Una volta, da ragazzina, ero a un campo scuola nel camerone delle femmine, con davanti una dozzina di lettini a una piazza dove avremmo dormito la notte. Erano tutti in fila perfetta, appoggiati con la testiera al muro. In fondo al tunnel un meraviglioso armadio in metallo, di quelli color grigio, con la chiave.
Non so cosa mi sia saltato in mente, tra l'altro non sono neanche mai stata la divinità dell'atletica, ma sono balzata in piedi sul primo letto e ho iniziato a saltare di corsa sul secondo, poi sul terzo, e il quarto... Verso l'ottavo ho iniziato a barcollare, a perdere il tempo, a non puntare più il piede al centro del materasso ma sempre più verso il bordo esterno. Lo *sbadabram* della sottoscritta schiantata contro l'armadio in metallo durissimo e le risate delle ragazze eccheggiano ancora in quello stanzone.
Ecco. Ci siamo.
Ma a 'sto giro l'energia cinetica la padroneggio, ai campi scuola non ci vado più da secoli, quindi col cazzo che mi smalto.
[poi spiegatemi perché mi è presa sta piega dell'amarcord, non ho proprio un cazzo da fare eh]
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settembre 30, 2010
settembre 26, 2010
Squinzia a 28K: esibizionismi nell'era di passaggio
[speciale amarcord di quelli che "ah io ai miei tempi andavo a scuola a piedi e facevo cinque chilometri nella polvere ogni mattina" sì, ma poi al ritorno come facevi?]Nel settembre 1998 io avevo 23 anni e le macchine fotografiche digitali le avevano solo gli early adopter per fare foto a 1.3 megapixel.
Stavo su IRC con i miei nuovi amici di Internet e presumo che la gran parte dei ragazzi si domandasse chi è RuMiKa, com'è RuMiKa, cosa fa RuMiKa, ma RuMiKa è donna? (ecco, magari dopo un po' di chat era chiaro che non ero un maschione peloso, ma era palpabile nell'aria la curiosità di capire come, cosa fossi e io stessa avevo voglia di mostrarmi).
Si sa come funzionano 'ste cose, no?
Allora a settembre 1998 mi ritrovo a organizzare un incontro a Trento con Flavio: lui abita lì, io devo dare l'esame di diritto amministrativo (non lo darò ^^;) e consegnargli una mia foto. Flavio ha il compito di fare la scansione (ha uno scanner!), dividere "rumika.jpg" in riquadri da spedire a un tot di ragazzi che, assieme, dovranno ricostruire la foto di RuMiKa. Una caccia al tesoro.
Poi ricordo che non ho avuto bisogno di scattare altre foto. Rumika.jpg bastò.
Quest'estate ero al Porto di Marina di Ragusa con il Samsung Galaxy e in un momento di relax mi sono trovata a navigare su me stessa. Ho quindi scoperto che la mia prima foto digitale è ancora on-line, ed è questa qui. E' stata scattata a Kensington Garden nell'estate del 1998 da un tipo che penso sia ancora convinto che io l'abbia lasciato per colpa del compiuter. Mi sa che non aveva mica tutti i torti, eh.
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settembre 15, 2010
Banalia contemporanea
Banalia oggi si sofferma su Flower in Galleria degli Specchi: è la sintesi, la spiegazione della bellezza di oggetti, momenti, materiali, interessi, tempi diversi che si incontrano e toh. E' come l'amore. E' come l'individualità. E' come capire che non ci sono caselle dove incastrare nulla di predefinito. Solo enzimi e siti attivi. Reazioni a catena.Insomma, chi l'avrebbe mai detto che, per Murakami, Versailles è la morte sua? Eppure sembra fatto proprio per stare lì, giusto un autunno. Di fuoco.
Anche oggi non sono le parole ad avermi dato la risposta a una domanda che mi ponevo.
Questa è solo la fredda cronaca. Un tag banalia, appunto.
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settembre 13, 2010
Fottuta infatuazione

Knuckle Duster Clutch - Alexander McQueen (pace all'anima sua)
Io la voglio. Vogliovogliovoglio. VOGLIO.
Non cerco finanziatori, mi arrangio: al massimo cerco persone che, quando mi vedranno con questa in mano, inizino a fare una ola e a venerarmi come una dea perché la posseggo e la indosso con un stile tutto mio. Insomma, voglio un tirapugni chic, di classe e, come dir... Capace di contenere il mio Samsung Galaxy S. Grazie a Silvietta e al suo iPhono per la foto fashion :)
Esiste anche questa foto in cui io la indosso con nonchalance in abiti civili. Perché lo scopo di un oggetto del genere non è "essere tirato fuori per le grandi occasioni", ma essere usatonormalmente, come una pochette qualsiasi. Con dentro qualche soldino, i documenti, la carta di credito, lo smartphone, il necessaire per ritoccare il trucco.
Poiché non esiste 30 senza 31, e dopo il 3 il 4 viene da sé, acquisterò anche quel paio di stivaletti belli (sempre McQueen, che la tredicesima va sperperata prima di incassarla).
Perché io valgo. Ah se valgo.
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settembre 12, 2010
Sgagna
E poi ti trovi in un posto bellissimo a passeggiare col naso all'insù, e in ogni momento ti vorresti girare e dire "Guarda lì, guarda là, oddio sto male da quanto è tutto mozzafiato, guarda l'Agora che sembra la locandina di Jaws, e quei pinguini sembrano le ochette, pucci il peluche della beluga".Solo che ti giri e non c'è un cazzo di nessuno con cui condividere qualcosa, nessuno a cui dare di gomito, nessuno a cui tirare la giacchetta. Nessuno che ti acceleri o ti rallenti. Che ti dica qualcosa di bello. Nessuno a cui stringere il braccio in un momento di commozione vissuto in solitudine, dietro i Ray-Ban, schiena un po' ustionata.
