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luglio 16, 2009

Unplugged 15 luglio + riflessi condizionati


Bene, oggi 16 luglio è per me l'ultimo giorno qui negli USA, alle 10:00 PM parto verso l'Italia, mi farò un bel sonnellino per tutto il volo. Lascio quindi questo come ultimo post taggato USA, prima dell'ultima giornata a NY in cui la voglia di cultura prevarrà su quella di mutanda, l'intelletto sull'istinto, l'arte sul fashion. Chiaramente avrei voglia di andare a Miami: che se caldo deve essere, che sia in un posto fico.

[prosegue nella prossima slide]
[mi son divertita a fare questi unplugged!]

riflesso condizionato 1

riflesso condizionato 2


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Get back, back in USSR: ultima giornata con botto

Son daccordo di incontrarmi con Simona così mi fa vedere gli uffici della DC Comics, magari mi fa salutare "Dio", e poi andiamo a mangiare.
Qualche giorno fa ci sentiamo via e-mail e mi dice che giusto di fronte ai suoi uffici suonerà Sir Paul McCartney. E sputaci sopra, cristo santo. In particolare suonerà sul marquée dell'Ed Sullivan Theater, dove registrano il Late Show with David Letterman.
SUL marquée, SOPRA non sotto.
Arrivo con onesto anticipo dopo un'oretta e mezza di relax a Central Park (dove scrivo unplugged di prossima pubblicazione). Mi piazzo davanti al marquée, centrale alla giusta distanza, e decido di non salire nell'ufficio personale di "Dio" perché qui è "troppopiùmeglio". La scelta mi costerà il saluto a "Dio".
Si avvertono i movimenti giusti da parte dei tecnici: suoni, luci, telecamere in giro... Paul inizierà in orario.
Poi sento un brusio, dei gridolini femminili. Motivati. Zio Bruce è tra noi, sale su un elevatore e saluta il pubblico, concedendo sorrisi. Gridolini anche da parte mia, eccheccazzo.
McCartney e la sua band-che-non-so-come-si-chiami arrivano sul palco. Lui è inconfondibile, col suo occhietto tondo, il capello tinto color castoro andropausa e la chitarra a rovescio. E' un po' un rospone inglese: se gli mettessi la parrucca grigia e un golfino di mohair color rosa antico sembrerebbe Miss Marple. Ma è lui, è Sir Paul, mica Gigi D'Alessio, porca zozza. E io sono a New York, mannaggia. E zio Bruce sta a venti metri da me! E sopra di me ci sono "Dio", Batman e Superman. Minchia.

Suonano
Get Back
Sing the Changes
Coming Up
Band on the Run
Let Me Roll It/Foxy Lady
Helter Skelter
Back in the USSR


Due giga di foto e filmati. Per ora una simpatica anteprima di ciascuna cosa.

Ciao ziooo!

Ciao nipotinaaaa!

Get baaaack! Get baaack!

Due vecchi sul marquée dell'Ed Sullivan.

Bretelle, camicia. Sir.

Ascensore verso "Dio"

Fuori dall'ascensore verso "Dio"



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luglio 15, 2009

Doppio unplugged

[lieto fine nell'unplugged che segue]




Virgin Megastore in Union Square chiuso, sbarrato, nix... come alcuni Best Buy

Quesito sorbetto

Se la domanda fondamentale della prima parte dell'anno è stata "are we human or are we dancer?" (la risposta è stata facilmente trovata), non ho ancora formulato con certezza l'interrogativo di tendenza per la seconda metà già iniziata. Quindi per il momento propongo il quesito-sorbetto, quello di mezzo, direttamente da Broadway 1155, vista Empire.

