settembre 04, 2010

Stamattina, dica trentacinque

Esco dalla porta di casa e trovo l'ascensore occupato, quindi decido di scendere a piedi.
Al terzo piano mi imbatto nella porta spalancata di uno dei tre appartamenti... non l'ho mai visto, quindi sbircio al volo, sembra carino, è tutto bianco. Proseguo nella discesa.
Arrivo al primo piano e trovo una vecchina sui settant'anni che suona al campanello di una porta chiusa.
E' in loop. Dice "Aiuto, non funziona, aiuto, non funziona, aiuto, non funziona".
E bussa, e suona. Bussa. Suona alla porta.
L'ascensore è aperto.
Capisco che qualcosa non funziona, non è l'ascensore, non è la porta.
"Signora... ha sbagliato piano, lei deve salire"
"Aiuto, non funziona".
"Signora... se saliamo funziona, la porto a casa".
Le sorrido, le porgo la mano da lontano, le indico di salire sull'ascensore.
"Aiuto, aiuto" mi dice con voce da automa e l'occhio vacuo. Chissà di che aiuto pensa di aver bisogno.
Mi sento stringere il cuore.
"Signora non deve avere paura, adesso la porto nella sua bella casa bianca".
Mi fa segno di sì con la testa. Compìta.
Saliamo.
"Signora, è questa la sua casa bianca, entri dentro".
Le sorrido, e per un attimo forse voglio vedere della riconoscenza nei suoi occhi.
"Chiuda la porta, ora è al sicuro e non deve avere paura".

Me ne esco, tutta carina, ben vestita, ho appuntamento con un'amica, sono molto scossa.

In cortile incrocio una signora filippina che vedo spesso: chiaramente è la sua badante, ha i sacchi della spesa.
Le chiedo "Buongiorno, lei è con la signora del terzo piano?".
"".
"L'ho trovata al primo, era molto confusa, ora l'ho riportata in casa".
"Grazie, è un po'..." e punta l'indice alla tempia, per farmi capire che ormai è fuori di senno.
"Capisco, mi dispiace... se la trova agitata è per questo, comunque adesso è al sicuro".
"Ora vado su. Grazie ancora, buongiorno".

Io quell'occhio nel vuoto non riesco a togliermelo dalla testa.

Divorami il cuore.
Lasciatelo divorare.

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1 commento:

Nick Parisi. ha detto...

Anni fa mi capitò di fare l'obiettore di coscienza,finii a fare il servizio presso una casa di riposo.Molti degli ospiti,se così si possono chiamare,soffrivano di alzheimer.
Mi sembrava di aver a che fare con bambini tanto che mi sembravano sperduti dentro loro stessi.Epure erano stati uomini e donne forti ed attivi in passato.
Così soli,così vulnerabili.Capaci di ricordare cosa avevano mangiato dieci anni prima ma incapaci di allacciarsi le scarpe.
Di tanto in tanto me li ricordo i "miei vecchietti",eppure forse hanno dato più loro a mè che non il contrario.
Un caro saluto.

 

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