novembre 29, 2008

Piastrellami tutta

Allora. Il piastrellista notevole è completamente fuori di testa.
E' un vero nerd della piastrella. Un professionista. Come Quedex coi processori. Capisco quel che dice più per osmosi che per mia vera competenza in materia. E' la sapienza che fluisce. Con che disinvoltura e perizia parla di trazione delle colle, ah sì, come se me ne importasse qualcosa.
Comunque oggi ha trasportato il suo carico, e io non potevo mancare.
Ma non per lui, che si sorvola amabilmente, ma per l'altro: BISAZZA.
Ne ho trafugato un foglio, è qui vicino a me, stanotte ci dormo abbracciata.
Manca all'appello il meraviglioso rovere europeo, altrimenti mi portavo a casa un listone 160 x 18. Ma la settimana prossima lo posano.


Lui è Bisazza, il mio turchese, la mia bolla d'acqua


Lui è il pavimento del bagno, è arrivato!


Pavimento della cucina, colore Velvet Grey (non so che ci sia di velvet, a me pare un po' green, comunque non è gray)


Mille piastrelle 10x10 per il rivestimento della cucina, bianco lucido


Mosaico giallo sfumato per lo sfondo del mosaico della cucina


Mosaico arancio sfumato per Pac-man e fantasmini





Left 4 Dead

Left 4 Dead per immagini è meno fico che giocarlo, ma ci proviamo lo stesso...


Fin dai primi momenti ci si sente immersi in un film horror di serie B...


Gli zombie corrono come dei dannati


Il cimitero


Un assalto in piena regola


Qued che riesce a essere evocativo anche in un gioco di zombie


Taty che fa il negro con l'account di Ugo



Io in copertura, in piedi su una pila di valige, anche delle Vuitton °_°


Scrittine sui muri trovate in giro


Si schianta un aereo


Beeeelo!!


Quando sbatti contro i muri a torcia spenta...


Finale al cardiopalma, io morta, poi morti tutti :(


Il campo di grano mi ha terrorizzata


Gli Hunter sono dei veri stronzi: ti saltano addosso e ti stuprano


Io e Qued finiamo vittoriosi il livello dopo che Taty se ne è andata dicendo "Il mio gioco è differente", "Basta sono stufa mi sono rotta il cazzo". Peccato, perché ha una buona mira



novembre 27, 2008

Tagliatelle al ragù

...biancasenzalucicolorategrandeuncentinaiodichilometridallaqualenonsipossauscire...

I Subsonica dal vivo sono come le tagliatelle al ragù la domenica a pranzo con la TV accesa sul GranPremio di F1 ai blocchi di partenza. Hanno un che di consueto e confortante, anche se per qualche motivo potresti farne a meno. Ma intanto ci sei, e ti piace.

novembre 25, 2008

Qualcosa di molto personale

[mi han chiesto cosa sia 'sto pennuto: è un roadrunner]

Quando si conclude una storia d'amore non è mai bello.
Può lasciarsi finire o finire all'improvviso, e non è neanche detto che entrambe le persone siano daccordo persino su questo punto.

Per me è finita all'improvviso, ed è stato un problema abbastanza serio da gestire. Grandissima confusione.
Quando finisce un amore si sta male tanto. Non importa quanto sia durata, è un fatto personale che va smazzato in solitaria.

Il problema mio non è stato il cuore. Da quel punto di vista me ne sono fatta una ragione abbastanza in fretta, perché ci ero già passata. Sapevo di aver dato senza rimpianti. Non ne ho. E ne sono stra-contenta.
Il problema vero è stato il cambiamento forzato e improvviso. No, non parlo della casa, delle cose, degli oggetti abbandonati a marzo e non ancora recuperati, di una vita "mollata lì".

Parlo di una cosa molto personale: un pezzo di me. E' normale, penso ^_^, dare una parte di sé all'altro. Io l'ho fatto, mantenendo sempre il contatto con quelle frattaglie. C'era un cordino (chiamiamola identità, personalità o sicurezza in me stessa) che mi teneva legata a quella parte
di me ceduta in gestione.

Poi è successo che lui è andato verso un burrone, ha fatto un salto e forse si è dimenticato che aveva tra le mani una cosa mia che era pure attaccata a me. Lui è andato di là, ha mollato nell'aria "il pacchetto", e io ho sentito uno strattone.

