agosto 25, 2008

Malessere

Ci sono dei momenti sì, e dei momenti no. E moltissimi momenti così-così, per fortuna.
I momenti no sono contraddistinti da un malessere fisico, precisamente allo stomaco. Il male mi prende l'intera sacca gastrica e sale per l'esofago al punto da farmi anche mancare per qualche secondo il respiro. Se è notte, mi sveglio di colpo col cuore che batte a mille, senza capire il motivo: dormivo, non sognavo nulla, stavo riposando... perché succede?
Sono questi i momenti in cui combino le peggio cose, con la testa di solito. All'azione passo raramente, e quando lo faccio sento che anche il pavimento manca da sotto i piedi, perché no, no, no, NO, BASTA devo farla finita, lo so che non è così che ottengo Salute, Felicità, Denaro, Amore.
Poi accade qualcosa che mi distrae dalla merda e dal dolore fisico che sto provando: l'importante è cogliere il momento, e farmi trascinare via in fretta.
Non è facile. Anzi, è molto, molto difficile, credetemi. Senza balocchi, i miei, senza tutte le mie confrusagliette del cazzo, ma soprattutto senza una mano da stringere, uno sguardo rassicurante che mi dice "Dai, ce la fai, non è poi così un disastro".
Un po' di tempo fa, una persona che conosco molto poco, ma che sa per sentito dire i miei fatti, non mi ha cagata particolarmente per tutta una serata. Poi alla fine, prima di andarsene, mi ha farfugliato timidamente un "Ma come stai?". Assolutamente gratuito, non richiesto e dolcissimo.
Ecco, a 'sta persona con cui non sono in confidenza e con cui ho fatto buon viso solo per non rovesciarle addosso tutti i miei pensieri confusi, dico: sto un po' meglio anche grazie a quella domanda smozzicata.
Cerco sempre un po' di accondiscendenza, non è mai troppa, anche se gioco a fare la dura, quella che ride, quella che fa la battuta acida, che cerca di sdrammatizzare.
L'è du-ra.
Ma il fiato per andare avanti c'è, perlomeno nelle cose "pratiche". L'effetto è placebo, ma almeno un effetto positivo c'è.
Mao mao.

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