luglio 24, 2011

Ah l'Azur, l'opale, la Cote

Succede che, quando non hai un cazzo da scrivere, ti improvvisi una blogger di quelli raccontano quel che viaggiano a cazzo di cane [questa frase introduttiva sconclusionata ne è un esempio pratico et formale], solo che il viaggio te lo paghi tu.

Succede che quando non sai cosa fare, e l'idea del weekend in casa ti fa paiura vera e non ci hai voglia di aspettare fino a lunedì, decidi estemporaneamente di andare al mare.
Quindi succede che fai la triangolazione sui luoghi di mare più prossimi in Italia e decidi di andare in Francia, che tanto altrove ci vai la settimana prossima aggiro di Sergio Rossi, Baldinini, Pollini (vi faremo sapere).

Poi, perché io sia finita parlare di me in seconda persona, solo il mio ES lo sa.

Comunque, ecco, sono andata in Costa Azzurra perché avevo voglia di mare, mare che non avevo mai visto (no, non ci ero mai stata), ed ecco il mare che ho visto.

Di fronte a tale magnificenza opalescente (c'erano davvero dei riflessi iridescenti, è il mare di stamattina, domenica a Nizza) voi penserete che ci sia un trucco. Il trucco è questo.

C'è la gente! TANTA! E ci sono i SASSI. Io poi ero in spiaggia libera. Non in quella con i lettini scomodi. Io stavo fieramente comoda su una serie di ciottoli piatti.
Ma questo accadeva domenica mattina. Torniamo a venerdì.

Sono partita da Milano venerdì pomeriggio ed entrata in Francia alle ore 19e19, ché a me, i numeri primi e la solitudine solleticano il clito. Destinazione... VENCE.

Che cazzo è Vence (detta VENZA, amica della PANZA, seguace della LONZA)? Un paesotto sulle colline sopra CAGNE sur MER, con annesso BORGHETTO MEDIEVALE.

Il borghetto medievale di VENZA è molto caruccio, ma non posso visitarlo tutto perché la piazza principale è OKKUPATA da una serie di concerti di musica finemente selezionata che vanno avanti da inizio luglio.
"Oh, ma che figata" penso, "Ora vado a spararmi le pose JAZZ nel villaggetto medievale della Costazzurra". Salvo che, diobono, mi chiedono venti ORO' (se siete dei fini umoristi capite che sono gli euro pronunciati alla francese) per ascoltare dal vivo gli ISREAL VIBRATION (gruppo reggae rastafariano).
Sorrido, rinuncio al concerto e me ne vado via, non sapendo ancora che presto morirà di overdose Amy Winehouse. Ciao Amy, ciao angelo, ciao.

Decido quindi di darmi al becero turismo esplorativo, cercando di fare delle foto bellissime.

Foto bellissima

Poi siccome non c'è un cazzo di anima viva in giro (tutti al concerto? mah...) mi affretto ad andare a mangiare e mi vado a infilare in un ristorante franco-vietnamita dove sostanzialmente mangio bene. Il ristorante, per la gioia dei miei colleghi, si chiama Fleurs d'acacias.

Qui dovrei recensire il ristorante dando un voto e scrivendo un commento, ma CHECCAZZO PENSATE DI ESSERE SU TRIPADVISOR? Sulla Guida Michelin? Sul BEDECHER (il link è per gli indolenti)? Io ho mangiato bene. Fine.

Poi, siccome in Costazzurra c'è sta storia delle gallerie d'arte, si credon tutti artisti, e invece di vender cartoline, cappelli, posacenere, palle di vetro con la neve, dipingono croste e sono artisti, scrivono cose e sono artisti, scolpiscono e sono artisti... sulla via di ritorno all'albergo trovo appesa alla porta di un laboratorio d'arte (chiuso, perché i laboratori d'arte stanno sempre CHIUSI) la seguente tipica tumblerata all'italiana, misantropa, nichilista, in salsa io-soffro-tanto-tu-non-mi-capisci, e che mi sento in verità di condividere col cuore e con voi.

Per tutti i cazzoni ignoranti che non capiscono quel che c'è scritto, usate l'immaginazione inventandovi una frase tristo-decadente-tanto-ma-tanto-vera.

Poi vado a letto (l'albergo si chiama FLOREAL, perché in Costazzurra oltre agli artisti rastafariani, ai tumbleroni e ai crostoni, ci starebbero anchepure, forse per il clima mite, I FIORI). Al risveglio la la mia camera offre la seguente vista.

