Son sveglia dalle tre perché ho fatto un sogno strano. Il problema è che alle cinque, a forza di cercare di riaddormentarmi, mi sono ricordata che ieri sera, invece di cazzeggiare in chat, avrei dovuto lavorare.
E anche adesso, che ho il Docs aperto, che so che devo far ste due cose e spedirmi gli screenshot, mi disperdo nella mia impazienza di ricominciare al più presto una vita. Le gambe si muovono battendo tra loro, il freddo c'è e non ha senso mettersi la felpa.Giovedì arrivano le finestre.
La porta la settimana dopo, forse.
Manca un mese, un mese al nuovo ignoto, ancora sorprese, ma la vera novità è che saranno da me stessa. Chissà come sarò nella mia casa.Sono curiosa di questo.
E l'altra novità è che ieri, parlando con la piccola Sere, mi/le domandavo se magari avrei dovuto fare quattro chiacchiere col coso, sul fatto che di questi tempi mi butta bene, che si dimentichi della mia faccia triste, che no, basta, non mi struggo più di tanto, che è rimasta solo una cattiva abitudine. Ma la verità è che è finita, e che non sta bene che senta la mia voce felice, per adesso.
Così ho chiamato il Freddie, e l'ho detto a lui che sono tutto sommato tranquilla, nonostante la faticaccia boia che ci sta dietro, gli sfasamenti mentali e l'apocalisse alle porte. E anche lui era felice di sentirmi, di sapere che mi son divertita e che con la casa ci siamo quasi.
Non sono state quindi parole al vento, come tante altre in questi mesi: penso di averlo fatto contento, raccontandogli che la sua compagna di merende in trasferta permanente a Milano sta risalendo la china.No, non ci torno in provincia, al momento. Ho delle cose da sistemare qui, ma è per il meglio.
Quindi, perché no. Pazienza sia. Approfittiamone finché gli astri sono daccordo con me.
Chiaramente non ho ancora concluso nulla del lavoro che dovevo fare. Ma a tutti gli effetti... chissene...
Ah, Mattia (ciao Mattia). Non sono cuoricini: sono pezzi di duodeno spiaccicati sul muro... magari le frattaglie si sono disposte in qualche forma ambigua, ma non sono cuoricini.
Ho un bisogno irrefrenabile di ascoltare gli Editors, tra due minuti mi passa.
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