novembre 14, 2009

Sorridi, la tua anima è in pena

Brividi, freddo, cattivo umore... sì, era meglio tornare a casa, e in fretta.

Che poi non capisco cosa ci sia da fotografare a ogni santa cena, dio fulmini i cellulari e le fotocamere digitali, i flash che sparano maleducatamente, i sorrisi tirati, le pose, io vicinatté, tuvicinammé, saltare con eleganza quella che tanto non la conosci, eppoooooi nuooo quella va rifatta non pubblicarla suffeisbuc, ti denuncio, la praivasi, fotosciop...
Che cazzo di momento tanto indimenticabile stai vivendo, da fotografarlo a raffica? Sei tra l'antipasto e il primo in un ristorante mediocre, e se proprio ti è andata liscia è una serata uguale alle quattrocentoaltremila che hai trascorso nella tua svagatissima vita.
Che-cazzo-cerchi.
Perché invece non ti guardi attorno e cerchi di capire perché ogni sera sei fuori?
Hai paura di star solo? Non sai cucinare? La tua casa ti fa troppo schifo per trascorrerci dei momenti tranquilli? Hai paura a tornarci perché se apri la porta non c'è nessuno che ti aspetta? E quando esci di casa nessuno ti sistema il bavero, l'etichetta, l'orlo, la sciarpina? Cerchi qualcuno? Scopare? L'amore della tua vita? Parlare? Incontri decisivi, clamorosi? Mattoni? Qualcosa da raccontare?
Non lo trovi se lo cerchi, non lo trovi se fai così: se ti va bene, trovi forse un'anima in pena come te.

Cosa cazzo cercate vagando per Milano a tutte le temperature, in qualsiasi stagione e rigorosamente dopo le una di notte? Ogni tanto anche voi, come me, ve ne tornate a casa mollando tutto lì e fanculo, perché la vacuità è intollerabile e il terrore di esserci risucchiati è reale?


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