Mica cazzi

Decido di trascorrere la giornata ad Antibes perché mi piace il nome, suona esotico e fa molto "Vado in Riviera con la fascia a pois tra i capelli, la borsa di vimini e gli occhialoni a padella che coprono mezza faccia". La cronaca vuole che la sottoscritta approdi alla Plage De La Galoupe di Cap D'Antibes alle ore 11 indossando: costume bikini a triangolo e laccetti acquistato nel 2009 (il racconto dell'avventuroso acquisto in questo storico post che se non avete mai letto morirete tra sette giorni), abitino fiorelloso Fioruccioso, sandalino Jil Sander, niente occhiali da sole (rotti), cappellone di paglia, borsa di stoffa presa da un cinese a Formentera. Un mix tra il sacro e il profano. Mi accomodo sulla sabbia e muoio all'incirca fino alle 16 quando vengo disturbata da della gente con dei bambini chiassosi italiani.
Non vi racconto del pasto, del bagno che non ho fatto perché "Il ya les meduses" e delle ustioni a macchia di leopardo sul lato interno della caviglia e sulla schiena (quest'ultima ribattezzata "L'ustione del lupo solitario", tipica di chi non ha nessuno che gli metta la crema sulla spina dorsale e le contorsioni NO, TROPPA FATICA).
Andrà comunque tutto bene nonostante io abbia questa propensione a narrare tutto in chiave drammatica, grottesca, a tratti sarcastica.


Figo, neh?

Ciao, siamo gli 8 + 8 chilometri di coscia di Elena. Vieni a giocare con noi?

Poi , dopo le 16 vado in centro ad Antibes dove fotografo cose che mi divertono, non fotografo la robba d'arte perché ho capito che la Costazzurra sta alle robe d'arte come Venezia alle gondole in plastica, MA SOPRATTUTTO acquisto delle belizime cartoline per decorare la testiera del letto in modo molto romantico, così che nessun uomo, dopo averle viste, possa anche lontanamente pensare di fermarsi più del dovuto. [seguono foto di cose che mi divertono e di cartoline romantiche scacciacazzi].

Gatto

Un premio alla prima persona che mi dice PERCHE' ho fotografato questa cosa qui

L'uomo impeccabile (negozio di vestiti)

Romantiche cartoline scacciacazzi

Timewarp. Albergo, doccia. Serata a Saint Paul de Vence, altro borghetto medievale che dicono essere fighissimo. Lì ci sarà vita. Vaccadé. LA MORTE CIVILE. Bello eh. BEL-LO. Questi bei vicoli di pietra. Pieni di negozietti. D'arte (e di cosa altro sennò). Chiusi (embé, li vuoi tenere aperti?).
Vado ad affogare la mia disperazione in un pub denominato Chez Andrea, l'unico locale avvicinabile da una donna sola (il resto sono ristorantini terrazzati romantici vista mare ed eco-mostro più sotto documentato).
Da Chez Andrea chiedo una birra, me la propongono piccola, chiedo mezzo litro, voglio morire, finisco di leggere Benito Cereno, sono a stomaco vuoto, un po' ebbra, sommariamente felice, un settantenne ci prova con me. Gli dico che ha un bel cane. Torno al Floreal.
Seguono foto su Saint Paul de Vence (bello eh, BEL-LO. Un po' isolato).

Cerco di fare foto belle senza riuscirci 1

Cerco di fare foto belle senza riuscirci 2

Orecchini in corallo e rubini che mi piacciono molto, non capisco se costino 1300 euro o 13mila. Mah.

Pronto moda, saldi. Arte, troppa. Pretestuosa. A tratti bella, molta fuffa.

Quando dico che non c'era nessuno in giro, fanculo, non c'era in giro nessuno. Figo però.

Figa anche la vista all'imbrunire. Non fosse per l'eco-mostro che DETURPA l'intera costa. Lo vedete al centro, non vi sbagliate. E' lui. Il Gamera della costa. Si vede dal satellite (lo dice anche Google Maps), un po' come la Grande Muraglia.

Ecco l'eco-mostro ingrandito. Noi adesso visitiamo ammirati i borghi medievali. Magari tra seicento anni i nostri discendenti visiteranno l'ECOMOSTRO con la medesima curiosità (alla vostra destra una bottega Etam, alla vostra sinistra un Auchan)


Saint Paul de Vence la mattina dopo, la domenica, visto dalla strada, mentre scendo a Nizza per fare le foto di apertura.


A Nizza, poi, tutto bene. E il ritorno a casa pure.