Sola, con un pezzo di me penzolante giù da una scarpata, mi sono sentita mancare e trascinare giù.
Ho visto dei mesi paurosi, non capivo cosa mi stesse tirando nel vuoto: pensavo fosse lui, da sotto, a giocare alla pignatta col mio carico. Invece era il mio stesso peso.

Ho preso in mano la corda, dato qualche strattone e, man mano, ho visto risalire dei pezzi di me.

Piacere, sono Elena! Ciao Elena, sono io, sei tu... senti, qui nel burrone tira una brutta aria, si rischia di marcire, hai voglia di ripigliarti i tuoi pezzi? Minchia sì!

Mi sono presa i miei pezzi, e ho iniziato a girare alla larga dal burrone. Lentamente, molto lentamente prima, più veloce poi.

Ora 'sti pezzi li sto rimettendo assieme e, meraviglia delle meraviglie, il puzzle combacia alla perfezione. Io sono io, non sono più una di due, ma una di uno, e migliore di prima. Ci siamo quasi, dai. Rimane sempre un po' di acidità, ma quella mi sa che è parte di me :D

L'importante non è recuperare un amore perduto. Quello che conta è ripigliare quella parte che avevi affidato all'altro e che, per le vicende della vita, si è dimenticato di renderti. A volte pensi che quella parte di te coincida con lui, ma la realtà è che non è così, anche quando ci si è amati davvero tanto. L'amore è una cosa, l'identità personale è un'altra. Assieme, combinati, sono una bomba meravigliosa, ma si sa... ancora adesso si trovano in giro ordigni malfunzionanti per ragioni apparentemente inspiegabili.

Questa è quello che mi è successo, questo è il modo in cui vedo la situazione oggi, 25 novembre 2008.
Sto vivendo un periodo particolare, è chiaro, sono emozionatissima per la mia casa e per quello che sto costruendo. I'm focused.
E si celebra una vittoria personale.
Facciamo festa!
Spit gasoline.

novembre 24, 2008

C'è rosa e rosa


Rien de rien su IMDB

Nelle ultime due settimane ho visto due film, La vie en rose, dedicato alla vita squinternata di Edith Piaf, e Speed Racer, biografia (LOL) del pilota Gran Prix Speed Racer.
Il primo aveva tutte le carte in regola per piacermi (lei, les chansons, amours, milord), il secondo l'ho affrontato con la deliberata intenzione di pensare ad altro.
La vie en rose ha vinto due premi Oscar: uno per l'interpretazione di Marion Cotillard, la giovane attrice che ha vestito i panni della passerotta, e l'altro per il trucco.
Notare la circolarità cerchiobottista: premiano lei perché si è fatta truccare (sessioni anche da sei ore eh, più dei nani pelosi del Signore degli Anelli) e, per sottolineare il tutto, hanno premiato i truccatori perché... l'hanno truccata.
Mah.
Fortunatamente il film non ha vinto nulla per il montaggio, sufficientemente dozzinale e insulso da togliere spessore alla narrazione. Non sapevo molto della vita personale della Piaf, e alla fine mi è rimasta la sensazione che lei fosse ben di più di quel che mi è stato raccontato: una che beveva e si drogava parecchio, che aveva come ragione di vita la canzone e l'amore per un bel maschione morto in circostanze tragiche. Nel senso... basterebbe anche questo per fare grande la vita di un'artista e narrarla a dovere. Ma Edith non era "bella e dannata". Era fragile ma determinata, brutta ma affascinante. Sì, la Cotillard salva tutto, perché riesce a trasmettere proprio questo. Ma non ha attorno un bel film.



Rosa psichedelia su IMDB

Speed Racer è opera dei Fratelli Wachowski. E' uscito al cinema questa primavera e non se l'è cagato nessuno. E' tratto da un cartone animato giappo di cui so la sigla ma che penso di non aver mai visto (non che a Verona si vedessero tanti canali regionali), ed è un concentrato di psichedelica "vie en rose", visto che il colore viene declinato in tutte le sfumature possibili.
Speed Racer
è chiaramente uno sfizio estetico di due burloni che hanno fatto un pacco di soldi coi tre Matrix e hanno deciso di spenderne una parte facendola deliberatamente fuori dal vaso. Non hanno però avuto il coraggio di osare al 100%, realizzando un film veramente fuori di cotenna: le scene più spettacolari, montate in modo originale, veloce ma sempre lucido (impara, Dahan, impara, si possono fare salti temporali anche senza incasinare tutto) si alternano a siparietti accomodanti à la Spy Kids, che potevano risparmiarci. Insomma, la RuMiKa's Cut prevede il taglio perentorio di tutte le scene con il fratellino ciccione demente e la scimmia.
Continua a non convincermi neppure Irvine Hirsch, ancora più insipido che in Into the Wild.
Guardatelo, 'sto Speed Racer, meglio su Blu-ray e schermo HD e solo dopo aver fatto qualche partita a F-Zero o WipeOut, soprattutto per capire il senso della ghost car.
Io alla fine mi sono divertita, ma perché amo questo genere di film... indifendibili sotto alcuni punti di vista, ma onesti di natura. Spettacolare! E allo spettacolo non bisogna mai dire di no :)

