Non c'era oroscopo capace di prevederlo.
Non era prevista sindrome capace di condizionarlo.
Non c'è canzone per contenerlo.
Non ci sono parole per descriverlo.
Film per immedesimarlo.
Dopo vado a casa, chiudo la porta e spero che oggi, domani o dopodomani un'illuminazione arrivi per capire che cazzo - Elena, che cazzo - vaffanculo cazzo, Elena.
Dicesi dello stato d'animo: confuso, sindromatico, inenarrabile, incontenibile, caotico, da prendere, lavare, strizzare e distendere al sole e al vento. Al vento come il bucato.
Sostanzialmente nei miei sogni un po' troppo, a oggi 17 maggio 2010.
Si registra una torta riuscita malissimo, talmente vomitevole da non avere giustificazioni.
Devo decerebrarmi, altrimenti non sopravvivo, anzi tra un po' mi avveleno.
Ah, butto via il lievito madre.
Non fa parte del mio stile di vita, almeno quello attuale.
Sono colpevole della morte di una colonia di microorganismi.
Quando sarò una nonna vera, panificherò per la mia stirpe.
Ora per chi, per cosa. E soprattutto perché.
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maggio 17, 2010
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3 commenti:
Ecco, quell'ultima riga lì.
Non so se le circostanze contingenti siano simili, men che meno uguali, ma quell'ultima riga lì te la dovrei rubare, tanto la misura è giusta.
Ecco, mi fa piacere che dal mio stato confusionale esca fuori qualcosa di misurabile o misurato anche se inqualificabile o non meglio qualificato.
La prossima volta che vuoi tortificare fammi un fischio, un cinguettio o semplicemente telefona.
Il numero ce l'hai, io invece ho la ricetta e il metodo.
E poi e'
"E perché, soprattutto".
Ualone docet.
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