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luglio 12, 2011

Questo non è un gatto

La mattina ti svegli e trovi la pelosa sul cuscino accanto a te, perfettamente in tinta con tutto ciò che la circonda. Allora le appoggi la testa vicino, e lei che fa? Ti dà due dignitosi, composti, inequivocabili bacini sulla guancia. Pensi di aver le traveggole, non è possibile che un gatto sia più empatico di alcuni esseri umani che dovrebbero avere più elementi per capire e magari tendere una mano.
Poi, fulmine, ci sono persone che ti ringraziano quando chiedi loro un favore.
Ecco. Io a persone così voglio bene a prescindere, come accade con i gatti siamesi sdraiati su un cuscino azzurro e lillà.
Perché non è poi così scontato voler bene a un gatto che ti bacia al momento giusto... è come dire un grazie intransitivo.

luglio 07, 2011

Meglio sola che single

Gli amici accoppiati ascoltano i miei racconti su "quello che c'è là fuori" con aria divertita. A me fa piacere allietarli con storielle sull'umana varietà che incontro, cercando di buttarla più sul cabaret che sul realistico-drammatico.

Gli amici accoppiati con cui magari non sono poi così tanto in confidenza da raccontare quel che mi accade, mi immaginano in un vortice di vita mondana, aperitivi, eventi, avventure amorose, incontri. Tra l'altro non credo neanche che, per la gran parte di loro, sia una convinzione basata sul ricordo (o il rimpianto) di un ipotetico passato da single, ma il frutto di una tristissima campagna di marketing di cui vedo le basi nel mai troppo (socialmente, non telefilmicamente) odiato Sex & the City.

Ora, ditemi: se siete amici, ma anche solo mi avete frequentata per un po'... mi conoscete. Quando mai mi avete vista in un vortice di vita mondana, aperitivi, eventi, avventure amorose, incontri? Mai. Certamente mi capitano anche queste cose, non vivo mica in una grotta, ma non si tratta proprio della linea guida con cui affronto la mia quotidianità (della serie "Dove vado stasera? Chi mi scopo domani? Dove dovevo essere per forza ieri?")

Lavoro, ho degli amici che sento e incontro regolarmente, sono prudente nella scelta di nuove amicizie (là fuori è davvero una gabbia di matti), non amo vivere di espedienti e avventure, non amo la promiscuità fisica con le persone, gli aperitivi li frequento poco perché odio quel cibo da mensa riscaldato e stantìo che purtroppo si trova un po' ovunque, non tollero molto "le mode del momento", dal corso di burlesque alla cena con delitto, dall'inaugurazione dell'ultimo locale radical chic al sushi all can you eat.

Non si tratta di una sfilza di negatività, ma semplicemente ho uno stile di vita e dei gusti meno "prezzemolini" e più personali.
Se posso rimanere a casa una sera in più è meglio, se posso uscire con gli amici cari è meglio, se posso andare in un ristorante che conosco in cui so che mangerò bene è meglio, se posso stare con persone con cui le chiacchiere non si esauriscono dopo il "Di cosa ti occupi?" [trattasi, questa, della domanda più odiosa che chiunque mi possa fare per rompere il ghiaccio, anzi, divento una massa di pack polare artico] è meglio, se posso trascorrere una serata a un concerto è meglio, se posso andare a letto con un tipo perché, oltre che figo, è anche una persona dannatamente interessante è meglio, se posso evitare di riempirmi l'armadio di paia scarpe da cinquanta euro è meglio, piuttosto ne compro un paio da quattrocento e muoio felice. E questo vale anche per le borsette. Infine desidererei tantissimo riempirmi l'armadio di scarpe dai quattrocento euro in su.

Quindi sono arrivata alla conclusione che io non sono single. Al massimo sono libera. Meglio libera che in una fascia di mercato.

Essere liberi, tuttavia, è anche accettare di essere soli. Significa che se se una sera vuoi rimanere a casa a riposare, senza struccarti, lo puoi fare e nessuno ti romperà mai il cazzo.
D'altro canto se una sera hai voglia di uscire, di andare a vedere uno spettacolo o un concerto interessante, o inizi a chiamare in giro per sentire se qualcuno ha voglia di venire con te (la gente ti risponderà, mediamente, che deve andare a cena dai suoceri, andare ad assistere alla prima cagata solida del figlio dell'amico, che è stanca, che ha il turno dei figli, che ha una cena di lavoro, che è all'inaugurazione dell'ennesimo locale stipato di ricchioni eterosessuali, che è fuori col marito, col moroso, con la moglie, con l'amante) OPPURE VAI DA SOLA.

Prendi, alzi il culo, ALZI. IL. CULO. e vai da sola.