novembre 23, 2008

Non credete alle suggestioni culinarie :*


[ultimamente c'ho la logorrea, ma qui il bello è che se ve ne frega qualcosa leggete, altrimenti no]
L'acquisto di oggi è quello in immagine, perché le sane e golose abitudini non vadano perse :)
Oh, io sono la Nonna RuMi, s'il vous plait.

Breve lezione per i ragazzi che vogliono vezzeggiare delle pupe. Le pupe devono vezzeggiare i ragazzi in altri modi.

Dosi abbondanti per due:

2 etti di farina
2 uova


*Iniziate a mescolare sti due ingredienti con una forchetta e poi prendete il coraggio necessario per buttarci dentro entrambe le mani. Tenete il pacco della farina vicino per aggiungerne al volo senza fare troppo sporcamento nel circondario.

*Lavorate finché l'impasto è sodo e non è più appiccicoso per le mani.

*Se le uova sono grandi è probabile che dobbiate aggiungere altra farina all'impasto durante la lavorazione.

*Poi prendete la massa, appiattitela un po' sul piano di lavoro infarinato.

*Stendetela col mattarello di legno finché non fanno male i palmi (accadrà presto). Se riuscite, stendetelo fino a un'altezza di 4-5 millimetri, dai... non è faticoso.

*Poi tagliate la pasta a strisce larghe 15 centimetri, e iniziate a tirarla con l'Imperia, gradualmente, dalla posizione più spessa a quella più sottile. Non ci sarà bisogno di arrivare al grado massimo di sottigliezza, di solito ci si ferma prima. Si va ad occhio, nessuno è mai morto per delle tagliatelle troppo spesse, quelle troppo sottili invece impaccano.

*Dopo aver preparato le sfoglie lasciatele riposare dieci minuti infarinate (magari sullo schienale delle sedia, che fa molto nonnina), in modo che perdano un po' dell'umidità.

*Poi passate queste lasagne alla trafila per tagliatelle o tagliolini.

*Disponetele man mano su un vassoio infarinato.

Non lasciate passare troppo tempo da adesso a quando le butterete in acqua salata bollente, altrimenti si appiccicano.

Cuociono in fretta, condite con un buon sughino pomodoro e basilico.


Le pupe vi diranno "Sono proprio fortunata ad avere te", ma la ricetta non garantisce l'amore eterno. Sono solo bei momenti e basta.

Ohi, tu... tu che mi leggi ogni tanto, un po' scazzato e sovrappensiero. Oggi ho visto Ranochi e Talpignon. Ti salutano, stanno bene anche loro.

Incredibili nuove scoperte

C'è speranza per questo piccolo cosmo.
E' ora di fare colazione. Spalmo del burro sulle fette di pane, ma c'è freddo e non riesco a distribuirlo come voglio. Niente di male, mi piace il burro sotto i denti quando è ancora solido. Poi cospargo le due fette con la granella al cioccolato. Penso di essere l'unica italiana che è tornata da Amsterdam glorificando questa deliziosa abitudine locale. Decido di sparare tutto in microonde per una quindicina di secondi.
Poi mi scaldo dell'acqua e ci metto dentro una bustina di matcha green tea. Il suo sapore mi ricorda dei bei momenti, e sorrido.
Sono passati otto mesi. Otto anni per otto mesi fa sessantaquattro, i chili che stavo per raggiungere.
Otto mesi fa non ci volevo credere.
Sette mesi fa facevo gli scatoloni.
Sei mesi fa volevo morire.
Cinque mesi fa volevo morire.
Quattro mesi fa ho fatto il rogito.
Tre mesi fa mi sono state dette delle cose a cui mi faceva comodo credere.
Due mesi fa ho capito la vera natura del mio problema.
Un mese fa ho compiuto gli anni e mi sono fatta forza, e da lì è iniziata la discesona, con qualche intoppo.
Oggi è una giornata serena e peso cinquantadue chili stabili. Mi piaccio, in molti mi dicono che sono rifiorita. E questo indubbiamente aiuta.