ALANO O ALSAZIANO?*


*Ce l'ho ce l'ho ce l'hoooooooo!!!!!!!!!!!! L'è il cagnetto della linea Pink di Victoria's Secret, il mio negozio mutandaro casual preferito, e vabbé :)

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luglio 14, 2009

Patti chiari

Ieri mattina, sul bus fermo al semaforo in una qualche piazza fighetta a NYC, G. mi fa notare che accanto c'è una cabrio nera con due figoni. Fin troppo esagerati, c'è da dire. Io le faccio segno di calare una corda dal finestrino e catapultarci sui sedili posteriori prima che diventi verde. Poi i due figoni attaccano a baciarsi teneramente e li invidio un po', per le tenerezze. Ritiro su con mestizia la gomena pensando che è troppo faticoso, troppo sbattimento, troppo tutto anche solo fantasticare. Uff...

Uomini, sappiate che d'ora in poi, a solo scopo di sopravvivenza, presupporrò la vostra omosessualità. Così vivo meglio.


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Manhattan: a cosa si resiste, a cosa si cede

Non si resiste a:

Acquistare in una libreria giapponese sulla Sesta (dopo aver fatto danza tripudium davanti all'ingresso): Dolly Dolly 17, una rivista di street-wear giapponese (Fruits), e una rivista giapponese di arte e cultura (Kateigaho in international edition) che sembra molto raffinata ed elegante.


Immortalare al Toys'R'us questa bambola, perché ha troppi significati per me

Scendere al volo dal bus e fare ciaociao con la manina perché, ohibò, il Solomon Guggenheim è aperto a differenza degli altri musei di NY

Fotografare Bridget spalmata intera su un palazzo. Adorabile.

Si sta cercando di resistere a:

*Acquistare vasellame di varia foggia per la casa (probabilità di riuscita 90%)
*Acquistare da Abercrombie & Fitch uno stock di camicine della serie "my lumberjack boyfriend" che vanno molto di moda qui negli USA (probabilità di riuscita 30%)
*Acquistare improbabili vestitini da sobria e femminile donna in carriera da Ann Taylor (probabilità di riuscita 45%)
*Acquistare la bambola di cui sopra (traguardo raggiunto)
*Cercare marito tra la Quinta e la Madison e sistemare per sempre il problema del credito (probabilità di riuscita 95%)
*Entrare da Urban Outfitters e fare una strage di borse di pelle nera borchiate (probabilità di riuscita 45%)
*Ubriacarmi in modo non molesto al Village (dato non pervenuto)
*Assaggiare un Frappuccino (probabilità di riuscita 99,9%)



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luglio 13, 2009

Bloggheria banalia furtiva Wi-Fi da Manhattan + foto

La lista delle reti mi dà 26 connessioni Wi-Fi disponibili di cui 5 libere. Mi collego a una Netgear e ciao 9.95 $ al giorno, sticazzi. E' la Grande Mela, sotto l'Empire State Building.

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Oggi sono stata a Plymouth. E' bastato poco per capire che il luogo dove son sbarcati i padri pellegrini, pur se meraviglioso, è una gran fuffa. C'è una copia della Mayflower II attraccata (ma perché allora non fare una copia della Mayflower??), c'è sto sasso con inciso sopra "1620", hanno la faccia tosta di dire che risale all'epoca dello sbarco "L'hanno pestato loro!!!". A naso, secondo me, risale a qualche centinaio di migliaio di anni prima, ma forse la geologia non è il mio forte.
Tra l'indecisione di percorrere decine di miglia in auto per vedere le spiagge di Cape Cod e spendere più di quattro ore nella baia per avvistare le balene, vince la seconda soluzione.
La situazione è meno Gardaland del previsto. Pensavo le facessero vedere da lontano. Quando ho avvistato le prime non ci volevo credere "Son tonnazzi, dai". Poi ste balene si dimostrano sfacciatissime, come i delfini, e iniziano a scodinzolare attorno alla barca. Soffiano, si mettono a pancia (bianca) all'insù, buttano su bolle... 'azzo sono davvero balene!
Creature deliziose, un'esperienza davvero tenera e unica nel suo genere.

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Poi ho mangiato un'aragosta tutta mia. Buona davvero.

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Ancora una volta arrivo in auto a New York, è un'esperienza da fare. Il cugino guida, e ride per i testi delle canzoni di Adam Green, poi parte dicendo che probabilmente ritorna mercoledì con J. e chissà chi altro.

