luglio 08, 2008

Che mi racconti, Jack?

Allora, io i Raconteurs li ho scoperti per caso perché stavo cercando di recuperare i dischi dei White Stripes. No passavoce, no voce da amici, no cazzi-intrighi di mezzo, proprio nessun legame con nulla. Li provo, scarico il primo album, Broken Boy Soldier, e mi gaso a manetta. Succede poi che proprio in quel periodo (aprile-maggio), leggo sull'Internazionale (ottimo, appena avrò un centro di gravità permanente farò l'abbonamento) la recensione del loro secondo disco uscito di soppiatto, Consolers of the Lonely. Non è un commento entusiastico e tendenzialmente concordo. Ma solo il primo album e metà del secondo mi bastano per vivere bene per qualche giorno, nell'illusione che la musica aiuti a risolvere i problemi (nella colonna a destra trovate un pezzo da una loro canzone del secondo album, un cartello disperso nel selvaggio West).
I Raconteurs sono in scaletta al Werchter Rock Festival nel pomeriggio della domenica (ah, nota di folklore... stanno suonando in questo esatto momento a Torino e domani sono nella bella Ferrara. Tipo che stasera ci sarei andata, se la A4 non fosse quell'inferno di merda e asfalto sconnesso e io non fossi troppo stanca per i postumi della gita in Belgio).
Io e Syb siamo decise a vedere i Raconteurs in prima fila: lei ama Jack White ("Quanto mi fa sesso"). A me sesso non ne fa molto, però un caffé e quattro chiacchiere, volentieri. Anche la spesa al supermercato, ci farei...
Il processo di avvicinamento inizia durante il concerto di Anouk (sciùra Anouk, che bella voce!!). Poi ci sono i Kooks, e finiamo nel bel mezzo di un giardino di infanzia: ragazzine di quattordici, quindici... massimo diciotto anni, e amichetti senza barba al seguito... alcuni, lo giuro, profumavano di bagnoschiuma. Roba da brivido, potevo essere la madre di qualcuno di loro. Ma nulla mi turba più ormai.
I Kooks sono insignificanti, bruttini (idoli delle teenanger), studiati a tavolino come boy band indie (che poi ne parleremo anche, di questo aggettivo "indie" che mi fa tanto "aceto balsamico di Modena", basta che sia denso e marrone e ha sto nome). Il loro concerto è un supplizio di Tantalo che vivo con Syb e qualche altra persona adulta interessata come noi a quel che deve seguire.

E parliamo di questi Raconteurs in concerto: io non sono un fulmine di guerra quando ascolto la musica... mi lascio più che altro trasportare , e quindi solo dal vivo mi accorgo che alcuni pezzi sono cantati da Jack White e altri da Brendan Benson :P Ora è tutto ovvio, scontato, regolare, chiaramente.
Attaccano con Consolers of the lonely (I'm bored to tears) e proseguono per un po' col secondo album, fin quando non attaccano con Steady as she goes e si scatena l'inferno del pogo. In queste condizioni estreme comincio ad apprezzare la libertà di cui godo, senza rotture di maroni assurde della serie "ti fai male", "è pericoloso", "non sei in grado". Dio nonpossochemiradianodall'albo, sì che sono in grado. Non sarà un pogo di metallari, quello lo eviterei. Ma salto, trattengo, gestisco, spingo, e fanculo. Fan-culo. Donna libera, anche di farmi male, che poi non succede un cazzo, perché il pubblico del Werchter è civile.
Torniamo al nostro Jack White che, trattando con delicatezza la chitarra, spacca due corde (una poco prima di un assolo bellissimo che in effetti riesce meno bene per via del cambio improvviso di strumento). Chiudono con l'inno Broken Boy Soldiers suonato cattivo e distorto a oltranza, con di mezzo la bella Blue veins e altre che conosco a orecchio. Comunque sono sazia di musica, soddisfatta dei Raconteurs e posso andare a mangiare il mio buon piatto di cozze belghe e comperarmi la magliettina con la "R" piena di grazie che fa molto "Super RuMiKa".
Stay tuned on Radiorumika, more news will be aired on this channel.

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