marzo 25, 2011

Andarsene via

Poi c'è stato un giorno che ho scritto a Ugo e gli ho detto "Ugo è successa una cosa".
E Ugo mi ha risposto "Ne ho parlato con Taty, vieni qui quando vuoi, anche oggi".
E io il martedì martedì mattina ho preso delle cose, le ho messe nella mia borsa che ho ricevuto in regalo dalle amiche alla laurea e me ne sono andata via senza dire niente a nessuno.
Sono andata al lavoro e poi la sera sono tornata nella mia nuova casa.
Nessuno mi ha chiamato per chiedermi perché non tornavo nella mia casa.

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2 commenti:

La terribile introspettrice ha detto...

E' esattamente in quell'ultima frase che riassumi il dolore. Non è la separazione a causare quel tipo di dolore interminabile e bruciante. Ma è proprio la presunzione -perdonami- narcisistica di non accettare di avere fatto un errore grande come una casa. Un errore di valutazione nel pensare che al mondo chi amiamo è, per forza di cose, buono.

Elena ha detto...

Non hai nulla da farti perdonare, terribile introspettrice. So di aver fatto degli errori, ma li ho visti solo dopo. A mia discolpa posso dire che ero in totale buona fede, ma chiaramente questa non è bastata per l'assoluzione definitiva davanti al tribunale delle vedove inconsolabili. Son quindi stata condannata ad aprire bene gli occhi e a raccontare tutto a sprazzi col senno di poi. Baci :)

 

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