E ritorniamo quindi all'assunto iniziale, quello che dà il titolo a questo post. Meglio sola che su uno scaffale, presa come fascia di mercato, potenziale acquirente di prodotto, esca per insulsi, mangiatrice di nulla, contatto verso il vuoto, piena di polvere, imitatrice di schifo.

Fatte sempre salve, s'intende, le scarpe.
Dio salvi Sergio Rossi, lunga vita.

Mi dicono che sono una persona impegnativa.
Lasciamo credere loro che sia così.


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luglio 06, 2011

Albero di Natale

Si era sentita morire d'amore. E non quando lui l'aveva guardata dolcemente, né quando le aveva regalato un albero di Natale e le aveva promesso la fine del mondo.

Era stato quando lui se ne era andato via.
Non aveva più il fiato per respirare, né per sentire la fame. Non aveva più freddo. Si era abituata a tenere dei fazzoletti in borsa, anche se continuava ad asciugarsi il naso sul dorso delle mani, perché altrimenti il soffio le rimbombava nelle orecchie.
Non si accorgeva di quel che le succedeva attorno, non riconosceva più neanche il mondo.

Sempre più leggera perdeva pezzi. Sarebbe andata avanti così all'infinito, senza reale consunzione, senza attrito, senza una fine.

[22/09/2010]
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luglio 03, 2011

Anticipazioni di Google Latitude e Foursquare in Gustave Flaubert

E' un periodo in cui riesco a leggere solo fumetti (belli) e libri (brevi). Tra i libri cade a fagiuolo la collana "I grandi della Narrativa" che trovo ogni sabato allegati a D di Repubblica (il supplemento femminile, tra l'altro, ha un esilarante oroscopo settimanale a cui magari più tardi faccio una glossa, così sputo fuori un doppio puffetto di luglio per redimermi dal lungo silenzio...).

Oggi leggevo "Un cuore semplice" tratto da i "Tre racconti" di Flaubert e ci ho trovato un passaggio che mi ha fatto sorridere più di quanto abbia riso in modo supponente quel medio borghesucolo del Signor Bourais.
Lui sarà stato anche più colto ed elegante della domestica Felicita, ma non aveva, come lei, la visione del futuro da lì a centotrent'anni.
Leggete qua.




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giugno 16, 2011

Intimo maschile primavera/estate 2011

------ WARNING ------

Questo ezcluzivizzimo reportage di URBAN STREET FASHION è stato realizzato il 15 giugno al Rock In IdRho e senza il consenso dei soggetti fotografati. Se per caso vi riconoscete nei fondoschiena e nell'intimo, inviate una mail e abbiate il coraggio di METTERCI LA FACCIA, così potrete dire anche voi "MAMMA SONO STATO PUBBLICATO ANCHE IO IN UN BLOG GIOVANE FRESCO E FIGO!".

------ WARNING ------

Cosa fai, DIMMI, cosa FAI e ti rimane da fare, quando ti organizzano un FESTIVAL RUOCK (se così può essere chiamato un COSO con i gruppi che cantano dalle 16 alle 00e30 in un giorno solo, manco le SAGRE) su una spianata di ASFALTO, sotto il sole, senza uno straccio di ombra o di posto dove stravaccarsi SERENAMENTE? Svalvoli e cominci a vedere uomini nudi.

E poi invece capisci che è la realtà, e che I MASCHI sono esseri senza ritegno che ti scodinzolano davanti a petto gnudo, con l'elastico delle mutande a vista.

Robba che ti domandi chi si credono questi giovani, NON HANNO INVENTATO PROPRIO NIENTE, ai nostri tempi GIA' SI FACEVA COSI', noi avevamo MARCHIMARC, quello che adesso si fa chiamare MARCUOLBERG.

Insomma, un reportage di moda, voyerismo e realtime, ventidue scatti pruriginosi, bollenti e zozzi come l'asfalto.

Solo su Puffetti Rosa.


Iniziamo con un rassicurante classico: il boxer a righine in cotone da bravo ragazzo che corre e sballonzola libero nella prateria

Insospettabile signore con mutanda fuxia chiaramente tirata su a segar l'inguine pur di far vedere che ce l'ha

L'elastico della mutanda è in tinta con i pantaloni, io non arrivo a tanto

Incommentabili il colore, il marchio, il modello. Penso la peggiore del reportage, a monito per tutti voi: NON FATELO MAI.

Scoliosi a parte, questo portatore di Intimissimi era un discreto figo

Insulsa mutanda viola

Ci sono uomini che vanno in giro con le mie iniziali sulle mutande

Mutanda con elastico rammendato dalla mamma

Il fatto che l'Hidden Power stia scritto dietro un po' mi preoccupa...