Taty è appena entrata in camera mia, si è alzata apposta per accompagnarmi all'Ikea a scegliere dei piatti, dei bicchieri. Mi fido del suo gusto, ha sempre delle belle idee.

Sono viva, my sign is vital.
Mi alzo dal letto e mi sento leggera, penso ci sia qualcosa da fare della giornata.
Forza, ci siamo.
E' ora di darsi un tono.
E se le cattive abitudini sono dure a morire, mille altre migliori, più costruttive e dignitose prenderanno il sopravvento ricordandomi che comunque è stato tutto meraviglioso.
Facciamo festa.

novembre 21, 2008

Allucinazioni autoindotte

Allora, dovevo andare all'Ikea da sola, per forza.
Perché volevo gestirmela io in solitaria, veloce, senza riflettere. L'idea di coinvolgere qualcuno nell'impresa mi è balenata, ma è stato meglio così. Colpo secco, a freddo, un'oretta e mezza, giusto il tempo delle fredde pratiche burocratiche ai chioschetti dei dipendenti annoiati ma gentili per policy.
Ho preso solo
letto (struttura, doghe, materasso) - armadio (senza cassetti perché non c'erano) - divano (fodera nera, fodera rosa) - e poi non mi ricordo che altro ho preso...
[qui passa del tempo vero in cui cerco di ricordarmelo senza aprire il foglio, perché non si può cedere così brutalmente, non si può cercare sempre l'appoggino...]
ah sì.
Le 4 Billy per il corridoio - due con le ante, due senza,qualche ripiano di vetro.
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Rimandate a pick up in loco, un paio di librerie per il salotto, dei ripiani per il dietro divano, il tavolo per la TV, il tavolo per la camera. Perché ci voglio riflettere un attimo, voglio vedere gli spazi.
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Si consumerà presto il dramma della lavatrice.
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E di tutte quei nodi che prima o poi verranno al pettine.
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Perché allucinazioni autoindotte. Perché non ci credo a cosa sto facendo, spero di aver combinato in modo giusto le scelte. Le faccio perché mi scivola agevole farle, ma non sono molto sull'attenti. Ci sono, devo, è ora.
Vedo apparire e scomparire nella testa un rendering di mobili troppo grandi, troppo piccoli, ematomi sulle gambe per spigoli di troppo, presenze, assenze, vuoti per pieni per vuoti, gatti che si arrampicano sulle zanzariere, docce calde, porte sbattute, panni stesi, pappe calde, vino, birra, coccole, sesso, libri letti sul divano, musica a palla, videogiochi in sala, in camera, natale non esiste, problemi, esaltazioni, difetti, perfezioni, soddisfazione, solitudine, voglia di andar via e di tornare, e tutto il resto che ho nella mente adesso e che trattengo volutamente perché alla fine non è una novità. E' solo un modo diverso di declinare me stessa.

... ma io non sono come te, senza finestra...


Arrivate!


Installate!

novembre 19, 2008

Non c'è


Non c'è musica, cibo, bevanda, uomo, donna, attività, film o telefilm capace di tenermi calma o semplicemente intrattenermi in queste ultime ore. Neppure sparare agli zombie.

Domani ricominciano i lavori di sistemazione della casa. E' il rush finale. E' il momento in cui le decisioni prendono una forma. Si impacchetta tutto, si mettono le finestre. E poi i pavimenti, le piastrelle, il Bisazza, il mosaico della cucina, il parquet, i cavi elettrici, il condizionatore, i sanitari, poi i mobili della cucina e poi, poi... tutto il resto.

Come mi addormento in queste condizioni?

Troppa emozione, troppa confusione.

Casa.
Va tutto bene.
E' tutto sotto controllo.
Solo che non riesco a stare ferma.

frrr frrrrrrrrr frrrrrrrrrrrrrrr frrrrrrrrrrrrrrrrrr


Crossover su Facebook

E' da marzo che uso Facebook ed è come acquistare Novella 2000: dopo un po' che lo leggi pensi "che cagata", ma intanto l'hai preso e su qualche pagina ti ci sei pure divertita.
Non è un caso che ultimamente su Novella 2000 molti articoli facciano riferimento a Facebook, e questo lo si deve a Gianluca Nicoletti, che contamina le pagine della rivista con le informazioni raccolte sul social network. Per esempio a metà ottobre, in copertina, veniva strillato all'incirca "un tot di persone vorrebbero uscire con Ilaria D'Amico anche da vecchia". Subito non avevo colto l'origine dello strillo, salvo poi accorgermi che non veniva altro che riportata l'esistenza dello sparuto gruppo di Facebook "Per quelli che vogliono farsi Ilaria D'Amico anche quando sarà vecchia, glissando sull'invece più frequentato "Piselliamoci Ilaria D'Amico".

