giugno 29, 2009

Empathy for the pigeon

Tutto è iniziato quando sono stata via tre giorni a Londra per lavoro. Al ritorno ho trovato il pavimento del balcone con qualche smerdata di piccione di troppo. Ma vabbé, capita. Ammoniaca, via tutto.
Poi quella notte stessa ho dormito in salotto sul Bubu, perché il mattino dopo avevo voglia di risvegliarmi con le gambe rigate dal ciniglione. Verso le cinque sono stata disturbata da un piccione che tubava, sempre sul mio mitico balconcino very confortable. Pussa via, lo caccio solevando la tapparella e non mi riaddormento più.
La sera successiva, momento relax con l'ultima luce della giornata in faccia, mi accorgo che sotto il motore del condizionatore ci sono dei rametti sistemati in modo ordinato... è il chiaro tentativo di costruire un nido.
Nido, nido, nido.
Prendo la ramazza e tolgo tutto. Pensando a quella volta che ho trovato un uovo sul balcone, ai due piccioni sulla grondaia a Verona, sempre stretti stretti, al fatto che il balcone è mio e sticazzi che ci ospito una famiglia di piccioni. Poi, oh, c'è caldo, l'uovo si cuoce. E non voglio cadere nella spirale "Non vado sul balcone per non disturbare la picciona che cova". Non voglio, non voglio, mi affeziono.

Poi sabato mattina, mentre sistemavo casina e pensavo ai rami raccolti in tutta fretta con scopa e paletta... mi son sentita un po' una stronza. Loro cercavano solo un luogo carino dove stare bene. Chissà la frustrazione nel volare sul parapetto e vedere tutto distrutto, pensare "e vabbé ricominceremo da un'altra parte". Gli ho distrutto la casa. Con che diritto... non lo so.
Vabbé, le loro sinapsi minime non coglieranno l'empatia, che rimane tutta per me.
Palla al centro.


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2 commenti:

Stryker ha detto...

I piccioni devo morire tutti. Fanno schifo, sporcano e rovinano tutto quello che è a portata delle loro cacate.

MCP ha detto...

Meglio le tortore, sono piu' igieniste/salutiste :)

 

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