novembre 02, 2009

Halloween 2009, per una volta coi nomi :)

Serata di Halloween al Leoncavallo con gente simpatica: Daniela, Elena, Vito e i suoi amici di Sicilia. Del resto lui pensava di proporre loro qualcosa di tipico, l'alternativa era il Magnolia, ma poi al Leo son solo 8 euro, e anzi, Vito ci fa pure entrare gratis (e grazie!)... non so che impressione abbia fatto loro l'ambaradan, mi pare che apprezzassero il folklore, attendo feedback :). L'Elenina era stanca, la Daniela diceva "Oh che bello, oh mi piace!". Io trovo il Leo divertente.
Nel senso, non sono a mio agio manco lì, eh, ma almeno l'ambiente è accogliente e vario, non ti senti soffocare tra stucchi, plexiglass, neon e bare di cristallo. Poi l'altra sera c'era la musica elettronica che spaccava assai i timpani (in senso positivo) in due su ottuordici sale, e anche dove c'era il reggaereggae non era male.
Com'è il Leo, cazzo? Non che ci sia stata molte volte. Al Leo c'è l'uomo Panten che con quei capelli lunghi all'avambraccio si atteggia da stracciafighe, c'è il fighetto con maglietta a righe stirata da mamma che "Tu ora delle 4 la tua ragazza l'hai lasciata" (era il significato sommario dello sguardo che gli ho lanciato e che lo ha fatto inciampare), c'è il 22enne carino e gerontofilo che azzecca la mia età e che ci prova parlando di esistenzialismo (alla terza volta che dice "esistenzialismo" gli do un buffetto sulla guancia, alla quarta nota che mi spazientisco, ci tiriamo un paio di sculacciate che tanto al Leo si può, ed è lecito dimostrare i propri 32 anni anni alle 5 di mattina :P), ci sono quelli coi rasta, coi piercing pure nel buco del culo, gli abbestia che si lavano poco in segno di protesta contro lo sterminio massificato dei germi, quella che porta in cesso la cagnolona meravigliosa e dolcissima traumatizzata dal casino e vuole farla bere ma la cagna non beve, chiaramente ci sono le negre fighissime che ballano tenendo il ritmo (sennò che negra e che stereotipo sei?) assieme a ragazzi bianchi che non ce la fanno a star loro dietro, neri neri, neri medi, neri delavé, neri dentro, i banchetti che vendono incensi, narghilé, orecchini di legno, borsette di panno, kefià, lì ti vendono tutto il kit per urlare al mondo che sei il perfetto giovane di sinistra e molto contro il sistema. Al Leo ci sono i muri con le scritte, le erbacce, il ghiaino che non ci puoi andare coi tacchi, c'è "Quell'odore di centro sociale che è della birra rovesciata per terra ed è anche l'odore della birra che stiamo bevendo" (cit. Della). Poi arriva Lolò con la sua carica virale di suina e l'erba che dicono essere buona, ma io dopo la mia prima e unica esperienza finita vomitando da un davanzale è meglio che no.
Ecco, a un certo punto della notte Vito e gli altri decidono di andar via e io sono a un bivio: vado via con loro e fine, oppure resto con Lolò nel vortice goa, trance, tanta droga e zero sesso? ("Perché questi sono tutti fattoni, non gliene frega niente di scopare" cit. Lolò). Visto che sono di buonumore, non sono stanca e sono solo le 3 e mezza, decido di rimanere. Chiaramente dopo 30 secondi netti Lolò mi abbandona, io non ho nessuna intenzione di corrergli dietro, e quindi vado a pisciare: sulla strada verso le latrine incrocio Vito e le ragazze preoccupati del fatto che io sia da sola senza l'omone bodyguard, e devo addirittura tranquillizzarli sul fatto che "Lolò non mi abbandonerebbe-mai-figuriamoci", che è una persona di cui mi posso anche fidare perché insomma, basta gestirlo un attimo e poi (frase che fa tirare evidente resipro di sollievo a Elena e Daniela) "E' un amico da tanti anni, non uno che ho trovato qui" con Vito che conferma facendo battute volgari, chiaramente.
Poi dopo poco si manifesta il Della che fa il suo show che ne basterebbe il semplice quarto d'ora di free trial (del resto, forse è contrappasso, a lui un quarto d'ora dell'intero resto del mondo non basterebbe). Nonostante sia stranamente sobria, mi rendo conto che, come quando son sbronza, seguirlo è semplicissimo, il problema è poi ricordarsi tutto quel che dice. Un po' come le regole della briscola, che me le devono spiegare sempre da capo. Tendenzialmente gli input preziosi sono che l'Asso e il Tre valgono di più delle altre carte.
Poi alle cinque arriva la telefonata dell'eroe, il cugino, che si è fatto a piedi da Corso Sempione al Leoncavallo per esserci. Cugino lo vedrei bene in contesto VIT più che altro perché ha una chiara visione del mondo ("E' il caos che risolve tutto") e parla per intelligenti, clamorose, argute frasi fatte che lasciano il segno per tre intensi e indimenticabili secondi (poi anche lì, briscola rulez). Alla luce delle vicende della vita non si può che concordare con cotanta saggezza.
Cugino si mette subito in pista, è già della banda, sogghigna amabilmente guardando Lolò che balla la sua musica trance a modo suo, da ammalatissimo (eroe), col cappello da pensionato estonelettonelituano sugli occhi e il giaccone da prepensionato. Sta inserito bene nel contesto come ci starebbe in fila all'INPS. Vede tutto, non vede niente, agita le gambe tenendo i piedi ben fissati a terra, muove le mani come se chiedesse al salumiere di tagliargli la mortadella bella sottile.
Spiego in due parole al cugino del Lolò dell'università, della ricerca, Olanda, perché lui sta facendo le stesse identiche cose, solo tre anni dopo.
Fa segno di sì con la testa e dice "Ah, allora lui è avanti, lui ha già capito tutto".
Il futuro del domani, gente, il nostro futuro è in mano a 'sti geni :)
Poi sono quasi le sei, Lolò va via, io vorrei anche rimanere, ma l'ultima corsa verso la mia macchina, il Della, mi fa notare che è tardino e che sarebbe, come dir, intenzionato ad andarsene, che lui ha fatto le sei anche la sera prima. "Brillante" commenta il cugino, dopo aver goduto anche lui del quarto d'ora free trial. In macchina si riesce pure ad ascoltare una canzone dei Fratellis e l'inizio di una di Adam Green, par quasi di essere già a casa.
Mi scaravento a letto alle 6e30, sobria, non troppo affaticata e vengo svegliata dalla mia Suzie Q che, piccolina, alle nove di mattina pretende pure di mangiare. Ma con garbo eh... una miagolata nell'orecchio, un'unghiatina sulla mano, un bacetto dei suoi sulla guancia, o due, non ricordo. Tanto basta. Poi mi smessaggia il cugino "Grazie per avermi iniziato al Leo". Bella, zero a zero.


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2 commenti:

Mauro Buti ha detto...

Tante volte c'è gloria e cuore a pacchi anche in uno zero a zero.

Elena ha detto...

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Gloria, cuore, zero, zero.

 

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