gennaio 19, 2009

Slumdog Milionaire (2008) - The Millionaire

[aggiunta dell'ultima ora: leggetevi sta cosa e poi spiegatevi perché è il caso di vedere i film in lingua originale http://soulfood.blogspot.com/2009/01/laccendiamo.html]

TeleMike sull'IMDB

Volete saper qualcosa dell'India? Leggete per esempio L'altra India di Amartya Sen, oppure qualcosa di Arundathy Roy (mai letti suoi libri, solo racconti o articoli sparsi qui e là). Se poi preferite un film, io ricordo come molto bello Salaam Bombay!, un film del 1988, opera prima di Mira Nair che le valse la Camera d'oro al Festival di Cannes. Io lo vidi allora, penso sia stato il mio primo film "da festival" e fu un pugno nello stomaco (la mia amica Laura lo ricorda ancora con orrore per la scena in cui i bimbi protagonisti, per sopravvivere, finiscono per mangiare dei vermi).
Tornando ai libri, potreste anche leggere Le dodici domande di Swarup Vykas, anche perché è il romanzo da cui è tratto l'ultimo film di Danny Boyle, The Milionaire. Io l'ho letto in un paio di giorni quest'estate: è leggero, scorre via, è scritto bene anche se l'originalità della trama è anche un po' il suo limite.
Jamal Malik, ragazzo indiano povero, ignorante, di solidi principi e che per tutta la vita ha sbarcato il lunario, vince al "Chi vuol essere milionario" indiano perché il caso ha voluto che conoscesse le risposte a tutte le domande. Per dimostrare di non aver imbrogliato, dovrà raccontare tutti quegli episodi della sua vita che lo hanno portato a far accendere sempre la lettera corretta.

Danny Boyle è un regista a senso unico perché qualsiasi sceneggiatura abbia tra le mani la declina sempre in quel modo, ossia "alla Trainspotting". Non sto dicendo che cinematograficamente non mi piaccia... anzi, spesso il risultato è di mio gusto, ma alla lunga è stucchevole, perché nel frattempo (Trainspotting è del 1996) è stato imitato e riproposto in varie salse e formati.

Ci sarà poi un motivo per cui io scrivo spesso scoordinata su Puffetti Rosa e Danny Boyle invece vince un Golden Globe come miglior regista proprio con The Milionaire, però all'ennesima sua furbata nelle scene clou di questo film, mi sono un po' scazzata. Estetica fighettissima nelle baraccopoli, nelle discariche, nelle fogne a cielo aperto, libero sfogo a montaggi frenetici, fotografia sgranata, colori saturi, telecamere di traverso anche quando non è proprio necessario, colonna sonora Bolly-pop...
Pare chiaro che qui non si è voluto girare un crudo documentario, così come Le dodici domande non è un saggio sulla condizione dei poveri in India. Quindi c'era bisogno proprio di questo contrasto per stemperare l'impatto con lo schifo in cui molti indiani vivono. Ma adesso basta, Danny, l'abbiamo capito da che parte del cilindro tiri fuori il coniglio.

Il limite del film è lo stesso del libro: il suo schema è lineare, ripetitivo, troppo schiavo dell'idea degli "episodi". La colonna sonora è carina, furbina, e i titoli di coda sono distensivi.
Non è un film brutto, ma mi ripeto, anche perché è davvero tardi e dovrei essere già a dormire: The Milionaire è inutilmente fighetto. Avrei gradito più semplicità formale, ecco.

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