Ma non è di questo che volevo parlare. In sti giorni ho in mente Verona, perché sono stata in un locale che mi ha teleportata nella terra natìa (facce, ruoli, atmosfera), perché mi chiedono "Quando torni a Verona?" [Quando ho sistemato un paio di cose], e perché su Facebook mi capita spesso di vedere foto di amici e conoscenti veronesi rimasti là o ancora in contatto con la realtà locale. Vedo apparire fantasmi nelle liste amici altrui, intravedo ex, lurko in foto gli invitati ai matrimoni, constato che il giro è sempre quello, le chiese, le ville, i catering, scopro che quella è ancora amica di quello, mi ricordo all'improvviso di gente che non ricordavo più esistesse, prendo atto che la tal facciadicazzo non è cambiata nel tempo, e che la gente che mi era simpatica sembra ancora in gamba...
Mi pare di essere in Albion, seduta sul divano in pelle di un circolo, con la pipa in bocca e in mano la pagina della cronaca mondana locale.





novembre 18, 2008

Impazienza, te magno in un boccone

Son sveglia dalle tre perché ho fatto un sogno strano. Il problema è che alle cinque, a forza di cercare di riaddormentarmi, mi sono ricordata che ieri sera, invece di cazzeggiare in chat, avrei dovuto lavorare.
E anche adesso, che ho il Docs aperto, che so che devo far ste due cose e spedirmi gli screenshot, mi disperdo nella mia impazienza di ricominciare al più presto una vita. Le gambe si muovono battendo tra loro, il freddo c'è e non ha senso mettersi la felpa.
Giovedì arrivano le finestre.
La porta la settimana dopo, forse.
Manca un mese, un mese al nuovo ignoto, ancora sorprese, ma la vera novità è che saranno da me stessa. Chissà come sarò nella mia casa.
Sono curiosa di questo.

E l'altra novità è che ieri, parlando con la piccola Sere, mi/le domandavo se magari avrei dovuto fare quattro chiacchiere col coso, sul fatto che di questi tempi mi butta bene, che si dimentichi della mia faccia triste, che no, basta, non mi struggo più di tanto, che è rimasta solo una cattiva abitudine. Ma la verità è che è finita, e che non sta bene che senta la mia voce felice, per adesso.

Così ho chiamato il Freddie, e l'ho detto a lui che sono tutto sommato tranquilla, nonostante la faticaccia boia che ci sta dietro, gli sfasamenti mentali e l'apocalisse alle porte. E anche lui era felice di sentirmi, di sapere che mi son divertita e che con la casa ci siamo quasi.
Non sono state quindi parole al vento, come tante altre in questi mesi: penso di averlo fatto contento, raccontandogli che la sua compagna di merende in trasferta permanente a Milano sta risalendo la china.
No, non ci torno in provincia, al momento. Ho delle cose da sistemare qui, ma è per il meglio.

E la pazienza, uau, a volte è proprio una figata, quando trascorri un lunedì delizioso come ieri, mangi il giappo settimanale il lunedì (quindi sai che probabilmente lo mangerai un'altra volta), declini furtivamente ogni responsabilità e chiacchieri assolata, se non con le porte, almeno con quelle tre/quattro persone che, anche solo per dir le solite cose, a volte fanno la vera differenza.
Quindi, perché no. Pazienza sia. Approfittiamone finché gli astri sono daccordo con me.

Chiaramente non ho ancora concluso nulla del lavoro che dovevo fare. Ma a tutti gli effetti... chissene...

Ah, Mattia (ciao Mattia). Non sono cuoricini: sono pezzi di duodeno spiaccicati sul muro... magari le frattaglie si sono disposte in qualche forma ambigua, ma non sono cuoricini.