Doppio con firma

Mutanda Pompea

Vincitore del premio "Marchimarc ma non posso"

A parte che secondo me questa foto mi è venuta FIGHISSIMA, ma vogliamo parlare della mutanda INTIMISSIMI rosa, con quel tocco lardellato che ne fuoriesce? Nei momenti di carestia ogni panza è cuscineria

Azzardato accostamento optical

Ragazzo, l'abbinamento non mi convince, ti consiglio piuttosto di non mettere le mutande

Intimissimi la fa da padrone

Premio "Elastico più originale" (sono dei mozziconi di candela)

Enrico Coveri

Liabel

Navigare (??)


Menzione speciale "Prendimi, io sono in vendita" per la targhetta esposta


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giugno 08, 2011

Par ridicolo ma...

... ieri la mamma mi ha telefonato allarmata perché si è accorta che non siamo più amiche su Facebook ^^;
In effetti ho disattivato l'account (non l'ho cancellato, la disattivazione è solo una sospensione temporanea che posso interrompere quando voglio) perché ho deciso di prendermi un po' di pausa dalla mia (vivace e seguita) vita on-line. Comunque poi torno.

"Sì, ti capisco, però mi pare un gesto un po' troppo eclatante, e ora come faccio a vedere le foto della gatta?"

Star su Internet è per me parte della quotidianità, è lavoro e anche un passatempo, quindi è normale condividere parte della mia vita con i contatti che ho in giro per la Rete.

C'è però un problemino: per quanto mi riguarda riesco a mantenere un profilo pubblico (che, per quanto genuino, è frutto di un compromesso tra ciò che si può e non si può raccontare dei fatti propri) solo finché la vita procede nel solco dell'ordinarietà.

Negli ultimi tre mesi c'è stata una progressione di fatti che, presi di per sé sono tollerabili e gestibili, ma che accumulati mi stanno un po' sfiancando. Accetto la situazione, è la vita, con calma si risolve tutto, però appunto... serve calma.

In questo momento dover mantenere un "profilo pubblico" non mi mantiene calma né mi distrae e sollazza, ma è solo un gesto di abitudinarietà e compulsione che purtroppo riflette uno stato d'animo un po' agitato. Per quel che ne so io, in situazioni del genere, è doveroso staccare anche forzando un po' la mano.

Comunque io ci sono, son su GTalk, Gmail, Skype e quelle cose lì con cui ci si parla di solito tra persone civili. Stacco solo le cose social, quelle della RuMi 2.0.

La gatta sta bene, fa purrpurrpurr a tutti, oltre che a me.

Prossima uscita pubblica certa e programmata da tempo: 15 giugno al Rock in IdRho. Chi c'è faccia un fischio, dai, che la line up è figa: oltre ai Foo Fighters (che dal vivo non ho mai visto) ci son gli HIVES (ecco, loro dal vivo sono spassosissimi), i Ministri (donatori di organi live, ho visto le tonsille del cantante volare), La Cariatide Palestrata and the Stooges, poi Social Distorsion e altra gente che nelle mie limitate conoscenze de "lasscena" non so manco chi siano ma che sono sicura ascolterò volentieri mentre mi arrostisco i lombi sull'asfalto della cosiddetta "Arena Concerti" della Fiera di Rho (sì, perché un parcheggio diventa anche Arena Concerti, se gli metti un palco in mezzo, l'acustica è un'opinione del resto).

[sabato 11 giugno Babalot in concerto al Magnolia, dio bono, scoperto ADESSO]











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giugno 05, 2011

Nondum matura est

C'è un meccanismo perverso secondo cui, a un certo punto, tutto quello che un tempo sembrava facile diventa complicatissimo. Dormire, per esempio.
Oppure recuperare la stanchezza fisica. Concentrarsi.
Ma anche Innamorarsi. Disamorarsi.
Ci portiamo dietro un fardello con dentro le nostre ossa e la nostra vita, un peso che, nella fretta, a volte, dimentichiamo di avere. E saltiamo giù dalle rupi senza neanche renderci conto che non sarà il terreno a esserci fatale, ma ciò che è appeso alle nostre spalle.
Ho visto le persone migliori perdersi in un bicchier d'acqua, nel mentre che mediocri comparse scalavano la piramide saltellando a piedi uniti.
Il mio inferno personale l'ho superato, a suo tempo, con una pazienza che non so se ho voglia di portare ancora. Ma in realtà non è la voglia di portarla, ma l'istinto di conservazione a svilupparla.
A dicembre 2010 mi ero fatta un proposito: e, finché l'ho rispettato, è andato tutto a meraviglia, porco cazzo. Poi un giorno ho ceduto alla voglia di abbracciar qualcuno (perché alla fine è bello abbracciar qualcuno che non sia, che so, la gatta o il cuscino). Non è mica facile rinunciare alla dimensione emotiva e affettiva, ma il problema è che se non è reciproca ci si va a ficcare in una selva di guai da cui ci si riprende, sì, ma sempre più spossati.
Son spossata, quindi.