Ti senti compresa da te stessa, ma non troppo. Un microcosmo di inutile perfezionemanontroppo. Tipo che ti domandi se sia poi così sensato cercare di essere una persona migliore.
E' stata un'estate bella sul fronte vacanziero, piena di viaggi interessanti, in buona compagnia e poco programmati. Grazie a Nicoletta (Sicilia I), Anna (Sicilia II) e Roberta (Cesena e Valencia) con cui ho condiviso dei bei momenti e amicizia sincera.
-- Nota postuma 14 settembre 2010--
Ricevo una telefonata che suona così: Elena devi smettere di lamentarti perché quello che ti succede è frutto delle tue scelte. O le rivedi o taci.
Come dir. Grazie, hai ragione :* Da oggi smetterò ufficialmente di lamentarmi, anche quando, nonostante le mie scelte prese con coscienza e convinzione, avrei anche voglia di un po' di coccole. Mi accontenterò dei fischi per strada.
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settembre 04, 2010
Stamattina, dica trentacinque
Esco dalla porta di casa e trovo l'ascensore occupato, quindi decido di scendere a piedi.
Al terzo piano mi imbatto nella porta spalancata di uno dei tre appartamenti... non l'ho mai visto, quindi sbircio al volo, sembra carino, è tutto bianco. Proseguo nella discesa.
Arrivo al primo piano e trovo una vecchina sui settant'anni che suona al campanello di una porta chiusa.
E' in loop. Dice "Aiuto, non funziona, aiuto, non funziona, aiuto, non funziona".
E bussa, e suona. Bussa. Suona alla porta.
L'ascensore è aperto.
Capisco che qualcosa non funziona, non è l'ascensore, non è la porta.
"Signora... ha sbagliato piano, lei deve salire"
"Aiuto, non funziona".
"Signora... se saliamo funziona, la porto a casa".
Le sorrido, le porgo la mano da lontano, le indico di salire sull'ascensore.
"Aiuto, aiuto" mi dice con voce da automa e l'occhio vacuo. Chissà di che aiuto pensa di aver bisogno.
Mi sento stringere il cuore.
"Signora non deve avere paura, adesso la porto nella sua bella casa bianca".
Mi fa segno di sì con la testa. Compìta.
Saliamo.
"Signora, è questa la sua casa bianca, entri dentro".
Le sorrido, e per un attimo forse voglio vedere della riconoscenza nei suoi occhi.
"Chiuda la porta, ora è al sicuro e non deve avere paura".
Me ne esco, tutta carina, ben vestita, ho appuntamento con un'amica, sono molto scossa.
In cortile incrocio una signora filippina che vedo spesso: chiaramente è la sua badante, ha i sacchi della spesa.
Le chiedo "Buongiorno, lei è con la signora del terzo piano?".
"Sì".
"L'ho trovata al primo, era molto confusa, ora l'ho riportata in casa".
"Grazie, è un po'..." e punta l'indice alla tempia, per farmi capire che ormai è fuori di senno.
"Capisco, mi dispiace... se la trova agitata è per questo, comunque adesso è al sicuro".
"Ora vado su. Grazie ancora, buongiorno".
Io quell'occhio nel vuoto non riesco a togliermelo dalla testa.
Divorami il cuore.
Lasciatelo divorare.
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Al terzo piano mi imbatto nella porta spalancata di uno dei tre appartamenti... non l'ho mai visto, quindi sbircio al volo, sembra carino, è tutto bianco. Proseguo nella discesa.
Arrivo al primo piano e trovo una vecchina sui settant'anni che suona al campanello di una porta chiusa.
E' in loop. Dice "Aiuto, non funziona, aiuto, non funziona, aiuto, non funziona".
E bussa, e suona. Bussa. Suona alla porta.
L'ascensore è aperto.
Capisco che qualcosa non funziona, non è l'ascensore, non è la porta.
"Signora... ha sbagliato piano, lei deve salire"
"Aiuto, non funziona".
"Signora... se saliamo funziona, la porto a casa".
Le sorrido, le porgo la mano da lontano, le indico di salire sull'ascensore.
"Aiuto, aiuto" mi dice con voce da automa e l'occhio vacuo. Chissà di che aiuto pensa di aver bisogno.
Mi sento stringere il cuore.
"Signora non deve avere paura, adesso la porto nella sua bella casa bianca".
Mi fa segno di sì con la testa. Compìta.
Saliamo.
"Signora, è questa la sua casa bianca, entri dentro".
Le sorrido, e per un attimo forse voglio vedere della riconoscenza nei suoi occhi.
"Chiuda la porta, ora è al sicuro e non deve avere paura".
Me ne esco, tutta carina, ben vestita, ho appuntamento con un'amica, sono molto scossa.
In cortile incrocio una signora filippina che vedo spesso: chiaramente è la sua badante, ha i sacchi della spesa.
Le chiedo "Buongiorno, lei è con la signora del terzo piano?".
"Sì".
"L'ho trovata al primo, era molto confusa, ora l'ho riportata in casa".
"Grazie, è un po'..." e punta l'indice alla tempia, per farmi capire che ormai è fuori di senno.
"Capisco, mi dispiace... se la trova agitata è per questo, comunque adesso è al sicuro".
"Ora vado su. Grazie ancora, buongiorno".
Io quell'occhio nel vuoto non riesco a togliermelo dalla testa.
Divorami il cuore.
Lasciatelo divorare.
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settembre 03, 2010
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