novembre 22, 2010

Banalià que te la conte

*[frammentaria, solubile, robiolante, napoleonica, soleggiata, interrotta, interrottissima, Lolò mi dice pure *MENOSA QUANTO SEI MENOSA*, però vuole sapere chi doveva toccare i gomitoli, chi era TU. Chi è TU, hai un uomo nuovo? Capisci niente, Lolò.]

*Sono stata a Parigi. 12 ore. 6 ore a Versailles. 6 ore nella ville des lumières che, grazie al cazzo, merci à le cassò de classe, non è illuminata a festa per il Natale che, a quanto pare invece, in molte città italiane è alle porte.

*Sono andata solo per un motivo: vedere la mostra di Takashi Murakami dentro le chateau de Versailles. La juxstaposition was so incredible, and j'ai aimé very much tutte le sedici opere esposte. la cover story fotografica sta su Flickr e su Facebook. Arrivateci per conto vostro, se vi va. No liens ici.

*I francesi sono meno stronzi di un tempo. Dieci anni fa, anni in cui il mio francese era sicuramente migliore di quello di oggi, mi rispondevano stizziti IN INGLESE facendomi pesare la mia italianità (folie, FOLIE VRAIE, avevo un très superbe accent parisien, ho portato francese alla maturità, mica pizzà et fikì). Sabato, invece, da come mi si rivolgevano, comprendevano e ribattevano, sembravo pronta per intervenire a una conferenza sulla semantica della langue d'oil alla Biblioteca Nazionale François Mitterand (in fondo alla passerella Simone de Beauvoir, a destra).

*[scambio di parole all'andata, con compagna di viaggio di uno di quei paesi dell'Est dove tradizionalmente ci sono le fighe]

-Mua tu sei italiuana-italiuana?
-Sì, sì, sono di Verona!
-Nuon suembri italiuana. Tu suei una buella duonna. Le italiuane suono puiccole e nuere.
-ehm... grazie :) (alla faccia del razzismo)
(bella MILF, lei, tra l'altro)

*MERVEILLEUSE! MADEMOISELLE VOUS ETES MERVEILLEUSE! (mi ha detto un pazzo al parterre de l'eau a Versailles). Poi mi ha detto che voleva portarmi a visitare i giardini, io ho declinato che non si sa mai.

*Fine delle autocelebrazioni. E' che stavo andando in giro con un abitino ficherrimo e trasparente. Sono assolutamente incompresa nella mia trasparenza.

*PPPPPPPOI.
Dovete immaginarvi, tipo al ritorno, di notte, la sottoscritta in scompartimento con un cameriere chiacchierone girovago sulla cinquantina (mantovano), un tipo neroneroneronero che non spiaccica parola, e uno del sudest asiatico che non parla italiano con la fotocopia della sua carta d'identità italiana, tanto che il controllore gli dice che forse alla frontiera con la Switzera (ore 4 di mattina) lo fanno scendere, ché in Italia con i documenti così non ci si può entrare.
Non so bene PERCHE', ma alle cinque, nel silenzio dello scompartimento così composto, il Galaxy decide di far suonare la sveglia.
Le sveglie normali fanno DRIN. DRIIIIN. DRRRRRRRIIIIN.
La mia no. La mia inizia a suonare "Boys, boys, boys" di Lady Gaga. Canzone che, vi ricordo, a un certo punto suona tipo "I like you a lot lot, all we want is HOT HOT".
Sveglio tutto lo scompartimento, mi rendo conto che sudest asiatico non è stato fatto scendere dal treno. Sono contenta. Loro, immagino, un po' meno.

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3 commenti:

MCP ha detto...

Ah, la grandeur dei cousins germanotti! Ma il Conte Paolo lo sa, non la presero tanto bene quando Bartali vinse da quelle parti. A parte questo, mi colpiva come sorridessero agli inconnus molto piu' di noi, che in teoria siamo quelli gioviali e spensierati. Bonjour, bonjour! e un pochettino poco la giornata si schiarisce.

Gabriele ha detto...

Eddai che un po' di ego e autocompiacimento fa sempre bene RuMiKa :)

Elena ha detto...

MCP di germanotta ce n'è solo una! ;)

 

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