Fatelo anche voi, non appoggiatevi alla stampella sentimentale. Non fatevi del male, non fate del male agli altri. Al massimo scopate svagati e in allegria, datevi al libertinaggio così almeno andrete all'inferno felici e senza contorcervi su voi stessi tra mille complicazioni più apparenti che reali. Scopate tanto e bene, anche alla mia salute. Io appendo la patata al chiodo per un po', nolo acerbam sumere.


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Considero gli oroscopi un ameno passatempo, almeno quanto le parole crociate

Glossa improvvisata a mano sull'oroscopo del supplemento di Repubblica

maggio 29, 2011

Un post scritto il 14 febbraio

[e poi ditemi che io non prevedo il futuro...]

Me lo diceva N. che bisogna mettersi i parastinchi, e io sono scema perché pensavo che per giocare non servissero, considerato che gioco regolare e non tiro i calci.
E allora sì, OK, io li metto questi cavolo di parastinchi, ma allora perché adesso mi tiri un calcio volante nei denti?
Quindi mi metto il paradenti ma ti dico anche CHE: con te non ci gioco più, digrigno e sgagno solo per allontanarmi dal ring.
Tanto, mentre starò per toccare le corde, non mi sorprenderai con una pugnalata alle spalle.
Vai, macellami, aprimi come un vitello.
Ti accorgerai che dentro c'è solo un fascio di nervi. Il cuore se l'è preso qualcunaltro, non ricordo neanche bene quando.


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maggio 23, 2011

Il prurito di una lacrima in equilibrio sul naso, nel sonno

Non credo alle parole, perché se una persona ti guarda negli occhi e ti dice"sei tutto per me" e poi il giorno dopo ti abbandona, forse le parole non meritano tanta attenzione. Magari si è sbagliata.
Non credo agli sguardi dolci, perché se una persona ti guarda con dolcezza e poi non riesce a trovare un motivo che abbia alimentato questo suo afflato, forse gli sguardi non meritano attenzione. Magari si è sbagliata.
Non credo all'attrazione fisica, all'erezione, perché se una persona ti desidera e poi invece ti sfugge, forse il suo desiderio non merita attenzione. Magari si è sbagliata.
Non credo a un piatto di pasta mangiato assieme, perché magari nessuno aveva fame.

Mi metto un po' in stand by, vogliatemi bene.
Che a certe cose che ti rovesciano il budello è meglio non pensare e non scriverle.
Di notte non lo so invece cosa succeda, e non capisco come mai mi son svegliata con una lacrima sulla punta del naso.

La prossima volta farò l'amore di giorno.
E' da una vita che non.

maggio 21, 2011

Cazzeggio DOC su Facebook

(post in cui la Puffetta, in qualità di esperta del saper vivere in Rete, lascia scorrere rivoletti di acidità e dispensa dieci saggi consigli double face sul cazzeggio d'origine controllata su Facebook)

1
Chi sei tra i due?
Evitate di mettere come avatar la vostra foto con la fidanzata, il fidanzato, l'amica del cuore o il compagnuccio di merende. Si tratta della vostra pagina personale, porca puttana, solo che, magia tecnologica, non ve la dovete scrivere in HTML come negli anni 90.
Ce l'avete una foto in cui siete da soli? Bravi, mettete quella. Perché non ci interessa sapere che siete tanto innamorati o che i vostri amici sono persone specialissime e importantissime nella vostra vita. Per quello ci sono gli album.
E' tollerata la foto con il vostro animale domestico, ma solo perché l'ho fatto io.

1-bis
L'avatar del matrimonio
Deprecabilissime le foto delle ragazze "nel giorno più importante della loro vita", quello del matrimonio, prima che il trucco professionale si sciolga in lacrime di commozione, velo virginale, corpetto strizzatette. Non sarete mai più così. Anzi, riflettete su questo: potete fare di meglio, potete tornare delle fighe-paiura prima del divorzio. Impegnatevi.
Sugli uomini nell'unico giorno della loro vita in cui indossano una camicia e/o una cravatta stendo un velo pietoso. Vi stimo eh, ma per favore statemi lontani.

