ottobre 04, 2008

Rumi legge

Ultimamente mi è capitato di leggere due libri che, col senno di poi, sarebbe stato meglio acquistare in inglese. Ma si tratta solo di un discorso ipotetico: in realtà è molto difficile che mi arrischi ad acquistare un libro in lingua originale, perché di solito leggo la sera, quando sono stanca, e non sono di certo nelle condizioni di lucidità ideali.
I libri sono di due scrittori inglesi: uno è The black album di Hanif Kureishi. L'altro è Non buttiamoci giù (anzi, A long way down) di Nick Hornby.
Premesso che il primo è bello e il secondo non mi è piaciuto neanche di striscio, in entrambi i casi mi sono resa conto che le traduzioni, anche se fatte bene e con un certo impegno, si perdevano per strada "il succo".
In realtà, ora che scrivo, mi viene in mente che quest'estate ho iniziato Via dalla pazza folla di Thomas Hardy (il libro preferito da mia madre), e l'ho mollato dopo una sessantina di pagine perché trovavo la traduzione del 1973 antiquata non solo nel lessico (questo è tollerabile e spesso anche piacevole come guardare un vero film in bianco e nero), ma anche nello stile. Ho chiesto un po' in giro come fosse in realtà lo stile di Thomas Hardy (non me ne intendo di letteratura inglese, magari lui è davvero così contorto e pomposo anche nel descrivere la vita dei contadini) e siccome non ho avuto delle risposte soddisfacenti mi sono presa Far from the madding crowd che prima o poi leggerò.

Da notare che la frase in italiano che un po' mi disturbò (vai a capire la mia testa) era

"Portava brache corte e quegli stivali allacciati che si chiamano ankle-jacks".
La frase è quindi tradotta proprio letteralmente, visto che in inglese fa
"He wore breeches and the laced-up shoes called ankle-jacks".

L'importante è porsi delle domande e cercare di darsi delle risposte.

Comunque, io capisco che in Non buttiamoci giù ci siano quattro protagonisti e la storia sia narrata da a turno da ciascuno. Capisco anche che una ragazza inglese ribbbbelle possa anche parlare uno slang tutto suo, però leggerla in italiano mentre dialoga con i congiuntivi sbagliati perché i ggggiovani italiani fanno così, mi inorridisce senza possibilità di appello. Non mi importa che il traduttore volesse mantenere lo spirito dell'opera. Sì, OK, se fosse italiana sbaglierebbe i congiuntivi, ma allora a colazione dovremmo pure farle bere brioche e cappuccino, e non il Frappuccino da Starbucks.
Conclusione: alcuni libri probabilmente sembrano anche più brutti di quel che sono perché purtroppo con la traduzione perdono inevitabilmente per strada alcune finezze peculiari, e addio immedesimazione. Ma per me Non buttiamoci giù è inconcludente dall'inizio alla fine, quindi non ci perdo ulteriore tempo.

Tempo portato via a The black album. Ma alla fine è più facile argomentare i problemi e criticare piuttosto che parlare di quanto sia fatto bene un libro.
E poi mi sono dilungata a sufficienza, devo andare all'Ikea a misurare una libreria, ho freddo, e in serata vorrei finire Fango di Ammaniti da cui estraggo queste succulente righe che ieri mi hanno fatta ribaltare dal ridere, innescando poi una serie di super ghignate tipo quelle scatenate dalla siringa di adrenalina nel cuore in Pulp Fiction (e vabbè, che banalità paragonare Fango a Pulp Fiction...).

Giulia Giovannini dopo aver spinto "Play" era andata nello sgabuzzino dietro la cucina. Lì dove c'erano ammonticchiate le cose di Enzo. Le sue valigie. Le sue scarpe. La sua roba. Aveva buttato tutto all'aria e alla fine aveva trovato quello che cercava.
Il fucile subacqueo.
Il suo Aquagun 3500.
Una bestia di balestra con cui quel figlio di puttana uccideva le ultime bavose e sogliole del Mediterraneo.
Lo aveva caricato con facilità.
Mamminacara le aveva spiegato come fare.
Aveva tirato a mani nude, come un animale, facendosi male alle palme, quei giganteschi elastici. Aveva infilato fino in fondo l'arpione. Aveva sentito il grilletto risalire e farsi duro.
Pronta!
Si era avviata urlando. Verso il salotto. Verso la guerra. Verso la vittoria. Imbracciando quel micidiale strumento come fosse stata un fante prussiano votato alla morte.
Entrò in salotto e urlò:
"Incominciate a pregare perché non ci sarà un nuovo anno per voi!".

Uah :)

1 commento:

Ro ha detto...

The Black Album è stato il primo libro completamente in inglese ed unabridged che ho letto dall'inizio alla fine, preparandomi per l'esame d'ammissione alla scuola interpreti e (ah!) traduttori.
Da allora, per quanto possibile, ho evitato le traduzioni come la peste.

 

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