luglio 14, 2008

Sul ruolo di Terence Granchester

So che non sono né la prima né l’ultima a scrivere queste cose, ma anche io devo dire qualcosa sul mito della mia infanzia, l’ombra dell’adolescenza, il rimpianto dell’età adulta: è lui, Terence Granchester. Fantastico pensare che negli anni ’80 avesse questo nome inglese altisonante pronunciato alla perfezione (“Grenster”), e nessuno abbia mai pensato di censurare delle scene che hanno segnato l’educazione sentimentale di un sacco di bambine. Forse le hanno lasciate apposta, per rovinarci definitivamente, in questo progetto parallelo e malvagio che, nel tempo, ha visto le povere ragazze Sailor trasformarsi in castranti icone gay.

Penso al bacio tra lui e Candy, un bacio rubato nel parco del collegio, con il sonoro schiaffo d’orgoglio che lei gli appioppa. Al ballo in maschera, dove felici ballano assieme. Alla scala del teatro, dove lui l’abbraccia per l’ultima volta a sorpresa, quando il senso di colpa per quella troiaputtana di Susanna (troiaputtana) lo spinge a salutare la sua amata Signorina Tuttalentiggini in un silenzio carico di amore e rimpianto. E quando si incrociano alla Casa di Pony senza incontrarsi, chiunque maledice il fato che non vuole vedere Candy e Terence amanti per sempre, felici.
Terence è bello, radioso, spontaneo, selvaggio nonostante le nobili origini. Ma è anche un codardo, immaturo, impreparato alla vita.
Come dire, il cartone animato ha provato a prepararci alle sventure dell’amore: nella vita sono le Susanne che vincono e che si prendono i Terence. Le signorine Tuttelentiggini hanno un finale aperto, si devono arrangiare correndo da un orfanotrofio a una stalla, dal college a una miniera , dalla corsia dell’ospedale alla vita di stenti Chicago. E chissà, magari forse Albert...

Infermiera mai, amore, amore, amore sempre.
Ci credo quanto credo in me e nel lieto fine di Candy Candy che nessuno ha mai scritto.

[appesa ancora adesso nella stanza a Verona, l'immagine di apertura di questo post ha un significato ben preciso, così come tutto il post e l'immagine di Calvin e Hobbes che ho attaccato qui a Cernusco e che rappresenta i quote nel mio Facebook]



3 commenti:

gingeranna ha detto...

mh hai proprio ragione, sai?
Son contenta che tu abbia un blog, ti seguirò e a morte le Susanne, viva le Tuttelentiggini! ;)

Elena ha detto...

Uè ciao ^__^

Unknown ha detto...

All'epoca ero proprio un bambino, fortunatamente avulso dalle pulsioni amorose, ma ricordo ancora molto bene la tragica fine di Ster, mortalmente ferito tirare fuori la foto di Candy negli ultimi istanti. Insieme alla romantica fine di Flora in Jeeg mi hanno introdotto il concetto di morte, di addio ma anche di amore incompiuto. Tragico perchè appartiene ai comprimari, quelli che spariscono e nessuno si ricorda di loro, manco il Doc Mahattan.

 

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