2
It's complicated
Siate eleganti e per favore non mettete nessuno status per quanto riguarda la relationship.
In primis è sempre meglio mantenere un alone di mistero, anche se tutto il mondo sa che state assieme alla stessa persona da dieci anni. Se poi avete una vita sentimentale movimentata è ridicolo vedervi cambiare status e compagno ogni tre settimane, manco steste facendo un corso accelerato di GAG.
Se invece avete un compagno stabile riflettete sul fatto triste che, quando notificate a una persona di essere in a relationship con voi, dovete attendere la conferma da parte sua. Non lasciate che la burocrazia di Facebook prevalga sull'ammmore.

3
Animali, reprise
Gli animali sono il cuore pulsante di Facebook.
Cani, gatti, Farmville, Pet Society, ora pure i minipony di Gagaville. Facebook è la sede distaccata del WWF, quindi è giusto dare ai nostri cuccioli il giusto spazio. Abbondate, esagerate, riceverete like a profusione e il silenzioso disprezzo di quelle persone che non hanno ancora capito che, se non ci fossero i gattini, su Facebook ci sarebbero solo postatori compulsivi di foto su divertentissime e indimenticabili vacanze in villaggio turistico.

4
La chat
Tenetela spenta. Altrimenti la gente che vi vede on-line pensa che siate sempre a cazzeggiare su Facebook, mentre in realtà avete eseguito l'accesso solo per controllare se qualcuno ha fatto like all'ultima cazzata che avete scritto.
Tenetela accesa se cercate da scopare. Io ho fatto l'accesso solo una volta in vita mia e nel giro di tre minuti due uomini mi si sono offerti in modalità all-inclusive senza che chiedessi niente. Cose mai viste neanche nei peggiori bar di Caracas.

5
I like di lingua
Trovate scritto o linkato qualcosa che vi piace? Fate like. Vi piace il tipo che ha scritto o linkato qualcosa-ve-ne-frega-niente-ma-l'ha-fatto-lui? Fate like di lingua.
E' il flirting 2.0: dieci like, bacio sulla guancia, cento like bacio con la lingua, mille like non sarà petting perché probabilmente trascorrete entrambi troppo tempo al computer per poter anche solo concepire di incontrarvi. Semplicemente vi piace piacervi a distanza.

6
La regola aurea
Questa è seria, ed è una regola che dispenso sempre alle amiche che sbarellano quando notano che il tipo su cui hanno messo gli occhi cazzeggia su Facebook invece di rispondere ai loro messaggi in chat o agli SMS. Take it easy. Se vedete che una persona sta mandando in giro link, scrive commenti, spara le solite cazzate on-line, non significa che non ha niente da fare e che potete rompergli i coglioni in chat, SMS e telefono.
E andiamo oltre: significa che "in quel momento" non ha a disposizione del tempo per voi.
Per molte persone lo stare su Facebook è diventato un po' come la seduta quotidiana in toilette: un momento sacro, privato, che non può essere interrotto dalle pinzillacchere. Vorreste davvero che una persona vi dedicasse i suoi attimi sulla tazza del cesso?

7
Intelligence
Serpeggiate tra i profili di Facebook per capire CHI, COSA, COME, DOVE, QUANDO solo quando vi interessa davvero. Altrimenti vi trasformerete nel Tom Ponzi de noartri, tra le piccole gioie e disperazioni di tutti, cose irrilevanti. Una versione cheap di Novella 2000.

8
Gementi et piangenti
Voi, anzi, NOI che abbiamo scambiato Facebook per le pagine del caro diario "lo amo ma lui non mi ama", "lo penso ma lui non mi pensa", "$canzoneromantica dedicata a $lui"... cerchiamo di equilibrare, alternare. Che il crepuscolo non prevalga, non siamo nell'800, sull'amore è già stato scritto tutto, nessuno dirà mai più nulla di nuovo, neanche il gruppo "L'amore profondo vince su tutto". No. Non è vero. Anche se 10.547 persone hanno fatto like.

9
I genitori su Facebook
Conteneteli. Arginateli. Accettateli come amici solo se pubblicate foto dei vostri figli e magari create un profilo di privacy apposta per loro, non si sa mai che scoprano altarini imbarazzanti di 20 anni fa e si rendano conto che non siete mai state le brave ragazze che loro portavano in palmo di mano. Potrebbe costarvi caro e non vi ricorderete neanche che scusa avevate tirato fuori per rimanere fuori casa quella notte.