Ho un bisogno irrefrenabile di ascoltare gli Editors, tra due minuti mi passa.









novembre 17, 2008

Adam Green

Adam Green è un ranocchietto buffo, un bel polletto.
Certo, se bisogna dar credito all'estetica pura indie, forse il bassista Steven è il più appetibile della band. Ma noi non siamo la scienza, a riguardo, quindi lasciamo da parte queste osservazioni da bancone del bar.

Adam Green, da zero a cento in un mese.
Sapevo che c'era, che mi piaceva... però, si sa, tra il dire e l'ascoltare per poi andare a due concerti di fila, c'è di mezzo il mare. Ma la compagnia era buona e la voglia di staccare un attimo era molto forte.
Accantono quindi il progetto di andare a sentire i Fleet Foxes il sabato e mi imbarco in un weekend di svacco a dieta liquida (domenica sera toccati i 51 chili).
Senza far la cronaca della due giorni appena trascorsa, che fa molto diario delle medie, mi limito a dire che i due concerti di Adam Green sono stati un'esperienza davvero interessante.

Lui, prima di tutto, è la follia personificata. Si presenta in jeans e giacca di pelle rossa, più un paio di stilosissime scarpe che gli avrei strappato dai piedi. Si agita, balla come una bambina che accena dei passi di flamenco, è presente, è padrone di sé, fa il suo lavoro da gran professionista, ma l'amico in realtà è completamente fuori. Ma non è un buffone, anzi, anche lui gestisce alla grande. Inoltre è un cantante con la voce di dio, che mi sbudella. Che boh, gli direi "Senti, carino, prendi la chitarra, prova a cantarmela tu *Hurt*, vediamo se mi fai venire i brividi come il vecchio, vediamo se è un problema anagrafico, di vita, di voce o di cazzitanti".
Canta accompagnato dalla band, canta solo con la chitarra, fa stage diving, fa l'uomo ragno, beve, spara cazzate, violenta e spacca maiali, bacia il pubblico. Il ruffiano sprizza carisma.



Avvicinabile quanto il resto della band dopo lo spettacolo, mi ha presa in braccio di sopresa come se fossi un fuscello. OK, nella foto sembra che gli sia saltata addosso io, ma sinceramente volevo solo farci una fotina, anche perché avevo da bere in mano. Tanto che gli ho baciato la testa a 'sto schmuck, perché mi sono divertita un sacco. Tutto OK. Target achieved.


novembre 16, 2008

Il titolo è una frase a caso di Bovati

Camogli, faf, musica dell'intervallo RAI.

Weekend con due professionisti e mezzo.
Tutti nella propria parte, direi, sottoscritta inclusa.











novembre 14, 2008

Divinazioni stradali

Poiché ieri ci ho impiegato due ore e venti ad arrivare al lavoro, anche se i miei nervi d'acciaio reggono alla grande, stamattina ho cercato un giro alternativo per strade sconosciute.
Dopo aver percorso in tripla combo Cassanese, Rivoltana e Paullese, sono arrivata all'incrocio di quest'ultima con la Tangenziale est. Conosco lo snodo, conosco la direzione da prendere.
Tuttavia ero distratta, e ho imboccato la Est nel verso sbagliato. Sono Uscita a CAMM per "fare il giro" (per fortuna che ero già stata in zona per un paio di concerti), e mi sono trovata al Novotel, non l'avevo mai notato, eppure ci passo davanti ogni sera da parecchi mesi.
A questo punto non c'è dubbio sul da farsi per stasera.
MAGNIFICO!

novembre 12, 2008

LOL survivor

THE SURVIVORS HAVE ESCAPED!!

NO MERCY

:)

novembre 11, 2008

Penelope

Il porcellum su IMDB

Alura, un film come Penelopi (perché si pronuncia così, nel film) o piace o è probabile che dia fastidio. Si tratta di una fiabetta leggera e ironica con un'estetica un po' troppo modaiola, con la canzone giusta al momento giusto (Hoppipolla, dei Sigur Ros) e i protagonisti perfetti, tagliati a fettine.
A me è piaciuto perché sono in vena romantica, ma non troppo. In vena indipendenza, ma non troppo. Sono paziente, ma non troppo. Con poco tempo, ma per cosa?
Poi c'è Reese Witherspoon, ed è agghiacciante scoprire che è addirittura più bassa di Christina Ricci.
E c'è quel ragazzo, James McAvoy, che dalla scena della biblioteca in Atonement, non riesce a lasciarmi proprio indifferente come forse (nooooh?) dovrebbe.