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Gabriele e Francesco sono quanto di più vicino a due fratelli io possa avere. E' un peccato vedersi poco, ma essendo i miei fratelli è link sempiterno.

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E' tardissimo, son quasi le due di notte. Ma non ho sonno, sono emozionata.

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Che d'è, uno squalo? Un tonno?

No, no... è proprio una balena! TAIL, TAIL! Sono solo due delle ottocento foto scattate a bollicine, pancini, sbuffetti... che belle le balene!

Un sasso patrimonio nazionale degli USA

E' sempre pericoloso dare per scontata un'ordinazione. 'sti americani cercano sempre di aggiungerti una feature straordinaria che solo loro sanno.

E' comunque ugualmente pericoloso darsi a fish & chips + mojito poco prima di 4 ore in barca. Ma i cugini sono pronti a tutto, anche a vomitare in mare senza dignità. Non accadrà.


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luglio 12, 2009

Criptico bostoniano

Stavo passeggiando lungo il Charles River parlando di cose varie. Dopo pranzo, solicello, relax. A un certo punto realizzo qualcosa di inatteso, come folgorata. Boh, forse l'è la sapienza del MIT che spira dall'altra parte del fiume e mi alza la gonnella. Elaboro un pensiero e lo metto da parte nella mia testa, ma non è sufficiente. Servono altri pezzi del puzzle, ma questo, in particolare, mi convince.

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Specialità tipica bostoniana

Chowda, mangiare sano. In realtà è la cosa davvero più digeribile che io abbia mangiato in sto viaggio finora (persino il cirashi di Princeton mi è rimasto sullo stomaco). Pagnotta scavata e ripiena di zuppa di clam, ossia vongola. Pratica da mangiare anche sulle ginocchia.

Chowda finita. Bisognerebbe mangiarsi anche il pane, io qualche spizzico l'ho preso però dopo ho pagato pegno addormentandomi addosso a qualsiasi parete nei paraggi.


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Passo per il Bronx

Giovedì sera, dopo gli ottovolanti, io e Francesco prendiamo una macchina a noleggio e ci dirigiamo alla volta di Boston. Ci attende un viaggio di cinque ore che durerebbe meno se non ci fossero dei limiti di velocità ridicoli. La strada è tranquilla, non c'è traffico.
Passiamo accanto a Manhattan verso il tramonto, l'Empire è illuminato, il Chrysler è di una bellezza rassicurante. La massa di vetro, cemento e acciaio più famosa, fotografata e filmata del mondo è lì alla nostra destra e la salutiamo per poi scorrere una buona mezz'ora lungo tutto il Bronx. E' impressionante quanto sia grande. Ti dicono che è uno dei posti più pericolosi del mondo. Guardi questi parallelepipedi enormi senza balconi che si ripetono senza sosta per chilometri e ti domandi chi ci sia dentro. Quanti appartamenti ci sono. Chi c'è dietro quelle finestre. Se sta bene. Se patisce la crisi. Se sa di vivere dentro a un cliché. Quante stanze ci sono. Quanti armadi pieni di vestiti 5XL. Tavoli da pranzo unti. Letti. Divani. Lampadine. Taniche di latte. Dentifrici jumbo. Come si fa a non incazzarsi a vivere in una merda simile?

Ci fermiamo a mangiare nel Connecticut, a un McDonald. E' addirittura buono, la carne è morbida. Il cugino è una buona compagnia, ha le idee chiare a prescindere, chiacchiera, guida.

Arriviamo a Boston all'una di notte, precisi precisi.

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luglio 10, 2009

E' un volo smooth

[da Wikipedia, voce "Nitro - Rollercoaster"]

Although there are no inversions, the ride features six camelbacks, a hammer head turn and a 540-degree helix. Nitro starts off with a 230 foot climb and then drops 215 feet at 68 degrees, reaching top speeds of 80 mph before shooting up a second 189-foot-tall hill and then diving down to the left through a 161 foot airtime hill. After that, riders soar into a tight U-turn to the right called the Hammerhead. After that, Nitro goes through another airtime hill before being shot into an S-curve and then a double helix. After the trim/safety block brakes, Nitro goes through three airtime hills before returning to the station. The front row gives an almost unparalleled view and smoothness, but the back row gives you the most airtime throughout the ride, especially at the top of the first drop and the dive off the mid-course brake run.

