix che salva capra e cavoli in un finale piacioso, risolutivo per tutte le quattro amiche, che continueranno imperterrite a inseguire i loro sogni.
Perché il mondo va così, così va il mondo. Non c'è maschio che tenga: l'importante è che la scarpetta sia meravigliosa e le amiche siano super. Cristallo e topini docent.

giugno 20, 2008

Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo

Water in cristallo su IMDB

No no no, non ci siamo :(
E non venitemi a dire che sono cresciuta, che non ho più l'età per vedere Indiana Jones, perché io non chiedo altro che andare al cinema, saltare sulla poltrona e divertirmi come una bambina.
E non ditemi neanche che sono una nostalgica, che sono troppo legata ai primi tre film, che siamo nel Duemila e che il cinema d'avventura adesso si fa così.
Indiana Jones e il regno del vaso di cristallo è un film brutto perché è scritto malamente. A tratti diverte, ma questo non toglie che sia un'avventura grafica di serie B, capace solo di portarti da una location all'altra senza un valido motivo e con meccanismi improbabili ("usa la chiave con l'asse del water").
Questa volta non puoi neanche dire, come per la seconda trilogia di Star Wars, che "è tutto effetti speciali e niente anima". Gli effettazzi sono sotto la media, in certi momenti imbarazzanti, e l'animino c'è, ma è davvero messo a dura prova da una storia che non sta in piedi.
Sembra un balocco di quelli venduti ai mercatini rionali, brutto, senza personalità, che si rompe appena lo togli dalla scatola.

E non importa se apprezzi il coraggio di Harrison Ford di mettersi in mostra con tutta la sua vecchiaia, i pantaloni da pensionato, le braccia cadenti e lo sguardo rintronato dal Viagra che la Morte sicuramente gli somministra. Non è sufficiente, è solo una magra consolazione, in un sistema dove la vecchiaia, i chili di troppo e la pelle raggrinzita sono sempre scomodi.
E ti dispiace vedere Shia LaBoeuf, porello, che è anche un bravo attorino, sacrificato per aggiungere un altro personaggio totalmente inutile.

Sì, c'è qualche momento esaltante, la scena delle macchine è bella: ma, cazzo, OOOOH, è un film girato da Spielberg, è da cafoni pretendere di più?
Ma per favore, qualcuno tolga di mano la penna a George Lucas: ha dato tanto al cinema, ma adesso basta. BA-STA. Non deve scrivere più nulla, è capace solo di gestire papocchi. Io me lo immagino, alle riunioni plenarie allo Skywalker Ranch, tra popcorn, salsicce e resine esclusivissime di Yoda, dove dà carta bianca su tutto a tutti ma strepita "LA STORIA LA SCRIVO IO!" (gnè gnè).

Ecco, qualcuno lo fermi, non è mai troppo tardi, prima che massacri, che so... c'ha ancora qualche altro mito da massacrarmi? :(


giugno 19, 2008

Figo Contest

Nei momenti di ozio (ogni mattina), io e Silvia (collega) inseriamo un'immagine nuova nel nostro profilo di MSN. Dobbiamo scegliere un figo ciascuna, poi si vota a seconda dell'attizzo. Questi sono i risultati della prima settimana, in JPEG rigorosamente non cliccabile.


figo_week1

giugno 18, 2008

Solo una svampita...

...distratta cretina... apro la preziosa scatola delle ricette per inserire quella nuova dei brownies che mi ha passato la Serena, inizio a riordinare i foglietti e scoppio in lacrime.
Ecco "come va", ecco cosa mi mi attende di sorpesa quando meno me l'aspetto, anche oggi che sono semplicemente annoiata a morte.
[postilla "the day after": basta una gita all'anagrafe per capire che il 26/02/2007 avevo inconsciamente fatto la scelta giusta... e rallegrarsi trallallà]

giugno 17, 2008

Il gatto è sull'Empire State Building

Sono in cima all'Empire State Building e l'Anna(*), pratica del posto, mi spiega che quando c'è limpido, si vede fino al New England. Io vedo solo palazzi illuminati, perché è notte.
Mentre lei e Alberto(**) chiacchierano, do un'occhiata alla tomba del rapper (chissà quanto ha pagato per farsi seppellire qui...) e al sovrastante loculo di Joseph II.
Poi è ora di scendere, e decido di farlo a piedi dai cornicioni esterni. Non è facile perché soffro di vertigini: spesso mi fermo e mi aggrappo a tutto, ma in alcuni punti lo spessore è di tre centimetri... dove va bene è di sette, e lì riesco ad appoggiare il piede senza paura. A un certo punto vengo superata da Mario(***) che, tutto allegro, riesce a zompettare per il cornicione senza aggrapparsi: anzi, con abile mossa da breakdance, tiene i piedi ben saldi sulla lasagnetta di cemento e si puntella con le mani sul palazzo accanto. "Vedi, è facile", mi dice. Gli sorrido e mi sento rassicurata, anche perché guardando sotto mi rendo conto che sarebbe una caduta di solo due metri: salto sul cornicione successivo rovinando col piede un libro messo lì dalla pro-loco per intrattenere le persone.

A un certo punto vengo superata da un gatto che inizia a camminarmi attorno. Vedo una coscia grassa e un po' insanguinata, è il mio Gattao.