Don't cry cry baby now
You're my my Ladyluck
Bye bye

My my.

novembre 10, 2008

Bloggheria banalia di oggi

*Ho chiamato il piccolo Totoro "Gattao" °_° Ma che mi succede? :(
*Ho comprato tre sedie per la cucina ^_^ Due arancio e una in rovere.
*Ho comprato un bel set di posate che mi accompagnerà per tutta la vita. Delle posate danno più certezze dell'amore di un uomo, su questo non ci sono dubbi.
*Ho sognato che stupravo Jason Mewes... il che non è edificante a dirsi pubblicamente, però è stato divertente finché è durato. Tenderei a far notare quanto possa essere assurdo pensare a un Jason Mewes che oppone resistenza, visto il personaggio, ma i sogni son sogni, e quindi lasciamoli fare. Se avete voglia di spiegare il nesso, non fatelo, per favore, è evidente.
*Ho iniziato a lavorare all'uncinetto ^__^
*Ho bisogno di una lastra di marmo dove scolpire quel che dice Cristina. Bisogna capire se io sono "la vecchia megera" o quella "intelligente e sensibile". Propenderei per la prima ipotesi. [addenda molto poco tempestiva: sono tutto, sono una e trina ma perché non ci avevo pensato prima...]

... e un'altra settimana è passata. Lo scopo di questo lunedì è ricevere una telefonata. Il resto è quotidiana routine.

novembre 07, 2008

Un tetto sotto cui stare


e sopra cui andare facendo capolino, hihiihih ^_^

novembre 06, 2008

Noren!

I noren sono quelle tende giapponesi che segnano la soglia dei ristoranti delle cucine, dei locali. Quando si entra bisogna scostarli col dorso della mano, inclinare la testa, e rispondere al saluto "osscimaseeeeeeeeen" (che poi invece è "irasshaimase"). Anche a casa mia ci sarà un noren... e lo cucirò io :) Domenica ho ordinato la stoffa, poi dovrò trovare una bella canna di bambù (o di acciaio, mo vediamo l'effetto, mi sa che l'acciaio è più a tono con l'ambientino che si sta sviluppando). Non sarà una tenda da scostare con le mani perché è un po' scomoda, ma sarà proprio una tenda che segnerà l'alta soglia (arriva sui 260 cm) scende giù per 85 cm, quindi almeno io non ci sbatto né ci spalmo dentro il cibo se per caso devo trasportarlo in salotto. La stoffa che ho individuato è questa qui :) e farò delle bordature color verde the verde. C'era anche l'arancione brillante come quello della cucina, ma non mi pareva che si intonasse ai vestiti delle maiko... mah vedremo... comunque l'esaltazione cresce, dumdedumdedum, anche se ci sarà tanto casino. E nel casino io ci sguazzo °_°



novembre 04, 2008

Shenzen & Cronache birmane

Che omino strano Guy Delisle.
Va a Shenzen per lavoro (animazione), ci scrive una graphic novel e trasmette quello che ho sempre temuto di provare in Cina.
Lo fa con una leggerezza quasi fastidiosa. Introduce un argomento, e sul più bello, quando ti aspetti che la storia si avvii, che nasca lo spunto per una discussione politica, una critica sociale, un'analisi un po' più approfondita delle sue sensazioni, molla tutto. E questo accade ogni tre pagine, il tempo di aprire e chiudere la narrazione di un fatto o di un avvenimento. E alla fine è questo il bello, perché sembra davvero il diario giorno per giorno di un lungo viaggio di lavoro, con tutte le difficoltà a circolare e comunicare in un mondo tanto diverso. Le conclusioni si tirano a casa, forse, e solo se si ha voglia. Altrimenti restano immagini, fotografie, aneddoti da raccontare, dubbi irrisolti.