Giovedì abbiamo trascorso la giornata al parco dei divertimenti Six Flags, sezione Great Adventure. Con i suoi undici ottovolanti è la scarica di adrenalina del circondario di Princeton, New Jersey. C'è El Toro, rollercoaster in legno, altissimo, con accelerazioni paurose. C'è Superman, dove piroetti e giri-della-morte a pancia in giù e testa in avanti (opzionale il braccio in avanti). C'è Batman, che è un po' come il Blu Tornado di Gardaland. C'è la Scream Machine, che è l'ex fiore all'occhiello del parco (risale al'epoca del Magic Mountain sempre di Gardaland, lo capisci perché è strutturalmente simile). Ora l'attrazione principale è il Kingda Ka. Una costruzione piatta di forma fallica, alta poco meno di 140 metri che partendo da terra ti spara in linea retta orizzontale a 200 km/h, poi ti fa salire bruscamente fino in cima in verticale, piccola curva e poi giù di nuovo a morire. Roba di pochi secondi. Ecco, questa attrazione era chiusa, per problemi alla pompa idraulica che spara i carrelli a velocità che la mia Focus si sogna la notte. Sconforto per me, che non l'avevo mai fatto, e per M. che prova disappunto, pessimismo e fastidio.

C'è Nitro, però. Nitro non ti fa fare giri della morte. Il sedile di Nitro ti tiene saldamente alla vita, non hai bisogno di essere imbragato dalle spalle. Nitro ti fa fare cose banali: scendi, sali, scendi, sali, ti avviti, giri... Lo fai nel mezzo del nulla del Southern New Jersey, un posto pieno di verde, laghetti, casette degli gnomi (edilizia tipica americana, la villetta prefabbricata in legno, con portico, basement e uscita sul retro). Lo fai quindi a un'altezza considerevole da terra, dove c'è il sole che ti scalda e l'arietta fresca che raffredda la pelle ustionata in coda. Lo fai nella prima fila del primo carrellino (li abbiamo fatti tutti così, prima-fila, con gli occhi iniettati di sangue, vogliamo-brivido-vogliamo-adrenalina). Lo fai senza tenerti attaccata con le mani al fermo che ti salva da spiaccicamento certo sui piloni gialli e blu. E senza appoggiare i piedi a terra. E' volare. Volare soprattutto quando, in quelle tre o quattro frazioni di secondo che finisci una rapidissima salita, ti trovi al suo punto più alto, spinta in avanti dall'accelerazione, sollevata di uno-due centimetri dal sedile, mani e piedi in aria, solo un pezzo di plastica gialla a tenerti legata al moto relativo, mentre sei sospesa, prima verso l'alto, e poi improvvisamente verso il basso per un'altra discesa. Non è un volo pacifico e serafico. È più un momento di liberazione dopo quarantacinque minuti di attesa in coda, dopo una lunga salita per raggiungere la quota.

Sinceramente non capisco chi dice che ha paura degli ottovolanti.


luglio 09, 2009

Unplugged

luglio 08, 2009

Reporting from Princeton, siesta

Dopo il pranzo al campus di Princeton ho deciso di tornare alla casina per riposarmi un paio d'ore, visto che domani si va al Six Flags e poi si parte per Boston. Volevo godermi questo spaccato di vita di provincia americana, visto che abito dentro un film. Le foto documentano meglio la sensazione "pare di essere a casa, ma non sembra vero".

Prima di tutto le presentazioni: lui è cugino Francesco, dottorando in Ingegneria delle Comunicazioni. E' qui a Princeton per una ricerca sulle comunicazioni secretate non criptate e lavora su calcoli matematici molto astratti. Lo potete vedere alla sua scrivania dove lavora alacremente giorno e sera.