10
La gestione dei "saltellanti"
I "saltellanti" sono quelli che ti fanno like a tutto in modo assolutamente acritico, sono quelli che devono dire per forza la loro anche quando le argomentazioni sono inesistenti. Sono degli animaletti così resistenti che abboccano anche quando metti esche avvelenate per ucciderli: nonostante tutto sopravvivono rantolando, sparando altre puttanate. Saltellano come dei disperati per farsi notare, hanno bisogno di voi per vivere.
Le vie sono due: la prima è ignorarli crudelmente.
Altrimenti filtrateli. Filtrarli è il gesto di grazia suprema. Non leggeranno più quel che scrivete e toglierete loro la linfa vitale.
L'importante è essere chirurgici, veloci, senza spargere sangue.



Regolamento valido ambosessi ai sensi delle pari opportunità digitali.

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maggio 19, 2011

Dirò molte ovvietà

Ho ascoltato per tanto tempo i consigli di chi mi diceva di essere prudente, di "non fare" piuttosto che "fare". Di proteggermi, di non buttarmi.
OK l'ho fatto.

Però ora dico la mia.
Per quelle poche volte che il mio cuore batte, voglio che lo si sappia. Lo faccio per me, e per dare una dimensione reale e non solo personale a questa cosa che mi rende viva. A prescindere da chi me lo fa battere, questo maledetto cazzo di cuore.

Perché sì, l'autocontrollo e la prudenza vanno bene, è vero. Ma è bene anche capire quando proteggersi troppo fa male.
Poi magari un giorno capiterà anche che, precipitandomi giù veloce dalle scale, non inciamperò.


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maggio 14, 2011

Sclero-gioiello

Mapporcapputtana, dovevo rompere i miei sandalini bassi preferiti proprio in questo annus horribilis in cui vanno di moda gli odiosi "sandali-gioiello". Fastidio totale.

Ma poi... che cavolo di parola è "sandalo-gioiello"? La prima volta che l'ho sentita, qualche anno fa, pensavo di aver capito male, che fosse una parola poco originale improvvisata dalla mia amica per indicare quel paio di scarpe imbarazzanti che mi indicava nella vetrina. Invece no. E' una parola di uso corrente. Ché il mio odio per questo genere di scarpe è sia estetico sia semantico.

Ma sei un sandalo o sei un gioiello? Ma chi ti credi di essere, al massimo sei un "sandalo-bijou" oppure un "sandalo-chincaglieria", a volte pure esageri e diventi "sandalo-lampadario". Ma gioiello no, gioiello per me è oro, diamanti, pietre preziose.
E l'abuso dello svaroschi, no dai... Una volta ci facevano giusto i ninnoli, i cerbiattini, i gattini, le stelle per l'albero di Natale... poi hanno cominciato ad attaccarli al filo dei perizomi-gioiello, figuriamoci se potevano mancare al collo dei piedi.

Insomma, oggi ho fatto un giro-incubo a caccia di scarpe, conclusosi con un nulla di fatto. Nessun sandalino per risolvere l'incredibile urgenza, nessuno sfizio-capriccio, neanche un abitino da mezza stagione, perché, poi quando entri nel baratro dello shopping che va male, Signora Maria tu lo sai che alla fine succede che tutto il mondo va male.
Non si riesce neanche più a fare dell'onesto shopping il sabato pomeriggio per salvare il mondo.

"Sì, OK, ma a noi che cazzo ce ne frega".
Son drammi che van bloggati, questi.



RuMì la Brioss

Nella mia personale economia di scala, il risparmio delle forze è fondamentale. La chiamerebbero pigrizia, ma qui si tratta di dosarmi non solo per la giornata, ma per la settimana e i mesi che verranno. E non parlo solo di forza fisica (quella mi manca al punto che a volte non riesco neanche ad aprire dei barattoli già aperti) ma anche emotiva. Non ha senso consumare le proprie energie solo per tenersi impegnati, avere qualcosa da fare, riempire i minuti vuoti. Ho imparato a coltivare i tempi morti con tanta pazienza, trasformandoli nella mia forza principale. Ho sviluppato il gusto di apprezzare le cose che vengono da sé, dando ogni tanto un colpetto con la mano per indirizzarle.
Preferisco un ottimo risultato a un mediocre traguardo.
A volte alzo il culo.



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maggio 10, 2011

In guerra, di primo mattino

Novella Robert Capa invia breve ma significativa sequenza fotografica dal campo di battaglia.


Patrolling the area

Engaging target

TARGET LOCKED!


FIRE!
(e conseguente morte della sottoscritta)
 

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