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L'abbiamo capito come sono le graphic novel di Guy Delisle. Sono dei blog aggiornati quotidianamente e disegnati a mano. Così Guy se ne va più di un anno a Rangoon al seguito della moglie, una responsabile di Medici Senza Frontiere, e, come per il breve soggiorno in Cina, affronta la quotidianità un po' da turista, un po' da ospite privilegiato di una ONG.
Non ha nessun punto di vista da imporre o forzare, e si limita a raccontare con semplicità che c'è un premio Nobel per la pace blindato in casa da anni, che in alcune zone remote della foresta birmana ci sono villaggi con intere famiglie eroinomani, che c'è molto caldo, che c'è un governo militare, che la gente mastica una foglia che rende neri i denti, che la censura taglia le pagine dei giornali. E lo racconta come lo potremmo raccontare noi a un amico, dopo una vacanza.
No rivendicazioni, no messaggi scontati, no critica contro il sistema brutto e cattivo.
E a questo punto mi si permetta anche il confronto vinto a mani basse con l'incredibile e pesantissimo ego di Tiziano Terzani, uomo di altra generazione, di altro calibro, che merita massimo rispetto ma che con il suo fiume di parole incentrate attorno al suo "ioioio" non riesce a toccare le mie corde come la semplicità e la dolcezza del tratto e della narrazione stringata di questo simpatico canadese.
Guy Delisle adesso è a Gerusalemme, e del suo viaggio sta scrivendo un blog. Ha scritto e disegnato altre cose che probaiblmente leggerò, perché mi piace.
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Shenzen e Cronache Birmane sono pubblicati in Italia da Fusi Orari.

novembre 03, 2008

4casa

Che ci crediate o no, ho quattro case.
Ho le chiavi di quattro case.
Quella dove risiedo.
Quella dove sono temporaneamente domiciliata.
Quella che sto ristrutturando e dove andrò ad abitare.
Quella dove ho sempre vissuto e dove, qualsiasi cosa accada, c'è sempre un letto caldo e una mamma buona che mi aspetta.

Capirete il gran casino quando si tratta di tirar fuori le chiavi dalla borsetta, infilare la chiave nella toppa, trovare quella del portoncino, oppure semplicemente decidere "che strada faccio per tornare a casa". Ma anche il cassetto delle posate... il primo da sopra, il secondo da sopra... i bicchieri dove sono?

Grande nemesi, per una persona che più stanziale della sottoscritta non esiste, che ama la casa, ama sentirsi a casa, che ha fatto tanta fatica per ambientarsi dovunque è andata, ma alla fine ce l'ha sempre fatta.

Casa, ho impellente bisogno di casa.
Di sentire mio qualcosa, ora che anche se ho molto mi pare di non avere proprio un cazzo di nulla.

[ora vado a letto sul serio... ho aspettato che la carrozza si trasformasse in zucca per poter fare un risottino]

Ari-uff

In tutta questa melma in cui sono infangata, in questa lamentosità continua che stufa anche me, ma a cui ogni tanto mi trovo a cedere, per fortuna ci sono persone carine che mi dimostrano tanto affetto. Una sola foto per ringraziarvi, con uno dei regalini ricevuti per il compleanno, voglio bene a tutti, vi stringo.
Sono solo io che voglio di più.
E mi sa davvero che mi tocca portare pazienza.
Scusate.
Ora mi ritiro... che le brave ragazze che se la pigliano nel culo vanno sempre a letto presto.

Blue eyes...

...baby he's got... blue eyes...


Che dir, mi manca il mio Gattao, soprattutto adesso che fa freddo, soprattutto adesso che rimetto la felpa che di solito era invasa dai suoi peli, soprattutto adesso che so che non potremo più vivere assieme e prima o poi avrò un altro gatto, un altro a cui affezionarmi, che mi verrà addosso quando avrò l'influenza, che stuprerà piccioni, e che in qualche modo riempirà questo vuoto spinto forzato che giocoforza devo accettare. Gattao, ti mando un bacino sulla testa, sul nasino, e so che lo fanno anche le mie amiche Francesca e Antonella, tue grandi ammiratrici.
Sei il gatto più bello del mondo, il primo che abbia davvero amato, nonostante tutto il piscio piscioso. Stanotte dormo virtualmente con te, le mie carezzine tutte per te, spero di sognarti come ogni tanto mi capita. E se non lo sarà, comunque sei nel mio cuore, maledetta puttana di gatto. :***

novembre 02, 2008

Buona domenica mattina


Stamattina tutte le signorine che leggono il blog si meritano un bon-bon nella deliziosa figura di Amaurì, bomber della Juve qui molto apprezzato non solo per le doti calcistiche ma anche per il sorriso contundente.
Oh, a me son sempre piaciuti i moretti e lui è il paradigma.
Quindi ancora buona domenica!

novembre 01, 2008

Frosting

Mi fa sempre molta tristezza preparare il frosting per i cupcake. Ricordo che all'inizio di marzo lo stavo facendo, avevo messo troppa acqua, si è aperta la porta di casa, è entrata una persona molto invadente e la mia vita è scivolata via.
Bah. Sono cose che segnano e fanno male, anche solo al pensiero.
Ma noi siamo forti, vero?
 

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