Questa invece è la scrivania alle sue spalle, di un cinese. "Ci sono molti cinesi qui", dice lui. "E' la scrivania di un cinese, guarda che schifo, è così da due settimane", commenta M. "I cinesi cagano nei campi", chiudo io.

Irrispettosa della privacy del cinese, pubblico la fantastica boccia di vetro con neve dove è immortalato con la dolce mogliettina. "Vedessi le foto del matrimonio", dice cugino. Poi dimentico la fotocamera in dipartimento, vado in giro per campus e città per un paio d'orette, e la recupero a pranzo.


Tornata a casa mi rendo conto che abito all'incrocio tra la PATTON e la Harrison.

Vista del marciapiede...sì, c'è la gente che corre, sì ci sono i giornali lanciati davanti alla porta di casa, sì ci sono le bandierine americane, no, non ho visto bottiglie di latte.
Il portichetto dove sono seduta svaccata giusto in questo momento. Ombra, aria fresca. Even better than my balcony.

Svacco, appunto

Vista dalla stanza del cugino (per due notti mia), stamattina verso le sei.

Ora... io chiudo il PC e mi addormento qui per mezz'oretta.

Sul treno 2 + foto di guerra

Correre no, non esiste. Al massimo parto domani.
È che mi scoccerebbe perdere il treno.

Ma poi, tsk, io alla Union Station di Washington ci son già stata, che vuoi che sia. La conosco come le mie tasche, ci son solo negozi. Sì, e poi io un treno negli USA l'ho già preso. Quindi, dai le dinamiche me le ricordo. IOSOTUTTOIO.

Ecco, quindi pago uno sproposito il biglietto, salgo su e riesco a chiamare il cugino. Lo avviso che arrivo alle 20e34 e uno di quelli che comandano i treni, mi riprende. Con un vocione pauroso “This is a quiet couch, you cannot use your cell phone, please change the couch if you want to use the phone”. Butto giù il telefono al cugino perché l'uomo nero mi fa paura.

Ho persino paura quando accendo il computer, perché ieri sera, per far sentire alla Sissi il Silenzio suonato dalla trombetta al cimitero di Arlington per il milite ignoto, ho alzato il volume a tutto spiano.
E infatti si sente il plingplongfriiiiin di queeestu sistema operativo. Vergogna.
Poi però mi irrito.
Cazzo significa "quiet couch"? Non posso neanche parlare al moro con gli occhi verdi qui accanto che assomigli vagamente al mio amico Ultraman prima che si allargasse? Uff, cominciamo bene.
E il bagno? C'è il bagno in questo cazzo di treno Amtrak? E quando devo scendere? Uh c'è un cimitero, un fiume... alberi, troppi alberi, case di periferia.
Quiet couch non fa per me.

Oh, sono a Baltimora. In effetti sì, era vicina a Washington.

Metto su l'iPod e mi accorgo che è acceso da stamattina, in shuffle. Ci son su gli Afterhours, ma penso sia un problema statistico. Vediamo dopo che cosa si avvia.

E mentre Paolo Conte canta “Marisa sveglia abbracciami” mi scorrono davanti ste pianure della Pennsylvania con quelle stupide casette, e magari lì c'è quella del signore che aveva riparato la gomma...

Passo per Philadelphia al tramonto, ci sono le Liberty Tower, sono azzurre, eleganti, il cielo si riflette su di loro... il treno scorre veloce come la lacrimuccia di commozione, non riesco a fotografarle. Ma meglio così. Ma certi momenti non vanno fotografati... è meglio sfumarli nella testa.

Cugino viene a prendermi con Nicole-israeliana, poi arrivano a casa Jasmine-algerina, Attilio-italiano, Wolfgang-tedesco, Francesca-italiana, Eléna-russa.

Prepariamo assieme una pasta panna e funghi, io non resisto e mi metto ai fornelli anche se non dovrei, crollo verso le undici, il fuso orario mi tradisce. Sveglia alle cinque, c'è fresco.