Mi si mette in braccio e ci fermiamo in una piazzola assieme a Mario, a cui spiego chi è Gattao, dicendogli che il gatto ogni giorno è qui all'Empire State Building, ma la sera torna sempre a casa. Gattao è tra le mie braccia e mangia i Cipsters che gli offro, lecca le gocce di vino bianco che escono dal pacchettino, e inizia a strofinare la sua zampetta sul mio naso. La strofina tanto, finché non mi sveglio e mi metto a trascrivere questa cosa.
Mamao, gattone mio... purrpurr telepatico/telematico.

Asterischi
(*)Compagna di classe
(**)Di Supergulp
(***)Magia 2000

giugno 08, 2008

Svarioni mattutini

Ultimamente mi è presa l'abitudine di addormentarmi con le cuffie addosso. Poi, nel corso della notte, le tolgo, le rimetto, oppure alzo a palla il volume del lettore MP3 e le appoggio sul cuscino. E' bello addormentarsi con la musica addosso.
La sorpresa è al risveglio, a meno che nel sonno non abbia scaraventato le cuffie da 70 euro per terra.

Il risveglio con la musica, salvo traumi, è un riemergere lento e involontario in cui il sogno si mescola alla realtà. Un momento in cui stai bene e ti compiaci della situazione senza rendertene conto. Te la godi perché sai che quell'abbandono è momentaneo, è un sogno in cui credi con tutto il corpo e basta. Ma te la credi nel sogno, non nella realtà.
Questa settimana mi è capitato di svegliarmi con Chris Cornell: ottima cosa, visto che è nella mia top ten de "Le voci maschili che vorrei sentire al risveglio" (live, e senza malizia). Come un macigno sul petto, invece, la canzone che, in tempi migliori, era da definire semplicemente "pottara".

In your house I long to be[rgh]*
room by room patiently
I'll wait for you there.
Like a stone,
I'll wait for you there, alone

Stamattina è andata molto meglio, se non altro perché, più che un risveglio, è stato un momento di dormiveglia improvviso** alle quattro di mattina: una voce dolce, un po' dinoccolata mi dice

Down in Albion
They're black and blue
But we don't talk about that
Are you from 'round here?
How do you do?

Ma chi sei tu, dolcezza, che irrompi così caldo e inglese nel mio sonno?

Gin in teacups
And leaves on the lawn
Violence at bus stop
And the pale thin girl with eyes forlorn

Mi coccoli, e io ti amo, chi sei?

E' durata pochissimo, ma l'ho amato alla follia, questo dolce sex symbol dei miei stivali. La voce giusta al momento giusto.
Ma solo in quel momento, perché poi l'incanto è svanito, come è giusto che sia nei sogni del dormiveglia.

Asterischi

*E' doveroso evidenziare questo voluttuoso ringhietto nasale e ruvido [rgh] di "Like a stone", primo ritornello 1':01". Ecco come una frazione di secondo può generare perversione.

** Dormiveglia causato senza ombra di dubbio dai primi cinquantotto secondi della canzone... rumore fastidiosissimo: perché la vera musica indie, anche se pottara, deve disturbare, altrimenti è troppo leccatina. Per la cronaca, e per chi vuole immedesimarsi, si tratta di "Albion" dei Babyshambles, secondo singolo dell'album "Down in Albion", che si lascia pure ascoltare. Se vivete lo stesso svarione possiamo formare il club "I miei due minuti di dolcezza con Pete Doherty"... tanto io ho deciso che ricarderci non costa nulla e non si prendono le malattie.

giugno 03, 2008

Mutanda Fever

Mi chiede Ugo, dopo aver visto la pubblicità di Intimissimi con la Bellucci, "Compreresti mai delle mutande da 3 euro?".

La risposta è secca: NO.

Intimissimi, no. Tezenis no. Ma poi "Tezenis" che significa? come si pronuncia? Tezénis? Tezenìs? Che lingua hanno scomodato per significarmi "mutande di merda"?
Tre sabati fa ero a Verona in scazzo cosmico solitario per le strade del centro, con dei soldi da spendere: cercavo scarpe, non ne ho trovate. Cercavo pantaloni: non ne ho trovati. Cercavo un reggiseno senza spalline, sono entrata da Tezenis, lo scempio cittadino all'angolo tra Piazza Bra e via Mazzini: una volta c'era un bar storico "il Motta". Ora c'è Mutanda County, ed entrarci è un delirio.
Donne di tutte le età si accalcano attorno a gruccette ed espositori: c'è l'offertona del sabato "Reggiseni a 3 euro!". Un responsabile della sicurezza fa la guardia, perché-non-si-devono-rubare-i-reggiseni-da-tre-euro.
Vorrei uscire, ma scatta il momento antropologico: devo capire cosa spinge 'ste ragazzine ad accodarsi per mezz'ora e pagare tre reggiseni da tre euro l'uno e queste signore attempate ad acquistare un sostegno zero con coppe imbottite. Ma non vi vergognate a farvi vedere con quelle schifezze in mano dentro a un negozio? E una volta arrivate a casa... a stenderle sul balcone?
Li vedi, 'sti portatette, che sono talmente flosci da sembrare già usati allo sfinimento. Tutti in fila a creare tante tette omologate, al tatto morbide di imbottitura.
Meglio fermare le indagini e uscire facendo finta di nulla, se mi è andata bene nessuno che conosco mi ha visto entrare qui dentro.

Io sono le mutande che indosso, questa è la conclusione.
 

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