[Missile Sidewinder]

[Missile Sparrow]

[SR-71 Blackbird]

[eh... è lui, il B-29 Superfortress, IL bombardiere. E' quello, quello di Hiroshima. Io son rimasta un po' scossa]
[Space Shuttle Enterprise]

["Penso che mi comprerò un Lear Jet"]


Sul treno 1

[ciao Abramo, fa' ciao ciao con la manina]
Io e Washington avevamo dei conti in sospeso da più di sette anni e, ora che me ne sto andando, penso che purtroppo non si siano ancora chiusi.

Mi piace. La capitale del cazzo di stato di cazzo di mondo mi piace.

Prima di tutto perché ci sono gli Smithsonian con l'ingresso gratuito. Poi perché è una città pigeon-free. Non se ne vedono, probabilmente esiste una lobby al Campidoglio che ha favorito l'introduzione di tali “merli dal petto rosso” e di parecchi passerotti. Nella zona del National Mall non ci sono negozi, e quindi si gira in un'atmosfera surreale, dove a un certo punto desideri visceralmente un po' di consumismo. La metropolitana è buia ma ampia, enorme, ha delle volte altissime. Poi c'è da dire che sono pure in un hotel coi controcazzi a prezzo specialo*. A ridosso di un parco dove, nel weekend, i manzetti salutisti americani vanno a correre a petto nudo.

Ma questa non è Washington...

Cazzo è Washington DC? Non lo so, io l'ho visitata sempre a spizzichi e bocconi, e quando me ne vado ho sempre voglia di tornarci. E ci ho messo sette anni per fare metà National Mall, quella striscia di verde con l'obelisco al centro e ai lati una serie di palazzi (la maggior parte musei e sedi istituzionali), uno più autocelebrativo dell'altro. Non sarà tutta Washington, ma è comunque una città monumentale.

Qui si celebra tutto. E sarà semplice, forse esageratamente ingenuo, voler mettere a tutti i costi una pietra miliare a ogni angolo, ma quando lo fai bene ti meriti ammirazione. Che saranno americani... ma appunto... sono proprio americani, e quindi lo fanno bene.


*Dove fai colazione in una terrazza nel verde, e se ti infili i Ray-Ban sei troppo una figa hoolywoodiana, anche se sei al terzo piatto del buffet unto. Dove mangi polpette di organic chicken (schifose, tra l'altro), non brioscine confezionate. Dove, poiché selected guest, ogni mattina ti portano il giornale che desideri tra la avaible selection, e delle bevande varie (organic tea, tomato :_(, Evian... minchiate che gli americani amano tanto).

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luglio 07, 2009

Leaving Washington

Scriverò dal treno, verso le 18 di stasera ora di Washington. Ora qui c'è abbastanza roba da fare e siamo in tre in stanza.
Ieri mi sono ustionata col sole.
Ho mangiato libanese.



[questa è per il Freddie. Poi ti ho pure fatto un filmatino]


[Simmenthal e Manzotin per me e zietta. Io però preferisco quello di destra, ti va quello con le bogne sui dorsali?]

luglio 06, 2009

Rockets and squirrels

Sveglia europea alle 4 di mattina: oggi cimitero di Arlington, memorial vari, altri Smithsonian. Insomma, cose che nella vita volevo fare. Domani pomeriggio parto per Princeton, ci sono progetti in ballo. In mattinata non mancherò per lo Smithsonian vicino al Dulles, lo Steven F. Udvar-Hazy Center, dove ci sono l'Enola Gay, lo Space Shuttle, il Concorde... insomma... tecnologie affascinanti con valore aggiunto.
Altre fotine da ieri e da stamattina ore 5.
Ieri poi ho fatto una cosa molto tamarra. Molto molto tamarra.

[Fascination. Missile Tomhawk]

[Cosa pelosa che dovrebbe intenerire tanto ma mi lascia abbastanza indifferente]

[Cosa molto molto tamarra. Una penso la bucherò a mo di proiettile, per fare pop-art]

[6 luglio, è l'alba a Washington]
 

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